CARSISMO E SPELEOLOGIA

   
Gruppo Speleologico Faentino - Speleo GAM Mezzano
LE GROTTE DELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA
I Gessi di Rontana e Castelnuovo
  
   

SCHEDA IDROLOGICA

La colorazione dell'Abisso Fantini (ER RA 121), effettuata il 23 marzo 1986 dal Gruppo Speleologico Faentino, ha risolto uno dei più intriganti problemi idrogeologici ancora aperti nella Vena del Gesso romagnola.
In precedenza sulla scorta di un vecchio lavoro di Mornig (ed. 1995) si riteneva, pur con qualche dubbio, che l'acqua dell'Abisso Fantini tornasse a giorno immediatamente a monte della strada provinciale Limisano - Monticino (sotto Case Masiere) e pertanto confluisse nel vicino complesso della Tanaccia di Brisighella.
I due chilogrammi di fluoresceina immessi nel corso ipogeo del Fantini hanno colorato invece nell'ordine le acque dell'Abisso Mornig (ER RA 119) e Peroni (ER RA 627) e della Grotta Risorgente del Rio Cavinale (ER RA 457). Si è avuta così la prova che la quasi totalità delle acque dei Gessi di Rontana e Castelnuovo viene drenata da un unico sistema carsico che attraversa longitudinalmente l'intera formazione parallelamente agli assi strutturali SE - NW dell'affioramento, costituiti dalle faglie e accavallamenti individuati da Marabini e Vai (1985). Tale collettore è esteso linearmente circa 1,8 chilometri ed è stato percorso discontinuamente in segmenti più o meno lunghi, separati fra loro da occlusioni, frane e strettoie per ora insuperabili; nonostante ciò le principali grotte che ad esso fanno capo vantano uno sviluppo complessivo che sfiora i quattro chilometri. L'ampiezza del bacino carsico della Grotta Risorgente del Rio Cavinale venutasi così a delineare giustifica pienamente la portata e la persistenza delle acque risorgive.
E' degno di nota che il complesso in esame costituisce per la Vena del Gesso un tipico esempio di collettore ipogeo raggiungibile in tratti diversi del suo percorso attraverso "grotte a pozzo", le più rilevanti delle quali, gli Abissi Mornig e Peroni, sono geneticamente e morfologicamente legate, assieme agli Abissi Fantini e Garibaldi e agli inghiottitoi e punti idrovori dislocati a quote via via decrescenti lungo la direttrice Carnè - Piantè - Castelnuovo, all'assetto geologico locale caratterizzato dalla verticalità degli strati di gesso.


1 - La cosiddetta "dolina dei pali", sul fondo della quale si aprono i Pozzi a NE di Ca' Carnè. (foto Ivano Fabbri, G. S. Faentino)

2 - La dolina dell'Abisso Peroni presso Castelnuovo. (foto Ivano Fabbri, G. S. Faentino)

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A seguito delle ultime esplorazioni è ora l'Abisso Garibaldi (ER RA 528) la grotta idrologicamente più a monte dell'intero sistema, pur essendo l'ingresso ad una quota inferiore rispetto all'Abisso Fantini. L'acqua appare per un brevissimo tratto a quota 339 m s.l.m. e subito scompare in una stretta fenditura sifonante. Il rivolo ricompare a quota 335 nel punto in cui l'Abisso Garibaldi si collega con un breve cunicolo all'Abisso Fantini. Da notare qui, sulla destra idrografica, un modestissimo affluente. Nell'Abisso Fantini è possibile seguire il torrentello, pur con alcune interruzioni, fino al fondo. In questo tratto, a parte la presenza di alcuni stillicidi, l'unico apporto al torrente principale è costituito da un rigagnolo posto sulla destra idrografica, a quota 314. L'acqua, dopo un percorso di circa 300 metri, scompare tra i massi di frana a quota 309 per ricomparire a quota 195 nell'Abisso Mornig, dopo aver percorso un chilometro in direzione NW (Costa & Evilio, 1987; Sansavini, 1990; Bentini, 1993).

Le numerose ed ampie doline intermedie che si susseguono senza soluzione di continuità sono sicuramente in collegamento idrologico con il sottostante collettore. In alcuni casi l'inghiottitoio risulta però completamente ostruito (dolina a NW di Ca' Masiera, dolina a W di Ca' Antesi) oppure le grotte finora esplorate non raggiungono il torrente in quanto occluse in profondità da potenti riempimenti, come ad es. l'Abisso Faenza (ER RA 399), la Grotta a N di Ca' Carnè (ER RA 381) ed i Pozzi a NE di Ca' Carnè (ER RA 395). Queste ultime cavità sono attive durante il disgelo o in occasione di precipitazioni forti e prolungate; di norma sono interessate soltanto da modesti stillicidi.
Praticamente nullo è invece il contributo idrico delle numerose fratture tettoniche, presenti un po' ovunque lungo le dorsali gessose.

Un apporto al collettore ipogeo del sistema carsico è dato invece dalla valle chiusa di Ca' Piantè; parte dell'acqua che vi scorre in superficie proviene dalla Risorgente di Ca' Carnè (ER RA 394), stagionalmente attiva e punto terminale di un limitato complesso le cui cavità assorbenti finora conosciute sono la Grotticella a W dell'Abisso Faenza (ER RA 522) e la C 7 (ER RA 762) che drenano rispettivamente le acque dell'ampia dolina a monte di Ca' Carnè e degli affioramenti gessosi subito a W della dolina stessa. Tali apporti non sono però sufficienti a giustificare la portata della risorgente che, per quanto modesta, è pur sempre significativa.
Il rigagnolo che fuoriesce dalla risorgente a quota 368 scorre in superficie in direzione NNW per circa 600 metri; negli anni trenta il suo tratto terminale era stato incanalato artificialmente dal Consorzio di Bonifica di Brisighella in un fosso che, poco a N della casa colonica, compiva una svolta ad angolo retto tagliando trasversalmente il coltivo e si immetteva nell'Inghiottitoio a NE di Ca' Piantè (ER RA 458). Questa cavità assorbente, che si apre a quota 285 ai piedi di una parete in frana, si sviluppa all'incirca in direzione NNE e punta verso l'Abisso Mornig che dista in linea d'aria meno di 250 metri e si apre a quota 259 nel punto più depresso di una profonda dolina.
Poco a S di Ca' Piantè confluisce nel fosso un altro corso d'acqua che scende da Col Mora scorrendo in una vallecola dal Thalweg ingombro di grandi massi di "calcare a Lucina". Esso non ha un regime perenne, ma in occasione di forti precipitazioni o di scioglimento di nevi raggiunge una portata all'incirca della stessa entità del suo collettore.

L'Abisso Mornig, posto 500 metri a monte della Risorgente del Rio Cavinale, costituisce il principale nodo idrogeologico dei Gessi di Rontana e Castelnuovo; raggiunge infatti, con un dislivello di 71 metri, il corso ipogeo principale proveniente dall'Abisso Fantini (Sexiphone, quota 195), nel quale si immettono due affluenti: uno perenne proveniente da NE, risalito fino a quota 210 (Rio Mare), che drena presumibilmente le acque degli affioramenti gessosi posti a N di Ca' Antesi; l'altro, temporaneo, tramite il Ramo dei Sassi Neri, che ha origine dall'Inghiottitoio a NE di Ca' Piantè, come hanno dimostrato la colorazione effettuata il 21 febbraio 1985 dal Gruppo Speleologico Faentino ed il ritrovamento di granuli di materiale plastico dallo stesso immessi nell'inghiottitoio il 17 marzo 1974. I punti estremi raggiunti in questo secondo affluente e nell'Abisso Mornig distano tra loro circa 170 metri con un dislivello intorno ai 70 metri e con un decorso delle acque canalizzate da SE a NW (AA. VV., 1987).
Attualmente però le acque della valle chiusa di Ca' Piantè non vengono più drenate dall'omonimo inghiottitoio, divenuto quasi totalmente inattivo in seguito agli imponenti lavori di scasso e di ruspatura eseguiti alla fine degli anni ottanta dal proprietario del fondo; lavori che hanno sconvolto anche il tracciato del fosso del Consorzio di Bonifica in modo tale che si creava uno specchio d'acque stagnanti, fino a quando la recente riapertura di una cavità assorbente (Grotta di Selva, ER RA 765) ha reso possibile incanalarle in essa malgrado la difficoltà di deflusso.
Comunque è stato accertato tramite colorazioni effettuate dallo Speleo GAM che le acque confluiscono ugualmente nel collettore ipogeo principale tramite il ramo dei Sassi Neri.

L'Abisso Peroni, che si apre a S di Ca' Gesso a quota 211 alla base di una profonda dolina imbutiforme, immette anch'esso in tale collettore in un tratto intermedio tra l'Abisso Mornig e la Grotta Risorgente del Rio Cavinale, in corrispondenza della profondità massima raggiunta, 55 metri, ove da una bassa fenditura orizzontale filtrano le acque orientate secondo le linee di frattura, qui coincidenti con la direzione di strato (NNW - SSE).
Alla congiunzione materiale Risorgente - Peroni mancano solo pochi centimetri, come risulta dai rilievi, dalle morfologie pressoché identiche e come dimostrato del resto dal collegamento "a vista" effettuato nel luglio 1986. 
Nella parte fossile dell'Abisso Peroni, in corrispondenza della cosiddetta "dolina interna", confluisce una diramazione proveniente da NE che è stata risalita fino a che le dimensioni lo consentono; la morfologia e la presenza di laterizi suggeriscono trattarsi del ramo proveniente dall'Inghiottitoio di Ca' Torre (ER RA 117), che si apre ad un centinaio di metri a NNW a quota 201. Quest'ultima cavità, da tempo nota limitatamente al pozzetto di accesso, è attualmente ostruita in seguito a lavori di sistemazione agricola.
Vale la pena ricordare che osservazioni degli anni '60 (G. S. Città di Faenza, G. S. Vampiro Faenza, 1964) riportano che nella dolina di Ca' Torre si formava, in periodo di gelo, un laghetto temporaneo, poiché il terminale dell'inghiottitoio, profondo allora m 16, non riusciva a smaltire le acque in tempi brevi.
In conclusione, la Grotta Risorgente del Rio Cavinale costituisce il terminale dell'unico collettore drenante tutte le acque dei Gessi di Rontana e Castelnuovo, di cui l'Abisso Fantini è la cavità assorbente posta alla quota più elevata (m 426), con un dislivello di ben 267 metri rispetto alla risorgente; dislivello ben superiore alla limitata potenza della formazione gessosa, ma che si spiega tenendo conto dell'assetto tettonico locale caratterizzato, come si è visto, da strati verticali e da ripetizioni della successione.

Un problema ancora irrisolto costituisce però la vallecola che ha origine a NW di Ca' Piantè e, incidendo l'affioramento selenitico, scende ingombra di massi di frana in direzione della rupe di Castelnuovo; dopo la curva che la strada diretta al Sintria descrive prima del bivio per Vespignano, la morfologia a forra si trasforma assumendo la foggia di una stretta e poco profonda depressione che lambisce a W il rilievo di Castelnuovo, prima di confluire nel corso epigeo del Rio Cavinale. Il cambiamento di morfologia è determinato dal fatto che il Thalweg è qui impostato sui terreni impermeabili della Formazione Marnoso - arenacea.
La vallecola, fossile prima dei lavori di trasformazione agricola al podere Piantè, si ritiene sia il paleo-corso subaereo dell'affluente ipogeo di sinistra idrografica del Rio Cavinale. Sembra convalidare l'ipotesi il fatto che, nei gessi poco a NW di Ca' Piantè era stato da tempo individuato l'inghiottitoio P 1, nel tratto iniziale del paleo-corso; risultato intransitabile, riusciva però a drenare parte delle acque provenienti dal rilievo di Monte Spugi. Ma poiché anch'esso è stato chiuso dai movimenti di terra, le acque ora scorrono nuovamente in superficie nel vecchio alveo e nell'autunno 1995 hanno tracimato inondando l'area del frutteto a SE della Casa Torricella di quota 212 ed il piano terra della casa stessa, poiché quest'area si trova ad una quota più bassa rispetto alla strada e all'alveo del corso d'acqua che qui la costeggia.
Sono stati necessari lavori di arginatura per evitare il rischio di nuove inondazioni; in effetti l'anno successivo il fenomeno non si è ripetuto, ma ciò è dovuto soprattutto al fatto che nel settore terminale della vallecola scavata nel gesso, prima della curva descritta dalla strada, gran parte delle acque meteoriche sembra venire inghiottita da un punto idrovoro intransitabile riattivatosi (Tonino Benericetti, comunicazione personale). In caso di forti precipitazioni l'acqua raggiunge comunque anche adesso la curva della strada inondandola.
                                                                                                                           Luciano Bentini
                                                                                                                           Piero Lucci

Bibliografia

AA.VV., 1987: I Gessi di Rontana e Castelnuovo: le più recenti esplorazioni. Ipogea 1986-1987: 3-11.
Bentini L., 1986: Le grotte della Romagna. In: Marabini C., Della Monica W. (a cura di), Romagna, vicende e protagonisti, 1. Ed. Edison, Bologna: 64 - 101. 
Bentini L., 1993: La Vena del Gesso romagnola - Caratteri e vicende di un parco mai nato. Speleologia Emiliana 19 (4): 1-67. 
Bentini L., 1994: Storia delle esplorazioni speleologiche e idrologiche dai precursori ad oggi. In: Regione Emilia Romagna, La Vena del Gesso, a cura di: Bagnaresi U., Ricci Lucchi F., Vai G.B.: 118-128. 
Bentini L., Costa G.P., Evilio R., 1985: Note preliminari sull'Abisso G. Mornig (119 E/RA) e sull'idrologia carsica dei "Gessi di Rontana e Castelnuovo" nella Vena del Gesso romagnola. Atti Simp. Intern. sul carsismo nelle evaporiti, Bologna 1984: 49-63.
Costa G. P., Evilio R., 1987: Abisso Fantini. In: Guida alle più note cavità dell'Emilia Romagna. Ipoantropo 5, 77 -86.
Marabini S., Vai G.B., 1985: Analisi di facies e macrotettonica nella Vena del Gesso in Romagna. Boll.Soc. Geol. It. 104:21-42. 
Mornig G., 1957 (ed.1995): Grotte di Romagna. Speleologia Emiliana, Memorie, 1: 1-32.
Sansavini B., 1990: Il Complesso Fantini - Garibaldi. Annuario GAM 1990: 18 - 21.


 

 

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