AA. VV. - IPOGEA, numero unico del Gruppo Speleologico Faentino 1988/1993 - Faenza - 1993
  

SCOIATTOLI CAVERNICOLI? CASOMAI I GHIRI...

Sandro Bassi

Il "pretesto" per questa breve comunicazione nasce da un ritrovamento faunistico insolito per l'ambiente ipogeo: un esemplare di scoiattolo (Sciurus vulgaris) rinvenuto morto, il 28 agosto 1992, alla base dell'ultimo pozzo dell'Abisso Fantini, a circa 80 metri di profondità. Ora, è piuttosto inverosimile che l'animale sia arrivato fin lì entrando dall'ingresso "normale" e seguendo il percorso che abitualmente fanno gli speleologi (pozzetto iniziale, una breve galleria inclinata e poi la serie dei quattro pozzi verticali, separati da terrazzini e da piccoli salti). Più probabile è che sia arrivato sulla verticale dei pozzi passando da qualche fessura comunicante con l'esterno. In effetti in quel punto, dal percorso "normale" si vede un crepaccio ascendente, di provenienza sconosciuta.

Lo scoiattolo, pur non frequentando di norma (per lo meno non come il ghiro, ad esempio) l'ambiente sotterraneo, ha pur sempre abitudini notturne e riesce ad arrampicarsi agevolmente su e giù in qualsiasi superficie sufficientemente ruvida. E' però di costumi prettamente arboricoli e la sua presenza in grotta va comunque considerata accidentale. Diverso è il caso del ghiro, che è stato più volte osservato in numerose cavità della Vena del Gesso e dell'Appennino romagnolo in generale e che appare in grado di orientarsi perfettamente, o meglio, di tracciare percorsi abituali che possono essere ritrovati e seguiti.

Il "tracciante" è costituito evidentemente da una pista olfattiva, marcata con escrementi e urine (questo è certo e provato da numerose osservazioni), o con il semplice sfregamento di ghiandole odorifere su vari punti del percorso (questo non è provato ma è assai probabile).

E' possibile anche che, in analogia con quanto accertato per alcuni mammiferi strettamente notturni di habitat equatoriali, il ghiro si orini volutamente sulle zampe per poter marcare efficacemente ogni suo itinerario.

A puro titolo indicativo riportiamo di seguito l'elenco delle grotte locali dove sono stati segnalati di recente esemplari vivi di ghiro. Si tratta comunque di dati che possono avere un certo interesse, anche se, virtualmente, qualsiasi cavità - naturale o artificiale - sembra in grado di offrire a questo roditore vantaggi non trascurabili: assenza di predatori e condizioni idonee per lo svernamento o per il rifugio temporaneo. In particolare, in quattro diversi siti (Inghiottitoio presso Ca' Poggio, Grotta di Alien, Grotta presso la Rocca di Monte Mauro e Grotta di Cànepa (1) si è constatata l'avvenuta costruzione del nido, di svernamento o di parto, utilizzato poi regolarmente.

Inoltre, i l ghiro non è certo l'unico tra i mammiferi normalmente ritenuti "forestali' a frequentare l'ambiente ipogeo. Tracce ed escrementi di volpe, tasso, faina (e, negli ultimi anni, anche aculei di istrice (2)  vengono osservate più o meno di frequente in varie grotte romagnole, talvolta a notevoli distanze dall'esterno.

Nel caso del ghiro, però, sembra riscontrabile una particolare predilezione per l'ambiente sotterraneo in genere. Roba da fargli meritare il vecchio appellativo di "troglofilo", se non fosse ritenuto ormai superato e difficilmente applicabile a qualsiasi mammifero delle nostre latitudini.

L'elenco delle cavità - limitandoci alla sola Vena del Gesso romagnola, quindi tra Lamone e Santerno, e procedendo in ordine geografico est-ovest, da Brisighella verso Tossignano - è il seguente:

Grotta Rosa

Abisso Casella 

Grotta di Alien (*) 

La Tanaccia 

Abisso Fantini 

Abisso Carnè

Abisso "Primo Peroni"

Grotta presso la Rocca di Monte Mauro (*)

Inghiottitoio presso Ca' Poggio (*)

Grotta risorgente del Rio Gambellaro

(*): presenza di nido.

P. S.: ovviamente ogni segnalazione per arricchire questa lista sarà particolarmente gradita.

(1) Nel primo caso il nido fu osservato nell'autunno 1978, quasi in fondo alla cavità, che si trova sui gessi tra Senio e Santerno. Anche qui è impensabile che i ghiri provenissero dall'ingresso a noi noto (avrebbero dovuto percorrere ogni volta 150 metri di sviluppo per 80 di dislivello, con tre pozzi verticali... ); le tracce e gli escrementi erano ben visibili risalendo dal nido fino alla base dell'ultimo pozzo, da cui tramite qualche microfrattura a noi ignota, i ghiri probabilmente entravano e uscivano. Il secondo era invece un nido di parto, trovato nel settembre 1980 con i piccoli ancora nudi e ciechi, collocato sopra il primo pozzo della grotta a circa 15 metri dall'ingresso. La Grotta di Alien si apre nei gessi di Brisighella, a monte della Tanaccia. Il terzo è stato scoperto durante le recenti esplorazioni, alla base del primo pozzo da 20m. Per il quarto caso la cavità si trova nella repubblica di San Marino - il nido è stato osservato nel settembre 1992, a 75 m di distanza dall'estemo.

(2) In una grotta di recentissima esplorazione - l'Abisso Ricciardi -sono stati trovati anche aculei di riccio. Esistono poi generiche osservazioni relative a toporagni (es. Grotta diOnferno e Buchi presso Castelnuovo).

   
Ghiro fotografato Nell'Abisso "P. Peroni" (foto Ivano fabbri).

     

Speleo GAM Mezzano (RA)