P. Serafino Gaddoni O. F. M. - Le chiede della Diocesi d' Imola, vol. I - Comuni: Castelbolognese, Solarolo, Riolo, Brisighella, Casola Valsenio - Imola, 1927
      
  
Tiberiaco o Tivirago era una località del monte medesimo, da cui presero nome il castello nei primi tempi (953) e la pieve: persone pure si dissero de Tivirago. (1) Un esempio ben chiaro, a dimostrare che era un luogo di Montemauro, l'abbiamo il 27 marzo 1246: « Actum Montimaiori in trivio viarum de Tivirago ». (2) Il nome Tivirago, rimasto per lungo tempo alla pieve, scompare nella seconda metà del sec. XV. (3)
Speriamo che queste note sui nomi di Montemauro (Montemaggiore) e Tiberiaco giovino a far cadere vaghe ipotesi e strane leggende, che offuscano la storia della nostra pieve. Montemauro dal sec. XIII al XV è castello, corte, villa e comune del contado imolese, assai popolato, come da estimi e collette del 1256, 1265, 1347, 1365 e 1371. Formava con la Serra una delle quattro legazioni, composta di 23 comuni, del contado medesimo. Occupato e tenuto a lungo dai Manfredi di Faenza, Montemauro sul finire del sec. XV cominciò a dirsi della curia o contado di Valdamone: nel 1505 si trova in mano dei brisighellesi; e rimane, con altre ville della Sintria, pure del contado imolese, sotto il loro comune. (4)
Si è visto come la pieve di S. Maria durò a lungo a chiamarsi di Tivirago: ciò usavasi particolarmente dalle popolazioni dei dintorni: ma ad un tempo era anche denominato di Montemauro, specie da coloro che abitavano più lontano, i quali preferivano adoperare il nome del castello e del comune, piuttosto che quello più circonscritto e locale - di Tivirago - dato alla pieve. Anche questi particolari stanno a dimostrare che la chiesa plebanale fu sempre sullo stesso sito, dove si trova al presente, e non in località diverse, come è stato scritto. (5)

(1) FANTUZZI, I. e.; passim in docc. cit.: ACap.. VI, 5, 40, 211, 28 ott. 1223: « Girardus de Tivirago ».

(2) Ivi. 168.

(3) Crediamo senz'altro che il nome dato alla leggendaria e preistorica tana o grotta del Re Tiberio, posta sulla destra del Senio alle falde di Montemauro, derivi da Tivirago. In nessun notaio della valle del Senio od archivio delle parrocchie circonvicine risulta il nome di Tiberio nei sec. XV-XVIII. II fondo la Governa, cioè la Caverna, corrispondente all'attuale Tana del Re Tiberio, lo troviamo in un inventario del 1612 dei beni della Costa: « Item in fondo la Governa pertiche sei di bosco, confina il fiume, ecc. ». Il cronista e notaio brisighellese Francesco Maria Salotti (rogò negli anni 1618-1671 e morì nel 1674), è il primo a parlare della Tana suddetta : « La spelonca, coi suo cognome di grotta del Re Tevèro, in latino Tyberis, altro non può volerci significare se non che fosse già così denominata da Tiberino re dei toscanì che regnò l'anno 29 di Armenopte re d'Egitto ecc. »! (Opera ms., in Bibl. Com. di Faenza, p. 1014).

(4)Statuti del Contado : « De legatione Serre et Moutis Maioris » ; ACom., Libro rosso, c. 127.

(5)LINGUERRI, 26; BALDISSERRI L.. La pieve di S. Stefano in Barbiano, pp. 9-10.

      

Pag. 200


   
  

  

   Speleo GAM Mezzano (RA)