AA. VV. - IPOGEA, numero unico del Gruppo Speleologico Faentino 1988/1993 - Faenza - 1993
  

UN REPERTO ARCHEOLOGICO

Luciano Bentini

A circa 50 m dall'ingresso ed alla profondità di 23 m, nell'Abisso Ricciardi è stato rinvenuto, capovolto, sul pavimento della"Sala del coccio", un vasetto fittile.

Si tratta di una scodella troncoconica su piede (o coppa-coperchio con fondo ad anello?) a pareti diritte molto aperte, di ceramica grossolana di impasto compatto, nerastro in frattura, rossastro con ampie sfumature nere in superficie particolarmente all'interno della vasca, poco profonda ed a profilo arrotondato. Sembra essere quasi integra; soltanto lungo l'orlo che, ove conservato, è leggermente assottigliato e con labbro diritto, vi sono sbrecciature prodottesi in antico, come evidenziato dal velo di concrezione che le incrosta.

L'altezza della scodella è cm 7, il diametro varia tra 12,2 e 12,7 cm, il piede a disco obliquo con fondo concavo rozzamente sagomato ha un diametro di circa cm 5,7.

Trattandosi di un reperto isolato, privo di ogni contesto, non ne è facile l'inquadramento culturale; la tipologia rimanda comunque a forme che hanno ampia diffusione nella seconda età del ferro, sebbene nel nostro caso si tratti probabilmente di una rozza ripetizione fabbricata in loco di uno dei più tipici manufatti fittili d'uso comune. Più specificamente il riferimento va alle popolazioni centro-italiche che abitavano l'Italia medio-adriatica (gli umbri storici) le quali nel VI-V sec. a.C. col loro flusso migratorio dettero un impulso decisivo al popolamento del territorio romagnolo. Tale facies culturale, sufficientemente omogenea per essere considerata a sé stante, è contemporanea e sotto alcuni aspetti vicina, ma distinta, da quella etrusca.

L'oggetto in esame non presenta tracce di fluitazione e pertanto sembra potersi ipotizzare che non sia stato trasportato dalle acque meteoriche, ma sia stato invece deposto intenzionalmente dall'uomo, introdottosi nella grotta tramite un ingresso ben più agevole di quello attuale, ma ora obliterato e non ancora localizzato.

Le pareti esterne della scodella ed il piede in particolare sono parzialmente incrostate di cristalli di gesso, del tipo delle infiorescenze che costituiscono i depositi secondari di grotta più comuni a tutte le latitudini e con ogni clima, ma che assumono sviluppo e dimensioni particolarmente vistose nelle cavità della Vena del Gesso romagnola e bolognese; in particolare nel ramo fossile dell'Abisso Ricciardi tali infiorescenze tappezzano quasi integralmente pareti e soffitto e sono ampiamente sviluppate anche sul pavimento. Debbono la loro genesi ad un motivo climatico, e cioè all'evaporazione di sottili film d'acqua che risalgono lentamente per capillarità le piccole asperità delle pareti e del pavimento delle grotte in gesso: la loro evoluzione è estremamente rapida (Forti 1991, cit., p.27) e nel caso specifico si può datarle a meno di 2.500 anni, essendo il termine post quem fornito dalla scodella protostorica del VI-V sec. a.C. sulla quale si sono formate.

    
La scodella fittile rinvenuta nell'Abisso "V. Ricciardi" (foto I. Fabbri).

     

Speleo GAM Mezzano (RA)