| AA. VV. - IPOGEA, numero unico del Gruppo Speleologico Faentino 1988/1993 - Faenza - 1993 |
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NATURA E RICERCA FAUNE CONTINENTALI MESSINIANE DELLA CAVA DEL MONTICINO DI BRISIGHELLA (VENA DEL GESSO ROMAGNOLA) Marco Sami (Postfazione di Gian Paolo Costa) Volentieri pubblichiamo il resoconto scientifico del lungo lavoro condotto dal Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza - a cui il nostro Gruppo è da sempre affiliato - alla Cava Monticino di Brisighella, presso l'estremità sud-orientale della Vena del Gesso romagnola. A partire dal 1985, con un fortuito rinvenimento di Tonino Benericetti, è venuto qui alla luce uno straordinario deposito di fossili di età messiniana finale (circa 5,5 - 5 milioni di anni), con specie faunistiche non solo scomparse da tempo dai nostri ambienti, ma la cui presenza era del tutto insospettata, come antilopi, rinoceronti, cavalli, formichiere, scimmia, iene ed un numero elevatissimo di piccoli roditori ed insettivori. E' il più importante ritrovamento di faune continentali di questo tormentato periodo geologico, dopo la perdita di quella di Gravitelli (ME) e la dispersione di quella di Baccinello (GR). Oltre alla preziosa documentazione su un popolamento animale del passato, in questo ritrovamento c'è anche un po' di "speleologia ": i resti ossei infatti sono stati trovati in paleo-inghiottitoi, ove sono stati convogliati dalle antiche acque dilavanti. La datazione dei fossili permette di porre un termine ante quem: gli inghiottitoi dovevano già esistere alla fine del Messiniano. E' questo il dato più probante a favore dell'ipotesi dell'emersione intramessiniana della Vena del Gesso con conseguente instaurarsi di un breve episodio di paleocarsismo, prima dell'ingressione marina che ha depositato la spessa coltre delle argille plioceniche dei calanchi. GEOLOGIA Nell'area interessata dai lavori della Cava Monticino affiorano le quattro principali Formazioni geologiche caratterizzanti il medio-basso Appennino romagnolo. Esse sono, dal basso verso l'alto: Form. Marnoso-arenacea (porzione superiore) Form. Gessoso-solfifera Form. a Colombacci Form. delle Argille azzurre (porzione inferiore) La Formazione Marnoso-arenacea è costituita da sedimenti marini sabbiosi ed argillosi di fossa torbiditica, ha un'età miocenica (Aquitaniano - Messiniano inf.; da circa 20 a circa 6 milioni di anni) ed un notevole spessore (più di 5000 metri). La parte superiore di questa Formazione, affiorante nella Cava, è rappresentata da peliti più o meno sabbiose, talora bituminose ("Marne di letto") in facies di scarpata, indicanti perciò una graduale diminuzione della profondità marina. La Formazione Gessoso-solfifera è composta da 15-16 banchi gessosi (di spessore variabile da 5 a 30 metri) alternati a sottili interstrati di peliti più o meno bituminose (0-2 metri), talora ricche di resti fossili (pesci, insetti, foglie, ecc.), e raggiunge una potenza massima di circa 150 metri. Si tratta di sedimenti costieri-lagunari depositatisi durante il Messiniano inferiore-medio (da 6 a 5,5 M.a. circa). Ogni interstrato pelitico, unitamente al sovrastante banco gessoso, corrisponde ad un ciclo evaporitico il quale si ripete periodicamente in maniera più o meno regolare. Vai & Ricci Lucchi (1977) hanno riconosciuto e messo in evidenza un ciclo modale (vedi Tavola 1), costituito da 6 facies principali evaporitiche e non, che testimonia la graduale diminuzione di profondità in un ambiente lagunare fino alla parziale emersione dei margini del bacino. Nella Cava Monticino sono ben esposti gli 8 banchi gessosi inferiori, dei quali i primi 2 costituiscono i "cicli evaporitici basali"; il 3°, 4° e il 5° i "cicli evaporitici maggiori" (quelli con massimo spessore); il 6° è il più completo dal punto di vista delle facies ed i restanti appartengono ai "cicli ev. minori". Qui la Formazione si presenta troncata obliquamente da una netta discordanza angolare, la cui superficie risulta chiaramente interessata da fenomeni di carsismo superficiale (Costa et al., 1985). La Formazione a Colombacci, che si pone a chiusura del ciclo messiniano (circa 5 M.a.) su tutta questa area, comprende l'insieme dei sedimenti (prevalentemente pelitici ma con intercalazioni discontinue di arenarie, conglomerati e calcari: questi ultimi i veri e propri "colombacci") frapposti tra il tetto della Formazione Gessoso solfifera e la base delle argille marine plioceniche della Formazione delle Argille azzurre. Tali depositi (nella Cava Monticino spessi non più di 2,5 metri) sono tipici di piana alluvionale con paludi e lagune salmastre e ci testimoniano una temporanea emersione della "giovane" catena della Vena del Gesso (fase tettonica intra-messiniana). Inoltre a tale Formazione appartengono i numerosi riempimenti di fratture e fessure più o meno carsificate, presenti nei sottostanti banchi gessosi e contenenti talvolta resti fossili di vertebrati continentali messiniani. Nella Cava Monticino, infine, il "cappellaccio" argilloso che ricopre il gesso sottoposto all'attività estrattiva è costituito dalle peliti marnose (di mare relativamente profondo) della Formazione delle Argille azzurre; esse marcano il notevole cambiamento ambientale dovuto all'imponente trasgressione marina con cui si fa coincidere nel bacino del Mediterraneo l'inizio del Pliocene, evento datato a circa 4,9 milioni di anni. Queste rocce argillose si sovrappongono ai sottostanti sedimenti della Formazione a Colombacci con un contatto netto e conforme benché caratterizzato da un orizzonte, con spessore variabile, di intensa bioturbazione (Colalongo, 1988). CENNI DI TETTONICA La Vena del Gesso si presenta in genere interessata sia da fenomeni di tettonica longitudinale e trasversale (faglie dirette ed inverse), sia tangenziale e plicativa (pieghe e pieghe-faglie) (Marabini & Vai, 1985). Dentro la Cava Monticino gli strati gessosi formano una piega anticlinalica asimmetrica con vergenza N-E; questa zona è separata dal pacco di banchi gessosi verticalizzati dell'adiacente Colle della Rocca da una faglia normale longitudinale, ribassante a S-W, lungo la quale è impostato il carsismo dell'inghiottitoio Tana della Volpe (Marabini & Vai, 1988; Costa, 1983). Nella zona S-E della cava compare una complessa struttura pseudo-diapirica, più o meno caoticizzata, prodotta dalle peliti pre-evaporitiche delle "Marne di letto". La testimonianza più vistosa della fase tettonica intramessiniana è costituita dalla netta discordanza angolare che separa i sedimenti evaporitici fagliati e piegati (con inclinazione degli strati variabile tra i 45° ed i 60° NE) dai terreni post-evaporitici della copertura (Formazione a Colombacci e Formazione Argille azzurre) ad assetto monoclinalico immergente verso NE con inclinazione attorno ai 20-30° (Costa et al., 1985). Durante tale fase deformativa - datata tra 6 e 5 milioni di anni ? - gli strati gessosi, depostisi in facies evaporitica di mare basso e/o laguna iper-salata e "velocemente" diagenizzatisi, vennero sollevati e rimasero in un ambiente sub-aereo per alcune centinaia di migliaia di anni prima di venire nuovamente "inghiottiti" dal mare pliocenico, che li seppellì. sotto una potente coltre di fanghi marini, oggi le argille dei calanchi. Indizi significativi di tale breve periodo di "emersione" miocenica non mancano. Ad esempio il tetto eroso della Formazione Gessoso Solfifera, messo in evidenza dai lavori di cava, si presenta interessato da fenomeni di carsismo superficiale quali ondulazioni (da metriche a decametriche), con ampie paleosuperfici più o meno "mammellonari" levigate dall'erosione meteorica e variamente intersecate da fessure di origine tettonico-carsica (Sami, 1992). Tali fessure con andamento subverticale e con larghezza variabile dal metro ai pochi centimetri, risultano impostate lungo un sistema di fratture (prevalentemente diaclasi) poi modellate dal paleocarsismo (sono stati individuati esempi di scallops e resti di pendenti) in un momento immediatamente successivo alla fase deformativa intra-messiniana. Un altro elemento che prova indubitabilmente tale episodio continentale di paleocarsismo, e quindi di emersione, è la presenza di numerosi resti fossili di vertebrati terrestri nei riempimenti argilloso-conglomeratici (litotipi della Formazione a Colombacci) di parecchie di tali fessure. PALEONTOLOGIA Nella Cava Monticino a tutt'oggi (1993) i siti fossiliferi studiati sono 29. Gran parte di questi siti sono costituiti da riempimenti di fessura, anche se non mancano alcuni esempi di accumulo fossilifero lentiforme sempre dentro i depositi della Formazione a Colombacci, ma al di sopra della superficie di erosione dei gessi. I resti ossei, sempre più o meno frammentati, hanno permesso di individuare la presenza di una quarantina di specie di mammiferi (di cui 5 nuove per la Scienza) e di almeno una dozzina di specie di Rettili e Anfibi. L'estrema importanza scientifica di tale giacimento risiede sia nella rarità di queste faune fossili mioceniche (almeno in Italia), sia nella presenza contemporanea, di solito scarsamente riscontrabile, di micro e macro-mammiferi (erbivori, carnivori ecc.). Alcuni siti presentano quantità talmente elevate di resti di piccoli mammiferi (soprattutto di roditori, ma pure di insettivori e chirotteri) da far pensare, come possibile meccanismo di concentrazione, all'attività predatoria di uccelli rapaci (accumulo di borre) (De Giuli et al., 1988; Sami, 1992). I resti dei grossi mammiferi sono costituiti da ossa disarticolate e per lo più frammentate; alcune di queste mostrano tracce evidenti di usura da trasporto, dovuta all'azione delle acque dilavanti che hanno contribuito ad accumularle nelle fessure. Le modeste dimensioni di molte fessure sono senza dubbio responsabili dello scarso numero di resti appartenenti ad animali di grossa taglia come elefanti, rinoceronti, ecc., tuttavia è pure molto probabile che alcune fessure, avendo restituito resti in parziale connessione anatomiche un numero relativamente alto di carnivori, possano aver funzionato anche come "trappole" naturali. ELENCO SISTEMATICO DELLE SPECIE DI VERTEBRATI RINVENUTI MAMMALIA INSECTIVORA Galerix sp. aff. depereti Postpalaerinaceus sp. Episoriculus aff. gibberodon Soricidae indet. (piccola taglia) CHIROPTERA Megaderma cfr. mediterrancum Rhinolophus cfr. kowalskii Rhinolophus sp. Hipposideros (Syndesmotis) cfr. vetus Asellia cfr. mariaetheresae Myotis cfr. boyeri PRIMATES Colobinae cfr. Mesopithecus PROBOSCIDATA cfr. Gomphoteriidae CARNIVORA "Felis" ex gr. attica-christoli Plioviverrops faventinus n. sp. Thalassictis (Lycyaena) gr. chaeretis-macrostoma Mellivora benfieldi "Canis" monticinensis n.sp. TUBULIDENTATA Orycteropus sp. PERISSODACTYLA Dicerorhinus cfr. megarhinus Hipparion sp. ARTIODACTYLA Samotragus occidentalis n.sp. Bovidae indet. (taglia intermedia) Bovinae cfr. Parabos Cervidae cfr. Procapreolus Ruminantia indet. (taglia molto piccola) Suidae indet. RODENTIA Hystrix primigenia Sthephanomys debruijni n.sp. Paraethomys anomalus Centralomys benericettii n.sp. Occitanomys sp. Apodemus cfr. gudrunae Cricetus cfr. barrierei Ruscinomys cfr. lasallei Atlantoxerus cfr. rhodius Hylopetes sp. Myomimus sp. Muscardinus sp. LAGOMORPHA Trischizolagus cfr. maritzae Prolagus sorbinii AMPHIBIA ANURA Rana sp. REPTILIA TESTUDINATA Trionyx sp. Emydidae gen. et sp. indet. Testudinidae gen. et sp. indet. SAURIA Gekkonidae gen. et sp. indet. "Lacerta" sp. Anguis sp. Ophisaurus cfr. pannonicus Varanidae gen. et sp. indet. OPHIDIA Colubrinac indet. Natricinae indet. Erycinae indet. Ophidia indet. CONSIDERAZIONI PALEO-BIOGEOGRAFICHE E PALEO-AMBIENTALI Malgrado la scarsità di resti animali di grossa taglia (vedi sopra) l'associazione faunistica di questo giacimento è abbastanza rappresentativa delle ricche comunità a mammiferi viventi nel Miocene superiore europeo. In particolare essa sembra individuare una nuova provincia paleo-biogeografica, con caratteri intermedi tra quella ibero-occitana e quella greca, anche se con maggiore affinità con quest'ultima (De Giuli, 1989). Lo ienide Plioviverrops, il bovide Samotragus ed il ghiride Myomimus mostrano infatti precisi rapporti con le faune di tipo orientale (Balcani-Asia minore) di tale periodo. D'altra parte la segnalazione del muride Stephanomys è considerata la più "orientale" per tale genere, ribadendo così la fisionomia intermedia ma caratteristica di tale paleo-bioprovincia italiana. Benché la lacunosità della documentazione fossile e la presenza di specie ora estinte renda assai problematica una ricostruzione paleo-ambientale, è tuttavia possibile delineare alcune considerazioni a carattere generale. Basandosi infatti sui generi ecologicamente più significativi, si può ragionevolmente ipotizzare, per la fauna di Brisighella, un clima abbastanza caldo o temperato-caldo, tendenzialmente arido. Numerosi sono infatti i taxa adatti a climi più caldi di quello attualmente presente in zona. Partendo dai mammiferi, tra i chirotteri i due Ipposideridi (Hipposideros e Asellia) ed il Megadermatide appartengono a generi ora presenti esclusivamente in zone tropicali o sub-tropicali. Il tubulidentato Orycteropus, un "formichiere" africano, vive attualmente nelle zone semi-desertiche a Sud del Sahara; pure il rinoceronte Dicerorhinus, il mustelide Mellivora e la scimmia Mesopithecus sono buoni indicatori di habitat con clima piuttosto caldo Gli ienidi Plioviverrops e Thalassictis e l'antilope caprina Samotragus, pur meno significativi, possono rientrare nel trend climatico delineato. Tra i rettili il varanide ed il serpente ericino appartengono a gruppi amanti di temperature elevate mentre la forma dominante, l'anguide Ophisaurus, pur non necessitando di clima caldo, è un buon indicatore di ambiente arido. Lo studio dei pollini fossili conferma la presenza di un clima piuttosto caldo anche se mitigato da condizioni oceaniche (Bertolani Marchetti & Marzi, 1988). Per concludere, il "fondale" che ha accompagnato la fauna di Brisighella 5 milioni di anni fa potrebbe essere stato quello di un ambiente tipo savana arborata, con zone più aperte dove potevano pascolare i vari erbivori (antilopi, rinoceronti, proboscidati, equidi, ecc.) dominata da asperità gessose emerse con microclima più arido e zone umide e più ricche di vegetazione nei pressi dei corsi d'acqua. Questo antico "angolo di Africa" venne successivamente invaso dai depositi lagunari salmastri della Formazione a Colombacci e infine sepolto sotto le argille marine della grande trasgressione pliocenica; grazie a questi eventi, i resti degli antichi abitatori si sono conservati fino ai nostri giorni. BIBLIOGRAFIA BERTOLANI MARCHETTI D. & MARZI L. (1988) Palynological data on the Monticino Quarry sequence Fossil Vertebrates in the Lamon valley, Romagna Apennines. Field Trip Guidebook (De Giuli C. A Vai G.B. eds.): 63-64. COLALONGO M.L. (1988): Planktic Foraminiferes Biostratigrafy, with remarks on Benthik Foraminiferes and Ostracodes, ibid.: 53-54. COSTA G.P. (1982): Rapporti tra tettonica e speleologia nei Gessi di Brisighella -Tesi di Laurea inedita, Univ. St. Bologna. COSTA G.P., COLALONGO M.L., DE GIULI C., MARABINI S., MASINI F., TORRE D., VAI G.B. (1985): Latest Messinian Vertebrate Fauna preserved in a Paleokarst-neptunian Dyke Setting (Brisighella), Le Grotte d'Italia, 12/4 (1984-85): 221-235. DE GIULI C., MASINI F., TORRE D. (1988): The Mammal Fauna of the Monticino Quarry, Fossil Vertebrates in the Lamone valley, Romagna Apennines. Field Trip Guidebook (De Giuli C. & Vai G.B. eds.): 65-69. DE GIULI C. (1989): The Rodents of the Brisighella latest Miocene Fauna, Boll. Soc. Paleont. Ital., 28 (2/3): 197-212. MARABINI S. & VAI G.B. (1985): Analisi di facies e macrotettonica della Vena del Gesso in Romagna, Boll. Soc. Geol. Ital., 104: 21-42. MARABINI S. & VAI G.B. (1988): Geology of the Monticino Quarry, Brisighella, Italy. Stratigraphic implications of its late Messinian Mammal Fauna, Fossil Vertebrates in the Lamone valley, Romagna Apennines. Field Trip Guidebook (De Giuli C., & Vai G.B. eds.): 39-52. SAMI M. (1992): La fauna continentale messiniana di Cava Monticino (Brisighella): suo aggiornamento ed analisi biometrica preliminare sui Muridi (Rodentia) presenti, Tesina di laurea inedita, Univ. St. Bologna. VAI G.B. & RICCI LUCCI F. (1977): Algan Crust autocthonous and clastic Gypsum in a cannibalistic Evaporite Basin: a case History from the Messinian of N. Apennines, Sedimentology 24:211-244. POSTFAZIONE Gian Paolo Costa Ogni "avventura" comincia con una data ed un nome. Nel caso specifico la data è l'11 agosto 1985, il nome (e cognome) Tonino Benericetti, da Zattaglia. E "l'avventura" ?: una scoperta paleontologica. Un uomo e una data; solo l'inizio. Ciò che è seguito sono stati anni di lavoro di campagna (volontario), di studi ma anche di rapporti umani e di amicizie, di discussioni, di battute, di situazioni anche comiche ed emozioni indelebili. Se i risultati scientifici della "avventura" sono e rimarranno patrimonio comune, le esperienze di coloro che in questa vicenda si sono sentiti per almeno quattro anni parte di un gruppo, unito, compatto ed efficiente sono oggi intimi patrimoni personali di Tonino, Marco, Mauro, Giampaolo, Lorenzo, Federico, ed altri amici. La Prima fase di questa storia si è conclusa il 27 novembre 1989, quando Claudio De Giuli ci ha lasciato. Claudio era uno dei motori del gruppo di lavoro, pragmatico ed entusiasta. Il giorno in cui mi disse della Sua matrice speleo, di attivo "vecchio" socio dello Speleo Club Firenze, realizzai uno dei motivi della istintiva consonanza che si era immediatamente stabilita fra il sottoscritto, museomane apprendista museologo e questo Professore dell'Università di Firenze. Avevamo qualcosa in comune: un qualcosa che se non può essere definito "cultura speleologica" però quando se ne è andato, all'improvviso ha lasciato sole troppe persone: Elena e Neri, ancora da crescere, i familiari e tanti, tanti amici; e tanti, troppi ricordi. |
| TAV.1 - Colonna litostratigrafica schematica della Vena del Gesso (da: Marabini & Vai, 1985, mod.) |
| TAV. 2 - Sezione geologica della Cava Monticino (da: Fossil Vertebrates in the Lamone Valley..., 1988) |
Speleo GAM Mezzano (RA)