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Gruppo Speleologico "Città di Faenza", Gruppo Speleologico "Vampiro" Faenza - LE CAVITA' NATURALI NELLA VENA DEL GESSO TRA I FIUMI LAMONE E SENIO - Faenza, 1964 |
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LA TANACCIA E.R.114 LOCALITA': sinistra idrografica Rio delle Zolfatare TAVOLETTA I.G.M.: Foglio 99 della Carta d'Italia al 25.000 I S.W. Brisighella (RA) COORDINATE GEOGRAFICHE: 0° 41' 42" - 44° 13' 43" COORDINATE U.T.M.: 32 T - QQ - 20340118 COORDINATE POLARI: m 175 N. da ca' Cavulla LUNGHEZZA: m 498 SVILUPPO TOTALE: m 765 POZZI : P. 10 QUOTA D'INGRESSO: m 174 s.l.m. QUOTA TERMINALE: m 195 s.l.m. DISLIVELLO: + 21 m TERRENO GEOLOGICO: gessi messiniani del miocene ITINERARIO: Da Brisighella sulla provinciale per Riolo Terme fino a Cà Cavulla; di
qui si scende in direzione N. per poco più di 200 metri. DESCRIZIONE DELLA CAVITA' La Tanaccia fu catastata dal Mornig che però
ne esplorò solamente l'atrio non accorgendosi dell'ampia prosecuzione
che fu invece completamente esplorata e rilevata da noi il 10 Maggio
1958. Quando si pensa ad una caverna si immagina
una vasta apertura che, in mezzo ad un bosco si apra in una scoscesa e
rocciosa parete e sprofonda nel buio; così appare effettivamente
all'osservatore la Tanaccia! Un magnifico portale, che per la sua
regolarità sembra scalpellato dalla mano dell'uomo, apre il vasto atrio
della grotta, che si inoltra per qualche decina di metri sotto la
collina. A metà circa della sua lunghezza, un cumulo
di enormi massi, franati dalla volta, quasi impedisce il passo allo
speleologo. Superati i macigni, si presenta uno stretto
e ripido camino all'estrema destra (1), che mette in comunicazione con
l'esterno, attraverso una piccola dolina sovrastante (probabilmente e il
"Buco presso Cà Cavulla" catastato dal Mornig) e che noi
abbiamo incluso nella cavità. Nell'entrata la Tanaccia presenta anche,
sulla destra, una larga spaccatura che immette in un cunicolo, che si
protende in direzione N.E.. La galleria lunga una ottantina di metri,
procede a salti ed esce alla luce nella forra antistante l'ingresso
della caverna (4). Sotto il camino già citato si apre uno
strettissimo cunicolo, che con piccoli gradini porta sul ciglio di una
larga voragine. Questo passaggio fu scoperto il 10 maggio
1958 durante il rilevamento della cavità. Con la scala si scende nel baratro
accompagnati dallo scrosciare di una cascatella, (non perenne) che
scaturisce nella parete opposta, a circa tre metri dal fondo,
inabissandosi in uno strettissimo pozzo, proseguendo poi per una
spaccatura a cunicolo che in forte pendenza, dopo un centinaio di metri,
porta al terminale costituito da un
sifone. (Lunghezza m. 113; profondità m. 19). A circa metà del pozzo si apre una capace
nicchia che, con uno stretto pertugio, immette al corso di un ruscello
sotterraneo, che in questo punto sparisce e va ad alimentare la cascata
già ricordata. Se si vuole raggiungere il corso del
ruscello senza la scala, si può scendere uno stretto e disagevole
pozzetto, costituito da massi in frana, sul lato sinistro della
voragine. Il corso del ruscello é costituito da una
galleria che, per tutta la sua lunghezza é sempre molto ampia, e, solo
a tratti, la volta si abbassa. Da principio la grotta si svolge su un
doppio piano, infatti esiste anche un piano superiore formato da grosse
frane; sulla sinistra attraverso uno stretto cunicolo, si può accedere
ad un ampia sala,quasi circolare, dal pavimento in forte pendenza, da
cui si dipartono brevi e tortuosi cunicoli laterali. Nella sala si notano potenti banchi di
argilla in frana, che contengono magnifici esemplari di cristalli
lenticolari di gesso, in individui isolati o geminati nelle fogge più
strane, in seguito si entra in una vasta sala formata da un grande
cumulo di sabbie, mentre il letto del ruscello, sparisce, per alcuni
metri, sotto un banco di gesso. Qui si nota un grande festone costituito di
quinte selenitiche a cui l'erosione ha conferito fogge strane, sulla
parete di destra si notano colonie di piccoli gasteropodi polmonati. Superati agevolmente i monticelli sabbiosi,
si avanza nella vasta galleria che qui presenta uno degli spettacoli più
belli della grotta: la parete di sinistra é coperta da una meravigliosa
colata alabastrina color avorio, che pare sgorgare dalla volta,
scendendo giù fino al suolo formando drappeggi, colonnette, stalattiti
e stalagmiti. Pochi metri più oltre, sempre sulla
sinistra, una magnifica vaschetta, scavata dal lento stillicidio e tutta
incrostata, era piena di bellissime perle di caverna. Poi la volta si abbassa ancora, le quinte di
erosione sono sempre presenti e si é davanti all'ultimo ostacolo: qui
la volta é bassissima , e si deve strisciare sul terreno, scabro per le
incrostazioni, mentre l'acqua del ruscello occlude quasi interamente la
galleria, rendendo difficilissimo l'avanzare. Sulla destra appare un camino che, risalito,
rileva un via cieca, poi, dopo poche decine di metri, si sbocca in un
vastissimo salone (2) il cui fondo é costituito da enormi massi,
accatastati gli uni sugli altri; su due di essi, nel lento passare dei
secoli, i pipistrelli hanno depositato uno strato di guano alto, in
alcuni punti, anche due metri e la cui base é mineralizzata (fosfato
tricalcico). Il cavernone, il cui tetto é altissimo ed
in molti punti é formato dalla base dello strato sovrastante, presenta
tre notevoli caratteristiche: 1° - Il ruscello sparisce tra i massi e
ricompare all'estremità opposta della sala. 2° - A Sud una larga fenditura le cui
pareti sono formate, da una parte, dal potente banco che sostiene la
volta e dall'altra parte da enormi massi, si innalza con ripido pendio e
immette in un altro basso cavernone. 3° - a Nord una parete verticale,
magnificamente incrostata di colore: rosso bruno, forma alla base una
sacca d'acqua, alimentata dallo stillicidio; sono qui in formazione
molte vaschette incrostanti con sferoliti. In questa sala fu osservato
un piccolo roditore, vivo, che si presume provenisse dall'esterno. Oltrepassato il cavernone, si avanza in una
stretta diaclasi ascendente, che porta su di una stretta cornice, sotto
cui scorre il ruscello. A sinistra, attraverso uno stretto foro, si
giunge alla base di un erto scivolo che porta in una spaccatura, larga
all'inizio, ma che poi gradualmente si restringe. Nel punto mediano di
questa fenditura, nella parete di destra, si é formata una bellissima
stalagmite-stalattite, a forma di doppia piramide congiunta alla base,
di un magnifico color giallo avorio: é veramente uno spettacolo
imponente e inconsueto; a sinistra invece la parete degrada con una
concrezione mammellonare inquinata però da residui organici (guano). Risalendo la fenditura dove é più stretta,
e qui il gesso é stato sostituito dall'argilla, ci si ritrova in una
immensa sala la cui volta é formata interamente dalla base dello strato
sovrastante ed anche il fondo é perfettamente regolare. Questo cavernone ha una configurazione
caratteristica, assomigliando ad un disco da lancio, infatti, nelle
posizioni centrali, l'altezza
permette ad un uomo di stare diritto ma a mano a mano che si avanza
verso i lati, il fondo sale mentre la volta scende. La fenditura di cui sopra lo attraversa per
tutta la sua lunghezza da E a W, alla sua estremità occidentale una
magnifica colata color sangue vivo brilla sotto la luce delle lampade,
mentre attraverso uno stretto pertugio, più in alto, si entra in un
cunicolo in cui decine di magnifiche stalattiti e stalagmiti color
miele, purissime, traslucide, fanno bella mostra di sé. La frattura, vista dall'alto, ha l'aspetto
classico di una dolina. All'estremità E uno strapiombo di parecchi
metri sovrasta un altro grande cavernone; a S.E. scendendo un
ripidissimo scivolo, composto d finissima sabbia, si giunge in una
saletta veramente fiabesca, una parete infatti é tutta tappezzata di
stupende candidi concrezioni dalle forme più svariate: é veramente
tutto un arabesco. Di qui, risalendo un pozzetto scavato
nell'argilla, si arriva al vasto salone di mezzo in forte pendenza e dal
fondo costituito da massi in frana e da cumuli di guano. Questo cavernone ha la forma di un trapezio
irregolare e alte pareti sorreggono il tetto a botte. Ritornati nel letto dei ruscello, si può
avanzare per qualche decina di metri agevolmente, ma poi, oltrepassato
sulla sinistra un alto camino, la volta, molto bassa, impedisce ogni
ulteriore avanzata. Con accanito e duro lavoro é possibile aprirsi un varco per diversi metri nelle sabbie argillose; qui però l'altezza della volta é, come già abbiamo detto, minima, sebbene la galleria sia molto ampia e per un centinaio di metri si deve avanzare strisciando, completamente immersi nel fango e nell'acqua, finché il procedere in queste condizioni diviene praticamente impossibile (3); ma una forte corrente d'aria suggerisce l'ipotesi che la grotta possa proseguire. |
Speleo GAM Mezzano (RA)