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UNA PIANTA "TROGLOFILA"
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Piante esclusive degli ingressi di grotta, a detta dei botanici, non ne esistono. Tuttavia, se si potesse classificare una specie in base al grado di "troglofilia", il primato spetterebbe senz'altro al borsolo (Staphylea pinnata), almeno per ciò che riguarda i Gessi romagnoli (Bassi, 1994).
Elegante alberello che ricorda vagamente il sambuco, il borsolo si distingue per i fiori bianchi raccolti in racemi pendenti, per i frutti rigonfi a vescica simili a lamponcini verdi e per la corteccia screziata come la pelle di un serpente. Amante delle ombre e di ambienti freschi, questo arbustone si trova spesso aggrappato al piede della roccia, tenacemente incastrato in canali ingombri di sfatticcio e di accumulo organico.E' incluso tra le specie protette per la sua rarità (Alessandrini e Bonafede, 1996): sono note in tutta la regione una quindicina di stazioni, ben cinque delle quali sulla Vena del Gesso romagnola. |
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Forse non a caso, il borsolo è segnalato anche sui Gessi triassici dell'Alta Val Secchia, sui Gessi bolognesi e nella forra gessosa antistante la Grotta Risorgente di Onferno. Ad ogni modo, le cinque stazioni di borsolo sui Gessi romagnoli sono tutte localizzate in fondo a doline o profonde forre, sempre all'ingresso di altrettante grotte. A dire la verità, gli ultimi due siti individuati (dolina "M4" e dolina a NE di Ca' Carnè), veri e propri giardini carsici ricchi di piante rare oltre che di borsolo, non sembravano subito ricollegabili alla presenza di cavità. E' bastato tuttavia un esame neanche troppo approfondito per individuare la fessura soffiante, sempre vicino alle radici di un borsolo. Sono stati cosí ben presto disostruiti sia il Buco del Borsolo (ER/RA 756) che l'inghiottitoio M4.
Solo condizioni microclimatiche molto particolari, evidentemente, possono garantire la sopravvivenza del borsolo e "compagni" in questi veri e propri frammenti di Alto Appennino, conservati come per magia a quote cosí basse (dai 150 ai 300 m slm). Probabilmente tra i fattori peculiari di questi ambienti-rifugio hanno un certo peso i fenomeni di circolazione d'aria dovuti agli ingressi di grotta, che talora si comportano da veri e propri condizionatori diffondendo, ad esempio, aria fredda (e umida) d'estate. Non e' da escludere, in conclusione, che la localizzazione di nuove stazioni di borsolo nei recessi più freddi e remoti della Vena possa coincidere con l'individuazione di nuove cavità. Finora, perlomeno, ha sempre funzionato.
Stefano Bassi
Bibliografia
Alessandrini A., Bonafede F., 1996: Atlante della Flora protetta della Regione Emilia Romagna. Assessorato Territorio Programmazione e Ambiente, Bologna.
Bassi S., Bassi S., 1991: Indagine sulla distribuzione del borsolo (Staphilea pinnata L.) in Romagna. Naturalia Faventina 1, Museo Civ. Scienze Nat., Faenza.
Bassi S., 1994: Flora e grotte. Appunti di Speleobotanica. Boll. CAI Faenza, anno XVI, n.46: 14-15.
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