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VENETO
Mirco Meneghel, Ugo Sauro
(Dipartimento di Geografia dell'Università di Padova)
Riassunto
Nel Veneto i gessi affiorano prevalentemente nell'area dolomitica e in aree più limitate nelle Prealpi Venete (Recoarese e Pasubio). Essi appartengono ai sedimenti della Formazione a Bellerophon del Permiano e del Gruppo di Raibl del Triassico, deposti in ambienti di transizione marino-continentale durante fasi climatiche aride. Pur affiorando su estensioni abbastanza ampie non vi risulta catastata neppure una grotta. Autori del passato hanno però descritto forme superficiali, aspetti idrologici e meccanismi morfodinamici come sprofondamenti. Particolarmente interessanti sono gruppi di doline generate per dissoluzione sia su superfici di gesso affiorante, sia al di sotto di coperture clastiche. In alcune aree abbassamenti del suolo hanno portato al cedimento di fondazioni di edifici causando, talora, anche la loro inagibilità.
Parole chiave: gessi, doline, sprofondamenti, Veneto
Abstract
In the Veneto region gypsum rocks crop out mostly in the Dolomites and in small areas of the Venetian Prealps (in the Recoaro area and in the Pasubio Mountain Group). They belong to the Permian Bellerophon Formation and Triassic Raibl Group, both deposited in coastal and lagoonal environment subject to strong evaporation. No gypsum caves are known even if the whole outcropping surface is relevant (about 150 km2). Surface forms, hydrological aspects and morphodynamical processes as collapses have been described by Authors in the first decades of the 20h century. Very interesting are solution and cover doline groups. In some areas solution subsidence caused breakdown of building foundation inducing sometimes to abandonment.
Keywords: gypsum, doline, collapse, Veneto
Inquadramento geografico e geologico
I gessi nel Veneto affiorano su un'area complessiva di circa 150 km2 in varie zone dell'area dolomitica e nel gruppo delle Piccole Dolomiti (Carega e Pasubio) nelle Prealpi Venete. Essi si trovano prevalentemente in due formazioni: nella Formazione a Bellerophon del Permiano superiore e nel Gruppo di Raibl del Triassico.
La Formazione a Bellerophon, che prende il nome dall'omonimo gasteropode assai diffuso negli strati della porzione superiore della formazione, si appoggia su sedimenti di ambiente continentale, le Arenarie di Val Gardena, ed è sormontata dagli strati prevalentemente calcarenitici del Werfeniano. La formazione raggiunge la sua massima potenza, circa 600 m, nei dintorni di Lozzo di Cadore; la potenza va riducendosi verso Ovest e la formazione scompare lungo una linea di direzione meridiana posizionata presso la valle dell'Adige. Lo spessore medio nelle Dolomiti è di circa 80 m (LEONARDI, 1967). Le sequenze più ricche di gesso si trovano nella parte inferiore della formazione, con una potenza massima del livello propriamente gessoso dell'ordine dei 150 m. La sequenza tipicamente evaporitica è coperta da una serie di calcari neri fossiliferi, avente spessore di 50-100 metri nell'area dolomitica.
BOSELLINI & HARDIE (1973) hanno riconosciuto nelle facies evaporitiche la ripetizione di parecchi cicli deposizionali legati alla progradazione delle piane tidali e alla contemporanea subsidenza, o comunque alla variazione del livello del mare. Un tipico ciclo, della potenza complessiva di pochi metri, è caratterizzato da un intervallo sottilmente stratificato di dolomia "terrosa" alla base, sul quale si trova un banco di dolomia con noduli di gesso, sormontato da gesso stratificato nodulare, con qualche livello dolomitico, e da gesso massivo o irregolarmente laminato.
Nel suo insieme la Formazione a Bellerophon testimonia la trasgressione marina permiana sulla formazione continentale delle Arenarie di Val Gardena. La trasgressione si è verificata da est verso ovest: il margine del continente era caratterizzato da una fascia costiera con lagune e piane tidali dove, per il clima caldo, si verificava una forte evaporazione che provocava la precipitazione di sali, principalmente anidrite e gesso. Le condizioni ambientali dovevano essere analoghe a quelle delle attuali sabkha, luoghi non favorevoli allo sviluppo degli organismi, che infatti hanno lasciato poche testimonianze nei sedimenti, date da tracce di organismi scavatori, alghe e minuti gasteropodi. La deposizione dei sali avveniva non solo sulla superficie delle piane tidali e delle lagune, ma anche all'interno dei sedimenti stessi, dove per l'evaporazione dell'acqua si formavano concrezioni e noduli.
Con il procedere della trasgressione, le lagune salate e le piane tidali si trasformarono in un golfo marino con mare più profondo e condizioni più favorevoli allo sviluppo di organismi. Al fondo di questo mare si depositavano i sedimenti carbonatici ricchi di materiale organico che costituiscono la parte superiore della formazione.
Nel Veneto la Formazione a Bellerophon affiora nell'area dolomitica presso il Passo di Valles, nel Comelico e in Cadore e inoltre nell'Agordino e nella conca di Recoaro.
Il Gruppo di Raibl si appoggia su formazioni carbonatiche, terrigene e vulcanoclastiche (Dolomia Cassiana, Formazione di S. Cassiano e Dolomia di
Durrenstein). È sormontato da una formazione carbonatica molto estesa geograficamente: la Dolomia Principale. Il gruppo di Raibl si presenta piuttosto eterogeneo essendo costituito da calcari, marne, argille, conglomerati, arenarle e da qualche strato di dolomia e di gesso (BosELLINI, 1989). L'ambiente di deposizione risulta simile a quello della Formazione a Bellerophon: una piana costiera bassa, con spiagge, cordoni litoranei, lagune, piane tidali che creavano microambienti diversi pur nel quadro paleogeografico sostanzialmente unitario, dato da rilievi a meridione che fornivano sedimenti a una pianura fluviale passante, tramite i detti ambienti anfibi, a un mare basso situato a Nord. Ancora una volta i gessi testimoniano ambienti sottoposti a forte evaporazione. Nel Veneto gessi appartenenti al Gruppo di Raibl si trovano nella sua porzione occidentale, al Monte Cristallo e nell'alto bacino del Piave.
Dal punto di vista della tettonica entrambe le formazioni presentano un comportamento sostanzialmente plastico e si trovano quindi spesso intensamente pieghettate e, in alcuni casi, hanno funzionato come lubrificante tettonico nell'ambito di strutture del tipo sovrascorrimento. In particolare queste formazioni risultano coinvolte nella dinamica del sovrascorrimento sud-vergente associato alla linea di Pieve di Cadore.
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Fig.
1 - carta degli affioramenti delle formazioni gessose permiane e triassiche del Veneto. |
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Map of the outcrops of the gypsum formations of Permian and Triassic age of the Veneto
Region. |
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Fig. 2 - Una dolina nelle coperture clastiche nei pressi di Forcella Lagazon nel bacino del
Cordevole. |
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A cover-doline near Forcella Lagazon in the upper Cordevole basin, Dolomites. |
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Fig. 3 - Una casa di abitazione lesionata in seguito a cedimento del suolo per processi di soluzione dei sottostanti gessi a
Andrich, Agordino. |
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A damaged building, following the subsidence caused by the solution of the underlying gypsum layers in the village
of Andrich (Agordo, Dolomites). |
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Conoscenze precedenti ed aspetti geomorfologici
I gessi del Veneto affiorano in numerose aree che non hanno una ben definita individualità morfologica e pertanto verranno qui illustrati nelle loro caratteristiche principali. In particolare per quanto riguarda le cavità sotterranee non è nota neppure una grotta catastata. Tuttavia esistono numerose forme superficiali che sono la conseguenza dei processi di soluzione molto più rapidi che non nei calcari. Infatti le acque delle sorgenti che provengono da acquiferi che comprendono rocce gessose sono fortemente mineralizzate. Nel Gruppo del M. Popera i contenuti in gesso (dissociato in ioni nella soluzione) nelle acque di alcune sorgenti è intorno a ben 3 g/l (CASATI et al., 1982a).
In letteratura, sulle forme carsiche nei gessi non si trovano descrizioni più recenti rispetto a quelle della memoria classica del MARINELLI (1917), né ci sono informazioni sullo stato di conservazione di forme o gruppi di forme descritti da questo autore.
Alcune delle forme descritte, riprese dalla letteratura, come le Ciare di Vallesella e il sistema idrografico di Lagole potrebbero essere state in parte o completamente distrutte in seguito a interventi antropici, come la costruzione dell'invaso del Lago di Pieve di Cadore che si estende nell'area di affioramento dei gessi. Alcune informazioni sui gessi della Valle del Biois sono state fornite dal geologo Vittorio Feriti.
Date queste premesse, la rassegna che segue sarà necessariamente schematica.
Gli affioramenti naturali di gessi privi di una copertura di suolo sono molto limitati per estensione. Su alcuni si possono osservare forme di soluzione in roccia di dimensioni piccole e medie, quali scannellature e microrills. La maggior parte dei Karren non sono visibili ma mascherati da coperture più o meno spesse. In qualche occasione lavori di sbancamento hanno messo in luce Karren di tipo coperto a pinnacoli separati da profondi crepacci e solchi, riferibili a situazioni di "criptocarso" (ad esempio a Lozzo di Cadore).
Le forme di medie dimensioni più comuni sono le doline che si trovano o isolate, o in gruppi sino ad alcune decine di unità.
Un gruppo di parecchie decine di doline di dimensioni piccole e medie si trova in prossimità della Forcella Lagazon sul versante settentrionale della Valle del Biois. Le doline si trovano nell'ambito di un versante molto articolato, sul quale non si vedono affiorare i gessi ma le marne che li ricoprono, e presentano perimetri irregolari e rilevanti differenze tra la profondità massima e la profondità minima. Quest'ultima può essere di pochi decimetri. Nelle doline più grandi il versante a monte è spesso incavato a formare una valletta e sul fondo della conca si riconosce un inghiottitoio. Queste doline possono essere interpretate come di tipo "alluvionale" o meglio del tipo "cover-doline", cioè doline nella copertura connesse con un "drenaggio puntuale" dell'acqua superficiale condizionato dalle caratteristiche della stessa copertura, in questo caso poco permeabile. Nelle doline di Forcella Lagazon sembrano giocare un certo ruolo morfogenetico anche i movimenti di assestamento della copertura conseguenti la dissoluzione del substrato. Altri gruppi di doline si trovano vicino a Sappade e a Caviola. In particolare le doline in prossimità di Sappade si presentano come doline coniche di dimensioni medio piccole con i perimetri confinanti tra di loro a formare un "carso ad alveare".
A Nord di Falcade si trova un laghetto, il Lago Rudine, il cui emissario finisce assorbito da un inghiottitoio sul fondo di una dolina (MARINELLI, 1917).
In prossimità di Cibiana un torrentello, che scorre durante i periodi piovosi sul fondo di una valletta, scompare in corrispondenza di un inghiottitoio per ricomparire circa 100 m più a valle. Tuttavia, a valle dell'inghiottitoio non si riconosce un'evidente contropendenza e pertanto la valle non può essere definita cieca.
Nel Cadore poco a Est di Lorenzago il Marinelli descrive un interessante gruppo di sei doline, le due più grandi delle quali hanno diametri intorno ai 50 m e profondità intorno ai 15 m. Sul fondo di una di queste si apre una grotta impercorribile dopo pochi metri.
Un gruppo ancora più spettacolare è quello di Vallesella fra Pieve e Lorenzago, noto con il nome di "Ciare di Vallesella". Si tratta del raggruppamento di una dozzina di doline di dimensioni medio grandi, con pareti subverticali in conglomerato che conferiscono loro una forma cilindrica; la più grande supera di poco i 100 m di diametro e la più profonda raggiunge i 27 m. Si tratta di doline nella copertura alluvionale generatesi in seguito al cedimento di questa, in corrispondenza di cavità di soluzione nei gessi sottostanti.
Un complesso e interessante sistema idrologico nei gessi viene descritto dal Marinelli come area di Lagole, tra Pieve di Cadore e Perarolo. Si tratta di un complesso di sorgenti che origina un ramificato sistema di ruscelli che bagnano un terrazzo formato da depositi travertinosi sino ad essere assorbiti in corrispondenza di una linea di inghiottitoi. A valle degli inghiottitoi ci sono alcune decine di doline di piccole e medie dimensioni e quindi, un centinaio di metri a valle degli inghiottitoi, un sistema di risorgenti alla testata di una piccola valle chiusa. È evidente che si è qui individuato un sistema di attraversamento carsico nell'ambito dei gessi.
Nel Comelico, tra Padola ed Auronzo ci sono alcune doline in depositi morenici che ricoprono gessi. In alcune di queste depressioni si trovano dei laghetti.
Dal punto di vista della dinamica della formazione di una dolina nella copertura, interessante è la descrizione della dolina di sprofondamento di Auronzo (MARINELLI, 1916). Questa dolina si è formata nella notte tra l' 1 ed il 2 gennaio 1916 con forti rumori avvertiti dalla popolazione. La cavità nelle alluvioni, inizialmente con l'aspetto di un pozzo cilindrico di 5-6 m di diametro, si è andata poi allargando e approfondendo nel giro di alcuni giorni, sino ad assumere una forma conica con diametro e profondità entrambi di circa 13 m.
Al di là della presenza abbastanza sporadica di queste forme carsiche superficiali, la dinamica geomorfologica connessa con i processi di soluzione dei gessi trova numerose evidenze in eventi più o meno rapidi, talora responsabili di danni a edifici, strade e altre opere pubbliche. Molti sono i casi di cedimenti di edifici soprattutto nell'alta Valle del T. Biois (per esempio ad Andrich); l'abitato di La Costa di San Rocco
(Perarolo) è stato dichiarato non abitabile e abbandonato. Con lo sviluppo del turismo e delle seconde case alcune di queste sono state interessate da fenomeni di dissesto, tra cui un condominio ad Avoscan e una casa ad Agordo che è sprofondata su un lato.
Problemi della valorizzazione e conservazione
Il primo problema relativo agli ambienti carsici nei gessi delle Dolomiti è quello della loro conoscenza e dello stato di conservazione delle forme descritte da autori precedenti. In tempi recenti non si è ancora verificato se tutte le forme descritte dal Marinelli sono ancora conservate. Alcune di queste, come le Ciare di Vallesella e il sistema idrografico di Lagole potrebbero essere state in parte o completamente distrutte in seguito a interventi antropici. Si impone quindi una ricerca mirata su queste forme che porti a un censimento delle stesse in funzione di individuare eventuali strategie per la loro protezione e valorizzazione.
Bibliografia
BINI A., 1983 -Appunti sul carsismo nei gessi della formazione di Bellerophon al Passo di San
Pellegrino - Dolomiti (Italia). Atti Conv. Int. Carso di alta Montagna, Imperia 1982, 1, pp. 33-36.
BOSELLINI A., HARDIE L.A., 1973 - Depositional theme of a marginal marine evaporite.
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CASATI P, JADOUL F., NICORA A., MARINELLI M., FANTINI SESTINI N.,
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