CARSISMO E SPELEOLOGIA

   
Gruppo Speleologico Faentino - Speleo GAM Mezzano
LE GROTTE DELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA
I Gessi di Rontana e Castelnuovo
  
   

INQUADRAMENTO GEOLOGICO

I Gessi di Rontana e Castelnuovo costituiscono il settore occidentale dell'affioramento evaporitico di età messiniana compreso tra il fiume Lamone ad est ed il torrente Sintria ad ovest, mentre il settore orientale è rappresentato dai Gessi di Brisighella. Questi ultimi sono nettamente separati dai primi dal mini-Horst di Ca' Varnello che porta in affioramento termini pre-evaporitici della Formazione Marnoso-arenacea costituenti una sorta di cuneo interposto tra le due masse gessose ed interessato da una delle vaste antiche frane parzialmente stabilizzate (impropriamente chiamate paleofrane, in quanto non sono realmente "fossili") che nell'area in esame si sviluppano in prossimità della Vena del Gesso (Ricci Lucchi, Lucchi, Marabini, 1983).
I Gessi di Rontana e Castelnuovo consistono in una fascia che, con direzione NW-SE, si sviluppa per circa 2 chilometri e la cui larghezza massima non supera il chilometro; il suo limite a sud è costituito da Monte Rontana (m 482 s.l.m.) , quello a nord dal rilievo di Castelnuovo (m 263 s.l.m.), non essendovi gesso fra quest'ultima località ed il torrente Sintria, ma solamente il sottostante orizzonte delle facies terminali della Formazione Marnoso-arenacea portato in affioramento dal mini-Horst del Sintria che interrompe la continuità della catena gessosa. Si ha qui un altro esempio di attività franosa, che ha coinvolto anche il "calcare di base", un sottile livello di calcare microcristallino laminato e/o brecciato di grande persistenza areale in tutta l'Italia peninsulare e la Sicilia. In destra Sintria è infatti deformato, in strati piegati e rotti, blocchi grossi e piccoli, e può essere confuso coi "calcari a Lucina" (Ricci Lucchi, Lucchi, Marabini, 1983, cit.; Lucchi, s.d.).

   

Schema approssimato del grande salone-galleria di crollo nell'Abisso Peroni, ridisegnato da schizzi sul taccuino di campagna (da Costa, 1987). 


I banchi gessosi hanno direzione NW-SE ed un'inclinazione in genere molto accentuata: la loro giacitura risulta infatti sovente da subverticale a localmente rovescia. Tale situazione si riscontra con evidenza ad es. lungo la strada che, distaccandosi dalla provinciale Monticino-Limisano, porta a Castelnuovo; la parete creata artificialmente per costruire la strada stessa, in corrispondenza dell'ampia curva prima del bivio per Vespignano, permette infatti di osservare in sezione alcuni dei banchi verticalizzati della porzione superiore della formazione (cioè quelli numerati da 7 a 16, più sottili). I banchi sono separati da intercalazioni incavate in forma di doccia per erosione differenziale, che rappresentano il termine di passaggio tra l'uno e l'altro. Essi presentano dal basso in alto (cioè da sud a nord): calcari marnosi non stratificati con evidenza, apparentemente detritici; uno straterello di roccia calcarea sottilmente laminata (stromatolite derivante dalla cementazione di tappeti algali); uno straterello a lamine submillimetriche di argille euxiniche.
La "normale" successione stratigrafica della Vena del Gesso, con sedici banchi gessosi che poggiano con contatto netto, ma concordante sulla Formazione Marnoso-arenacea, caratterizzata da strati in giaciture sub-orizzontali, e ricoperti in leggera discordanza dai sedimenti clastici appartenenti alla Formazione a colombacci (s.l.) e alle Argille Azzurre plioceniche, risulta qui assai alterata per cause tettoniche (Costa, 1987).
La caratteristica geologica principale dei Gessi di Rontana e Castelnuovo è di essere costituiti infatti da una serie di scaglie tettoniche addossate le une alle altre, separate da almeno tre, ma più probabilmente quattro, superfici principali di accavallamento secondo assi SSE-NNW, che determinano una struttura embriciata con diverse ripetizioni della successione. Si tratta di una delle aree strutturalmente più complesse dell'intera Vena del Gesso, un vero crocicchio la cui originaria geometria è stata complicata da numerose faglie verticali sia trasversali, con orientazione prevalente NW-SE e NE-SW, sia longitudinali orientate E-W (Marabini & Vai, 1985; Marabini et al., 1994; Bentini, Costa, Evilio, 1985).
Tale "rivoluzionamento" di banchi gessosi, definito scientificamente una "tettonica compressiva tangenziale", si verificò probabilmente nel breve volgere di 100-200 mila anni, coinvolgendo tutta la Vena del Gesso (compresa la porzione sepolta nel sottosuolo), incorporandola al fronte di una vasta fascia da cui si sarebbe originata la porzione intramessiniana della Catena Appenninica. Ne derivò in sostanza un raccorciamento rispetto alla lunghezza iniziale, con pieghe così brusche da arrivare allo strappo verso l'Adriatico e spesso anche al controstrappo verso l'Appennino, i cui effetti consistono appunto in duplicazioni o addirittura - come nell'area in esame - triplicazioni o quadruplicazioni della successione regolare delle bancate evaporitiche (Vai, 1994, p. 73).
Alla "tettonica compressiva tangenziale" sono da imputarsi anche gli smembramenti di ammassi gessosi dal blocco principale di Rontana - Castelnuovo, che affiorano isolati a SW di quest'ultimo: il più importante costituisce il rilievo di Col Mora. Altri minori si trovano a est di Angognano, separati dal blocco di Monte Rontana da faglie che portano in affioramento i litotipi della Formazione Marnoso-arenacea (come per es. al Carnè e sul fianco sud-ovest del "Catino di Pilato").
La Formazione Marnoso-arenacea caratterizza geologicamente e morfologicamente non solo il versante meridionale, ma anche tutto quello settentrionale dei Gessi di Rontana e Castelnuovo, prolungandosi a sud, come già anticipato, sino a separarli dai Gessi di Brisighella e ricollegandosi a nord-ovest col mini-Horst del Sintria; affioramenti di rocce appartenenti a tale Formazione sono osservabili ad es. nel tormentato versante di frana a monte della strada provinciale Monticino-Limisano in direzione di Case Masiere (Marabini et al., 1994, cit., particolarm. p. 424). Conseguentemente a NE dell'affioramento selenitico in esame la Formazione a Colombacci e le Argille plioceniche sono trasgressive direttamente sulla Formazione Marnoso-arenacea (Costa, 1987, cit. ).
Nel versante meridionale si segnala, soprattutto dal punto di vista geomorfologico, la conca semichiusa di Ca' Piantè, una depressione con morfologia pseudocarsica, che interessa in parte i gessi, in parte (settore meridionale e forse mediano) terreni argilloso-sabbiosi della sottostante Formazione Marnoso-arenacea, e che risulta allungata parallelamente alle linee di dislocazione longitudinali. Essa presenta analogie con il paesaggio di Monte Mauro ove, al contatto tra le scaglie tettoniche, sono conservate alcune fasce della sottostante e più erodibile successione pelitica e arenacea messiniano-tortoniana che simulano vere e proprie doline (Marabini et al., 1994, cit., p. 407).
La depressione di Ca' Piantè può essere interpretata anche come paleo-valle chiusa per le caratteristiche del solco che incide profondamente la soglia gessosa settentrionale, solco che, con direzione S-N scende fino al piede del colle di Castelnuovo per poi collegarsi alla valle subaerea del Rio Cavinale (Bentini, Costa, Evilio, 1985, cit.). Prima dei recenti lavori di livellamento agricolo con mezzi meccanici, che hanno profondamente alterato la morfologia dei campi del podere Piantè, detto solco non era interessato da una circolazione superficiale di rilievo (si veda in proposito il paragrafo relativo all'idrologia). 
In tutta la zona di Piantè sono frequenti blocchi e ciottoli carbonatici provenienti da affioramenti di "calcari a Lucina" Auct. (nome storico per vari orizzonti litostratigrafici informali), così chiamati perché contengono grandi quantità di questi grossi bivalvi marini. Gli affioramenti dei dintorni di Rontana furono studiati per primo da Angelo Manzoni (1876). A cartografare in dettaglio gli affioramenti del Sintria e della zona a ovest di Rontana fu invece, verso la fine del secolo scorso, Giuseppe Scarabelli in un abbozzo rimasto inedito di carta geologica a scala 1 : 25.000; utilizzando come base la Tavoletta I. G. M. "Brisighella" (F. 99 I SO), appena edita, egli non solo perimetrò, colorandolo in rosa, l'ammasso gessoso di Brisighella e Rontana separato da quello di Monte Mauro, ma mise in evidenza in color azzurro l'affioramento discontinuo di "calcare a Lucina" (Marabini, 1995).
Il calcare organogeno dell'area di Rontana e Castelnuovo si presenta sotto forma di massi, blocchi e lenti e di corpi colonnari brecciati di svariatissime dimensioni il cui spessore è compreso tra i 50 cm e i 10 m e non forma mai strati regolari. Litologicamente si tratta di calcari marnosi e calcareniti, che si presentano in associazione con unità torbiditiche ed emipelagitiche e cioè di depositi intra formazionali inclusi nel membro superiore della Formazione Marnoso-arenacea di età tardo tortoniana-messiniana iniziale. Sono stati ritenuti da vari autori (fra i quali Ricci Lucchi e Veggiani, 1966) alloctoni e derivanti da franamenti sottomarini in bacini di avanfossa.
Attualmente invece sia questi affioramenti di "calcare a Lucina" sia tutti gli altri della regione tosco-romagnola vengono interpretati come gli equivalenti miocenici delle costruzioni carbonatiche, recentemente rese note, formatesi attorno a fuoriuscite fluide fredde ricche di metano sul fondo degli oceani moderni ("chemoherms"); ne hanno infatti una rimarchevole somiglianza per le loro caratteristiche petrografiche e strutturali e per la fauna del tipo chemiosintetico. I movimenti tettonici che accompagnarono l'orogenesi appenninica durante il Miocene sono verosimilmente la principale causa della compattazione dei sedimenti clastici depositatisi nelle avanfosse e quindi della espulsione di fluidi ricchi in metano, che determinò la formazione dei calcari ricchi di Lucina sul fondo marino (Ricci Lucchi & Vai, 1994; Taviani, 1994; Terzi et al., 1994; Vai et al., 1997). 
Spuntoni isolati di "calcari a Lucina", più o meno consistenti, si possono osservare lungo tutta la fascia che si sviluppa a sud dei gessi e ad essi stratigraficamente sottostanti, tra Monte Rontana ed il torrente Sintria, presso una faglia che con direzione NW-SE separa le marne tortoniane dai gessi messiniani: affiorano ad es. al bordo della strada comunale Rontana in corrispondenza del Catino di Pilato; lembi discontinui, con direzione all'incirca SE-NW, emergono tra Ca' Collina e Monte Spugi; presso Ca' di Là e Ca' di Carè; presso Ca' la Fornace e in località Pietralunga, ove fino ai primi anni sessanta è stata attiva una cava e, alla sinistra idrografica del Torrente Sintria, lungo le pendici SE di Monte Mauro.
In particolare, in corrispondenza del Catino di Pilato, dal bordo della strada risalendo fino al margine sud-ovest della dolina, si potè osservare (1976) un banco di calcare, dello spessore di una decina di metri e con l'aspetto di una breccia, contenente Lucina e macroforaminiferi. Non è escluso che l'affioramento sia costituito da vari livelli: infatti in alto il calcare è molto più consistente e grigiastro, mentre in basso è meno compatto e di colore giallognolo. Inoltre superiormente passa ad una argilla sabbiosa (o sabbia marnosa) che sembra contenere gli stessi fossili.
In località Angognano si osservano creste di questo calcare compatto, biancastro in superficie, grigio azzurrognolo su frattura fresca, contenente molti esemplari di svariate dimensioni di Lucina. Gli spuntoni rappresentano l'affioramento parziale di uno strato della medesima roccia, della potenza di circa 2 metri, il quale a Col Mora è sottostante ai cicli evaporitici: E' degno di nota il fatto che i "calcari a Lucina" non contengono fossili in tutta la loro estensione; inoltre in alcune località attorno a Col Mora, Piantè, Antesi, Carnè, si presentano teneri, leggeri, quasi spugnosi, per lo più in blocchi ovoidali di varie dimensioni, chiamati localmente "spungot ed calzèna", mentre, in generale, sono durissimi e compatti (Cavina, 1962, pp. 37-38, 40). 
L'assetto strutturale dell'area in esame ha favorito il notevole sviluppo di processi carsici sotterranei e superficiali.
Poiché le rocce gessose sono assai poco permeabili per porosità, l'infiltrazione in un primo tempo ed in seguito la circolazione ipogea avvengono esclusivamente lungo linee strutturali, che essendo di norma vie di facile penetrazione e scorrimento, indirizzano e controllano lo sviluppo del carsismo (Costa & Forti, 1994, pag. 96). Questa relazione fra tettonica e fenomeni carsici appare ben evidente se si raffrontano le direzioni di allungamento delle principali cavità carsiche con l'andamento delle linee di disturbo tettonico presenti nell'area (Finotelli et al., 1986).
I fenomeni carsici epigei sono espressi principalmente in alcuni splendidi esempi di doline, particolarmente concentrate presso la chiesa di Castelnuovo e nel Parco Carnè.
Un cenno a parte merita la dolina a fondo piatto dell'Abisso Fantini ("Catino di Pilato"), ai piedi di Monte Rontana che, pure tipica per forma, è anomala in quanto non si apre interamente nel gesso, ma al contatto fra due litotipi (gesso e sabbie marnose, come visto in precedenza). Al margine ovest della dolina la stratificazione è quasi verticale, con banchi selenitici meno spessi, che sembrano essere quelli appartenenti alla porzione superiore della formazione, ad iniziare forse dal settimo.
Percorrendo il sentiero a mezza costa del lato nord-ovest della dolina, esattamente sopra l'Abisso Fantini, si possono osservare due strati separati da un'intercalazione marnosa erosa superficialmente. La grotta omonima è impostata in uno di questi banchi quasi verticali (all'interno è stata rilevata una pendenza di circa 75°) che è probabilmente da collocare tra il settimo e il decimo della formazione.
Un'altra intercalazione marnosa si vede in corrispondenza del bordo settentrionale della dolina; si notano inoltre blocchi di calcare nella parte alta del banco sottostante, calcare che sembra rappresentare il termine di passaggio tra due bancate di gesso, analogamente a quanto avviene lungo la strada presso Castelnuovo.
Al margine nord-ovest della dolina, lungo il sentiero, quasi sopra il Buco della Croce, affiora uno straterello verticale di calcare laminato da interpretarsi come costituente la base di un banco di gesso. Anche la grotta sopra citata si apre pertanto in uno strato a forte inclinazione che sembra essere il penultimo localmente esistente della serie.
Vicino alla svolta che il sentiero compie dirigendosi verso la Croce di Rontana, si aprono altre due piccole cavità di modestissimo sviluppo e pertanto non catastabili, in una delle quali l'apertura è impostata sotto il letto di un banco di gesso molto inclinato (circa 60°). Probabilmente alla base c'era il calcare laminato, qui asportato completamente. La grotticella in questione è pertanto da considerarsi di interstrato. 
Le osservazioni condotte nell'Abisso Peroni, in particolare nel salone di crollo che con direzione SE - NW attraversa almeno quattro banchi gessosi di spessore medio unitario intorno ai 15 metri, hanno permesso di verificare il ruolo primario che nella formazione di questo salone rivestono le dislocazioni e le famiglie di fratture ad esso legate, indotte da forze plicative orientate. I banchi di gesso attraversati dalla lunga sala appaiono in un assetto sinclinalico, faticosamente realizzatosi attraverso vaste "lacerazioni" dei margini slabbrati e dislocati e rimarchevoli mutui scorrimenti degli strati sulle marne di interstrato. Situazioni simili sono osservabili in altre cavità della Vena del Gesso (ad es. nel salone della Grotta del Noce) e si adattano al quadro tettonico proposto da Marabini & Vai (1985, cit.) (Costa, 1987, cit.).
Anche il raggiungimento di gallerie a quote inferiori attraverso pozzi in successione è da mettersi in relazione col locale assetto e colle caratteristiche dei banchi interessati dal carsismo, essendo tali pozzi, come avviene nell'Abisso Fantini, allineati lungo lineazioni strutturali. La loro morfologia è quasi sempre "a campana", tipica dei cosiddetti pozzi a cascata, scavati dall'acqua che precipitava ed in alcuni casi precipita da un livello superiore ad uno inferiore: un esempio è dato dal grande pozzo profondo 42 metri che collega la dolina dell'Abisso Peroni al corso d'acqua ipogeo del complesso Fantini - Mornig - Peroni - Cavinale (Costa & Forti, 1994, cit., p. 106).
L'impossibilità pratica del carsismo di spingersi nelle rocce gessose sotto il livello freatico fa sì che nei gessi le morfologie freatiche siano molto rare: tuttavia un esempio da manuale ascrivibile a tale genesi è rappresentato dalla condotta forzata nota come "Passaggio della penitenza" nell'Abisso Fantini (Costa & Forti, 1994, cit. p. 102). Il netto contrasto fra lo sviluppo verticale che caratterizza le grotte fino a questo tratto e quello sub - orizzontale che essa assume dal "Passaggio della penitenza" compreso fino al "vecchio" e al "nuovo" fondo è quasi sicuramente imputabile al raggiungimento del contatto fra i Gessi e la sottostante Formazione Marnoso - arenacea. 
                                                                                                                            Luciano Bentini

Un caloroso ringraziamento a Stefano Marabini per la lettura critica del manoscritto ed i preziosi suggerimenti ricevuti nel corso della stesura di questo lavoro.

Bibliografia

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