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CARSISMO E SPELEOLOGIA |
| Gruppo Speleologico Faentino - Speleo GAM Mezzano |
| LE GROTTE DELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA |
| I Gessi di Rontana e Castelnuovo |
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GROTTA RISORGENTE DEL RIO CAVINALE
ER RA 457 Scheda catastale
Accesso Superato
il bivio per la Chiesa di Castelnuovo, si prosegue lungo la strada
asfaltata oltrepassando la deviazione per Vespignano e un gruppo di case
coloniche. In corrispondenza di uno stretto tornante, sulla sua destra si
trova un manufatto dell'acquedotto, partendo dal quale si scende fino al
corso d'acqua che, tra massi in frana, sgorga dalla base della rupe. Si
risale per una cinquantina di metri e tra la fitta vegetazione si trova
l'ingresso della grotta. Esplorazioni Giovanni Bertini Mornig
1935. Gruppo Speleologico
Faentino: 1965, previa disostruzione. Gruppo Speleologico
Faentino: 17/3/1974, immissione di traccianti nell'Inghiottitoio di Ca'
Piantè. Gruppo Speleologico
Faentino: 21/2/1985, colorazione delle acque dell'Abisso Fantini. Gruppo Speleologico
Faentino: 1995, disostruzione del ramo dell'affluente. Rilievi Gruppo Speleologico
Faentino: 1957; 1996. Descrizione La Grotta Risorgente del
Rio Cavinale si apre a q. 143 m s.l.m. alla base dell'alta rupe gessosa
rivolta a nord, sopra cui è situata l'antica Pieve di Castelnuovo,
all'interno di un bosco su terreno reso impervio dalla presenza di massi
di crollo di varie dimensioni, disposti caoticamente, che conferiscono
all'insieme un aspetto molto selvaggio. Anticamente
la cavità proseguiva più a valle dell'attuale apertura per qualche altra
decina di metri, poi un crollo avvenuto agli inizi degli anni Quaranta, da
mettersi probabilmente in relazione con la piena centenaria del Lamone del
1939, ha di fatto cancellato quest'ultimo tratto ed ora il rio scorre,
fino al suo punto di affioramento sulle argille, al di sotto dell'evento
franoso e del bosco che lo ricopre. La
cavità in questione rappresenta la risorgente di un esteso e complesso
sistema carsico che occupa per intero i "Gessi di Rontana e
Castelnuovo" e che drena le acque superficiali, a partire dalla
fascia nord del Monte di Rontana. Tale
sistema carsico è costituito da un collettore principale diretto SE-NW
con uno sviluppo in linea d'aria di circa 1,8 Km, percorribile solo in
minima parte, e da tutta una serie di doline e inghiottitoi (Fantini,
Garibaldi, Mornig , Peroni…) distribuiti attorno a un allineamento di
tipo strutturale, cioè una linea di disgiunzione che testimonia la
presenza di un motivo a scaglie di ricoprimento longitudinali (cfr. infra:
Inquadramento geologico e scheda idrologica). Fra
le poche descrizioni della risorgente, le prime furono fatte dal Mornig
nel 1935 e nel 1957 (ed. 1995); egli ne delineò alcune caratteristiche
morfologiche e ne annotò la potenziale pericolosità in base a fenomeni
di cedimento accaduti in precedenza. Il
rilevamento geologico all'interno della grotta ha permesso di
individuare una famiglia di discontinuità tettoniche compresa in un range
di direzioni 210°-230° con inclinazioni 65°-75° e immersione a NW.
Tale famiglia di fratturazioni non sembra però aver condizionato se non
in alcuni tratti l'impostazione direzionale della cavità, che ha un
andamento generale all'incirca ESE - WNW (120°-300°). Una conferma della
presenza della famiglia di fratture 210°-230° si ha comunque nella
seconda metà della grotta, dove predomina il motivo strutturale avente
direzione 230°. In effetti la cavità, sebbene - come appena detto -
volga tendenzialmente a WNW, è caratterizzata da frequenti svolte che
seguono alternativamente due plessi di fratture o linee di disturbo
tettonico incrociatisi fra loro con un angolo di poco superiore a 90°; di
esse sono state individuate chiaramente quelle con direzione
antiappenninica, mentre quelle appenniniche non risultano chiaramente
leggibili perché nascoste dalla presenza di vasti accumuli di massi in
frana. Anche all'esterno, nell'area sovrastante la risorgente, sono state
rilevate fratturazioni ragruppabili in una famiglia corrispondente o
compatibile con quella avente direzione antiappenninica (210° - 230°)
riscontrata all'interno della cavità.
Per quanto riguarda la stratificazione, all'interno di quest'ultima è
stato possibile rilevare valori direzionali compresi in un range 100° -
130° con immersione NNE e inclinazione tra 70° e 85°; i valori esterni
sono anch'essi delimitabili in range simili: direzione 115° - 135°,
immersione NNE, inclinazione 65 - 80° (Tabanelli, 1998). Anche
la morfologia è condizionata dalla presenza di tali famiglie di
fratturazioni: infatti il condotto si sviluppa con una sequenza di
gallerie intervallate da alte fenditure sub-verticali con sezione a V
rovescia. In alcuni casi, in corrispondenza del vertice, si può osservare
la parte relitta dell'intercalazione argilloso-marnosa che separa le
bancate selenitiche verticalizzate. Si notano con evidenza anche vari
livelli di scorrimento - almeno quattro - che solcano alternativamente la
parte inferiore delle pareti di destra e sinistra idrografica, creando
caratteristiche cornici longitudinali che indicano i successivi livelli di
approfondimento del corso d'acqua canalizzato. Le pareti opposte sono
invece interessate da ciclopiche frane, alcune delle quali hanno dato
origine a vaste caverne. Una di esse (Sala del Castello) la cui volta,
altissima, si innalza fino a giungere in prossimità della superficie,
venne ritenuta da Mornig proprio sotto la chiesa di Castelnuovo, mentre ne
è in realtà notevolmente disassata. (*) E'
possibile accedere agli ambienti interni tramite un pozzetto (situato
proprio alla base della parete gessosa nel punto più lontano da dove si
entra nel bosco), profondo circa 4 m che si supera in libera nonostante le
pareti siano state rese molto scivolose dal continuo passaggio degli
speleologi (qualche difficoltà si incontra soprattutto in risalita). Il
pozzetto immette direttamente sul rio sotterraneo, che scorre ad una
profondità di m 7 rispetto all'ingresso. La
grotta si sviluppa subito in direzione SE, con un tratto rettilineo lungo
circa 12 m a sezione semicircolare, la quale presenta la larghezza massima
in prossimità del livello di scorrimento attuale; l'altezza del condotto
non è tale da permettere la posizione eretta. L'alveo è ingombro di un
riempimento di ciottoli fluitati e la volta del tunnel non presenta
profonde incisioni di tipo erosivo. La
cavità svolta poi bruscamente a sud, con una sezione più alta e un alveo
nell'ultima parte concrezionato; il fianco sinistro (destra idrografica)
di questo tratto è caratterizzato da piccoli massi di crollo frammisti ad
argilla di deposito idrico. Ciò preannuncia l'inizio di un salone di
crollo che si mantiene in quota rispetto all'alveo e a cui è possibile
accedere attraverso un passaggio sul fianco sinistro (punto 8 ril.). Il
salone in questione è sovrastato da un largo camino che si eleva per una
ventina di metri fino a chiudere a cul de sac. Si procede per qualche
metro in risalita sui massi di crollo sentendo sempre il rumore delle
acque sottostanti. Nel salone è possibile rilevare la presenza di due
grosse fratture verticali con direzione 210° che ne hanno condizionato lo
sviluppo. Giunti
nel punto più alto del salone (punto 30 ril.), subito si scende
mantenendosi sulla sinistra, attraverso i vari crolli e si raggiunge
nuovamente l'alveo ancora in parte interessato da piccoli massi
mobilizzati (punto 13 ril.). In
breve si giunge alla cosiddetta "Sala del Castello" (larga circa
10 m), caratterizzata da un grosso masso ricoperto di argilla (punto 16
ril.), scavato alla base e attraversato dal torrente (si tratta di un
altro evento franoso, che accompagna il decorso dalla cavità per buona
parte). Dopo
qualche metro percorso nel tratto successivo, sulla sinistra si apre una
piccola nicchia a cul de sac, ricoperta di fango e di scarso interesse
(punto 16 ril.). La
cavità continua con un tratto rettilineo lungo circa 15 m, definito da un
fianco sinistro (destra idrografica) liscio ed inclinato di 79°
coincidente con la superficie basale di uno strato. Il lato destro
presenta invece i tipici motivi erosivi dei livelli di scorrimento
(punto18 ril.). Questo
tratto di grotta (altezza media m 4 e larghezza m 3) viene improvvisamente
interrotto nella sua continuità da un altro crollo, che ci permette di
proseguire solo attraverso un passaggio medio-alto sulla sinistra, situato
tra la parete del condotto e il crollo stesso. Si accede a una saletta
superiore in leggera risalita e quivi, giunti nel punto più avanzato,
subito si ridiscende all'alveo, che qui si allarga in un ambiente
circolare del diametro di circa 10 m, caratterizzato dalla presenza, sul
lato sinistro, di un consistente deposito sabbioso con i livelli superiori
laminati e granulometricamente eterogenei. E' evidente in questa sala una
frattura avente direzione 220° e inclinazione 70° con immersione a NW
(tratto 20-21 ril.). Proseguendo,
il torrente ha scavato una condotta a sezione triangolare, lunga 10 m con
alveo consistentemente concrezionato; il fianco sinistro, liscio, è
nuovamente imputabile ad una superficie basale di strato. Il
tunnel si interrompe di fronte ad un crollo che si supera in posizione
centrale, fra i vari massi (punto 26 ril.); si procede per pochi metri per
ritrovarsi sul torrente che si apre un passaggio molto basso; questo è il
punto considerato terminale della Risorgente del rio Cavinale. Chi vuole
procedere, lo deve fare strisciando sull'alveo del torrente, parzialmente
immerso nell'acqua, e senza la soddisfazione di raggiungere l'Abisso
Peroni da cui ci separa soltanto la presenza di un sifone. A
circa 12 metri dall'ingresso (punto 5 ril.), dalla sinistra idrografica
confluisce nel ruscello principale un affluente di modesta portata, ma
perenne, proveniente da un sifone che, fino all'estate 1995, ne aveva
arrestato l'esplorazione. In quella occasione il Gruppo Speleologico
Faentino, dopo aver rimosso parte dei sedimenti che ostruivano quasi
totalmente il condotto lasciando una luce di non più di 10 cm, ha
risalito tale ramo laterale per uno sviluppo complessivo di circa 25-30 m
fino ad un nuovo stretto sifone, oltre il quale si intravede una saletta
il cui asse è orientato N-S. Il
riempimento occupava i primi quattro metri del cunicolo, largo mediamente
40 cm e diretto E-W (tratto 59-61 ril.) tale riempimento, potente 40-50
cm, presentava la seguente stratigrafia dall'alto al basso: -
livelletto di argilla spesso 6 - 10 cm; -
sottile crostone stalagmitico friabile; -
livello di argille molto compatte, spesso circa 15 cm; -
un secondo crostone stalagmitico, molto duro, di soli 2 cm circa; -
livello di ghiaie imbevute d'acqua con una potenza variabile dai 10
ai 20 cm:entro tali ghiaie sono stati rinvenuti i denti di Ursus
spelaeus, la cuspide di un canino appartenente ad un carnivoro e
alcuni frammenti ossei ancora in fase di studio per i quali si rinvia alla
scheda paleontologica. Superato
il laminatoio si prosegue ancora carponi e sul fondo del cunicolo si ha
sempre un livelletto di argilla sotto il quale giace il crostone
stalagmitico compatto corrispondente al secondo livello concrezionato
iniziale. Fino
a circa metà del suo sviluppo (punto 64 ril.) la volta del condotto si
presenta levigata e con profilo arrotondato per effetto di acque in
pressione (erosione antigravitativa). Seguono tratti angusti in cui è
possibile talora procedere in piedi, alternati da allargamenti, una specie
di varici impostate su incroci di
fratture, una delle quali col pavimento cosparso da massi in frana (tratto
66-67 ril.). L'intero
cunicolo ha un andamento sub-orizzontale con un dislivello positivo di
soli 2 metri circa e si sviluppa lungo due famiglie di fratturazioni fra
loro perpendicolari: una (210° - 230°) corrisponde a quella prevalente
del ramo principale, influendo però in questo caso sull'andamento
direzionale dell'affluente ed è la probabile conseguenza diretta
dell'esistenza di due grandi faglie che attraversano i gessi di
Castelnuovo con direzione di circa 210°; l'altra ha un valore medio di
280° e coincide con la direzione principale della stratificazione. In
particolare la famiglia 210° - 230° si nota nella stretta fessura
ascendente che si diparte in corrispondenza del punto 58 e nel tratto
64-67 ril.; quella con valore 280° nel tratto 61-64 e nella disagevole
strettoia terminale caratterizzata dalla presenza del secondo sifone
(punto 72 ril.). L'acqua
però scaturisce poco prima di quest'ultimo (punto 71 ril.) e nel tratto a
monte sembra circolare solo in casi di forti precipitazioni. Sull'ipotesi
relativa al suo bacino di alimentazione si rimanda alla scheda
idrologica. Luciano
Bentini Aldo
Bernardini Lorenzo
Brandolini 7
9 13 14 18 19 20 23 25 26 30 31 36 37 39 45 55 56 65 70 76 (*)
A titolo di curiosità si riporta un aneddoto che risale alla seconda
metà degli anni cinquanta, quando il G.S.F. iniziò ad operare in zona:
il parroco di Castelnuovo, già anziano a quell'epoca, pur con molte
reticenze si abbandonò alla confidenza di essere ossessionato dai
fantasmi che lo perseguitavano ogni notte svegliandolo nel bel mezzo del
sonno. E ciò avveniva per mezzo del telefono. Da notare che la canonica
non ne era dotata ed era priva pure di corrente elettrica. Questa mania
gli era nata forse per effetto della solitudine e delle sinistra
tradizione secondo cui presso la Chiesa, sulla sommità del dirupo, era
aperta in passato una voragine in cui erano state gettate le salme di
molti defunti durante una terribile pestilenza: il leggendario Buco dei
Morti (Mornig, 1935; Bentini - Costa - Evilio, 1985). In
effetti la rupe di Castelnuovo, affascinante sotto tanti aspetti per le
innumerevoli peculiarità naturalistiche che la caratterizzano, di notte,
specie in una persona psichicamente instabile, può evocare scenari
terrificanti: si pensi alla fantasia sinfonica "Una notte sul Monte
Calvo" di Mussorgsky, ispirata alla leggenda relativa al luogo ove
streghe e anime dannate si recavano nottetempo a celebrare il Sabba alla
presenza di Satana in persona finché, nel pieno infuriare della tregenda,
il suono di una campana, allo spuntare dell'alba, disperdeva gli spiriti
demoniaci. Si
può allora pensare che il mormorio delle acque sotterranee, amplificato
come in una cassa di risonanza dal vuoto costituito da una vasta caverna,
nel silenzio della notte fosse percepito dal povero vecchio parroco che ne
travisava la vera natura. |
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Speleo GAM Mezzano (RA)