| Speleologia Emiliana N° 12/13 - Anno XXVII - XXVIII IV serie - 2001/2002, rivista della FEDERAZIONE SPELEOLOGICA REGIONALE DELL'EMILIA ROMAGNA |
|
Aree
carsiche nella Valle del Santerno L’ALTRO
MONTE PENZOLA
Il Monte Penzola è il rilievo sulla sinistra del fiume Santerno all’altezza di Borgo Tossignano, che offre una vista suggestiva a chi transita sulla statale Montanara. E’ parte della Vena del Gesso ed è compreso nell’area carsica denominata “ZSS”, zona tra il fiume Santerno e il torrente Sillaro. Fino ad un paio di anni fa non era molto considerato in ambienti speleologici per la mancanza di grotte che attirassero l’attenzione in modo particolare. Dalla scoperta della Grotta della Befana tutto è cambiato ma è pur vero che vi sono anche altre grotte, quelle che qui vengono descritte. Tra i rilievi formati da evaporati del Messiniano raggiunge una delle quote più elevate ma nonostante questo i gessi emergenti dalle argille circostanti non occupano una grande superficie, lo stesso carsismo esterno non è molto sviluppato. La caratteristica cresta del Penzola parte dal letto del Santerno presso il ponte di Borgo Tossignano e si sviluppa verso ovest prendendo quota fino ad arrivare a 410 m s.l.m., evidenti faglie la interrompono in vari punti. Una escursione di mezza giornata è sufficiente per compiere un anello attorno a questi gessi, con partenza ed arrivo a Borgo Tossignano, su un sentiero ben segnalato. A monte del paese è possibile attraversare il fiume sul ponte Bailey, un ponte di ferro della seconda guerra mondiale: percorrendo la stradina che sale verso i gessi si ha una bella panoramica sulla vallata e i meandri del Santerno, un bel percorso che si snoda tra boschi e frutteti fino ad arrivare nei pressi di Casetta Gessi sotto la falesia. Mantenendosi poi parallela alla cresta la strada continua a salire fino a raggiungere il mini-Horst di casa Debolezza. Dove il gesso ricompare si incontra un piccolo specchio d’acqua alimentato da una sorgente perenne. Colpisce il fatto che sia così vicina alla cima del rilievo; si prosegue poi in quota fin sotto la croce posta sul punto più elevato del Penzola al quale si accede con un sentiero CAI mentre la strada prosegue verso Fontanelice. Si raggiunge il Monte Penzola provando un senso di tranquillità, qui regnano pace e silenzio, se poi è un giorno fortunato la vista a 360° non ha uguali in tutta la Vena del Gesso, che sovrastando i rilievi circostanti offre sempre panoramiche di prim’ordine; Monte Calderaro a ovest, a est sul lato opposto del fiume Santerno la Riva di San Biagio e il Monte Battaglia, Imola e la pianura a nord sono vicinissimi, lontano a sud si vedono i rilievi del Falco e Falterona da una parte e le montagne bolognesi dall’altra, a nord di buon mattino la vista della Alpi ripaga della sudata per la salita e fa sembrare tutto il mondo più piccolo. Oltre la Befana le grotte conosciute in questa zona sono cinque, tutte grotticelle con scarso sviluppo e in prevalenza tettoniche. Lo “Sfollato” (532 ER-BO) è la più importante, è la sola grotta dove si possa trovare del carsismo: nella zona a monte dell’ingresso principale (ovest) un rio stagionale ha formato in breve meandro con un tortuoso canale di volta che si perde poi nella zona tettonica della cavità, una grande sala che si sviluppa tra un blocco di gesso e la parete della montagna, il rio la percorre in tutta la sua lunghezza formando delle erosioni sotto la parete stessa per poi arrivare in una seconda zona carsificata, lo si può seguire ancora per qualche decina di metri finché si perde tra i blocchi di gesso. Lo sviluppo è di 88 metri e il dislivello di 23, è facile trovare gli ingressi della grotta circa centocinquanta metri a est di Casetta Gessi in un boschetto ai piedi della falesia. Il
rio dello Sfollato riappare poi pochi metri più a valle nella Grotta
dei Ricci Porcelli (533 ER-BO), una grotticella originata da crolli di
gesso dalla parete, gli ambienti sono piccoli e formano insieme uno
sviluppo di 18 metri con un dislivello di 2; unica nota da segnalare
è appunto il rio stagionale che lasciato lo Sfollato riappare in
questa grotta e la attraversa per poi arrivare a giorno e finire dopo
una decina di metri nel fossato che scende a valle parallelo alla
cresta. Queste due cavità sono conosciute fin dagli anni ’60. E’
stato durante l’aggiornamento dei rilievi e il loro posizionamento
nelle C.T.R. che abbiamo trovato
le grotte I, II e III a Est di Casetta Gessi (rispettivamente
813, 814, 915 ER-BO), cavità completamente tettoniche. La prima
grotta si trova poche decine di metri più a est quasi sopra alle due
già descritte, vi sono evidenti tracce di istrice, è una grotticella
di 18 metri di sviluppo e 10 di dislivello. L’ingresso principale
immette in una sala lunga una decina di metri che un cunicolo in forte
pendenza unisce alla saletta inferiore. La seconda grotta è una
piccola galleria orizzontale, 12 metri di lunghezza e due di
dislivello e si trova circa duecento metri più a est ai piedi della
parete. Proprio di fronte al suo ingresso c’è la terza grotta,
l’ingresso principale immette nella sala più vasta che con un
cunicolo comunica con la saletta sottostante per uno sviluppo spaziale
complessivo di 18 metri e un dislivello di 7. Questo
era tutto ciò che offriva il Monte Penzola prima della scoperta della
Grotta della Befana, si pensava che potesse esserci qualche altra
piccola grotta ma niente di più, ora possiamo proprio dire “mai
dire mai”. Garelli
Loris Ronda Speleologica Imolese |
Speleo GAM Mezzano (RA)