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CARSISMO E SPELEOLOGIA |
| Gruppo Speleologico Faentino - Speleo GAM Mezzano |
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ABISSO G.B. MORNIG (Buco del Gatto)
ER/RA 119 Scheda catastale
Accesso Percorrendo la
strada provinciale Limisano Monticino, si imbocca la laterale per
Vespignano. Dopo qualche centinaio di metri in corrispondenza di uno
scollinamento, il Passo del Gatto (da cui la vecchia denominazione della
cavità) sulla sinistra della strada si nota la profonda dolina ad imbuto
al fondo della quale si apre la grotta. Da qui, oltrepassata una
recinzione, si scende nella dolina fino all’ingresso costituito da uno
stretto saltino di alcuni metri. Esplorazioni La
grotta fu esplorata e rilevata dal Mornig nel 1934 fino alla profondità
di 18 m dove chiudeva in frana; successivamente rivista dal G.S. Faentino
alla fine degli anni Cinquanta senza migliori risultati,fino al 1985,
quando un pesante lavoro di disostruzione ha portato lo stesso G.S.F. al
forzamento del vecchio fondo fino ad affacciarsi alla prima grande
verticale. Rilievi Giovanni
Bertini Mornig: luglio 1934. Gruppo
Speleologico Faentino: 1959; 1985-1986. Descrizione Dedicato
a Giovanni Bertini Mornig, pioniere della speleologia in Romagna, questo
abisso fu da lui visto solo nella primissima parte, fino a -18 m, ove
c’era “una strozzatura oltre la quale si apre una cavernetta”.
Era l’autunno 1934, la grotta si chiamava “Buco del Gatto”
(l’ampia dolina iniziale era nota da sempre e tuttora con questo nome si
indica colloquialmente il vicino valico con cui la strada inizia a
scendere in val Sintria) e di ciò che il triestino aveva esplorato resta
un rilievo ed una breve descrizione. Su “Il Resto del Carlino” del 12
ottobre ‘34 Mornig scrisse che il Buco del Gatto “anticamente
sprofondava ancora raggiungendo una notevole profondità, e in seguito si
è ostruito per le frane causate dall’improvviso crollo della parete
superiore”. Da
dove Mornig abbia tratto questa notizia, rivelatasi vera, resta un
assoluto mistero. La via che porta al fondo è stata “aperta” solo
cinquant’anni dopo, in seguito a scavi abbastanza impegnativi che hanno
permesso di allargare diverse strettoie. La profetica intuizione del
Mornig forse fu dovuta all’osservazione di correnti d’aria o forse al
“fiuto” da chi ha già sceso parecchi abissi sul Carso. Tuttavia,
rileggendola attentamente, sembra piuttosto suggerita da qualcuno del
luogo e come tale riportata. Si noti anche l’annotazione sui crolli (in
effetti nessuna delle strettoie allargate nell’85 era in roccia viva) e
appare allora non del tutto inverosimile che qualcuno si fosse spinto,
prima del Mornig, oltre il limite da lui raggiunto. Sia
come sia, è del 9 febbraio ‘85 il “forzamento” dei passaggi che
superano la frana e conducono al Pozzo del Pensionato, un brutto salto di
una ventina di metri che immette finalmente in una galleria di roccia sana
dove si cammina (tratto 2-3 ril.). Si scende allora fino ad incontrare un
ruscello proveniente da una bassa fessura sulla destra, risalibile solo
per breve tratto ma seguibile verso valle, pur bagnandosi, nella galleria
che si è rimpicciolita a mo' di budello. Incredibilmente
(non esistono altri esempi del genere sulla Vena), il budello sbuca su un
grande pozzo, profondo 18 metri ma più impressionante per la vastità
dell’ambiente e per la bellezza della colata stalagmitica sulla quale il
ruscello precipita. Per evitare la cascata si scende solo per pochi metri
e si traversa a destra su concrezioni che permettono di raggiungere un
ballatoio da cui ci si cala nel vuoto fino al fondo. Il Pozzo Farolfi
(questo il nome dell’ambiente, dedicato a Rodolfo Farolfi, indimenticato
speleologo faentino scomparso nel 1979) è in realtà un vasto salone che
costituisce il punto nodale della cavità e dell’intero sistema ( punto
4 ril.). Ai piedi della cascata il ruscello confluisce in un collettore
che scorre esattamente verso nord fino ad un basso laminatoio che dopo
poco tende a sifonare. Resta aperta solo la via verso monte, dove però il
collettore scorre sotto un enorme cumulo di massi in frana che preannuncia
la vasta Sala del Disperso (tratto 8-9 ril.) il cui
nome rende l’idea dei punti di riferimento, specialmente per i
primi esploratori che realmente li persero. Un
passaggio basso permette di reincontrare il letto del torrente presso
un’altra confluenza di rara bellezza: dalla destra idrografica (est)
sopraggiunge un affluente a cascatelle gradonate tra vasche e concrezioni
mammellonari. L’acqua proviene da un sifone poco sopra (Sexiphone) e si
è dimostrato essere la stessa dell’Abisso Fantini (colorazioni del
23/03/86). Salendo alla Sala del Disperso è possibile, tramite vari
passaggi - il più spettacolare dei quali è “La Terrazza” -
riaffacciarsi sul Pozzo Farolfi, oppure portarsi verso monte (sud), dove
l’unico passaggio percorribile scende ad una condottina di troppo pieno
(Ramo dei Sassi Neri) (punto 7 ril.) che a sua volta immette in una
galleria larga qualche metro ma bassissima, percorsa sempre dal
collettore. Anche strisciando nell’acqua non si può fare che un breve
tratto, ma comunque sappiamo (tramite i granuli di polietilene utilizzati
come traccianti nel ‘74 dal G.S.Faentino e ritrovati poi nei livelli di
piena fin dalle prime esplorazioni dell’85) che questo è il torrente
che proviene dal non lontano Inghiottitoio di Ca’ Piantè. Si
completa così un mosaico: il Mornig è la classica cavità assorbente che
intercetta un importante collettore seguibile sia a valle che a monte,
dove riceve un altro affluente. La morfologia è per molti versi unica
(per lo meno al Pozzo Farolfi e presso la confluenza con le acque
provenienti dal Fantini), ma ancor di più, ciò che riesce a stupirci di
questa grotta e la rende priva di paragoni sulla Vena, è la presenza di
ambienti diversissimi tra loro che si sostituiscono l’uno all’altro
improvvisamente. La
ripetizione della grotta è oltremodo consigliabile, fatti salvi due
ordini di cautele: nel complesso risulta assai impegnativa e quindi non
adatta ad uscite propedeutiche o di corsi; l’ambiente è tra i più
belli e integri del sottosuolo della Vena e lo speleologo deve cercare di
lasciare meno tracce possibili di sé e del proprio passaggio.
Sandro Bassi
Pozzi (in metri)
-3;
-7 (Lord Hume); -5; -20 (Pozzo del Pensionato); -15 (Pozzo Farolfi). 1 4 7 13 16 19 20 21 23 24 31 36 39 40 45 54 63 65 70 77 |
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Speleo GAM Mezzano (RA)