Achille Lega, Fortilizi in val di Lamone, Faenza 1886
  

IL CASTELLO DI RONTANA

   
Se gli storici italiani appellano gli abitanti della Valle del Lamone Fedeli e Bellicosi, e gli stranieri Riformatori delle Fanterie d'Italia 1), il mio buon intendimento di continuare a pubblicare le vicende di altri de' suoi principali Castelli, troverà giusta ragione e benignità ne' lettori. Dirò dunque del Castello di Rontana, il primo tra i nostri fortilizi, e ben famoso per fatti d' armi.
Chi dalla Piazza Maggiore di Brisighella partesi , e prende la via che mena ove era la Porta Buon-Fante, presto si vede sopra capo la Rocca posta a difesa della Terra; e salendo oggi per un breve erto calle, s' imbocca nella nuova strada comunale quasi sotto le mura di questa, e si trova sovra un terreno tutto cretoso ove l'odoroso anice olezza, ed avanti gli si para il Monte della Selva, così detto dai folti boschi che un dì l'ornavano, e da dove uscito l'esercito di Francesco Maria, Duca d'Urbino, sconfisse il Governatore della Veneta Repubblica, Paolo Manfrone, che datosi poi ad esso prigioniero fu una delle cause che spinse il baldo e giovane guerriero a torre di vita in Ravenna il Legato Pontificio, Cardinale Alidosi, per averlo esso inviato a Roma onde raccogliere l' onore della vittoria, e forse la taglia 2).

Seguitando poi suo cammino per la crina dei monte, si arriva ove era il borgo di Varnello, e di là si scorgono la Torre de' Morini, le Valli della Sintria e del Senio, e le colline ove è Riolo; e sopra uno scoglio i ruderi ancor giganti della fortezza di Monte Maggiore; e spingendo lo sguardo innanzi a sè sull' erta del monte detto Rontana,, che tutta la Valle del Lamone per la sua altezza signoreggia, gli si presentano gli avanzi del Castello che prende nome dal monte istesso, e che incoronandolo ancora come spettro della sua passata potenza, mettono in cuore il desiderio di salire. Lassù infatti ti trovi a tale altezza, che le Torri del Castello de' Duchi di Ferrara, de' Signori di Bologna e di Ravenna, e cento tra città e paesi ti stanno in vista in mezzo ad una florida pianura, e le onde dell' Adriatico mandano una lucente iride fin di verso Pesaro, che panorama più bello non si può desiderare.
In questo altissimo monte che dista da Brisighella poco oltre tre chilometri, fino dall' anno 973 si conosce I' esistenza di un Castello. Chi poi l' edificasse, e chi ne fosse il Signore è ignoto, ma da quanto in appresso sarò a dire, è a credere che appartenesse alla Pieve, che dal lato di Agognano avea allora sede, e che poi fu portata quasi sotto il Castello dal lato di mezzodì, e che cadente a dì nostri abbiamo visto abbattere, per riedificarla poi nella superba postura ove ora si eleva.
Questa Pieve avea Cappellani detti Canonici, e ne furono investiti anco Cardinali; e nella Chiesa di essa ammirasi un quadro sopra l'altar maggiore, che è una delle opere più pregiate che il Palmeggiani abbia condotto. E che difatti la Pieve fosse padrona del castello, ne abbiamo prova sufficiente in ciò , che quando i Faentini nel 1178 vollero porre piede nella Valle , non osarono i Consoli della lor città fare alcuna impresa, se non quando si furono resi Signori di Rontana, come propugnacolo forte e che ne li avrebbe fatti sicuri; e a tale fine intavolate pratiche a mezzo de' Canonici della loro città col Priore di detta Pieve di nome Ugone, tanto brigarono che l'indussero a scendere con essi a patti; e mercè un annuo canone, ebbero l'investitura del Castello insieme con l' Arciprete di quel Capitolo 3).
lo non posso poi dire se l' aver dato nelle mani de' Faentini, non mai amici della Valle, questo Castello, fosse cagione che la Pieve venisse posta a riparo sotto il Castello come ho detto; ma certo fu principio di reciproci rancori tra i Valligiani e Priori. I Faentini ebbero grande studio di tenere questo loro possesso con atti da rendersi meno avversi gli abitanti, poichè aprirono presso Varnello un Ospizio a ricovero de' poveri, e degli infermi 4). Questo generoso atto però non valse a torre dall'animo de' Valligiani l'astio che una simile cessione avea fortemente svegliato in essi; e ne aveano ben donde perchè i possessori di Rontana erano di fatto i Signori della Valle.
In que' dì prese stanza nel contado di Rontana Fabio Bulgarelli da Imola, cittadino di gran nome, che dovette abbandonare la sua città natale per le discordie intestine che la straziavano. Prova patente che l'aura favorevole del Popolo è come nebbia che un vento opposto ben presto disperde. 5).
Ma poco durò pacifico il possesso del Castello di Rontana nelle mani de' Faentini, chè questi venuti a contesa coi Forlivesi, lo dovettero abbandonare con ispargimento di sangue. Le lotte però in que' tempi germinavano col sangue le vendette, e furenti i popoli a nuovi fatti ognor più si accendevano. E così vediamo i Faentini stringersi in lega coi Bolognesi, e movere contro questo Castello. L' impresa era ardua, e gli storici raccontano che per la conquista condussero da Bologna arieti, mangani e grosse balestre, e perfino il famoso Carroccio, sul quale inalberati li stendardi de' collegati, una campana dava i segnali dell' assalto; e mentre i più valorosi soldati lo vigilavano, gli altri a quei rintocchi pugnavano. Caddero molte genti da una parte e dall' altra; ma gli assalitori più forti di numero ebbero la meglio, ed il Castello fu espugnato 6). Non per questo però invilirono i Valligiani; e mal sopportando d'essere soggetti a Faenza, arsero di vendetta dentro del cuor loro; ed avvisarono momento propizio per iscuoterne il giogo, quello in cui Ottone di Sassonia divenne Imperatore. Ma per quel destino che i popoli mal comprendono, e cioè che il forte vince il debole, invano sperarono libertà; che anzi avendo l'Imperatore confermati i privilegi a Faenza, ebbero le catene ribadite, e la Rocca di Rontana fu ognor più fortificata con raddoppiato girone di mura.
Questo accendersi d' odi ognor più fieri in ogni parte di nostra Italia, creò le fazioni de' Guelfi e de' Ghibellini; ed anco Romagna fu trascinata a grandi sciagure, e le genti de' Lambertazzi e della Città di Forlì si dettero a scorrere la nostra Valle , a porla a preda , ed a venire alle mani coi Valligiani stessi dappresso ai Castelli di Rontana e di Quarneto nel 1277.
Aspra ed infelice fu la zuffa, e solo incendi e sacco e prigionieri portò agli indomiti valligiani. Poco dopo mancava Ugolino de' Fantolini, nome ben noto per non piccola fama lasciata nella storia; chè primo tra i Guelfi, forse più a' danni suoi e del suo partito è a credere combattesse quella fazione. Oh! la parte Guelfa pianse amaramente tanta perdita, ben conoscendo che la fortuna era venuta a percuoterla di mortale, colpo, fatta invida di un tanto appoggio. E ne aveva ben ragione, poichè Rontana vide poco appresso tra le sue mura sposa ad Ottaviano de' Fantolini l' avvenente Zambrasina, la Figlia di colui che tradì la sua Faenza, dico Tibaldello de' Zambrasi; ma certo quel parentado con l' avversa fazione ghibellina Ugolino, il forte, l'onesto Guelfo, non avrebbe permesso  e l' apostrofe dell'Alighieri deve intendersi in senso ironico, sarcastico, e non piana e semplice qual suona la nuda parola. 7)
Questo stato d'intestine discordie, di uccisioni, di rappresaglie tra le invelenite fazioni si mantenne vivo fin sotto Nicolò III degli Orsini; e mentre gli animi cominciavano a respirare un po' di quella pace domestica che sola rette beata alquanto questa vita , la Valle d'improvviso fu scossa da tal furia di terremoto, che anco i più saldi fortilizi ne furono conquassati, e quello di Rontana ebbe pure necessità di grandi riparazioni.
Questa nostra Valle per i terremoti non ha mai segnato un lutto grave; e questa fortuna pare la debba all' essere la medesima costituita nelle sue viscere di macigni di gesso, calce e sassi tra i quali nell' infuriare degli elementi trova l' eletricità facile sfogo.
Ma le paci anco giurate sugli altari in quei tempi poco duravano, e quasi come fuoco sotto la cenere che sebbene appaia spento, pur vive e sorge in fiamma, facilmente si guastavano. E pur troppo vediamo fratelli con fratelli venire alle mani; ed il Castello di Rontana dagli Acarisi ( Signori nella Valle del Castello di Ghiozzano) essere, coll' aiuto de' loro partigiani, preso, e posto a sacco. Nel Castello di Susinana una simile trama fu ordita, e Maghinardo Pagano, l'astuto Signore, si bene seppe condurla segreta che, occupata Faenza, a Podestà ne fu pure acclamato. Tanto può ingegno e fortuna benevola, chè Maghinardo, sebbene non avesse giammai il nome di principe, pur fu sì gran Signore di castelli e di terre, che quando si spense, era più ricco e potente di un principe che avesse regno 9).
E qui, per rispetto alla mente e coraggio di questo Signore, mi basti il narrare qual modo tenne in distruggere la fazione guelfa che nella nostra Valle avea ancora molti Castelli. Condotte nel segreto le pratiche coi suoi aderenti, e raccolti di notte tempo drappelli d' uomini armati in più punti della Valle, a un dato segnale tutti seppe calarli d'improvviso sopra le nemiche rocche per guisa, che in breve le ebbe tutte in suo potere; e per non averle più contro, le distrusse: e a questa sorte fu dannata altresì Rontana. Ma è pur vero che anche gli uomini d' ingegno molte fiate ne' loro divisamenti cadono in errore; poichè non tardò Maghinardo ad accorgersi che il Castello di Rontana era il Signore della Valle, e si die' tosto a riedificarlo. Una gran torre quadrata , i cui avanzi ancora appariscono, fu innalzata nel mezzo del piano del monte; ed ai lati altre minori furono collegate a grosse mura, che aveano feritoie per i balestieri. I colli che al Castello menavano, erano muniti di parapetti con macigni; e strade cavate nel gesso e ne' massi di calce, di cui quell'alto giogo è nella più parte composto, mettevano, a segrete uscite giù ne' burroni de' rivi contermini; ed è fama che una venisse fino alla nostra Rocca. Così si poteva anco sorprendere ed offendere il nemico; e per raggiugere tutti questi scaltri fini, vi pose una stazione permanente di milizie.
Di questo Castello traevano partito tutti coloro che si succedevano ne' comandi di Romagna; ed ognuno di occuparlo e fortemente guardarlo aveva cura. Anzi Bonifacio VIII entrato in grave timore per la potenza a cui era salito, chiamò le genti de' principali Ghibellini a renderne ragione a Massimo da Piperno, Conte di Romagna. Ma avendo costoro temporeggiato, a niun fine nè per promesse, né per minacce poté venire. 10). Insomma questi Castelli non erano che covi, ove la smania del potere trovava appoggio.
Ma dopo I' avvicendarsi di tante discordie e vendette cui fu, nello scorcio degli avvenimenti narrati, miserevole campo la nostra Romagna, è pur destino de' popoli di rimanerne anch' essi infiacchiti a guisa di quelle piante che dopo avere generato di molti frutti illanguidiscono, e di lasciarsi quindi dominare a piacere da altri padroni, siano pur tiranni. E così avvenne che il Castello di Rontana passò nelle mani de' Manfredi; e questi ben seppero serbarlo , non ostante che con minacce cercasse acquistarlo nel 1315 Re Roberto di Sicilia. Riccardo e Malatestino Manfredi ne furono poscia Signori, per investitura avutane dal padre loro Francesco. Non si conosce poi per quale ragione lo cedessero a Benedetto XII; ma, secondo gli storici, ciò fu per essere il detto Castello tenuto necessario a chi della Romagna voleva avere il dominio, difendendo esso come ho già detto, la via che dalla Romagna mena a Firenze, ed essendo la Valle terra potente d' arme ; onde i Manfredi cercando I' appoggio della Chiesa ; a conservazione de' loro possessi si indussero a questa cessione. Il Conte di Romagna pose quindi in Rontana sua stanza. Ma per poco i Manfredi ne rimasero privi, giacché troviamo che Giovanni di Riccardo Manfredi nel 1361 ne aveva il governo, e che , secondo I' arte di quel tempi, munì questo castello anche più fortemente. Ma, come suole avvenire, non piacque il fatto a chi della Romagna voleva essere l’ arbitro, ed il Cardinale Grisant Lemoniense, preso che ebbe: Solarolo, contro il Castello di Rontana condusse le sue genti, e lo strinse d' assedio. Dopo lunga e sanguinosa battaglia , il vessillo della Chiesa visto spiegato su quell' erto e forte baluardo della Valle incusse tale spavento negli animi degli altri Castellani che, avendo pochi fatta resistenza alle armi pontificie, gli altri tutti calarono a patti.
Racconta il nostro storico Metelli, che uomo d'armi e di scienza il ricordato Cardinale compiè in que’ dì opera che da' Romani in poi non era mai stata fatta; voglio dire il Censimento. E per questo ci resta memoria, che il Castellano di Rontana aveva al mese di stipendio fiorini cinquanta, ed una guardia propria di venti fanti; stendardo verde con un Braccio ferrato in mezzo, stringente in mano un arco rallentato: ed aveva anche un distretto di dodici Ville : e si narra ancora che Astorgio Manfredi avendo innanzi con la forza delle armi occupato questo Castello, fu ricevuto in lega da Bernabò Visconti e dalla Repubblica Fiorentina, poichè, con avere essi amico il possessore di questa Rocca, avevano sicura la via a Firenze.
I Manfredi poi nella pace segnata con Paolo Orsini, uno de' condottieri delle milizie del Pontefice, cedettero il Castello di Rontana, che poi riebbero, per servigi resi, (forse) nel 1405.
Questa schiatta fu straziata anch' essa da domestiche discordie; e temendo Astorgio Manfredi che queste potessero risolversi in suo danno, si diede a fortificare Rontana con più forte girone di mura, ed aggiunse una robusta torre dal lato più forte, da farne un Castello inespugnabile.
Qui mi sia permesso dire come la nobile stirpe de' Garatoni in questi tempi fu quasi distrutta nella mia Terra; e le loro case rase al suolo, fino a' dì nostri mostrarono alle genti che possa odio di parte. Ma sul luogo di quelle appellato il guasto, oggi sorge l' edifizio della nostra. Cassa di Risparmio, quasi a dire che colla civiltà fu tolta quella triste memoria d' ingratitudine al benefizio che nel primo quarto di questo secolo Rosa Garatoni, ultimo rampollo di quella sventurata famiglia, aveva reso alla Terra nostra, con avere donato ogni suo bene all' istituzione di un Orfanotrofio per le misere figlie del popolo. Così apparve che i Garatoni furono grandi nell'ora della sventura, come quando si spensero.
Intanto gravi nubi si addensavano sopra la nostra Valle; e questa non aveva ancor pianto tanto, che molto di più non le restasse a piangere. Videro il negro nembo i Governatori di Brisighella (che allora la reggevano con ispeciale statuto e concessioni, le quali lei innalzavano sopra di molte altre), e si dettero prontamente a riparare i fortilizi. E fu previ. denza fortunata, se non per Rontana, di certo per Brisighella. Due tra primi capitani di quel secolo, Bartolomeo Coleone e il Conte Federico d' Urbino erano nel 1467 ne' piani di Romagna a contendersene con le armi il possesso. Oh! se la guerra è sempre cagione di devastazioni e di pianto, in quei secoli poi avea la sequela dei saccheggi e degli incendi; imperocchè allora l'arrolarsi soldato era un mestiere, e l' ingordigia della preda rendeva le soldatesche sfrenate ; di maniera che ognuno si può immaginare quanto in quelle lotte anche la Valle nostra avesse a patire. La gran contesa venne, per opera inconsulta di Astorgio Manfredi, a decidersi sotto il Castello di Rontana. Terribile ed a lungo contrastata fu la battaglia; ma il disastro patito dalle truppe collegate, e specialmente dai nostri, fu sì grande, che il coraggio e l'audacia mostrati dal Manfredi non valgono a scusarlo. Giacchè la sagacia di un buon condottiero sta appunto in sapere trarre il nemico su terreno da poterlo combattere; mentre il Manfredi, per appoggiarsi alla fortezza, si fece rinserrare scaltramente dal Montefeltro tra gli scogli ed i burroni di quel monte; e se egli potè con pochi giugnere a rinchiudersi nel Castello, tutti gli storici però sono concordi in gettare sovra lui la colpa di quella disfatta. Costui che aveva rotto la fede a Firenze, si ebbe il nome di spergiuro e di inabile Capitano; e la misera nostra Valle fu bagnata inutilmente del sangue de' suoi, e vide molti de' suoi prigionieri, le case del suo contado poste a sacco e date al fuoco, e fino le sue donne chiamate all'ultimo vitupero. Ma a Brisighella era serbata la gloria di salvare almeno l'onore de' suoi Figli, come dirò parlando della nostra Rocca. 10)
E che grande fosse la carnificina , uopo è crederlo, perchè anche a' dì nostri furono messe allo scoperto di molte tombe presso il Saletto, costrutte con embrici di sotto, grosse pietre dai lati, ed altre a coperchio, delle quali alcune graffite, con alla cima di tutte una maniglia da poterle sollevare e portare a mano. E furono ivi trovate lance, elmi rotti, e pezzi di corazza con alcune monete di que’ di. E se non si fosse cessato di scavare, oggetti di qualche valore storico sarebbero usciti di quella necropoli, perchè molte genti de' Manfredi, di questa nostra Valle, del Coleone, del Conte d' Urbino , e de' fuorusciti toscani insanguinarono in quella disperata pugna quello scosceso monte.
Se i Governatori 'di Brisighella ebbero, come si è accennato, tanto coraggio, da tenere fermo con gli abitanti alle vincitrici schiere del Montefeltro; contro l' insigne patriotta Dionisio di Naldo e Vitelozzo Vitelli non l' ebbero pari in appresso, e forse per parte e potenza del Naldo: perchè nel i 1500 da questi Capitani fu occupata Brisighella, e nel potere del Duca Valentino cadde anche il Castello di Rontana. Creato Pontefice Giulio II, quell'anima forte da guerriero e da vero successore di Pietro vide di mal animo dominare nelle Romagne la Veneta Repubblica, e fremente si accinse a combatterla. Allora il vigile Veneto Senato inviti a Brisighella Bartolomeo d'Alviano e Andrea Bragadino con molti fanti; e di milizie fece afforzare anche il Castello di Rontana. Ma la fine miseranda della mia Terra trasse pur seco la caduta di quel Castello; onde nelle mani de' Pontificii anch' esso pervenne. 11).
La Repubblica di Venezia nel suo Decreto del 1506 l'aveva mantenuto in piedi per la difesa della Valle, insieme con il Castello di Gattara che guardava la calata delle truppe dalla Toscana, insieme con quello di Cepparano, come dirò parlando di questo: ma il seguente avvenimento portò la fine di tanto famoso Castello.
Una grossa orda di briganti nel 1591 scorazzava per tutta Romagna con rapine, saccheggi ed uccisioni, senza aver riguardo a condizione di persone; ed aveva gittato il terrore perfino nelle città. Una di queste bande aveva pure occupato militarmente il Castello di Rontana; allorchè Papa Gregorio XIV, salito al trono, entrò a pensare di torre simil gente dalle province che n' erano miseramente afflitte. E siccome era opera non agevole, per essere i briganti divisi in tre grosse squadre che a vicenda si porgevano mano, dette al Cardinale Sforza, suo Legato, il comando di quattro compagnie d' archibugieri a cavallo e di due di fanteria, con cinquecento fanti posti in campo da Bologna, e con ottocento dal Duca di Ferrara, forniti di artiglierie, tavoloni ed altri ordigni per andare all' assalto delle trincee e de' luoghi occupati. Il nominato Legato, battute nel piano queste masnade, si partì di Faenza con tutte le truppe ; e, preso alloggio in Brisighella e trovato aiuto d'uomini, condusse con grande stento e fatica le artiglierie ed i cariaggi alle falde del Monte di Rontana, ove da pratici guerrieri si erano i banditi trincerati appoggiandosi al Castello. Ma il Cardinale con tutte le sue milizie fattolo cingere , a stretto assedio li ridusse, avendo innanzi requisite tutte le vettovaglie d' ogni intorno. Se non che più che gli assalti potè la fame, e chi di costoro non fu morto, cadde tra breve tempo prigioniero.
Condotta a fine quest' impresa e dal Legato ridonata la pace a tutta Romagna, Egli ordinò la distruzione dell' antico Castello di Rontana, onde ciò che a lui era incontrato, non si avesse mai più a rinnovare. E io chiuderò queste memorie colla lettera che il di 13 Novembre 1591 quel porporato scriveva al magnifico Governatore di Brisighella ; poichè da essa deriva onore alla patria mia.

Molto mio Carissimo,
Dal mio Vice-Legato io era stato pienamente informato della prontezza vostra, e delli uomini di cotesta Terra, e del valore mostrato nell' occorrenza d' Imola; tanto che la vostra relazione è stata piuttosto cara, che necessaria. Nè io posso dire altro in ciò, se non che siccome di questo, così dell' altre opere da voi fatte per il passato come mi narrate , io terrò sempre memoria per darne segno in tutto quello, che mi occorrerà di poter fare a beneficio vostro: ed il medesimo dico verso cotesti Uomini per la detta prontezza e valor loro.
Non occorrendo altro, conservatevi sano 12).

Vostro
IL CARDINAL SFORZA.

NOTE.
1). Machiavelli, Sismondi.
2) Fu ucciso in Ravenna presso la Chiesa di S. Vitale. Il cranio di lui si conserva nella, Biblioteca Classense.
3) Istoria di Faenza di Cesare Tonduzzi.
4) La nostra Congregazione di Carità amministra ancora alcuni di quei beni.
5) Cronaca del Saletti.
6) Istoria di Forlì di Paolo Bonoli.
7) Ugolino de' Fantolini da Zerfognano , contado di Brisighella, morì il 10 Febbraio 1278, e le nozze accennate furono celebrate in S. Rufillo sulla via. da Faenza a Brisighella I' anno 1280 con grande pompa.
 

La Terzina di Dante 14.mo C. del Purg.

O Ugolin de' Fantolin , sicuro
È il nome tuo, da che più non s'aspetta 
Ghì far lo possa tralignando oscuro ;

viene spiegata comunemente dagl' interpreti in questo modo: 
Che essendo Ugolino uomo virtuoso e non avendo avuto successione (che non è vero), non vi sarebbe stato più chi avesse potuto con male opere oscurare la gloria della famiglia di Lui.
Ma quest' intèrpretazione, come anche lo storico Metelli fa rilevare, non spiega il vero concetto storico politico del grande Poeta. Imperocchè la sue parole non erano profezie, ma solo la storia de' suoi tempi; e quindi essendo Ottaviano, figlio di Ugolino, che fu in vita non solo Guelfo, ma capo del partito medesimo, passato a nozze dopo la morte del Padre, colla figlia dell'inviso Ghibellino Tribaldello, il traditore della sua patria, e non avendo avuto successione , mi pare che si trovi in questo brano di storia Municipale, la vera ragione dell'Apostrofe suddetta, che nella sua ironia, nel suo sarcasmo ci dipinge l'anima del grande Poeta, e ci dà la vera interpretazione. Ogni terzina In questo canto si può dire che racchiude un brano di storia municipale e, solo leggendo in essa, si può avere l'esatta interpretazione.
8). Del Castello di Ghiozzano non esistono che alcuno vestigia di fondamenti in luogo detto pur oggi Castello.
9) È Susinana una piccola villa, e tra questa e CasolaValsenio appariscono tuttora le vestigia di Castel Pagano, che fu di Pietro, padre di Maghinardo.
10) Metelli, Storia di Brisighella e Valle di Lamone.
11) Vedi la mia Gita per la Valle del Lamone.
12) Questa lettera l'ho tratta dalla manoscritta Cronaca del Saletti; il quale scrive a lungo su questo fatto, giacchè il quartier generale pontificio fu posto nelle casa di suo Padre al Saletto.
Colle parole nell' occorrenza d' Imola, credo che il Legato voglia alludere agli aiuti prestati dai Brisighellesi nel battere la banda che avea stanza nel Castello de' Riari su quello d' Imola, da essa fortificato.

  

Speleo GAM Mezzano (RA)