| Speleologia Emiliana N° 3 - Anno XVIII - IV serie - dicembre 1992, rivista della FEDERAZIONE SPELEOLOGICA REGIONALE DELL'EMILIA ROMAGNA |
RIO
GAMBELLARO, ORA SO DOVE NASCI
a
cura di Loris Garelli, della R.S.I.
Inghiottitoio
a W di Cà Siepe, il complesso carsico che la Ronda Speleologica Imolese
sta esplorando. La
E.R. RA 365 era conosciuta da alcuni decenni come una grotticella sul
fondo di una dolina avente uno sviluppo di 60 m e una profondità di 20,
era costituita da una sala di 35 m, un lungo scivolo ed un cunicolo che
portava al vecchio fondo. All’inizio degli anni ’80 alcuni speleologi
della Ronda cominciarono la disostruzione, ma poi abbandonarono per
mancanza di collaboratori. Negli
anni seguenti un po’ tutti i gruppi della Romagna provarono a superare
il tappo di argilla, ma senza risultati positivi; nel 1988 decidemmo di
tornare agli scavi sul Monte del Casino: la nostra intenzione era di
arrivare nella faglia Cà Budrio-Rio Gambellaro. Escludendo
l’Abisso A.Lusa, che chiudeva con un sifone a –116, rimanevano il Buco
II di Cà Budrio, un inghiottitoio profondo 23 m e con 40 di sviluppo che
si trova nell’omonima dolina, la stessa dell’A.Lusa e appunto
l’inghiottitoio a W di Cà Siepe. Cominciammo
a scavare in entrambe le grotticelle, a Cà Budrio, in un piccolo canale
di volta per niente comodo, dove siamo tutt’ora fermi, e a Cà Siepe, in
una frattura dove ristagna lo stillicidio del vicino camino. E’ in
questo periodo che a bordo dolina, si apre, a causa di un crollo,
l’ingresso alto che, con un P10, arriva nel salone. Da nuovo rilievo la
grotta raggiunge gli 80 m di sviluppo i 40 di profondità. Senza grandi
risultati la voglia di fare le talpe passa presto, così interrompemmo
nuovamente i lavori per andare in cerca di gloria altrove. La gloria però
non arriva, vengono trovate tante grotte ma niente che faccia gridare
“finalmente”! Passano
così due anni e decidiamo infine di tornare a Cà Siepe, decisi più che
mai. Dopo la prima giornata di scavi c’erano già indizi di una prossima
fine dei lavori, e all’uscita seguente, dopo alcune ore, si aprì un
passaggio nella frana che ostruiva la frattura dove due di noi riuscirono
a passare. Al loro ritorno ci raccontarono che – oltre alla frana –
c’era un’ampia galleria che arrivava in un sala, da dove partono
grandi camini e tre pozzi; impossibile comunque proseguire quel giorno:
per scaramanzia non avevamo portato corde. Era il 23.12.1990, il miglior
Natale per la Ronda. ESPLORAZIONI
E DESCRIZIONE DELLA GROTTA Dopo
Natale si torna a Cà Siepe per cominciare ad armare i pozzi della nuova
sala, i tre P di 20 m portano tutti nella sottostante sala del Pandoro,
così battezzata per un blocco di gesso con delle erosioni che danno
appunto quella forma. Dal fondo della sala un P 10 ci conduce all’inizio
di Vicolo Inferno, un cunicolo a cui abbiamo messo il nome di uno dei
vicoli più stretti di Imola e non certo a caso: la sua morfologia è
varia, ma non le dimensioni. Qui si uniscono le acque di stillicidio del
vecchio fondo, dei camini della sala seguente, di un piccolo corso
d’acqua risalibile per alcuni metri nella sala del Pandoro, che formano
un piccolo rio che ci accompagna durante tutta la discesa. Qui finisce il
primo giorno di esplorazione: siamo a – 78. L’uscita
seguente ci porta a – 105. Superato Vicolo Inferno siamo su un P11; lo
stillicidio che scende dal camino sovrastante diventa quasi una cascata
durante i periodi di pioggia. Sceso il P11 ci troviamo in un’altra
galleria poco più agevole di Vicolo Inferno, oltre la galleria un P10 a
cui segue una strettoia e un P7 denominato Pozzo Rasoio, un nome classico,
ma obbligato per alcune lame sporgenti rivolte in su. Nell’esplorazione
seguente superiamo prima uno stretto meandro, poi un P4, che ci porta in
una grande galleria di interstrato impostata su una frattura. Terminata la
galleria percorriamo una breve zona di frana e arriviamo su un P5 alla cui
base si trova una bella sala, dove l’acqua che ha seguito nella discesa
si unisce con due torrenti: siamo a –134. Il
primo torrente si può risalire solo poche decine di metri, mentre il
secondo (quello che è il collettore principale di questa zona del
complesso) ci conduce dopo 200 m di gallerie, salette e cascatelle a
–159, che diventa record di profondità per la Regione. Durante il
percorso il torrente raccoglie le acque di alcuni affluenti e verso il
fondo costeggia una grande sala. Il collettore da –134 si può risalire
per 400 m fin quasi sotto un’abitazione chiamata Cà Calivana da cui
prende il nome; risalendo il Rio Calivana si incontrano grossi pozzi
ascendenti e diversi affluenti. In questo periodo le esplorazioni nella
zona del nuovo fondo vengono sospese per l’aumentare dell’azione
idrica dei torrenti, di conseguenza la nostra attenzione viene rivolta
alle gallerie laterali nella zona a monte del rio. Riferendoci a rami che
figurano già nel rilievo viene risalito sulla destra del torrente
principale un piccolo arrivo d’acqua (punto 86 del rilievo), che conduce
alla base di un bel camino concrezionato. Da qui, evitato il camino, il
meandro (Ramo dei Fiori) continua piuttosto stretto ed inoltre si deve
fare attenzione a non rompere le belle concrezioni che fanno da ornamento.
Risalendolo esso diventa sempre più ampio e dopo un centinaio di metri si
arriva alla base di un grande pozzo, che interrompe una galleria
superiore. Questa da un lato attiva presto ad una serie di pozzetti che ci
riconducono con un ultimo P4 al punto 45 del rilievo; dall’altra parte
continua con un meandro all’inizio percorribile alla base, poi sprofonda
e si prosegue in corda con un traverso per 60 m, tra pareti verticali a 5
o 6 m dalla volta mentre il fondo non si scorge; la sua profondità non è
ancora stata accertata. Si arriva poi ad una breve risalita, da dove
comincia una galleria che ci conduce al pozzo più grande e bello della
grotta, un P 29 dove per i primi 20 m di discesa non sembra di essere in
una grotta nei gessi, talmente è concrezionato. Alla base c’è una
saletta attraversata da un torrente che prosegue in direzione del Rio
Calivana. All’inizio del 1992 nel salone che si trova verso il fondo di
–159, è stato trovato un ramo fossile, Via del Penitente, un laminatoio
a misura di casco che conduce ad una saletta e poi ad un paio di strettoie
insuperabili, oltre le quali si sentiva l’ennesimo corso d’acqua. Sono
state impiegate alcune uscite per vincere le strettoie, ma è valsa la
pena fare tanta fatica. Superata l’ultima strettoia siamo arrivati sul
nuovo torrente ed eseguito il rilievo a monte, in ambienti vari tra sale
grandi e piccole e cunicoli dove si striscia di fianco all’acqua (quando
c’è posto), abbiamo visto che eravamo vicini al nuovo fondo
dell’Abisso Lusa,
dove in questi mesi – tentando di unirlo con Cà Siepe –
abbiamo superato il sifone che costituiva il vecchi limite e raggiunto –
163. Durante l’estate, favoriti da un periodo di quasi secca, abbiamo
congiunto le due grotte ed effettuata una colorazione per verificare dove
andasse a sorgere l’acqua del torrente. Come supponevamo la fluoresceina
è stata captata al sifone della Risorgente del Rio Gambellaro. Le
esplorazioni sono poi proseguite verso la risorgente: il torrente si può
seguire per alcune decine di metri, ma la via principale è un ramo
fossile al quale si accede da una zona di crollo vicino alla strettoia di
Via del Penitente, all’inizio di questo ramo abbiamo allestito un
bivacco. Gli ambienti in questa zona sono tra i più belli della grotta.
Proseguendo
dal bivacco si arriva al primo pozzo, dove si ritrova il ramo
attivo; evitato il pozzo si percorre un bel meandro e si arriva a
Cassandra Crossing, che è il letto di un torrente fossile concrezionato
sospeso su una sala. Qui si scende, si arriva sul torrente attivo, si
risale e si prosegue in strettoia nel ramo fossile. Si raggiunge
un’altra sala con il torrente attivo (qui siamo a –164) poi si
prosegue in un meandro fino al Mulinex, una sala rotonda, del diam. di 16
m, dove per ora siamo fermi. Le esplorazioni continuano solo sul ramo
fossile, dove ci blocca una strettoia, mentre sul ramo attivo non è più
possibile proseguire. La grotta è stata rilevata per 1800 m di sviluppo,
con una profondità di –164. L’unione con l’Abisso A.Lusa ha formato
un complesso di 2500 m, e un dislivello di 206. L’obiettivo ora è
raggiungere la risorgente, distante in pianta 350 m e 50 più in basso. Le
possibilità di un ulteriore sviluppo della grotta sono numerose al punto
43 del rilievo oltre l’ennesima strettoia, parte un meandro che incontro
dei pozzi, al punto 51 l’affluente risalibile per poche decine di metri
è molto interessante, la sua portata è costante tutto l’anno, mai
grosse piene, ma nemmeno periodi di secche. Nella zona a valle del Rio
Calivana si trovano anche altri affluenti. Ancora da risalire sono i pozzi
al punto 88, al punto 137 e quello che si raggiunge risalendo un affluente
al punto 84 del rilievo. Al punto 168 parte un piccolo meandro che termina
in una sala dove in alto si nota una galleria, e al 184 del rilievo arriva
un altro ramo che termina con una colata calcarea bianca. Alla base della
colata, in un pozza d’acqua, si può ancora riconoscere lo scheletro
concrezionato di un pipistrello. Stiamo cercando di risalire anche dalla
risorgente, ma mentre il primo sifone lungo pochi metri è già stato
superato più volte anche in passato, il secondo è stato percorso per 10
m e 3 di profondità, fino ad una strettoia che ci crea grosse difficoltà. Oltre a chi scrive hanno partecipato alle attività svolte a Cà Siepe: Bazzanini L., Bellosi P., Capponi A., Chiarini J., Dal Pozzo C., Ghetti G., Lanzoni P., Liverani M., Mascia R., Papa G., Passardi P., Pirazzini C. e P., Presti G., Rizzoli M., Serantoni C., Spoglianti E., tutti della Ronda; De Mattia F. e G. del G.S.A. Ravenna. |
Speleo GAM Mezzano (RA)