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Gruppo Speleologico "Città di Faenza", Gruppo Speleologico "Vampiro" Faenza - LE CAVITA' NATURALI NELLA VENA DEL GESSO TRA I FIUMI LAMONE E SENIO - Faenza, 1964 |
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UNA FELCE IN VIA DI ESTINZIONE IN ITALIA: CHEILANTHES PERSICA (BORY) Il Gruppo Speleologico Emiliano di Modena ed il Gruppo Grotte "Città di Faenza" hanno compiuto l'otto dicembre del corrente anno una escursione sui gessi romagnoli, avente lo scopo di tracciare in collaborazione un completo rilevamento della grotta di Re Tiberio, nel cosiddetto Monte della Volpe, alle pendici del Monte Mauro, presso Rivola (Riolo Terme), e di compiervi ricerche biologiche. Poiché interessanti specie vegetali erano state raccolte in passato nella zona, non ho mancato di esplorare l'imboccatura della grotta e i suoi dintorni immediati. (1) Mi e stato possibile raccogliere CHEILANTHES PERSICA, ancora presente nella sua unica stazione italiana. Ritengo opportuno dare qui comunicazione del ritrovamento, perché si tratta di una specie, non solo limitata in Italia a questa località, ma da lungo tempo non più raccolta. Inoltre, questa zona di gessi, sfruttata industrialmente, è assoggettata a continui sbancamenti, che finiranno per distruggere prima o poi le pendici del monte e il loro rivestimento vegetale, e con esso forse l'intera stazione della felce. (2) E' noto attraverso il lavoro del Pampanini che l'areale di Cheilanthes persica (Bory) Mett.ex Kuhn ricopre una superficie piuttosto vasta della regione himalaiana occidentale, per frammentarsi poi sulla Transcaucasia e Armenia settentrionale, l'Asia Minore, la Grecia (Creta, Morea), la regione illirica meridionale (Dalmazia, Erzegovina) I ritrovamenti più occidentali sono quelli dell'Algeria (sulla fede di Kuhn) e dell'Italia. Cheilanthes persica fu trovata per la prima volta in Italia al Monte Mauro nel 1833 da Giacomo Tassinari, che la raccolse ancora nel 1834 e 1880. Il Bertoloni, che ebbe in comunicazione esemplari indeterminati della felce, la considerò nuova specie e la descrisse nel 1856 e 1858 sotto il nome di ACROSTICUM MICROPHYLLUM.(3) L'identità con Cheilanthes Szovitsii venne poi dimostrata da F. Hausmann nel 1860.(4) La felce venne ancora. raccolta nel 1981 da P. Baccarini e infine ancora il 12 luglio 1905 da Pampanini e Baccarini. Esemplari con questa data furono distribuiti al n° 205 della Flora. Italica Exiccata. Un inserto, raccolto pure dal Pampanini, figura nell'erbario Levier, a Firenze, con la data 1907, ma non è chiaro se questa data si riferisce all'anno di raccolta o di comunicazione dell'esemplare. Ad ogni modo, a quanti mi risulta, da una cinquantina d'anni la felce non è stata più trovata. E' tuttora incerto se sia da adottare per questa pianta l'epiteto di Szovitsii o persica, poiché l'anno di pubblicazione del lavoro di Boulanger, dove Bory descrisse questa specie con secondo nome, non è sicuramente stabilito. Nel dubbio ho preferito adottare il nome di Cheilanthes persica (Bory) Mett. perché è quello usato dalla maggior parte degli AA. moderni, come pure nell'Index Filicum di Christensen e al tempo stesso nel volume del Fiori dedicato alle felci italiane. (5) Come già ho accennato, la stazione di Cheilanthes persica si trova nei dintorni della Tana del Re Tiberio. Questa grotta si apre in una parete gessosa, che scende verticalmente sul fiume Senio, ricoperta fin quasi all'altezza dell’imboccatura della cavità, cioè per una sessantina di metri, dal detrito di falda cementato e ripido, caratteristico dei gessi. Spostandosi a destra di chi guarda l'imboccatura, sopra questo detrito, per un centinaio di metri e obbliquando leggermente verso l'alto, ho rinvenuto Cheilanthes che vegeta in parete esposta a Nord Ovest, nel poco terriccio formatosi in una delle tante irregolarità e carie della: roccia gessosa, un paio di metri sopra al limite del detrito. Per quanto ho potuto vedere non esistevano altri esemplari in quel tratto di parete, ma si notavano nelle varie asperità e nei piccoli sotto roccia entità quali Ceterach officinarum, Asplenium Rutamuraria, Polypodium vulgare, ecc. Data l'entità dei lavori in corso, é possibile che sia questo l'ultimo esemplare dell'unica stazione italiana di Cheilanthes persica. Già del ritrovamento fra i massi a livello del fiume, accennato dal Pampanini,non é più il caso di parlare, poiché l'impianto dei vasti cantieri, fabbricati a serbatoi ha ormai distrutto la vegetazione. In diversi modi si può tentare di rendere ragione della presenza. di Cheilanthes in una stazione così isolata. Il Pampanini preferisce supporre una immigrazione recente dalle stazioni dalmate, agevolata dalla facilità di diffusione delle spere a mezzo del vento e dalle condizioni favorevoli date dal substrato gessoso. Non si può negare però che esistono argomenti in favore di una presenza di più antica data. Rifacendosi alle condizioni geologiche e climatiche pre-quaternarie si potrebbe affermare che, come é accaduto per altre entità la località italiana di Cheilanthes persica costituisce uno degli ultimi frammenti occidentali di un areale terziario più vasto. (1)
Zangheri P.- "La vena. del Gesso" in "Breve guida,
all'escursione sociale in Romagna e sull'alto Appennino Toscano" N.
Giorn. Bot. It. n° s. 64, n. 3 - 4, 1957. (2) Pampanini R. - " La CHEILANTHES SZOVITSII Fisch. et Mey e la sua presenza in Italia" N. Giorn. Bot. It. 1, (3) 1905 (3)
Bertoloni - Propag. Agricola, VI, 1856, p.343 e Miscell. Bot.
XVIII°, P.19; Fl. It.Crypt. I°, p.35 (4) Hausmann F. - Verhandl. Zool-Bot. Ges. Wien,
X, 1860 p.71 (5)
Fiori A. -"Flora Italica Cryptogama", P. 5 Pteridophyta,
Firenze 1943 da : Nuovo Giornale Botanico Italiano, vol. LXIV, n. 4, pagg. 758-759, 1957, a cura della Prof. DARIA BERTOLANI MARCHETTI |
Speleo GAM Mezzano (RA)