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CARSISMO E SPELEOLOGIA |
| Gruppo Speleologico Faentino - Speleo GAM Mezzano |
| LE GROTTE DELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA |
| I Gessi di Rontana e Castelnuovo |
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Questa
seconda Memoria di “Speleologia Emiliana”, che viene pubblicata a
distanza di 4 anni da Grotte di
Romagna, opera postuma di Giovanni Mornig, in certo qual modo ne
costituisce la prosecuzione, poiché riprende in esame un ben definito
settore della Vena del Gesso romagnola, oggetto delle ricerche
pionieristiche condotte dallo speleologo triestino nella prima metà degli
anni trenta. Si tratta dei Gessi di Rontana e Castelnuovo, ove Mornig
individuò ed esplorò una ventina di grotte, dalla più famosa cavità
assorbente, l’Abisso Fantini, alle Grotta Risorgente del Rio Cavinale,
che sappiamo oggi essere il recapito
di tutte le acque carsiche di tale area. Di
altre, pur esplorandone e rilevandone solo il tratto iniziale, aveva però
intuito l’importanza, come nel caso del Buco del Gatto, oggi abisso a
lui intitolato; pur essendosi arrestato a soli 18 metri di profondità,
scrisse infatti che anticamente la cavità sprofondava ben di più, ma che
si era ostruita per frane causate dall’improvviso crollo della parete
superiore. Notò poi quasi profeticamente che quella di Castelnuovo è la
zona più tipicamente carsica del Brisighellese: infatti vi si aprono le
principali grotte del complesso – Abisso Mornig e Peroni e Grotta
Risorgente del Rio Cavinale, tra loro collegate – il cui sviluppo noto
è di 2.247 m. Invece
il problema che Mornig non riuscì a risolvere è quello idrologico: fu
ingannato forse dall’esito, ancor oggi incomprensibile, della
colorazione con anilina delle acque dell’Abisso Fantini, che secondo lui
sarebbero riemerse presso Case Masiere (e colui che immise nell’acqua il
tracciante, il dott. Mario Missiroli, oggi quasi novantenne, ne ha tuttora
un vivo ricordo). In
realtà oggi, come già anticipato, sappiamo che Fantini e Cavinale sono
l’inizio e il terminale di un solo grande complesso, tipico esempio di
collettore ipogeo raggiungibile in tratti diversi dal suo percorso
attraverso “grotte a pozzo”: il suo dislivello è di ben
267 metri, il massimo nella Vena del Gesso romagnola. Purtroppo ben
difficilmente, anche in futuro, sarà possibile percorrerlo integralmente
a causa delle frane e strettoie impraticabili che permettono di accedere
solo ai primi e agli ultimi segmenti. Dopo
la partenza di Mornig per l’Africa (1935) e la susseguente pausa
bellica, del 1956 hanno ripreso le ricerche in zona i due neocostituiti
Gruppi “Città di Faenza” e “Vampiro”, poi unificatesi nel 1966 a
formare il “Gruppo Speleologico Faentino” e, dal 1985, lo Speleo GAM
Mezzano, portando a 47 il numero delle grotte messe a Catasto. Questa
Memoria raccoglie quindi i principali risultati di studi multidisciplinari
condotti nell’arco di 65 anni da parte di scienziati, naturalisti e
speleologi che hanno affrontato problematiche riguardanti aspetti
geologici, idrologici, paleontologici, paletnologici, folkloristici e,
naturalmente, speleologici. Il
lavoro è per sua natura collettivo e gli Autori i nomi dei quali
compaiono nel testo sentono il dovere di ringraziare tutti coloro che per
motivi anagrafici non svolgono più attività esplorativa, ma che hanno in
passato fornito contributi determinanti; troppo lungo sarebbe elencarli,
col rischio di dimenticarne qualcuno. Con
l’auspicio che questo possa fornire validi argomenti per la
realizzazione della Parco Naturale della Vena del Gesso, che avrebbe
proprio nei fenomeni carsici la sua peculiare attrattiva, si ricorda che
al momento sono in funzione i servizi offerti dal Parco Carnè, che si
presta attivamente come base logistica per esplorazioni ed escursioni, ed
il Centro di Documentazione della Vena del Gesso di Riolo Terme, che ha
sede nella Rocca trecentesca. Gruppo
Speleologico Faentino Speleo
GAM Mezzano (RA) |
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Speleo GAM Mezzano (RA)