CARSISMO E SPELEOLOGIA

   
Gruppo Speleologico Faentino - Speleo GAM Mezzano
LE GROTTE DELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA
I Gessi di Rontana e Castelnuovo
  
   

PRIMA SEGNALAZIONE DI PLEUROTOMARIIDAE (GASTROPODA) NEI “CALCARI A LUCINA” TARDO-MIOCENICI DELL’APPENNINO EMILIANO-ROMAGNOLO.

Introduzione

Un esemplare attribuibile alla famiglia dei Pleurotomariidae è stato raccolto nell'affioramento di "calcari a Lucina" situato presso Ca' Piantè (Castelnuovo-Brisighella, RA) da membri dello Speleo G.A.M. di Mezzano. La preparazione del reperto, particolarmente laboriosa ma indispensabile per giungere alla sua determinazione, è stata effettuata presso il laboratorio paleontologico del Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza da V. Liverani e dallo scrivente.


Modello interno dell’esemplare fossile di gasteropode attribuibile alla famiglia dei Pleurotomariide rinvenuto in un corpo lentiforme di “calcare a Lucina” affiorante presso Ca' Piantè. (foto Fabio Liverani, G. S. Faentino)

La famiglia Pleurotomariidae comprende attualmente un numero ridotto di specie distribuite in profondità nei mari tropicali e subtropicali. Questo piccolo e primitivo gruppo di gasteropodi, comparso nel Triassico, risulta scarsamente rappresentato a livello paleontologico nei terreni terziari: poco frequente nell’Eocene e nell’Oligocene europeo, è particolarmente raro nel Miocene dell’area mediterranea.

Conti S. (1997) ha recentemente pubblicato una rassegna completa dei principali depositi italiani con Lucinidi, desumendo dalla bibliografia esistente le numerose liste di malacofaune fossili a loro associate: tali elenchi, riportati acriticamente e pertanto bisognosi di una moderna revisione sistematica, non segnalano comunque nessun rappresentante della Fam. Pleurotomariidae. 

Stratigrafia e paleoassociazione

I “calcari a Lucina” affioranti nella valletta di Ca’ Piantè consistono in corpi lentiformi calcarei e/o calcareo marnosi, in parte brecciati e localmente assai fossiliferi, di dimensioni da metriche a decametriche, inglobati nel membro pelitico che rappresenta la porzione superiore della F.ne Marnoso-arenacea (databile al Tortoniano superiore, cioè circa 8 milioni di anni fa).    

Lo scrivente vi ha recuperato una ricca fauna a molluschi (in corso di studio) caratterizzata da una bassa diversità specifica. Le associazioni fossili sono dominate da alcuni bivalvi, come i Lucinidi Phacoides perusinus Sacco e Lucina hoernea Desmoulins (meno comuni ? Myrtea sp., Calyptogena sp.e ?  Bathymodiolus sp.); poco frequenti i Gasteropodi che oltre al grosso buccinide Neptunea cf. hoernesi Bellardi annoverano Homalopoma cf. domeniconii Moroni, Phasianema cf. taurocrassum Sacco, Thalassonerita megastoma Moroni.

Descrizione

L’esemplare consiste del modello interno quasi completo e di parte dell’impronta esterna di una conchiglia conica (angolo apicale di circa 83°), di taglia medio-grande e con base più larga dell’altezza (H = 59 mm ; L = 71 mm) formata da sei spire leggermente arrotondate con sutura moderatamente impressa. L’area del peristoma (apertura), lacunosa, non permette di riscontrare un importante carattere diagnostico come l’incisura; d’altra parte nella porzione di impronta esterna è stato possibile individuare (grazie alla particolare cura posta nella preparazione dell’esemplare) la presenza della tipica fasciola anale, carattere questo che pone indubitabilmente il nostro campione nella fam. Pleurotomariidae. La scultura, ovviamente non conservata nel modello interno ma comunque impressa nella porzione di impronta esterna, è costituita da sottili linee concentriche (o strie spirali) su tutta la superficie: in particolare, la parte superiore dei primi giri, in particolare, presenta anche una fine “perlinatura”. Nella parte inferiore della conchiglia è inoltre possibile osservare un ombelico di modeste dimensioni, caratteristica che permette una possibile attribuzione al genere Perotrochus (Fisher, 1855).

                                                                                           Marco Sami

                                                                 Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza

Si ringrazia il dott. M. Taviani, del Istituto di Geologia Marina del C.N.R. di Bologna, per la lettura critica del testo e lo Speleo GAM di Mezzano per aver messo a disposizione il reperto.

 Bibliografia 

Conti S., 1997: Synthetic review and geological framework of the main lucinid deposits of Italy. In: Vai G.B., Taviani M., Aharon P. and Conti S. (a cura di): Cold - E - Vent. Hydrocarbon seepage and chemosynthesis in Tethyan relic basins : products, processes and causes. Abstracts. Bologna 1997. 

Monegatti P. & Pantoli D., 1986: First evidence of Pleurotomariidae (Gastropoda, Prosobranchia) from the Mediterranean Pliocene. Boll. Soc. Paleont. Ital. 25 (3) : 313-316.

Moroni M.A., 1966: Malacofauna del “Calcare a Lucine” di S.Sofia - Forlì. Palaeontographia Italica 60: 69-87.

Sabelli B., 1980: Conchiglie. A. Mondadori Ed., Milano: 512 pp.

Taviani M., 1994: The "Calcari a Lucina" macrofauna reconsidered: Deep-sea faunal oases from Miocene-age cold vents in the Romagna Apennine, Italy. Geo-Marine Letters 14: 185-191.

Taviani M., 1996: La scoperta delle oasi di mare profondo nel Miocene italiano. Paleocronache, 1: 7-14. 

  

 

 

Speleo GAM Mezzano (RA)