In particolare è merito suo, con una pubblicazione del 1876 sul Bollettino del Regio Comitato Geologico Italiano, la prima vera segnalazione scientifica degli ammassi calcarei, da lui chiamati "calcare a Lucina
pomum" per il contenuto di grandi bivalvi fossili, affioranti in vicinanza dei gessi nella zona di Rontana a ovest di Brisighella
(Manzoni, 1876, 1).
Tuttavia questa pubblicazione pioneristica, pur citata in seguito dai molti altri studiosi del "calcare a Lucina" dell'Appennino Settentrionale, non ha determinato quella considerazione scientifica che forse meriterebbero a tutt'oggi gli affioramenti di
Rontana. Circostanza che trova radici senz'altro anche in alcuni risvolti della personalità e storia umana di Angelo
Manzoni, studioso indipendente poco incline ai compromessi con l'establishment accademico del tempo, un fatto messo bene in rilievo recentemente da Cesare Tabanelli nel ricordarne la vita e le opere
(Tabanelli, 1989).
Angelo Manzoni geologo.
Angelo Manzoni, la cui nonna era cugina di Vincenzo Monti e il cui zio fu Giacomo Maria Manzoni (1816-1885), bibliofilo e importante patriota
lughese, crebbe in ambiente colto e fu educato, come tradizione familiare, in collegio a Lucca nel Granducato di Toscana, che allora per i Romagnoli era un paese straniero
(Manzoni G., 1967).
Sebbene si sia laureato in Medicina a Bologna nel 1866, la sua prima vocazione erano comunque state le scienze naturali e in particolare la malacologia e la paleontologia. Infatti giovanissimo aveva conseguito una sorta di laurea breve nel 1862 in Scienze Naturali presso l'Università di Pisa, seguendo le lezioni dei Professori Paolo Savi (1798-1871) e Giuseppe Meneghini (1811-1889), non a caso i medesimi maestri di molti altri grandi naturalisti e geologi dell'800, tra cui anche
l'imolese Giuseppe Scarabelli (1820-1905).
Una volta medico poté anche viaggiare all'estero per perfezionarsi in oculistica, acquisendo dimestichezza con le lingue straniere, e soggiornando tra l'altro a Vienna dove conobbe e strinse rapporti con alcuni tra i più eminenti naturalisti dell'epoca
(Fuchs, Hoernes, …), nel frattempo che, tra il 1868 e il 1871, diede alle stampe oltre una decina di pubblicazioni scientifiche di argomento prevalentemente malacologico e paleontologico. Le sue aspirazioni di naturalista militante erano talmente forti che, dopo essere stato anche Sindaco di Lugo tra il 1870-1872, trovò finalmente occasione di coltivarle, apparentemente a tempo pieno, in particolare dedicandosi con passione anche alla geologia stratigrafica.
Cosicché tra 1873 e il 1881-82, a seguito di intense campagne di rilevamento geologico effettuate soprattutto nell'Appennino Romagnolo ed Emiliano, pubblicò una ventina di importanti lavori stratigrafici e paleontologici che ebbero vasta risonanza nell'ambiente scientifico
(Manzoni, 1876; Manzoni, 1880 - 1; Manzoni, 1880 - 2; Manzoni, 1881, etc). Erano questi anni assai fecondi per gli studi geologici di questa zona, con parecchi studiosi in competizione tra loro, anni che culminarono nel noto Congresso Internazionale di Geologia tenutosi a Bologna nel 1881 sotto la presidenza di Giovanni Capellini (1833-1922), professore di geologia nel locale Ateneo e allora uno dei più affermati scienziati a livello internazionale.
Il fatto che da quel momento sino alla morte precoce, nel 1895, Angelo Manzoni si appartasse quasi del tutto dalla comunità scientifica italiana, senza più pubblicare, e donando le sue ricche collezioni al Museo di Firenze piuttosto che a quello di Bologna, è stato da Cesare Tabanelli messo in relazione anche con dissidi che debbono essere intervenuti tra Manzoni e Capellini
(Tabanelli, 1989), e di cui vari indizi possono essere individuati.
Si consideri ad esempio il fatto che nella sua autobiografia Capellini cita Manzoni incidentalmente solo come uno studente di Medicina a Bologna nel 1865 e lo ignora completamente invece quale il naturalista e geologo di rilievo che in effetti fu (Capellini, 1914). E d'altra parte la circostanza che in una delle ultime pubblicazioni
(Manzoni G., 1967) Manzoni renda apertamente onore e giustizia alla figura del bolognese Giuseppe Bianconi (1809-1878), rivendicandogli a posteriori la priorità di aver intuito l'età miocenica di molti terreni dell'Appennino Bolognese, in contrasto con quei colleghi come Capellini che li ritenevano erroneamente
eocenici, riveste senz'altro anche un significato polemico, se si considera che il cattolicissimo Giuseppe Bianconi era stato predecessore di Capellini e da questi era stato "spodestato" nella Cattedra di Geologia dell'Ateneo Bolognese.
L'escursione di Manzoni a Rontana del 1876.
Nel Bollettino del Regio Comitato Geologico Italiano del 1876 così inizia,
programmaticamente, la comunicazione scientifica di Angelo Manzoni dal titolo Della posizione stratigrafica del calcare a Lucina
pomum, Mayer, lunga sette pagine e datata maggio 1876 (Manzoni, 1876):
"Conformemente al suo titolo questo mio scritto è inteso a dimostrare la seguente proposizione:
Il calcare a Lucina pomum è una dipendenza ed una fase iniziale della formazione
gessifera, e si trova saltuariamente alla base di questa.
Nelle collezioni pubbliche e private di geologia e paleontologia delle città di Parma, Modena, Bologna ed Imola, accade facilmente di notare la presenza di grossi nuclei semi-globosi di una gigantesca conchiglia bivalve, la quale viene designata ora col nome di Lucina
pomum, Mayer, ora con quello di Lucina apenninica, Doderlein.
A me non era mai riescito di raccogliere in posto questi grossi nuclei, e molto meno di procurarmi indicazioni esatte sulla natura e posizione stratigrafica della roccia dalla quale venivano estratti. Mi rimaneva quindi da risolvere un problema di geologia locale."
E dopo aver esaminato le conoscenze generali a sua disposizione sull'argomento Mamzoni così racconta:
"Questo era lo stato delle mie conoscenze intorno al calcare a Lucina
pomum, allorquando recentemente mi si è presentata l'occasione di poterlo studiare in posto in due località ben distanti tra loro, l'una situata nelle colline di Brisighella sopra Faenza, e l'altra nelle colline di Bologna poste fra il fiume Reno ed il torrente Lavino."
Egli non spiega il motivo dell'escursione a Brisighella, se ad esempio fosse stato quì invitato da un amico o parente, ma possiamo fare comunque una interessante ipotesi, utile anche per inquadrare l'ambiente scientifico dell'epoca. Infatti egli figura aver partecipato nell'agosto-settembre 1875 alla Esposizione Agrario-Industriale-Artistica tenutasi a Faenza, ove aveva tra l'altro esposto, nell'ambito della Sezione di Geologia, Zoologia e Mineralogia, "conchiglie fossili delle calanche del Lamone e
Marzeno" (Anonimo, 1875). Questa partecipazione non deve sembrare strana, se si pensa che alla medesima esposizione era presente anche il ben più famoso Scarabelli, allora già Senatore, che con "Disegni relativi alla bonificazione di un vasto podere detto Cascinetto nel Comune di Mordano" e "Disegno per progetto di ingrandimento di una vigna detta del Monticino presso Imola" ottenne, tra l'altro, una medaglia d'argento con diploma d'onore. Ebbene, tra gli espositori in quella occasione figuravano anche Ponti Luigi con una "pietra da calcina da Brisighella" e soprattutto Lega Michele di Brisighella, che oltre a gesso e scagliola aveva portato un "travertino compatto di
Rontana" e un altro tipo dello stesso "spugnoso". Chissà, forse già in alcuni di questi campioni di calcare Manzoni aveva osservato la presenza di Lucina?
Ed ecco, integrale, la descrizione degli affioramenti di Brisighella:
"Lungo la strada che da Brisighella conduce serpeggiando alla chiesa detta del
Monticino, si può esaminare uno spaccato molto netto ed istruttivo dell'insieme della formazione
gessifera.
Questo insieme consiste, secondo la mia osservazione, oltre ai potenti banchi di gesso cristallino, di uno strato della potenza di poco più di un metro di un calcare compatto, bianchiccio che affiora qua e là alla base del gesso stesso, e al di sotto di una serie alternante di straterelli di sabbie gialle finissime e di argille turchine plastiche. Questo insieme di strati, di gesso cristallino, di calcare compatto e di straterelli alternanti di sabbie e di argille si mostra atteggiato allo stesso grado e direzione di sollevamento, e costituisce, secondo la mia opinione, il complesso e l'equivalente della formazione
solfo-gessifera.
Da Brisighella fino al Monte di Rontana (che è la più alta eminenza gessosa dal lato del
Lamone, come il Monte Mauro è ancora la più alta dal lato del Senio) si può dal lato di mezzogiorno seguire la base della catena del gesso, e riscontrare qua e là la comparsa del calcare compatto, bianchiccio, e la successione generale ed immediata alla massa del gesso cristallino di quella serie di straterelli alternanti di sabbie finissime giallastre micacee e di argille plastiche che sopra ho menzionati, e che lungo i torrentelli che scorrono sui fianchi del monte si vedono riprodursi per una serie verticale di considerevole potenza. Su queste argille plastiche io ho potuto sotto la chiesa di Rontana scuoprire dei frammenti di piccole conchiglie
(Pecten, Pteropodi); mentre nelle sabbie io non sono riescito a rinvenire traccia di fossili, per quanto queste sabbie finissime siano qua e là assodate in forma di grossi noduli che facilmente si isolano, ed al più piccolo tocco regolarmente si scompagnano in sottilissime lamine.
Lasciando il Monte di Rontana, e pur sempre seguendo la catena del gesso sulla linea del Monte Mauro si giunge dopo breve tratto all'uccelliera del signor marchese Cattani nel podere così detto di
Agugnano. Al di dietro dell'uccelliera si osservano alcune creste di calcare compatto, bianchiccio, contenente innumerevoli nuclei di Lucina
pomum; e queste creste non sono che l'affioramento parziale di uno strato di detto calcare di circa due metri di potenza, il quale si vede sorgere di sotto agli strati di gesso cristallino che formano il colmo del Monte della Mora.
In questa località io mi sono vantaggiato della migliore evidenza per stabilire che il calcare a Lucina pomum si trova qua e là alla base del gesso. In questa località io ho potuto raccogliere nuclei di Lucina di svariate dimensioni, dai più colossali che misurano un diametro trasverso di 16 centimetri ai più piccoli che di poco superano le dimensioni di un lupino. Assieme ai nuclei io ho trovato, specialmente nella serie degl'individui giovani, degli esemplari aventi il guscio abbastanza ben conservato da poter ritenere che realmente si tratti di una Lucina.
Infine, in mezzo alla sorprendente congerie di nuclei di Lucina pomum, che si rinviene nel podere di
Agugnano, io non sono riescito a scuoprire di altre conchiglie se non che una valva di un piccolo Mytilus o Modiola che possa essere.
Il calcare a Lucina pomum delle colline gessose di Brisighella non contiene dappertutto dove si mostra, come ho cercato di indicare, questa conchiglia. La sua posizione stratigrafica è alla base del gesso, e la sua presenza non è continua ma bensì saltuaria. Inoltre, mentre la sua qualità essenziale di calcare rimane ovunque la stessa, le sue accidentalità litologiche variano alquanto; giacchè in alcuni punti si mostra tenero, leggero e quasi che spugnoso, mentre d'ordinario è durissimo, compatto e silicifero per gettar fuoco sotto i colpi del martello.
I gessaioli del luogo si servono di alcune qualità di questo calcare compatto per farne della calce."
Infine, dopo aver descritto ancor più in dettaglio anche l'affioramento di "calcare a Lucina
pomum" presso il torrente Lavino nel Bolognese, che gli era stato segnalato dal Bianconi, Manzoni conclude avanzando l'ipotesi che questo calcare equivalga al "calcare siliceo di Mottura che trovasi sovrapposto allo strato di tripoli nella formazione solfifera di Sicilia" (quello oggi comunemente chiamato "calcare di base"), e rimanda la soluzione di ulteriori problemi stratigrafici ad altre indagini.
La polemica scientifica sul "calcare a Lucina pomum".
La pubblicazione sul "calcare a Lucina pomum" di Angelo Manzoni, sebbene egli fosse studioso indipendente e non accademico, e forse anche per certi toni apparentemente perentori che caratterizzavano la sua prosa, non passò assolutamente inosservata.
Infatti, sempre nel Bollettino del Regio Comitato Geologico Italiano apparve poco dopo una breve "Nota sul calcare a Lucina
pomum" di Francesco Coppi, datata 3 febbraio 1877 (Coppi F., 1877), in cui lo studioso modenese criticò apertamente l'ipotesi del Manzoni circa uno stretto legame stratigrafico tra il calcare e i gessi, riferendo che nel Modenese vi sono affioramenti di "calcare a Lucina" certamente ascrivibili ad una età più antica e distinta di quella degli strati gessosi. Nella medesima occasione Coppi criticò duramente anche la denominazione di Schlier che Manzoni sempre in quegli anni aveva introdotto, per analogia con terreni dell'Austria, per indicare le marne grigie mioceniche che nel Bolognese sottostanno ai gessi, definendola "senza bisogno, un vocabolo al tutto insignificante e straniero per la nostra lingua".
La risposta di Manzoni sarebbe giunta alcuni anni dopo, nella sua ultima pubblicazione
(Manzoni A., 1881), ove inserì, per confronto, nel quadro sinottico delle sue conoscenze stratigrafiche del Bolognese, anche il "calcare a Lucina
pomum" di Rontana, così spiegando:
"In questo quadro sinottico per i terreni miocenici del Bolognese io ho voluto far posto anche al calcare a grosse Lucine che in talune località si trova interposto alle nostre potenti masse di gesso cristallino; e ciò anzitutto per mostrare che questa conchiglia presso di noi si estende dal macigno appenninico fino alla formazione solfo-gessosa, ed anche per far sentire ad un mio egregio contraddittore, il Dr. F. Coppi di Modena, che egli aveva torto di mettere in dubbio l'esattezza delle mie osservazioni per riguardo alla posizione geografica che io assegnava al calcare silicifero a Lucina in seno al gesso cristallino, come ad una fase accidentale di questa complicata e multifaria serie solfo-gessosa. Il Dr. Coppi avrebbe dovuto riflette che io parlava di calcare silicifero e di gesso cristallino, e che era poco probabible che io confondessi queste due cose collo Schlier di cui la conoscenza mi è abbastanza famigliare. Io non ho mai dubitato un istante che la L. globulosa si trovi in colonie nello Schlier di Monte Baranzone ed altre località del Modenese, compresa quella di Monte Ardone fattami conoscere dal Prof. Bianconi: ed alla sua volta il Dr. Coppi dovrà persuadersi che questa stessa Lucina si trova nel calcare silicifero e fetido della formazione gessosa in regioni dove lo Schlier non esiste, come fra le valli del
Santerno, Senio e Lamone."
Si badi bene che questa polemica, da cui come detto Manzoni si ritrasse in seguito solamente per una scelta di vita, non era assolutamente fine a se stessa. Infatti il significato stratigrafico delle grandi Lucine, che per Manzoni erano indubbiamente fossili guida del Miocene e per altri non necessariamente, fu oggetto di ricerca e di discussione ancora per decenni da parte di molti altri geologi, intimamente connessa con il problema dell'età
eocenica, oligocenica o miocenica che veniva dai vari autori attribuita al Macigno e alla Formazione
Marnoso-Arenacea, problema che solo dopo la metà del '900 ha trovato un aggiustamento cronologico definitivo.
Il presente del "calcare a Lucina" di Rontana.
E' ormai passato oltre un secolo da quando Angelo Manzoni "staccò la spina" dalla geologia militante, e da allora il "calcare a Lucina
pomum" di Rontana ha senza dubbio perso rapidamente la ribalta scientifica.
E' vero che Scarabelli, che sopravvisse scientificamente ancora a lungo a Manzoni notò, scrivendo dei terreni marnoso-arenacei del Miocene sul versante Forlivese dell'Appennino, che "a tre quarti circa del loro spessore in linea ascendente verso la zona dei gessi, la Lucina appenninica
Doderlein, "individua" a luogo a luogo un certo orizzonte, quasi costante, come a
Martigliano, Macerata Feltria, Sarsina, Montepetra (e nelle provincie di Ravenna e Bologna) nella
Sintria, Rio Gaggio e Monte-Fune" (Scarabelli Gommi Flamini, 1880), e addirittura cartografò gli affioramenti di Rontana nelle sue carte geologiche inedite (Marabini, 1995).
Purtroppo però, anche per il fatto che questi affioramenti non furono cartografati né nella prima edizione della Carta Geologica d'Italia a scala 1:100.000 (Sacco, 1937), né nella seconda edizione degli anni '60
(Cremonini & Elmi, 1971), ove addirittura la complessità strutturale dei gessi di Rontana fu del tutto ignorata, l'interesse per questi affioramenti si è declassato negli anni a quello più modesto di sito per la raccolta di grandi calchi di Lucina.
Anzi è assai probabile che le antiche "asportazioni" minerarie di calcare per fare calcina, e più recentemente gli interventi di livellamento agrario, l'aumento della copertura vegetale della zona, e perché no la distruttiva opera dei raccoglitori dilettanti di fossili, oggi abbiano ridotto assai di molto la possibilità di osservazioni geognostiche rispetto ai tempi di Manzoni.
D'altra parte però le più recenti novità scientifiche a livello internazionale sull'origine del "calcare a Lucina" e sulla stratigrafia del Messiniano (Vai G.B. et al., 1997, Vai G.B., 1999 , Krijgman W., et al., 1999), e a livello di geologia locale quelle sull'assetto strutturale a scaglie tettoniche della Gessoso-Solfifera tra Brisighella e Monte Mauro (Marabini & Vai, 1985), giustificherebbero forse un ritorno di interesse scientifico per la stratigrafia del "calcare a Lucina" di Rontana e del Sintria, caso mai prendendo spunto proprio dalle osservazioni di Manzoni.
Ad esempio il fatto che nella zona tra Rontana e Monte Mauro ci sia una elevata concentrazione sia di strati lenticolari di "calcare a Lucina" in prossimità e al contatto con i banchi basali della successione gessosa, sia di altri ammassi calcarei non fossiliferi entro i gessi, può forse avere dei significati sedimentologici e paleogeografici che ancora sono sfuggiti ai ricercatori. E in ogni caso il "calcare a Lucina" di Rontana costituisce comunque un orizzonte-guida molto utile per districare la complessità giaciturale della Vena del Gesso in questa zona, la quale ha importanti implicazioni anche per l'idrogeologia sotterranea e la speleologia.
In ogni caso, indipendentemente dalla validità scientifica attuale dei concetti stratigrafici espressi da Angelo Manzoni oltre un secolo fa, gli affioramenti relitti di "calcare a Lucina" della Vena del Gesso nei pressi di Rontana rappresentano emergenze di alto valore culturale al di là della ristretta cerchia dei geologi, delle quali è assolutamente necessario che qualcuno si assuma la responsabilità di tutela.
Bibliografia essenziale:
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Cremonini G. & Elmi C., 1971 - Note illustrative della Carta Geologica d'Italia 1:100.000. Foglio 99 - Faenza. Roma, pp.53.
Krijgsman W., Hilgen F.J., Marabini S. & Vai G.B., 1999 - New paleomagnetic and cyclostratigraphic age on the Messinian of the Northern Apennines (Vena del gesso Basin, Italy).Mem. Soc. Geol. It., 54, pp.25-33.
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Sacco F., 1937 - Note illustrative della Carta Geologica d'Italia 1:100.000. Fogli di Imola, Faenza, Forlì e Rimini. Roma, pp.53.
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