Speleologia Emiliana N° 7 - Anno XVII - IV serie - dicembre 1996, rivista della FEDERAZIONE SPELEOLOGICA REGIONALE DELL'EMILIA ROMAGNA  

LA ZONA CARSICA DI TOSSIGNANO

a cura di Loris Garelli e Marco Rizzoli 

La zona carsica di Tossignano, tra il fiume Santerno e il Rio Sgarba, fa parte dell’area carsica della Vena del Gesso di Monte del Casino e Tossignano che si estende dal fiume Santerno al torrente Senio, siglata “VDGCT” dalla Federazione Speleologica Regionale.

Vi si trovano una decina di grotte per lo più a carattere tettonico e di conseguenza con scarso sviluppo.

Se dal punto di vista dell’esplorazione queste grotte non possono dare grosse soddisfazioni, non sono comunque avare di sorprese. Esse rispetto alle cavità carsiche vere e proprie sono di solito più ospitali, più asciutte e più calde data anche la loro posizione, a sud della parete verticale della Vena, e sono quindi ottime dimore per animali selvatici; nella Grotta del Laghetto è stata notata la presenza dell’istrice quando si avevano ancora notizie incerte della sua presenza nella zona, oggi popolata da diversi esemplari.

Anche all’esterno non si trovano forme carsiche di grandi dimensioni, unico grande fenomeno è il canyon del rio Sgarba.

Una curiosità: sulla destra di questo rio, nei pressi dell’inghiottitoio, ci sono alcune fratture in superficie che protette dal calore del sole da fitti cespugli rimangono sempre piene d’acqua; un fatto naturale, essendo acqua stagnante, ma comunque raro per una zona carsica.

La grotta più conosciuta è la “Tana Sotto la Rocca di Tossignano”, che nel catasto delle grotte della regione è siglata ER BO 259, situata proprio sotto i resti della rocca; tra le mura della rocca stessa si trova una piccola cavità artificiale.

La Tana Sotto la Rocca è conosciuta dai vecchi del paese come “Tana del Re Tiberio”; come la più famosa nei pressi di Borgo Rivola, è facilmente riconoscibile per il suo ingresso, un’apertura stretta e alta sulla sinistra del sentiero che scende verso il Rio Sgarba. Ha uno sviluppo di 89 metri, un dislivello di 26, ed è quasi completamente asciutta. E’ divisa in due rami: il ramo inferiore, che dopo la saletta iniziale si restringe fino a diventare una fessura impraticabile, è facilmente percorribile; il ramo superiore invece è raggiungibile con una breve arrampicata; qui lo stillicidio ha formato delle piccole stalattiti bianche. Anche questo ramo termina da un lato con una fessura impraticabile, mentre dal lato opposto, nel punto più alto della grotta, c’è una saletta dove si trovano resti della Rocca.

Il tunnel, ER BO 511, è una grotticella sulla destra del sentiero quasi di fronte alla Tana. Il nome è già una descrizione sufficiente della grotta, che ha uno sviluppo di 14 m e un dislivello di 4.

Proseguendo verso il rio Sgarba si arriva nei pressi di grandi massi di gesso, a sinistra del sentiero, difficilmente raggiungibile causa la fitta vegetazione; qui si trovano la T1 (ER BO 684), la T2 (ER BO 685), la T3 (ER BO 686) e la T4 (ER BO 713); si sono formate, come il Tunnel, dall’accatastarsi di grossi blocchi di gesso staccatisi dalla parete.

La T1, o Grotta del Laghetto, ha uno sviluppo di 49 m e un dislivello di 18; è formata da una sala alla quale si accede da diverse entrate e da un cunicolo che porta al laghetto che le da il nome. In questo laghetto, che costituisce l’unica nota idrica della cavità, l’acqua ha un livello sempre costante anche in periodi di siccità. Una delle uscite comunica con una forra lunga alcune decine di metri e dove difficilmente si trova acqua.

La T2 è una piccola grotta formata da due salette e un cunicolo che le unisce; nell’ultima sala è presente il latte di monte, anche questo un caso raro nei gessi.

La T3 ha uno sviluppo di 68 m e una profondità di 16; la zona più vicina alla superficie è formata da salette e cunicoli; durante il rilievo è stata trovata una sala lunga 22 m, alla quale si accede attraverso un pozzo di 4 m e vi si trovano alcune belle concrezioni.

La T4 ha uno sviluppo di 45 m e una profondità di 17, ed è costituita da un cunicolo che conduce ad un pozzo, per il quale si arriva in una sala dove uno scivolo porta al fondo. E’ difficile uscire da queste grotte senza graffi, a causa dei taglienti cristalli di gesso presenti sulle pareti o ammucchiati sul fondo.

La grotta più grande della zona è il Sistema Carsico del Rio Sgarba, ER BO 679, con uno sviluppo di 298 m e un dislivello di 23. E’ uno dei due percorsi ipogei del torrente ed è costituito da alcune sale.

Consiglio la visita della grotta in un giorno di sole, che entrando da vari punti in comunicazione con l’esterno crea dei particolari giochi di luci. Facile per chiunque da percorrere può essere pericolosa a causa i continui movimenti di massi, terra, rami più o meno grossi e rifiuti di ogni genere, dovuti alle piene del torrente; è normale dopo queste piene notare come il torrente possa cambiare percorso. Questo si inabissa tra ghiaia e sabbia ammucchiata dalla corrente contro i primi blocchi di gesso a sud della Vena.

Nella prima parte della grotta c’è quasi sempre la luce del sole, l’acqua scorre tra piccole spiagge e dune di sabbia fino ad arrivare alla Sala dei Sassi Rotondi, la maggiore delle sale, lunga 45 metri; qui siamo già sotto la Vena e si possono notare le erosioni del torrente che si insinua sempre più sotto lo strato del gesso; nel letto e ai bordi si trovano grossi pezzi di arenaria arrotondati dall’azione dell’acqua che danno appunto il nome alla sala. Da qui si accede alla Sala dei Denti Cariati dove ci sono le uniche concrezioni della grotta. I pendenti che danno il nome alla sala sono situati all’ingresso di una saletta laterale e l’insieme da appunto l’idea di una grande bocca con denti cariati. La grotta continua con la Sala della Risorgente.

Uscendo dalla grotta ci si trova in quello che rimane della forra, con a destra il piazzale della cava Spes attualmente interessato da un recupero ambientale della Comunità Montana.

A valle della risorgente il torrente percorre un centinaio di metri all’esterno per poi scomparire per altri 50 m nel secondo tratto ipogeo, parallelo al letto esterno dove c’è acqua solo in periodo di piena. L’acqua ha scavato tra i detriti della cava, di conseguenza non è certa la sua stabilità e per questa ragione non è mai stato percorso. Poco più a valle del Sistema troviamo sulla sinistra dello Sgarba i “Sottoroccia 1 e 2”, ER BO 677 ed ER BO 678 grotticelle di 20 e 16 m di sviluppo; mentre sulla destra c’è la Grotta sul Piazzale di Cava, ER BO 687, una piccola cavità di interstrato di 8 m di sviluppo.

  

Speleo GAM Mezzano (RA)