| AA. VV. - IPOGEA, numero unico del Gruppo Speleologico Faentino 1988/1993 - Faenza - 1993 |
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L'ELEFANTIACA ESPLORAZIONE DELL'ABISSO RICCIARDI Sandro Bassi Si deve al caso la scoperta di questo notevole abisso che aggiunge un prezioso tassello al mosaico delle conoscenze speleologiche di Monte Mauro: domenica 4 ottobre, Stefano Santandrea, resosi perfettamente inutile alle operazioni di rilievo in corso all'M.1, decide di uscire e di vagare senza meta nella grande dolina che ospita l'ingresso della grotta. Arriva al punto più basso, inforrato in una giungla di noccioli e vitalbe. Ai piedi della ripida parete che sale verso il crinale, nota due ciuffi d'erba che vibrano vistosamente. Lì sotto occhieggia un buchetto, quasi completamente tappato da terra e sassi, ma soffiante. Torna indietro e ci annuncia la lieta novella mentre usciamo dall'M.l. Noi, ovviamente, sfoderiamo il sorrisetto da vecchie volpi: "Sarà una delle fessure che comunicano con questa grotta ... roba già vista... sai, Monte Mauro bisogna conoscerlo... ". Poi, pensiamo, la dolina l'ha battuta Gianni, che prima di mettersi a scavare l'M.1 avrà ben guardato tutto, no? Ad ogni buon conto andiamo a dare un'occhiata, è qui vicinissimo... Dal buchetto l'aria che esce è tanta e gelida. E' ostruito, ma questo proprio non può sbagliare. Il sabato successivo Roby, Olivucci e Marco ci tornano e iniziano lo scavo. Un lavoro veloce perché la sera arrivano ai Crivellari (c'è la festa per la Vena del Gesso) dicendo che sono passati e sono fermi su un saltino con sotto una galleria bella e grande che aspetta solo di esser vista. L'indomani entriamo. Prima del saltino per la verità ci sono due strettoie ben stronze, poi si apre tutto: la galleria si dirama in tre direzioni e sprofonda anche in una specie di pozzo tra i massi che formano un pavimento sospeso. Ci dividiamo, prima si guarda il ramo di sinistra che dopo un po' si stringe in una serie di ambienti fossili molto concrezionati (saranno da rivedere, ma per il momento c'è ben altro). Poi quello dritto, in salita, che sembra provenire da un inghiottitoio ma chiude quasi subito a "cul de sac" con una saletta cupoliforme: è stato scavato dal basso, da acque vorticose che evidentemente, viste le dimensioni, dovevano avere una bella forza. E gli ambienti da cui risalivano, dunque, devono essere tutt'altro che piccoli. Verso destra invece la galleria scende, gira su se stessa come una scala a chiocciola e sbuca nel pozzosalone che si intravvedeva prima tra i massi. E qui, sembra tutto finito. Il fondo è in frana, c'è qualche fessura ma non si passa. Solo un po' in alto, sopra una colata alabastrina, c'è un cunicolo sinuoso, stretto ma promettente. L'aria passa da qui e dopo due colpi di mazzetta per allargare una strozzatura passiamo anche noi. Si ha l'impressione di cambiare grotta perché si arriva in uno strano e labirintico posto. Una forra scende a precipizio, terrazzata da massi; ci aspettiamo che si spalanchi in un pozzo, ma intanto a sinistra si vede una galleria con la volta meravigliosamente erosa e con un cumulo si sabbia portata dall'acqua, da tanta acqua... il pozzo però non arriva. o meglio: c'è, ma in un macignodromo laterale si scende in roccia, in opposizione, in spaccata... fino ad un piano sottostante dove c'è un filo d'acqua. Non è proprio una galleria ma quasi, ci sono dei salterotti e l'acqua si incanala. Ci incanaliamo anche noi e subito incontriamo un bancone di calcare massivo biancastro (è un calcare evaporitico, tutt'altro che comune nelle grotte della Vena), levigatissimo dalle acque. Guardiamo l'orologio: qua la faccenda sembra farsi lunga e fuori ci aspetta il vino di Zattaglia. Prima di girare i tacchi percorriamo altri venti metri per vedere cosa ci attende la prossima volta. La galleriotta va verso nord, a gradini, con l'acqua che comincia ad assumere l'aspetto di un torrentello. Non ha profilo d'equilibrio, saremo sì e no a meno 90, ben lontani dal livello di base e - pensiamo - scenderà bruscamente, con uno o più pozzi, da un momento all'altro. Così la domenica successiva entriamo in nove con otto sacchi: il materiale sufficiente per una punta alla Spluga della Preta. Il passamano nelle strettoie iniziali è un calvario, ma pensiamo che ben presto ci alleggeriremo distribuendo corde e scale nella sequela di voragini che ci aspettano. Dopo il punto estremo raggiunto la volta scorsa l'emozione inevitabilmente sale. Siamo nell'ignoto, nell'inesplorato. In questi casi sembra sempre di aver varcato le colonne d'Ercole. La galleria scende e la nostra elefantiaca spedizione, con i sui otto sacchi, lentamente procede... fino ad una saletta, dove la galleria si restringe a mo' di budello con il fondo metà acqua e metà fango. Già prima, sulla sinistra, avevamo visto una saletta con livelli di piena altissimi, soggetta quindi ad allagamenti per l'acqua che non riusciva a defluire a causa dell'esiguità dei condotti a valle. Proseguiamo in tre, ovviamente senza sacchi e strisciamo per un bel po': l'ultimo tratto è tutto cosi, sempre più basso e sempre più tortuoso fino a che non si passa più. La spedizione risale poi disordinatamente i tratti discesi con orgogliosa sicurezza. Altro batticuore solo in un ramo affluente di sinistra, percorso dalla scia bianca di un paleo-rivoletto (che troveremo però attivo 15 giorni dopo, al termine di un ottobre eccezionalmente piovoso: 225 mm a Faenza e oltre 500 sull'alto Appennino!) e risalito a lungo nelle sue varie diramazioni. Ci fermiamo sotto pozzi ascendenti ampi, con le pareti favolosamente modellate dalle erosioni. Bellissimi da vedere ma la cui esplorazione, almeno per ora, appare improponibile. .... E/RA ABISSO VINCENZO RICCIARDI (M.2) CTR 1:5000 239134 ZATTAGLIA Loc. CA MONTI - BRISIGHELLA Lat. 44°14'23"50 Long. 11°41'41"30 q.400; D. -100; S. 420 m. |
| Fig. 1 - Abisso "V. Ricciardi": il concrezionatissimo ramo di sinistra (foto Ivano Fabbri). |
| Fig. 2 - Abisso "V. Ricciardi": un altro aspetto del ramo di sinistra (foto Ivano Fabbri). |
Speleo GAM Mezzano (RA)