Gruppo Speleologico "Città di Faenza", Gruppo Speleologico "Vampiro" Faenza - LE CAVITA' NATURALI NELLA VENA DEL GESSO TRA I FIUMI LAMONE E SENIO - Faenza, 1964

     

I N T R O D U Z I O N E

Le prime ricerche speleologiche vere e proprie nella "Vena del gesso" in Romagna risalgono a non più di trent'anni fa.

Se si escludono infatti le esplorazioni effettuate dal compianto Scarabelli di Imola nella galleria iniziale e nel vasto "duomo" della Tana del Re Tiberio alla fine del secolo scorso, ricerche invero indirizzate esclusivamente a fini paletnologici, rimangono, fino al 1933, ben poche tracce di spedizioni compiute in Romagna con scopi puramente speleologici.

Infatti, anche se la Tana del Re Tiberio, col suo mitico tesoro e la sua affascinante leggenda, ha attirato, dalla fine del secolo scorso, gruppi di giovani e non più giovani che, con rudimentali attrezzature, hanno perlustrato almeno la prima parte della cavità,non si é accesa in loro quella fiamma e quella prepotente passione che sorregge ogni speleologo!

Erano quelle, infatti, esplorazioni sporadiche e condotte solo per spirito d'avventura e niente, a quanto risulta, é mai stato scritto in proposito e solamente i ricordi dei più anziani, nelle lunghe veglie invernali,rinverdiscono ancora quelle scorribande avventurose.

Le prime ricerche sistematiche nella nostra zona furono effettuate dal triestino Giovanni Bertini Mornig, figura romantica di speleologo,che, praticamente da solo, con mezzi inadeguati anche per quell'epoca, scoperse, esplorò e catastò un notevole numero di cavità naturali, a cominciare dal 1933 e fino al 1935, anno in cui partì volontario per l'Africa Orientale.

Il catasto del Mornig fù consegnato al signor Luigi Fantini, valoroso speleologo e paletnologo bolognese, dirigente in quegli anni ed attuale Presidente del Gruppo Speleologico del C.A.I. di Bologna.

Tale catasto, che noi abbiamo potuto ampiamente studiare, ha molto di buono, ma, inspiegabilmente, non fu mai pubblicato e così dell'opera del Mornig ben pochi hanno preso conoscenza.

Negli anni dell'immediato dopoguerra alcuni soci del Gruppo Grotte "Pellegrino Strobel" di Parma vennero in Romagna a varie riprese e, stabilita la base a Borgo Rivola, guidati dall'amico Marcello Frattini, segretario di quel gruppo grotte, fecero veramente del buon lavoro rilevando e catastando un considerevole numero di cavità naturali, fra cui primeggia senz'altro, per importanza, la grotta sorgente del Rio Basino.

Delle grotte rilevate furono poi, in gran parte, pubblicati i dati negli annuari di quel Gruppo Grotte.

Nel 1956 a Faenza sorsero, nel giro di pochi mesi, all'insaputa l'uno dell'altro, due gruppi speleologici: il "Vampiro" ed il "Città di Faenza".

Il primo formato in massima parte da giovani entusiasti, assetati di avventure, il secondo da non più giovani che cercavano una evasione alla monotonia della vita d'ufficio e di lavoro.

Ben presto i due gruppi, in leale e cavalleresca contesa, localizzarono ed esplorarono un ingente numero di cavità naturali che si aprono nella vena del gesso.

Esauritosi ben presto il primo focoso impulso che aveva spinto questi uomini ad affrontare l'ignoto, il buio e la solitudine delle grotte, si incominciò a considerare le cavità naturali con altro metro e da un diverso punto di vista; la fase esclusivamente sportiva stava esaurendosi e avveniva una graduale trasformazione dando sempre maggior rilievo ai lavori ed agli studi di carattere scientifico.

Si cominciarono allora a riesaminare tutte le cavità precedentemente esplorate e a farne, man mano che l'esperienza aumentava, accurati rilievi.

Torna a merito di questi due sodalizi, nei lori primi anni di attività l'aver affrontati e risolti importanti problemi speleologici quali quelli della "Via ignota" dell'Abisso Fantini (la grotta più profonda della regione), del complesso idrologico costituito dalle grotte Biagi, Brussi, Tanaccia e Torrente Antico e della grotta di assorbimento dei "Rio Stella", solo per citare i più notevoli.

Fin dagli esordi i due gruppi aderirono alla Società Speleologica Italiana entrando così a far parte ufficialmente della grande famiglia della speleologia italiana, inoltre si diedero comunicazioni della costituzione dei gruppi all'Istituto Geografico Militare di Firenze e all'Istituto Italiano di Speleologia, diretto dal Prof. Anelli, direttore delle grotte di Castellana (BA).

Frattanto gli anni passavano, gruppi speleologici nascevano e morivano, qualche elemento di tali gruppi andava ad ingrossare le fila dei due gruppi maggiori, che stavano affinando con l'esperienza gli strumenti e le tecniche per l'esplorazione ipogea.

Venivano nel frattempo allacciati amichevoli contatti coi gruppi grotte della regione, in primo luogo col G.S.Emiliano del C.A.I. di Modena e indi col G.S.Bolognese del C.A.I. e col G.S. "Duca degli Abruzzi", entrambi di Bologna, e col G.G. "P.Strobel" di Parma.

Gli scambi di idee che avvenivano nelle comuni riunioni permettevano di acquisire nuove utili conoscenze per future attività e venivano inoltre gettate le basi di un catasto generale della cavità naturali dell'Emilia-Romagna.

Ogni gruppo si assumeva un particolare compito e naturalmente ai gruppi faentini venivano affidate le zone a loro più vicine e precisamente quelle situate tra il Lamone ed il Senio e tra il Senio ed il Santerno.

In tali zone già molto era stato fatto, ma rimanevano ancora vari problemi da risolvere.

Occorreva ricontrollare le cavità già catastate, farne spesso un nuovo e più accurato rilievo, eliminare dagli elenchi preesistenti le grotte che ormai non esistevano più, a causa di agenti naturali o per l'opera dell'uomo.

Talvolta poi una stessa cavità era stata segnalata con nomi diversi ed erroneamente le erano stati assegnati più numeri distintivi.

Alcune altre grotte già segnalate, erano di difficile reperimento ed era necessario compiere vaste battute, non di rado con risultati completamente negativi; dava invece buona prova il sistema, adottato in pieno inverno col terreno coperto dalla neve, che permette di rintracciare abbastanza facilmente le cavità nascoste, a causa dello scioglimento anticipato del manto nevoso attorno alle imboccature, scioglimento provocato dalla corrente. di aria calda stratificata che esce dagli orifizi delle caverne.

Venivano inoltre scoperte grotte mai esplorate precedentemente, di cui alcune di notevole interesse, di altre venivano percorse prosecuzioni e diramazioni che erano sfuggite ai ricercatori di altri tempi.

Era un lavoro paziente, che talvolta ha fatto disperare di poter avere finalmente una situazione, relativamente, definitiva; inoltre lo spopolamento graduale della zona, con la conseguente impossibilità di raccogliere notizie presso i contadini del posto e la seguente invasione dei terreni da roveti e da macchie che sempre più cancellano i sentieri, fattori da non sottovalutare, hanno notevolmente inciso sul periodo di tempo occorso per giungere al presente risultato.

Inoltre é da tener presente che i due gruppi faentini hanno dal 1961 ampliata la zona delle loro ricerche ed esplorazioni, iniziando gradualmente anche una attività in campo nazionale, da affiancare a quella esplicata nella "Vena del gesso".

Così nel marzo del 1961 il G.S. "Città di Faenza" ed il G.S. "Vampiro" partecipavano al secondo Congresso Speleologico dell'Italia Centrale, tenutosi a lesi, entrando in contatto col G.S. del C.A.I. di Iesi, col G.S. del C.A.I. di Perugia, col G.S. URRI di Roma e con altri gruppi grotte ancora.

Nel marzo del 1962 i due gruppi intervenivano al terzo Congresso di Speleologia dell'Italia centrale e all'Assemblea della Società Speleologica Italiana a Perugia.

Nello stesso anno, in occasione delle vacanze pasquali, elementi dei due gruppi, assieme a perugini e modenesi, effettuavano una spedizione alla grotta delle Tassare (M.9) situata sulle pendici di Monte Nerone, gli uomini del Città di Faenza si recavano poi in Umbria a Monte Cucco esplorando la grotta omonima.

Non molto tempo dopo anche uomini del Vampiro si recavano in tale località, discendendo nella medesima grotta.

Nell'agosto del 1962 gli uomini del Città di Faenza, dopo una severa preparazione comprendente esplorazioni alla Spluga della Cadelora e agli abissi del Lonte, del Portello e del Giacinto ed al Vaio del Sandolino, grotte di notevole impegno situate sui Monti Lessini e sul Monte Baldo, partecipavano alla spedizione Nazionale alla Spluga della Preta (V.1).

Tale spedizione fu organizzata dal G.S."Falchi" di Verona e vi aderirono gruppi speleologici, oltre che di Verona e di Faenza, anche di Modena, di Monfalcone e di Gavardo ed ebbe aiuti considerevoli dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dall'Esercito e da molti altri Enti.

Nel corso dell'esplorazione di questo abisso furono raggiunte quote fino ad allora inesplorate ed il G.S. di Faenza effettuò un completo rilevamento topografico della cavità, rilievo che fu molto apprezzato.

Nel settembre il G.S."Vampiro" iniziava l'esplorazione, poi proseguita nell'ottobre, delle grotte naturali del Monte Titano (S. Marino) e di particolare interesse era la discesa nell'inesplorata voragine del Titano profonda m 136.

Nel frattempo il "Città di Faenza" compiva due puntate nella zona speleologica di S. Vittore di Genga (lesi) e da solo o unito ad elementi dei gruppi speleologici del C.A.I. di Iesi e di Perugia esplorava il "Buco Cattivo" e compiva la traversata dalla grotta del Mezzogiorno a quella di Fra Sassi.

Anche il 1963 é stato un anno ricco di attività e di soddisfazioni.

Il "Vampiro" continuava le ricerche a S. Marino e riusciva nell'intento di collegare due cavità, precedentemente esplorate, mediante fumogeni; in occasione della Pasqua alcuni elementi di questo gruppo si recavano nuovamente a Monte Nerone discendendo nella suggestiva grotta delle Tassare, già esplorata nell'anno precedente.

Il "Città di Faenza" partecipava in luglio ad una nuova spedizione alla Spluga della Preta, assieme ad elementi del G.S.Bolognese del C.A.I. del G.S. Piemontese del C.A.I.-U.G.E.T. di Torino.

Nel corso di tale spedizione veniva raggiunto finalmente il fondo della cavità posto a m 875 di profondità, con cui veniva battuto ogni precedente record in Italia e la grotta veniva a porsi al secondo posto nel mondo.

Il raggiungimento della meta richiedeva grandi sforzi e sacrifici e una permanenza ininterrotta in grotta di otto giorni,i faentini proseguendo nell'opera intrapresa durante la spedizione dell'anno precedente, portavano molto avanti il lavoro di rilevamento,finchè un disgraziato incidente, rivelatosi poi in seguito di non grave entità, metteva fuori combattimento l'incaricato del rilievo.

In agosto, dopo una veloce puntata sulle Alpi Apuane (Antro del Corchia), il "Vampiro" organizzava una campagna speleologica in Abruzzo (Campo Imperatore - Assergi - Parco Nazionale d'Abruzzo), mentre il "Città di Faenza" aderiva al campo estivo organizzato dal G.S. Piemontese del C.A.I.-U.G.E.T. di Torino, cui partecipavano pure speleologi milanesi, nel Cilento.

Ambedue queste spedizioni davano risultati molto soddisfacenti, in particolare nel Cilento veniva, tra l'altro, scoperta ed esplorata una profonda cavità chiamata "Gravattone", con un pozzo interno di ben m 220.

Per ultimo é da citare l'adesione e la partecipazione al nono Congresso Nazionale di Speleologia, tenutosi a fine settembre in Trieste, con presentazione, da parte di entrambi i gruppi, di relazioni che verranno pubblicate negli Atti di quel Congresso.

In chiusura di stagione, elementi dei due gruppi partecipavano assieme agli amici del G.S.-C.A.I. Iesi ed agli uomini dei G.S. del C.A.I. di Macerata e di Rimini ad una completa attraversata dal"Buco Cattivo" al "Buco del Tasso", durante la quale venivano scattate molto fotografia e diapositive e veniva tentata, per la prima volta, una ripresa cinematografica a colori.

Tale spedizione veniva avversata da una violenta bufera di neve che ostacolava notevolmente la marcia di avvicinamento e di ritorno.

Nello stendere questa introduzione forse ci siamo fatti prendere un po’ la mano dalla passione verso questa nostra disciplina, citando anche notizie e fatti che non sono strettamente collegati col Catasto delle cavità naturali della "Vena del gesso"; di ciò chiediamo venia al cortese lettore che capirà che si é scritto anche per noi!

Queste pagine contengono la storia nostra e di coloro che ci hanno preceduto nell'aspro cammino ipogeo e quando passeremo ai più giovani la consegna perché preseguano la nostra via, rileggendole sarà come il susseguirsi di meravigliose diapositive che rinnoveranno nella nostra memoria gli splendidi scenari che abbiamo avuto il privilegio di ammirare, discendendo nelle viscere della terra, visioni di un altro mondo,regno del silenzio e della tenebra, dove la natura, nei lunghi millenni, si é sbizzarrita, creando scene fiabesche ed irreali e dove l'uomo, finalmente solo con se stesso, dimentico degli affanni e delle preoccupazioni della vita di tutti i giorni, é più vicino all'Ente Supremo.

       

Speleo GAM Mezzano (RA)