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CARSISMO E SPELEOLOGIA |
| Gruppo Speleologico Faentino - Speleo GAM Mezzano |
| LE GROTTE DELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA |
| I Gessi di Rontana e Castelnuovo |
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ABISSO
FANTINI (Abisso del Monte Rontana, Abisso di Pilato) ER RA 121 ABISSO
GARIBALDI (Grotta a nord dell'Abisso Fantini) ER RA 528 Scheda
catastale Ingresso
Abisso Fantini
Ingresso
Abisso Garibaldi
Complesso
Fantini Garibaldi
Accesso ABISSO
FANTINI: Facendo riferimento al Buco della Croce, sul fianco
settentrionale della vasta dolina a fondo piatto (Catino di Pilato), 200
metri a NW di Monte Rontana. ABISSO
GARIBALDI: lungo il sentiero che percorre, in costa, il lato ovest
della dolina del Fantini; tenendo la sinistra si giunge in vista di
un'ampia dolina, sul cui fondo si apre l’abisso. Esplorazioni All'inizio
degli anni Trenta Luigi Fantini individua l’ingresso ed esplora i
primi metri della cavità che in seguito prenderà il suo nome. Nel
1934 Giovanni Bertini Mornig raggiunge il fondo a -100. Nel
1956 riprendono le esplorazioni: il G. S. Faentino percorre la “Via
ignota”. Nel
1972 sempre il G. S. Faentino esplora i primi metri della Grotta a nord
dell'Abisso Fantini. Nel
1987 il G. S. Faentino forza il punto estremo raggiunto da Mornig
nell'Abisso Fantini avanzando per circa 50 metri. Nel
1988 lo Speleo GAM, allargata la stretta diaclasi sul fondo della Grotta
a nord dell'Abisso Fantini, esplora 400 metri di nuovi ambienti
che, nello stesso anno, collega all’Abisso Fantini. L’anno
seguente, sempre lo Speleo GAM, esplora altri 300 metri di nuove
gallerie a partire dal limite raggiunto nel 1987 dal G. S. Faentino. Rilievi Abisso
Fantini Giovanni
Bertini Mornig: 1934. Gruppo
Speleologico Faentino: 1956. Gruppo
Speleologico Faentino: 1986. Abisso
Garibaldi G.
S. Faentino (come Grotta a Nord dell'Abisso Fantini): 1972. Speleo
GAM Mezzano: 1988. Complesso
Fantini - Garibaldi Speleo
GAM Mezzano: 1994. Descrizione ABISSO
FANTINI: fino al
“Fondo Mornig” l’Abisso Fantini è tra le grotte più frequentate
della regione. Viene spesso utilizzato per corsi di speleologia ed
esercitazioni di soccorso. In questa prima parte i pozzi sono facilmente
percorribili e ben chiodati, le strettoie sono agevoli ed il fango è
praticamente assente. L'ingresso,
situato sul fianco settentrionale di una vasta e profonda dolina a fondo
piatto ubicata a NW di Monte Rontana e conosciuta con il nome di
"Catino di Pilato", si presenta come una larga spaccatura
allungata in direzione SSW-NNE, profonda circa 5m e superabile in libera
o meglio con l'aiuto di un cordino. Alla base si apre una cavernetta
dalla quale si prosegue verso sinistra in una galleria lunga una
quindicina di metri che si sviluppa in direzione N, sul cui soffitto,
alto circa 2 m, risaltano con evidenza dei canali di volta. Al termine,
dove la galleria assume un aspetto meandriforme, si scende un saltino di
un paio di metri che dà accesso ad un piccolo ambiente (punto 7 ril.);
da qui si dipartono due vie: di fronte, in leggera salita prima e con
uno scivolo argilloso poi, ha inizio la cosiddetta "Via
ignota" (sulla quale si ritornerà in seguito), mentre sulla destra
si sviluppa la "Via normale", più facile della precedente. A
pochi metri dal centro della saletta inizia una serie di pozzi impostati
lungo lineazioni strutturali, fra le quali riveste un ruolo fondamentale
un'ampia diaclasi avente direzione SW-NE, strettamente correlate al
locale assetto ed alle caratteristiche dei banchi interessati dal
carsismo, che nell'area di Rontana hanno un'immersione NE con una
pendenza di 60°. Tale
serie di pozzi a cascata, scavata dall'ingente massa d'acqua che in
passato precipitava fino alla profondità di un'ottantina di metri,
permette di raggiungere velocemente le gallerie ad andamento
sub-orizzontale, coincidenti col locale livello di base, che si
sviluppano a partire dal fondo dell'ultimo di essi. Non esistendo
meccanismi speleogenetici in grado di carsificare le rocce gessose nella
zona satura, le cavità carsiche che vi si aprono arrestano infatti il
loro sviluppo verticale alla quota del livello di base o pochi metri
sotto di esso (Calaforra et al., 1992). Il
primo pozzo della "Via normale" (P. 17), terrazzato e con un
diametro di circa m 1,5, è ornato da numerose formazioni stalattitiche
e concrezioni calcaree; nella parte inferiore si trova inoltre una bella
lama di alabastro quasi completamente staccata dalla parete gessosa a
cristalli fortemente corrosi, la cui genesi - come quella delle normali
concrezioni dei "gessi" romagnoli e bolognesi - costituisce un
problema superabile, secondo Forti & Rabbi (1981), solo ammettendo
che la deposizione del carbonato di calcio in simili casi sia
essenzialmente controllata dall'anidride carbonica disciolta nelle acque
di infiltrazione, deposizione che comporta contemporaneamente una
solubilizzazione accessoria di gesso a causa di meccanismi ipercarsici
(Cigna, 1983). Un
ballatoio di piccole dimensioni divide il P. 17 dal successivo P. 10
(punto 11 ril.), il quale può essere considerato la continuazione del
precedente, possedendo tra l'altro le medesime caratteristiche
morfologiche. Dal
ballatoio, tramite una delicata traversata e una non facile risalita, è
possibile raggiungere una saletta dalla quale parte una serie di pozzi
impostata lungo la stessa diaclasi dei precedenti e che più oltre si
ricongiunge alla "Via normale" (tratto 13A - 13H ril.). Alla
base del P. 10, fra pareti cristalline levigate e pulitissime, ha inizio
una successione di piccoli salti pavimentati da viscide incrostazioni
alabastrine di tipo mammellonare: qui può essere utile un cordino di un
decina di metri. Alla loro base vi è l'attacco del primo dei due pozzi
profondi 6 metri; sul fondo si apre una saletta con grossi massi seguita
da un corto meandro che si affaccia con un salto di circa 2 metri, che a
sua volta precede l'ultimo pozzo, il secondo P. 6. Si
giunge in tal modo ad uno stretto ed alto meandro, sulle cui pareti si
possono osservare grossi cristalli
di gesso geminati a ferro di lancia. Proseguendo, la volta si abbassa
fino a raggiungere un'ultima curva che sulla destra immette nel
passaggio significativamente denominato da Mornig "Penitenza"
(punto 29 ril.): si tratta di un cunicolo ad andamento sinuoso, a
sezione ellittica, alto circa 35-40 cm e largo mezzo metro, vero e
proprio condotto singenetico che venne scavato dalle acque convogliate
dalla serie di pozzi della "Via normale". La singolare
morfologia - uno dei non comuni esempi di speleogenesi in ambiente
impropriamente definito "freatico" (Sauro et al., 1995)
nei gessi emiliano-romagnoli, sembra essere stata condizionata dalla
presenza di litoclasi, oltre che dalla già ricordata impossibilità
pratica del carsismo nelle rocce gessose di spingersi sotto la zona di
saturazione. In questo caso non sembra infatti ci si trovi in presenza
di una forma "pseudo-freatica" - ossia modificata da processi
paragenetici - come le gallerie sub-circolari ed i canali di volta, che
secondo Forti (1991) in realtà non si sono sviluppati in zona
"freatica", ma sono tratti di grotta evolutisi in zona vadosa
che, per motivi strutturali o idrodinamici locali, anche per lunghi
periodi sono stati completamente allagati. Nel
"Passaggio della penitenza" si avverte distintamente una
corrente d'aria, di debole intensità prima che fosse aperto il
collegamento con l'Abisso Garibaldi, ma ora talvolta anche forte. Superata
la strettoia, si avanza in leggera discesa fino all'innesto della
"Via ignota", posto sulla sinistra (punto 36 ril.) e si
procede poi percorrendo un nuovo meandro, al quale segue una galleria
inizialmente comoda e asciutta, ma interrotta dopo una quarantina di
metri da una frana di consistenti dimensioni. La si supera risalendola
frontalmente e discendendo poi in uno stretto ambiente il quale, dopo
pochi metri, immette in una saletta delimitata da grossi massi di gesso
tra i quali è necessario infilarsi, sulla sinistra, per proseguire. Percorsi
pochi metri si raggiunge l'unica acqua canalizzata della grotta, che
sgorga da una fenditura
alla base della parete di sinistra (punto 61 ril.): si tratta
dell'innesto del cunicolo che collega l'Abisso Garibaldi all'Abisso
Fantini. Si
segue ora il corso del ruscello, percorrendo una galleria dal fondo
cosparso di ciottoli dalle dimensioni eterogenee e dal cui basso
soffitto pende, fino a lambire le acque, una grande stalattite purtroppo
deturpata da qualche speleologo poco rispettoso. Si giunge ad un punto
in cui il rigagnolo defluisce fra altri blocchi di gesso in frana, ma è
possibile evitare un bagno deviando in un diverticolo che sulla destra
aggira l'ostacolo ed immette immediatamente nella saletta caratterizzata
da spessi riempimenti di argilla, per oltre cinquant'anni considerata il
terminale dell'Abisso ("Fondo Mornig", punto 80 ril.) in
quanto le acque canalizzate scomparivano in fessure ritenute
impraticabili fino ai lavori di disostruzione eseguiti ad iniziare dal
1987. Da
qui il percorso si fa, in genere, più difficile, soprattutto per la
presenza di numerose strettoie, mai estreme, ma spesso bagnate. Superata
una galleria in frana si procede lungo uno scomodo cunicolo percorso dal
torrente e reso impegnativo da alcune strettoie. Più oltre si giunge ad
una condotta dal fondo cosparso di massi, dove si procede carponi.
Lasciato il torrente, che scompare in una stretta fenditura (punto 103
ril.), si supera, dopo qualche metro, una strettoia e si giunge ad una
galleria fossile comodamente percorribile. Procedendo lungo la stessa,
si torna sul torrente che esce da una fessura sulla destra (punto 114
ril.). Immediatamente la volta si abbassa, la galleria resta larga
alcuni metri, ma si deve procedere strisciando. Da notare la presenza di
un esile rivolo d’acqua che subito si immette nel torrente principale
(punto 118 ril.); la relativa vicinanza, in pianta, con la “Grotta del
parcheggio” fa supporre un nesso con questa piccola cavità. Superata
una strettoia, resa particolarmente sgradevole dalla presenza di acqua,
si prosegue più comodamente fino alla saletta terminale, dove il
torrente scompare tra i massi (punto133 ril.). Da qui è stata
effettuata una risalita con l’uso del palo telescopico. Superati due
camini ed alcuni brevi salti si giunge ad una condotta con aria
(ingresso basso) che progressivamente si restringe fino a chè un grosso
masso impedisce il passaggio (punto 213 ril.). Non è da escludere un
collegamento con un pozzo in frana, disostruito per alcuni metri ed
ubicato nella dolina subito a sud dell’Abisso Faenza. "Via
Ignota" Fu
così chiamata perché, prima dell'esplorazione effettuata nel 1956 dal
G.S. Faentino, nessuno l'aveva mai percorsa. Questo ramo, almeno nella
parte iniziale comprendente i primi due pozzi, è interessato da un
intenso stillicidio; in passato comunque la circolazione idrica doveva
essere molto più intensa, essendo responsabile tra l'altro della
ablazione delle intercalazioni argillose da cui sembra abbia avuto
origine buona parte del fango allo stato colloidale. Ad eccezione del
tratto terminale non è in atto alcun processo di concrezionamento. In
pianta si presenta come un grande arco che si protende dapprima a N e
quindi volge a E per congiungersi infine alla "Via normale".
Inizia pochi metri prima della serie di pozzi di quest'ultima con una
galleria abbastanza larga ed alta in leggera salita, cui segue un
ripidissimo scivolo che dà accesso ad un'ampia sala (punto 142 ril.),
da dove si prosegue in forte discesa. Dopo
un primo salto di pochi metri, superabile con l'aiuto di un cordino, si
percorre una fenditura alta ma stretta e sinuosa, il cui pavimento è
invaso da fango liquido. Seguono due pozzi, il primo dei quali profondo
m 8 è diaframmato da uno sperone di roccia; sul fondo si decantano le
acque di percolazione e su un lato una stretta fenditura che si apre a
foggia di finestra immette al pozzo successivo. Quest'ultimo, profondo m
15, ha la morfologia di un cilindro perfettamente verticale, dalle
pareti levigatissime; alla sua base l'acqua scorre con difficoltà
incanalandosi in una frattura. Da questo punto la grotta diviene
perfettamente asciutta. Segue
una lunga fenditura e dopo un ripido salto (punto 159 ril.) che si
scende preferibilmente con l'aiuto di una corda, inizia un meandro molto
alto e stretto, le cui pareti sono incrostate da cristalli di selenite e
da efflorescenze di gesso botroidale. Il meandro si restringe e si
abbassa progressivamente fino a trasformarsi in un budello, in origine
incredibilmente angusto e perciò estremamente impegnativo, ma oggi reso
artificialmente più agevole (punto 165 ril.), che mediante uno
strettissimo passaggio immette in un cunicolo che si collega alla
"Via normale" (punto 36 ril.). Giampaolo
Costa Roberto
Evilio Piero
Lucci ABISSO
GARIBALDI: grotta di non difficile percorribilità, a parte il
cunicolo di collegamento con l’Abisso Fantini che in alcuni punti è
piuttosto stretto. La traversata Fantini - Garibaldi è,
complessivamente, un itinerario un po' impegnativo, ma di sicuro
interesse. La
prima parte della cavità è costituita da una serie di ambienti in
frana, separati da brevi salti, superabili con l’aiuto di qualche
spezzone di corda; segue un articolato P 12 da scendere utilizzando
preferibilmente una scaletta. Giunti alla base e superata una stretta
diaclasi (fondo 1972; punto 12 ril.), quindi un cunicolo ed un breve
tratto discendente in frana, si accede ad una comoda galleria carsica.
Anche qui alcuni spezzoni di corda possono aiutare a superare qualche
breve salto (tratto 17- 21 ril.) fino ad un cunicolo dove occorre
strisciare per alcuni metri. Dopo una breve galleria si deve scendere,
con non difficile progressione, un ripido scivolo (punto 27 ril.) per
accedere ad un’ampia condotta carsica dal pavimento cosparso di grossi
massi di "calcare a Lucina". Da
questo punto è possibile: 1) Proseguire agevolmente in discesa per
alcune decine di metri fino all’imbocco del lungo cunicolo che precede
il collegamento con l’Abisso Fantini (punto 43 ril.). Superato questo
impegnativo tratto, reso accessibile grazie ad un lungo e faticoso
lavoro di disostruzione, la condotta si fa più ampia (punto 61 ril.)
poi, intercettato il rivolo d’acqua che esce da una fessura sulla
sinistra, si percorre un breve cunicolo che subito immette nel Fantini. 2)
Salire arrampicando su grossi massi fino ad una comoda saletta (punto 72
ril.) dalla quale, tramite un breve salto in discesa, si accede ad un
bel meandro levigato dall’acqua. È possibile risalirlo (punto 100 ril.), superare in arrampicata
un camino e subito giungere, per mezzo di un breve salto, ad un ambiente
più ampio. Da questo punto, una non facile arrampicata in parete ed un
ripidissimo cunicolo, consentono di accedere ad una saletta in frana,
adorna di candide concrezioni (punto 110 ril.). Da notare qui la
vicinanza con la base del P 12 iniziale. È anche possibile seguire in
discesa il meandro, superando due pozzetti, P. 3, P. 7
(punto 77 ril.) quindi un successivo meandro un po’ scomodo ed
un cunicolo, fino ad intercettare un esile torrente che subito scompare
in una fessura impraticabile (punto 98 ril.). Piero
Lucci Pozzi
(in metri) Tra
parentesi i tratti verticali percorribili anche senza l’aiuto della
corda. Abisso
Fantini: Via
normale (-6); (-3); -17;
-10; (-8); -6; (-4); -6. Via
ignota (-6); -8; -15; (-10). Risalita sul fondo +9;
+10; +4. Abisso
Garibaldi: (-3);
(-4); -12; (-3); (-3); (-8); (-4); -3; -7; (+5); (+6). Abisso
Fantini: 1 2 3 4 5 6 7 8 11 12 13 14 15 16 19 20 21 22 25 31 33 34 35 36
42 44 45 48 49 50 53 54 60 62 64 65 66 68 69 70 71 73 74 77 78 79 Abisso Garibaldi: 5 13 19 20 23 42 70 71 75 |
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Speleo GAM Mezzano (RA)