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LOMBARDIA
Lamberto
Laureti (Dipartimento di Scienze della Terra - Università di Pavia)
Riassunto
Breve
rassegna dei principali affioramenti gessosi in Lombardia più o meno
interessati da fenomeni di carsificazione. La loro consistenza è
peraltro piuttosto modesta, nonostante una discreta diffusione. Nelle
colline dell'Oltrepo pavese nelle lenti di gesso messiniano si è
formata una cavità in passato interamente percorribile, ma i cui
ingressi sono attualmente del tutto ostruiti. Nelle zone alpine e
prealpine affiorano con maggior frequenza gessi triassici con fenomeni
di carsificazione costituiti da microkarren o da cavità doliniformi.
Parole
chiave: Carsismo, gessi, Triassico, Messiniano, Lombardia
Abstract
Short
review of the gypsum outcrops in Lombardy and their possible karts
morphologies. Their amount is however very scarce: in the Oltrepo hills
a Messinian gypsum lens hides a cave whose entrances are today
inaccessible because of collapse and silting up. In the Lombard Alps the
Triassic gypsum has a more abundant diffusion, but mainly with surface
dissolution, as in the Spluga Pass, in Val Camònica and in the high
Valtellina.
Key-words:
Karst, gypsum, Triassic, Messinian, Lombardy
Inquadramento
geografico e geologico
Tra
le regioni italiane, la Lombardia si distingue per la sua varietà di
ambienti, formata com'è, per una buona metà (47 %) da una larga fetta
della pianura padana compresa tra i corsi del Ticino, del Mincio e
parzialmente del Po, per i due quinti (40 %) da montagne e per il resto
(13 %) da colline pedemontane (prevalentemente moreniche nella fascia
subalpina). La montagna lombarda, a sua volta, è costituita per la
quasi totalità da un ampio settore delle Alpi centrali (Retiche, Orobie
e fascia prealpina lombarda), culminante nei 4050 metri del Pizzo
Bernina, che si dispiegano tra il solco ticinese e quello
atesino-gardesano. A Sud del corso del Po sono lombardi alcuni modesti
lembi di pianura (Lomellina, Oltrepo pavese e mantovano) e infine un
ristretto lembo appenninico, limitato dalle valli della Stàffora e del
Tidone, culminante nei 1724 metri del Monte Lèsima e accompagnato da
una breve fascia collinare pedemontana.
Di
conseguenza il panorama geologico lombardo risulta piuttosto complesso e
articolato, rappresentato strutturalmente per la parte alpina da
formazioni sedimentarie e cristalline appartenenti ai domini sudalpini,
pennidici ed austroalpini. Non meno complessa, pur nella sua limitata
estensione, è la struttura della porzione appenninica, pressoché
interamente costituita da formazioni sedimentarie e prossima, con lo
sperone di Stradella, al suo collegamento con il finitimo bacino
terziario ligure-piemontese.
Generalmente
la distribuzione dei fenomeni carsici, in tale contesto, è limitata
alla fascia prealpina dove predominano le formazioni sedimentarie di
natura carbonatica, con particolari concentrazioni in aree
strutturalmente favorevoli come l'altopiano di Serle, vicino Brescia,
impostato su calcari giura-liassici, il massiccio calcareo-dolomitico
delle Grigne, affacciato sul lago di Como, o il rilievo del Campo dei
Fiori sovrastante la città di Varese. Tuttavia, anche altrove, là dove
ricorrono le condizioni più adatte, il carsismo superficiale e profondo
si manifesta con tipiche fenomenologie, tra le quali vanno comprese
anche quelle che si sviluppano su rocce gessose. A tale riguardo, va
precisato che depositi evaporitici interessati da morfologie carsiche,
sia pur con modesta entità, sono presenti sia nella breve porzione
appenninica che nel settore alpino.
Nelle
Alpi e Prealpi lombarde le formazioni gessose, tutte di età triassica,
sono essenzialmente rappresentate da coperture, a carattere scarso e
discontinuo, della falda austroalpina inferiore del Bernina, presenti
nell'alta Valtellina al Sassalbo presso Poschiavo e nella Valle Federia
poco a Nord della Fòrcola di Livigno. Altri affioramenti dello stesso
genere compaiono nell'alto versante destro della Valle del Bràulio
sotto il Piz Umbrail e nella conca di Bormio sotto il Dosso di Reit.
Altri affioramenti gessosi, sempre di modesta entità e di età
triassica, sono localizzati nei pressi di Madesimo nell'alta Valle
Spluga (MATTIROLO, 1895). È infine da ricordare il cospicuo
affioramento di volpinite (anidrite) di Costa Volpino allo sbocco della
Valcamònica, già oggetto di un intenso sfruttamento. In effetti, la
presenza di rocce gessose risulta ancor più numerosa se si considera il
lungo e dettagliato elenco redatto dal CURIONI (1877) nel suo classico
lavoro sulla geologia applicata delle province lombarde.
Nella
porzione appenninica dell'Oltrepo pavese gli affioramenti evaporitici
appartengono invece alla ben nota "vena del gesso", compresa
nella Formazione Gessoso-solfifera di età messiniana (Miocene
superiore) che borda tutto il margine esterno dell'Appennino e che
localmente, tra la valle della Stàffora e la Val Tidone, appare più o
meno ben sviluppata ed è stratigraficamente compresa, con uno spessore
dell'ordine di qualche decina di metri, tra le Marne di S. Agata Fossili
(Tortoniano) a letto e i Conglomerati di Cassano Spìnola (Messiniano
sup. ipoalino) e le arenarie di Monte Arzolo al tetto. In effetti, qui
la Formazione Gessoso-solfifera è costituita da marne gessifere con
incluse lenti di gesso in grossi cristalli o granulare, cui si associano
calcari brecciati, arenarie e conglomerati gessiferi. Essa è inoltre
generalmente priva di fossili marini, ma ricca di paleoflora.
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Fig.
1 - Localizzazione dei gessi messiniani (M) e triassici (T) in
Lombardia.
Localization
of the Messinian (M) and Triassic (T) gypsum outcrops in
Lombardy. |
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Esplorazioni
e ricerche
Zone
alpine
Gli
affioramenti gessosi dell'alta Valtellina, come quelli dell'alta Valle
Spluga, hanno destato generalmente scarsa attenzione, anche per la loro
esiguità, da parte dei geologi che ne hanno rilevato la presenza fin
dalla seconda metà del XIX secolo. Tuttavia, in alcuni casi sono stati
messi in evidenza fenomeni di carsificazione, spesso confusi con aspetti
del modellamento periglaciale. La presenza di materiali gessosi è
inoltre documentata dalla stessa toponomastica (Valle del Gesso sul
versante destro della alta valle del Bràulio dopo la III Cantoniera,
Corna dei Gessi, Fontana dei Gessi nella Valle di Federa) che appare
sulla cartografia ufficiale. A tale riguardo sarebbe opportuno uno
specifico sopraluogo per verificare l'effettiva distribuzione di questi
materiali e le loro morfologie. Lo stesso dicasi per l'affioramento
dell'alta Valle Spluga dove il MATTIROLO (1895), in corrispondenza del
ripiano Andossi, tra il Rio Scalcoggia e il torrente Liro, subito a Nord
di Madésimo, aveva notato, "dove per lo più il terreno è
ricoperto di detrito", la presenza di "numerosi e piccoli vani
ad imbuto che attestano della presenza del gesso immediatamente
sottostante, simili a quelli che incontrasi nelle regioni
triassiche" in Savoia, al Moncenisio, ecc. Formazioni di
microkarren risultano anche negli affioramenti gessosi (MARINELLI, 1904)
delle Prealpi bergamasche (Dossena) (fig. 2) , mentre i ben noti
laghetti di Ésine in Valcamònica sarebbero da attribuire a presenza di
materiali gessosi in profondità (COZZAGLIO, 1892).
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Fig.
2 - Affioramento gessoso con microkarren nei pressi di Dossena
in Val Brembana.
Mikrokarren
on a gypsum outcrop near Dossena in Val Brembana. |
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Oltrepo
pavese
Allo
stato attuale, i depositi di rocce gessose, dopo essere stati oggetto di
un intenso sfruttamento fino a tutto il XIX secolo non sono più
utilizzati e le relative cave risultano quindi abbandonate. Tra gli
affioramenti ancora visitabili sono da ricordare quelli nei pressi del
cimitero di Mondondone dove però la carsificazione superficiale è
ancora piuttosto modesta. Tuttavia, questa sezione della vena del gesso
ospita una situazione di notevole interesse rappresentata da un vero e
proprio bacino chiuso (fig. 3) che alimenta una tipica cavità di
attraversamento, la Grotta di Camerà (2000 Lo/PV), sita poco a Sud di
Casteggio. Le prime dettagliate notizie relative a questo sito risalgono
ad oltre due secoli fa (1788) e sono contenute in una memoria del
canonico GIOVANNI SEVERINO VOLTA, assistente dell'abate Lazzaro
Spallanzani nel Museo naturalistico da questi fondato presso l'Università
di Pavia. Tra i più illustri e autorevoli visitatori della cavità sono
da ricordare anche SCIPIONE BREISLAK (1822) e TORQUATO TARAMELLI (1882).
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Fig.
3 - Carta del bacino della Camerà (dalla CTR della Lombardia).
Map
of the blind valley of Camerà. |
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Già
allora e sicuramente fino agli inizi del XIX secolo, secondo le
testimonianze di Mario Baratta e Olinto Marinelli, la grotta era
interamente percorribile, come lo era ancora in tutta la prima metà
dello stesso secolo, quando venne percorsa e rilevata da Leonida Boldori
con il Gruppo Grotte Cremona nel 1928 (figg. 5 e 7) che le assegnò
anche il numero di catasto, dagli speleologi del Gruppo Grotte Milano
(fig. 6), tra cui Giulio Cappa, Roberto Potenza, Renato Tommasini e
altri. Sulla storia delle esplorazioni della Grotta di Camerà si è
soffermato recentemente anche Renato Banti, dello Speleo Club Protei di
Milano, in un documentato articolo pubblicato su Speleologia in cui
riferisce che "uno di noi ebbe la fortuna, nell'ormai lontano 1968,
di visitare la grotta sino alla frana terminale", mentre "oggi
entrambi gli ingressi sono franati" (BANTI et al., 1996).
Attualmente i due ingressi risultano totalmente ostruiti da materiale
franato. Tuttavia il vecchio inghiottitoio, come rilevato da recenti
osservazioni, funge ancora da punto assorbente (fig. 4) e in
corrispondenza della risorgenza è attiva una piccola sorgente sulfurea.
Un ulteriore sopralluogo, durante l'estensione di questo contributo,
compiuto dallo scrivente nel giugno di quest'anno 2003, ha confermato la
situazione già osservata nel decennio precedente.
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Fig.
4 - Fotografia del punto assorbente (eseguita a metà
degli anni '90).
Picture
of the sinkhole (half of 90's). |
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Fig.
5 - Leonida Boldori e altri speleologi all'interno della
Grotta di Camerà nel 1928 (foto Archivio Boldori).
Leonida
Boldori with other cavers in the Camerà Cave (1928). |
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Fig.
6 - Un'altra immagine della Grotta di Camerà nel 1964
(foto G. Cappa).
Another
picture of the Camerà Cave in 1964. |
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Fig.
7 - Pianta schematica della Grotta di Camerà (2000 Lo/PV), da
un rilievo originale di L. Boldori (1928). Lo sviluppo totale
della grotta, oggi non più accessibile, era di 386 m.
Schemathic
map of the Camerà Cave (2000 Lo/PV), after the original survey
of L. Boldori (1928). The cave, with a total length of 386m, is
today not accessible because a large landslide that has involved
the clayey rocks of the blind valley. |
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Il
carsismo dell'Oltrepo pavese
Tralasciando
di illustrare gli aspetti paesaggistici e morfologici degli affioramenti
gessosi che compaiono nelle zone alpine e prealpine lombarde, si ritiene
di maggiore interesse limitarci a quelli dell'Oltrepo pavese.
Attualmente gli affioramenti gessosi, anche a causa della loro esiguità,
denotano una modesta incidenza morfologica, evidente soprattutto nelle
zone dove furono aperte delle cave oggi non più attive e in stato di
completo abbandono. Di conseguenza il loro sito è stato in gran parte
ricolonizzato dalla vegetazione e ricoperto da materiali detritici di
riporto o accumulatisi con il tempo. È questa in pratica la situazione
che si riscontra nei dintorni di Montescano, di Mondondone (in comune di
Codevilla), e di Retorbido: le cave di Garlassolo, site in quest'ultimo
comune, hanno fornito in passato materiali per la chiesa di Casteggio e
di numerosi altri edifici delle principali località dell'Oltrepo
pavese.
Per
ciò che riguarda la già citata Grotta di Camera, di notevole interesse
è la descrizione che ne hanno fatto il VOLTA (1788) ["Questa
grotta formata dalla natura nel seno di una collina gessosa, presenta un
viale assai lungo praticabile fino alla distanza di 250 passi
dall'apertura. Il pavimento di tal galleria solcato viene nel mezzo da
un ruscelletto d'acqua corrente portatavi da lontane sorgenti. Le
pareti, e la volta della medesima sono intessute di un mastice
lucidissimo fatto di frammenti angolari di selenite legati strettamente
fra loro da un cemento di marga... "] e il BREISLAK (1822)
["la grotta è scavata in una montagna formata da strati
orizzontali di gesso, divisi da sottili strati di marna indurita.
Nell'ingresso la grotta è alta nove in dieci piedi, ma poco dopo, la
sua volta s'innalza a 20 in 25 piedi, ed è di tale larghezza che vi
possono camminare di fronte quattro persone: s'inoltra molto nella
collina, e gli abitanti del luogo dicono che la traversi da una parte
all'altra....]. La cavità è ricordata anche nel monumentale dizionario
geografico-storico del CASALIS (1837) e in numerose descrizioni
pubblicate nella seconda metà del XIX secolo. Nella sua tesi di laurea,
discussa a Pavia nel 1878, il PARONA si sofferma ad illustrare le
caratteristiche della cavità, visitata due anni prima, che, a suo dire,
presenta tre aperture, una delle quali sulla volta a metà percorso.
Oltre al TARAMELLI (1882), ne parlarono più diffusamente tanto il
MARINELLI (1910-11, ripreso in MARINELLI, 1917) che il Baratta i quali
la visitarono assieme nel 1910. Lo stesso Baratta, inoltre, nel suo
corso dedicato alla morfologia e ai fenomeni del carso (1916-17)
riferisce di averla visitata anche molto tempo prima: "Molti anni
or sono io l'ho percorsa in tutto il suo sviluppo, in genere abbastanza
comodo, eccettuato verso la metà in cui appare strozzato e per
procedere avanti era necessario strisciare con il corpo per terra".
Nel suo lavoro sui fenomeni carsici nelle regioni gessose d'Italia
(1917) il Marinelli si soffermerà poi a lungo su questa cavità il cui
ingresso allora risultava completamente ostruito da "smotte
argillose". Nella planimetria esterna che vi allega la quota
dell'ingresso è indicata a 142 m s.l.m., mentre oggi il punto
assorbente, secondo la CTR della Lombardia, è a 162 m s.l.m. Ciò
significa che le possibilità di accesso da questa parte sono
praticamente irrealizzabili. E con tutta probabilità lo sono anche
dalla parte della risorgenza, circa 600 metri più a nord lungo il fosso
Riale.
Bibliografia
BANTI
R., BUCCIARELLI I., CAPPA G., MARCHESI G., 1996 - Oltrepò pavese,
quattro storie per cinque grotte. Speleologia, a. XVII, n° 34, pp.
24-29.
BARATTA
M., 1916-17 - Morfologia e fenomeni del carso. Lit. Tacchinardi e
Ferrari, Pavia.
BREISLAK
S., 1822 - Osservazioni sulle colline di San Colombano e della Stradella.
Descrizione geologica della provincia di Milano, Imperial Regia
Stamperia, Milano, pp. 215-243.
BOLDORI
L., 1928 - Il Buco di Camerà (n. 2000 Lo). Il Monte, Cremona, a. VI, n°
11, Novembre, pp. 63-65.
CASALIS
G., 1837 - Dizionario storico-statistico-commerciale degli Strati di
S.MM il Re di Sardegna. vol. IV, Torino, pp. 81-84 (voce Casteggio).
COZZAGLIO
A., 1892 - I laghetti di Ésine. Boll. Mens. del C.A.I., XXVI, 59, pp.
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CURIONI,
G., 1877 - Geologia applicata delle provincie lombarde. Milano, Hoepli,
2 volumi con carta geol.
MARINELLI
O., 1904 - Sulla diffusione e sul carattere prevalente dei fenomeni
carsici nei gessi delle Alpi Italiane. Mondo Sotterraneo, I, 3-4, pp.
59-61, 7278.
MARINELLI
O., 1910-11 - Fenomeni carsici nei gessi di Casteggio. Mondo
Sotterraneo, Udine, a. VII, pp. 54-60.
MARINELLI
O., 1917 - Fenomeni carsici nelle regioni gessose d'Italia. Mem. Geogr.
di G. Dainelli, 34, pp. 263-416.
MATTIROLO
E., 1895 - Note geologiche sulle Alpi Lombarde, da Colico al passo dello
Spluga. Boll. Comit. Geol. Ital., 26, 1, pp. 51-108.
PARONA
C.E, 1879 - Il Pliocene dell'Oltrepo' Pavese. Osservazioni
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TARAMELLI
T., 1882 - Descrizione geologica della provincia di Pavia. G. Civelli,
Milano, 165 pp.
VOLTA
G.S., 1788 - Osservazioni mineralogiche intorno alle colline di San
Colombano dell'Oltrepo' di Pavia. Opuscoli scelti sulle Scienze e sulle
Arti, G. Marelli, Milano, XI, pp. 337-351.
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