AA. VV. - IPOGEA, numero unico del Gruppo Speleologico Faentino 1988/1993 - Faenza - 1993
  

SPELEOLOGIA SULLA VENA DEL GESSO: LE PIU' RECENTI ESPLORAZIONI

LA GROTTA CARLO AZZALI (*)

Marco Sordi

L'aspetto veramente dimenticato era la caratteristica più interessante della dolina che ospita questa ennesima scoperta dell'oramai mitico "Gianò". Il fondo della grande dolina, posta quasi in verticale sotto l'assurdo ripetitore impiantato sulla cresta della Vena fra M. Mauro e la sella di Ca' Faggia, è infatti un quasi inestricabile intrico di vegetazione, cumuli di legna marcia e discariche di pietre, residui di quando il tutto era coltivato. La premessa, quindi, per qualcosa di grosso c'era, il buco soffiava ed era estate, le speranze di scendere a monte del F. 10 pareva trasformarsi in realtà.

La disostruzione dell'ingresso, di dimensioni assai ridotte, richiede al sansovinico Gianni appena un paio di uscite, poi la prima parte della grotta, a meandro suborizzontale con belle erosioni, fionda i primi esploratori in profondità. Solo con la fantasia però: dopo un saltino di pochi metri ed un ostile laminatoio inclinato, una frana sembra essere il terminale. Qualche colpo di mazzetta ci permette di superarla, oltre continua ma l'entusiasmo è calato, la grotta non esplode; c'è un basso cunicolo col fondo melmoso che in breve sifona e un paio di fessurine. Una di queste by-passa il sifone di fango, ma lo scopriamo solo dopo esserci accaniti con quell'altra prendendo a martellate lo strano minerale bianco che la intasa e che risulterà poi, come descritto a parte, essere la cosa più interessante della grotta. Un ultimo saltino immette nel solito cunicolo che chiude in una fessura troppo stretta e fangosa perché qualcuno abbia voglia di provare seriamente ad allargare. Una diramazione, trovata durante un'uscita fotografica per documentare la presenza del minerale, sbuca a pochi metri dall'esterno nella prima parte della grotta e mette fine, almeno per un bel po' di tempo, a questa storia.

(*) Abbiamo voluto ricordare Carlo Azzali, modenese, che strinse con il gruppo un intenso legame di amicizia fino all'ottobre 1978, quando un tragico incidente nel deserto algerino gli costò la vita. Appassionato e professionalmente preparato per i rilievi topografici in ambiente montano, Azzali effettuò preziose misurazioni sugli ingressi di grotta del Monte Corchia, in Apuane, e curò interamente il progetto per la capanna speleologica "Lusa-Lanzoni", eretta sulla vetta del Corchia.

  

Fig. 1 Fig. 2 Fig. 3
  
Fig. 1 - Visione generale dei grandi cristalli di gesso ricoperti dal quarzo dendritico (foto P. Forti).
Fig. 2 - Macrocristallo di gesso rotto in cui sono evidenti le laminature bianche del quarzo dendritico (foto P. Forti).
Fig. 3 - Rilievo della grotta "Carlo Azzali."

       

 Speleo GAM Mezzano (RA)