AA. VV. - IPOGEA, numero unico del Gruppo Speleologico Faentino 1988/1993 - Faenza - 1993
  

DIVAGAZIONI SULL'ISTRICE

Sandro Bassi, Luciano Bentini

Sulla presenza dell'istrice in Romagna il discorso può considerarsi chiuso. Il grande roditore mediterraneo fa parte ormai a tutti gli effetti della fauna locale, con popolazioni stabili e, a quanto pare, in ulteriore espansione. Non avrebbe più senso quindi riportare segnalazioni e ritrovamenti di singoli esemplari come abbiamo fatto nei numeri precedenti di "Ipogea": negli ultimi anni l'istrice è stato osservato un po' ovunque, in tutto il basso Appennino romagnolo. Piuttosto, per la Vena del Gesso, area carsica dove nei primi anni '80 furono avvistati i "pionieri" di questa specie colonizzatrice, registriamo oggi l'utilizzazione di grotte come tana. La cosa è perfettamente normale e in accordo con le abitudini note per l'istrice, che si rifugia in anfratti e buchi sotterranei scavati da lui stesso oppure adattati da cavità preesistenti. In particolare, per la Vena, "l'istrice in grotta" è stato osservato nelle zone di Castelnuovo (Brisighella) e di Col Vedreto ("appendice" di Monte Mauro sulla valle del Sintria). Per motivi protezionistici non indichiamo i siti precisi, per quanto la specie non sembri minacciata da attività umane né risulti oggetto di prelievi a scopo commerciale (come purtroppo accade, ancora, per i rapaci).

L'istrice rimane comunque un ospite di arrivo recente e come tale la sua presenza, anche se non si può più ritenere molto rara, merita di essere seguita con attenzione. E rimangono comunque da spiegare le ragioni della sua avvenuta espansione territoriale verso nord: le ipotesi finora formulate - modificazioni climatiche, ambientali (queste ultime connesse con l'abbandono di vasti settori collinari e montani da parte dell'uomo) e diminuzione della pressione venatoria - sembrano tutte verosimili, ma al mosaico manca probabilmente qualche altra tessera.

Solo per curiosità e per il coinvolgimento diretto della nostra associazione segnaliamo l'ultimo ritrovamento, risalente al 29 maggio '92: sulla strada che da Modigliana conduce al Monte Trebbio, alle prime luci dell'alba uno speleologo del Gsf, Roberto Valentini, grazie al cane che ha con sé, rintraccia un istrice ferito da un'auto e nascostosi nella macchia; riesce a catturarlo con l'aiuto di Ivano Fabbri, subito avvertito per telefono. Poi l'istrice viene portato al veterinario imolese Ivano Avoni che lo prende in cura. Dopo una settimana di degenza, ormai completamente ristabilito, l'animale viene rimesso in libertà sulla Vena, presso una zona rocciosa del Parco Carnè (nei dintorni la specie è stata segnalata più volte e un aculeo fu ritrovato nell'estate '90 nel vicino bosco di Ca' Antesi).

Ricordiamo che recenti studi di Antonio Veggiani e anche l'ultima "Relazione sullo stato dell'ambiente in Italia" (Ministero dell'Ambiente, 1992), analizzando l'espansione dell'istrice verso nordest chiamano in causa un addolcimento del clima che potrebbe aver avuto un ruolo determinante. L'istrice è specie di origine etiopica e la si ritiene (non tutti gli autori però concordano) introdotta dall'uomo nel nostro paese fin da tempi storici antichi (genericamente si parla di "epoca romana") e ivi naturalizzata. Peraltro la presenza dell'istrice in faune locali estinte è nota già da tempo e anche tra i fossili messiniani (fine Miocene) venuti in luce presso la cava Monticino di Brisighella sono stati trovati reperti di Hystrix primigenia. Vale poi la pena ricordare gli studi di Bartolomei (1) che già nel 1962 segnalava una lunga serie di ritrovamenti di depositi fossili  pleistocenici contenenti scimmie ed istrici. L'autore riuniva queste faune in cinque gruppi cronologici, dei quali il primo corrispondente al Villafranchiano e l'ultimo all'interglaciale Riss-Wurm.

Dunque, mentre è fuori discussione la presenza dell'istrice in Italia in epoca preistorica, rimane da spiegare quando la specie si sarebbe estinta e a quando risalirebbe esattamente la sua presunta reintroduzione.

Sia come sia, ci piace in questa sede sottolineare l'avvenuta "conquista" della Romagna nell'areale stabile di questo grande roditore. E non a caso la Vena del Gesso, da Brisighella fino a Tossignano ed oltre, rispondendo alle esigenze ecologiche della specie (habitat di bassa quota non troppo disturbati, con microclima mite e terreni asciutti, ricchi di anfratti e di vegetazione naturale), risulta finora una delle aree a maggior concentrazione di avvistamenti.

(1) BARTOLOMEI G.,1962: Considerazioni ecologiche sulle faune pleistoceniche dell'Europa contenenti scimmie ed istrici.. Scritti sul Quaternario in onore di Angelo Pasa, Museo Civ. St. Nat. Verona - Mem. fuori serie n.3.

   

L'istrice trovato ferito presso Monte Trebbio (tra Modigliana e Dovadola) e liberato sui gessi del Carnè (foto Ivano Fabbri)

     

Speleo GAM Mezzano (RA)