Gruppo Speleologico "Città di Faenza", Gruppo Speleologico "Vampiro" Faenza - LE CAVITA' NATURALI NELLA VENA DEL GESSO TRA I FIUMI LAMONE E SENIO - Faenza, 1964

   

MORFOLOGIA E SPELEOGENESI DELLE CAVITA' NATURALI DELLA "VENA DEL GESSO"

Molti anni di ininterrotta attività speleologica, esplicata specialmente nella "Vena del gesso", ci hanno permesso di osservare da vicino i grandiosi fenomeni carsici che hanno provocato la formazione delle cavità naturali che si aprono nei gessi, così abbondanti in Romagna.

Nonostante queste esperienze, ci piace esprimerci con le parole che l'amico Marcello Frattini, segretario del Gruppo Grotte "P. Strobel" di Parma, scrisse in "Sviluppo e diffusione dei fenomeni carsici nella regione emiliana" e ne stralciamo la parte che interessa la nostra zona.

D'altra parte la profonda competenza dell'amico nostro permette che l'argomento venga trattato in modo più esauriente e completo e con ipotesi nuove e coraggiose.

"Nella regione Emilia-Romagna, considerata estesa entro i suoi limiti amministrativi,mancano i classici terreni carsici, costituiti dai calcari dell'era secondaria, che, in strati regolarmente disposti a fermare isolati massicci montuosi o meglio altipiani, assorbono attraverso le innumerevoli fessure superficiali le acque piovane, ricche di anidride carbonica, e ne vengono disciolti nella proporzione di una parte di calcare su mille di acqua.

Con il susseguirsi dei millenni si vennero formando nell'interno dei rilievi, sia per dissoluzione chimica che per corrosione meccanica di acque in movimento, quelle cavità il cui studio é appunto l'oggetto della speleologia.

Ma se mancano i calcari a elevato grado di purezza, sono tuttavia presenti in Emilia-Romagna altre rocce anch'esse solubili nelle acque meteoriche, quali i gessi depositatisi sul fondo delle lagune dell'antico mare messiniano, sul finire dei periodo miocenico della era terziaria; nel successivo periodo geologico, il pliocene, la trasgressione del mare, spostando verso l'interno della terra ferma la nuova linea di spiaggia, ricopre questi potenti depositi di gesso con sedimenti marno-argillosi impermeabili, in modo da conservarli intatti o quasi per la passione degli speleologi attuali.

Infatti é solo sul finire del periodo pliocenico e all'inizio dell'era quaternaria che la successiva regressione del mare e i sollevamenti e corrugamenti intervenuti danno luogo ad intensi fenomeni di erosione, in misura tale da mettere a nudo la formazione gessosa e quindi permettere l'inizio e l'evoluzione del fenomeno carsici, che, in questo caso, risulta molti più rapida di quella che si verifica nei calcari, essendo il gesso molte più solubile.

I distretti carsici nei gessi messiniani risultano limitati ad affioramenti paralleli allo spartiacque appenninica ed estesi poco più di un chilometro nel senso normale da Sud a Nord; essi interessano le prime colline appenniniche, dalle quali si ergono per costituire rilievi a profilo più ripido ed estroso; i vari affioramenti si possono raggruppare in tre gruppi principali: quello reggiano, quello bolognese e quello remagnolo, quest'ultimo interessa le valli dal fiume Santerno al fiume Lamone e si presenta ancor più potente di quelle bolognese.

E' la caratteristica "Vena del gesso": una stretta fascia ininterrotta che corre parallela alla pianura, sovralzantesi sulle prime ondulazioni collinari, limitata a Sud da ripide pareti costituite dalle testate degli strati; anche qui siamo di fronte ad un carsismo molte antico, che, a differenza di quelle bolognese, presenta un forte ringiovanimento; e appunto nei rilievi di Brisighella che ha sede la grotta più profonda dell'Emilia-Romagna: l'Abisso Fantini, profondo oltre m 120.

A motivo della forte solubilità di queste ricce calcareo-gessose e del forte grado di fratturazione, conseguenza delle dislocazioni e pressioni cui fu sottoposta la primitiva formazione ora smembrata, i fenomeni carsici presentano una evoluzione rapidissima e quanto mai intensiva; frequentissime le frane interne ed esterne, che possono da un anno all'altro modificare completamente la morfologia della cavità.

Detto questo si può facilmente comprendere come cavità di grandi dimensioni possono difficilmente sfidare il tempo, mentre un continue rinnovellarsi della morfologia della grotta, continuando il fenomeno carsico, induce un perenne carattere di giovinezza nella cavità stessa."

Dopo questa premessa dell'amico Frattini, qualche parola sul minerale che costituisce la vena del gesso: il gesso ha per lo più aspetto microcristallino, ma talvolta si presenta anche in grossi individui, spesso geminati a ferro di lancia, in tal caso la geminazione avviene secondo una faccia del pinacoide (101), con le facce dei due individui tipicamente curve; la varietà a grandi cristalli, con perfetta sfaldatura, é chiamata selenite o specchio d'asino, i cristalli sono limpidi e trasparenti, con lucentezza madreperlacea; più spesso, però, hanno una colorazione gialla o bruniccia, dovuta ad impurità per inclusione di zolfo e di marna, si possono notare di sovente geminati a ferro di lancia, i cui individui hanno per l'appunto le suddette colorazioni, essendo l'uno dei due individui giallastro e l'altro bruno.

Nelle litoclasi é frequente il gesso fibroso, che ha una lucentezza sericea bellissima, ed é chiamato appunto sericolite; particolarmente nelle cavità carsiche, sulle volte e sulle pareti, il gesso forma anche aggregati granulari saccaroidi, fini e compatti: é il così detto gesso botritico o a cavolfiore.

Le varietà: compatte, traslucide, ceroidi, che si trovano anch'esse quasi esclusivamente in grotta, sono dette alabastro gessoso.

Entriamo ora nel vivo della descrizione dei fenomeni carsici della nostra zona: una forma carsica superficiale molto appariscente é quella, dei campi solcati, caratteristico aspetto della superficie del suolo in terreni carsici nudi, incisi da solchi lineari sinuosi più o meno profondi, che seguono linee di frattura sulla superficie orizzontale (zona Crivellari) o di linee di massima pendenza sulle superfici inclinate, in quest'ultimo caso é più appropriato parlare di erosione coltelliforme (zona Carné).

Altra forma di carsismo superficiale di grande evidenza é rappresentata dalla dolina: le doline della vena del gesso sono depressioni di origine carsica, create per lo più dal cedimento della volta di antiche cavità sottostanti ed hanno le forme più svariate: a scodella, a cratere, ma più spesso imbutiformi, alcune sono veramente notevoli e per l'ampiezza e per la profondità (doline di crollo).

Non é raro il case di doline cieche, cioé senza apparente sbocco per le acque meteoriche, questa fenomeno può essere prodotto dall'accumularsi di materiale di frana sul fondo, con occlusione dell'eventuale inghiottitoio, mentre le acque si smaltiscono tra i cumuli di detriti e le argille.

Ma in altri casi le doline cieche hanno avuta origine dalla scivolamento di strati interessati da faglie e diaclasi, in sottostanti cavità che comunicavano con l'esterno solo attraverso le suddette fenditure (doline di dislocazione).

Le forme carsiche interne sono rappresentate dalle cavità naturali, cavità che in questa formazione geologica sono, di solito, del tipo ad inghiottitoio, mentre sono meno frequenti i casi di risorgente ed addirittura rari quelli di origine tettonica e ciò si spiega col fenomeno del ringiovanimento.

Le cavità del tipo ad inghiottitoio sono costituite, nei casi di maggior rilievo (abissi), da una serie di pezzi che, in rapida successione, portano a diverse decine di metri sotto al livello dell'imboccatura; sovente, alla base dei pozzi, si sviluppano gallerie, oppure cunicoli tortuosi e stretti a gradoni anche con notevoli salti.

Generalmente, lungo una diaclasi, possono apparire ruscelletti che di norma scompaiono al termine della grotta, per invisibili meati; talvolta i cunicoli si allargano fine a formare vaste sale, con cumuli immani di massi franati, a volte grosse marmitte d'erosione si aprono sul pavimento e dall'alto sporgono quinte aguzze e taglienti che simulano concrezioni stalattitiche.

Normalmente questo tipo di cavità si apre sul fondo e sui fianchi di una dolina, ma si può presentare anche su costoni rocciosi e, raramente, addirittura sui crinali che dividono una dolina dall'altra.

Diverse sono le cavità del tipo risorgente di cui la più notevole in Romagna, é quella del Rio Basino, probabilmente ha origine dal Rio Stella (corruzione dal dialetto di "Re res-tera" che letteralmente significa Rio di setto terra) che appartiene al bacino idrografico del torrente Sintria e scorre inizialmente tra le marne argillose del pliocene (Piacenziano), ma anziché riversarsi nei Sintria, raggiunge, con profondo solco nelle argille del fondo, la base della testata della vena del gesso e l'attraversa con impervio corso sotterraneo, riapparendo a Nord della dorsale con nome di Rio Basino e confluendo nel fiume Senio.

Le cavità di origine tettonica,fino ad ora reperite, sono insignificanti dal punto di vista speleologico consistendo in piccolissime grotte o meglio ripari sotto roccia e da faglie di minima entità.

E tali e tante sone le forme speleografiche che ne é difficile la descrizione, ma addirittura ardua diventa la descrizione dei fenomeni di concrezioni, sebbene nei gessi la ricristallizzazione non sia abbondante come nei calcari.

Le concrezioni furono definite dal Prof. Anelli come: "aggregati cristallini a struttura fibroso-raggiata concentrica, talora con zonature alterne ocracee per la presenza di ossido ed idrossido ferrico e costituiscono a volte potenti masse di alabastro".

Le eleganti stalattiti a formazione conica e a cortina, e non di rado eccentriche, le maestose stalagmiti mammellonari e a crostoni, le stupende colate a vele e le rare ma potenti colonne stalatto-stalagmitiche, le mirabili vaschette incrostanti sono le concrezioni che si trovano nelle cavità del gessi, ma tali e tante sono le bellezze che la descrizione non può minimamente supplire alla visione diretta e quando centinaia di sprazzi scaturiscono dai cristalli delle pareti, investiti dalle luci delle lampade, ed un mondo fiabesco si apre davanti agli occhi della speleologo, allora si ha la ricompensa delle fatiche sopportate e la serena meravigliosa visione quieta lo spirito anche più audace.

Nel terminare queste brevi note occorre dire che qualche grotta della. "Vena del gesso" ha dato reperti paletnologici di grande interesse (Tana del Re Tiberio - Tanaccia).

Anche le ricerche sulla fauna cavernicola, sebbene fino ad ora queste cavità siano state un poco trascurate dal lato biospeleologico, hanno rivelato aspetti caratteristici della vita ipogea, sono da annotare infine, agli effetti della speleoetnografia, alcune curiose leggende che i nostri vecchi ci hanno tramandato.

I dati paletnografici e speleoetnografici sono più ampiamente sviluppati in una nota a parte.

      

Speleo GAM Mezzano (RA)