Achille Lega, Fortilizi in val di Lamone, Faenza 1886
  

LA VALLE DEL LAMONE

Una gita dalla gaia città di Faenza per l' amena valle del Lamone a Marradi fatta nell' autunno è un vero piacere.


Disceso alla stazione della ferrata a Faenza con buon servizio di vettura fui
condotto all' Albergo della Corona, che è il principale di quella città che dai favori si appella, e in esso potei ristorarmi dalla pena cagionatami dal lungo viaggio, divorandomi una discreta e saporita colazione. Così rifocillato mi
posi in giro per la città. Ebbi a godere della pulitezza delle vie co' suoi nuovi marciapiedi, e mi recai a visitare la Pinacoteca e la Biblioteca ove trovai quadri e libri veramente degni di essere ammirati. Un bel monumento, opera del Tomba scultore faentino, ricorda il sommo Torricelli, (1) la cui nascita ancora è contrastata tra la città e la valle del Lamone ; ed è posto sulla Piazza di San Francesco in mezzo ad un elegante giardinetto, come vuole la moda.
Le maioliche che si lavorano nelle fabbriche Ferniani e. Farina tengono fra le industrie della città il primato, e sono tanto innanzi coll' arte che i primi premi ne ebbero alle esposizioni di Parigi, di Vienna, di Milano, e di Torino ed ogni studio pongono quei Signori di venirne ognor più alla perfezione.
Visitai distinte officine di mobili e di carrozze, e fui condotto a vedere tessere ogni fatta di panni di lana, canapa é cotone, è specialmente i così detti rigatini. Migliaia di telai danno pane a moltissime famiglie; e conobbi che i Faentini hanno a cuore l'onore di ogni loro arte.
Sentii con piacere che il popolo ha smesso dalle scene di sangue che pel passato funestavano questo ridente paese. La sua operosità, il suo lavoro sono la causa di questo fatto, che prova la diminuzione de' delitti stare in ragione anche della prosperità di un popolo.
I Faentini però si riconoscono in mezzo agli altri romagnoli, e specialmente per quel loro modo di tener vita dà padroni in tutto, e con tutti. Sono però buona e brava gente, ed hanno la tempra adatta al lavoro, e l'ingegno da progredire in ogni industria, fortemente svegliandosi anco in loro l'amor proprio. Faenza colla ferrata Tosco Romagnola e coi tramway ha innanzi a sè un bell’ avvenire.
Prendendo la via provinciale detta Montanara, riscontri amene colline coperte di superbi vigneti e di oliveti in mezzo a care Ville, tra cui primeggia quella del Conte Annibale Ferniani; fino a che la Torre di Maghinardo da Susinana ed il forte de' Veneziani ti indicano che ti avvicini ad una Terra antica , splendida nella storia per i suoi guerrieri che ebbero sepolcro a spese della veneta Repubblica, e per i ricordi gloriosi lasciati dal Machiavelli e dal Sismondi che appella i suoi Capitani « Riformatori degli italici pedoni ».... voglio dire a Brisighella. La Storia di questo Paese e Valle del Lamone pubblicata non ha molto dal Brisighellese Antonio Metelli è una delle più belle tra le Municipali che abbiano visto la luce in questo secolo.
Oggi non vi sono più le bande di Oddo da Montone, de' Duchi d' Urbino, dei Signori di Faenza e di Firenze da combattere, onde questa popolazione riconoscendo i tempi mutati si diede invece alle industrie. Qui trovi filande che traggono la seta, premiate a Parigi e Lione (2), che sono aiuto a centinaia di persone ; forni da gesso che lavorano tutto l' anno: fabbriche di scarpe, berette e feltri: botteghe che lavorano canape greggie in guisa che ti pare trovarti in una florida città. Istituti di Carità, d' ogni fatta onorano quest' illustre Terra. Il Paese da vent' anni si è di molto ripulito e cresciuto, e le sue scagliole che si mandano in commercio a Genova, sono ornamento di un bel Teatro. Entro un vasto ombreggiato foro si tengono fiere, settimanali di ogni fatta di bestiame, e riescono di grande importanza facendo capo alla Valle madre le valli del Marzeno e della Sintria. Seppi che Brisighella in un Breve spedito da Pio IX nella circostanza che elevava questa terra a Governatorato di seconda Classe, veniva decorata del titolo di Città, ma che il Consiglio adunato se dovea render grazie al Pontefice anco per questo, venne dicendo che era meglio rimanere il primo Paese della Romagna che l' ultima Città. Posto da un lato il fumo, i Brisighellesi attendono ai loro interessi ed al bene del loro Comune; ed intesi con piacere che tutti concordi non mai hanno avuto regii Delegati a governarli, e che il Comune si puó dire che non tiene debiti. La ferrata è un loro fervido sospiro, ma se ai lavori non si pone più solerte la mano, e se non si mette in azione il tronco Faenza - Fognano, di coloro che la propugnarono ben pochi avranno il piacere di goderla.
Le risorse di questo ricco paese sono ottimi vini premiati alle Esposizioni di Torino e Faenza, e nessun' altra Valle contermine ha tanta copia e bontà di uve da potere come essa formare un tipo di vino eccellente, olii sete greggie , frutta, anici premiati all' Esposizione recente di Milano, e non ultima sarebbe la scavazione del Zolfo secondo la relazione dell' Ing. Guglielmo Weber. E ritornando col pensiero alle cose udite mi corre alla memoria quanto mi venivano dicendo quei paesani, che fu cioè il loro paese il primo che ebbe in Romagna il Telegrafo, e che avrebbe avuto anco da vari anni il Tramway, e ben prima che le nuove leggi regolassero questa viabilità, se una opposizione ingiusta non fosse sorta ; e che questa mancanza impedisce specialmente un concorso maggiore a bere le acque minerali, tra cui ha vanto la Zolforosa, che distinti professori pongono tra le prime d' Italia. Fui a visitare lo stabilimento, ed è bello vedere un lavoro fatto con sana economia e convenienza.
La Cassa di Risparmio di questo paese maneggiando milioni dà un dividendo unico' in Italia: fino in ragione dell' ottanta per cento. Auguriamole che la moda de' fallimenti non venga a recarle danni. Visitai la Rocca che è opera dal quattrocento al cinquecento ; il maschio di detta epoca , costrutto con calce della valle, pare gettato ora, e dentro trovai il forno; il trabochetto; le ferritoie per i moschetti, e le spingarde, e le Camere del Castellano, e nella corte la cisterna diroccata, ed i corridoi ove si tenevano le stalle per i cavalli: l' altro maschio opera più antica, ha ancora la sua sortita nei burroni detti della valle del gesso, da dove poi per strade coperte si andava alla difesa delle porte Gabalo, Buon-Fante e Fiorentina che si legavano con mura e torrioni alla Rocca. Le mura diroccate della piazza d' arme guardano Faenza, e da questa con un ponte levatoio si aveva accesso alla Rocca.
Qui fu dove Jacopo Loredano nella terribile difesa che ebbe a sostenere contro Francesco Maria Duca d' Urbino toccó una grave ferita alla mano , per cui ad eternare questo fatto la veneta Repubblica conió una medaglia coll' effigie di Muzio Scevola. In questo fatto più di due mila persone perdettero la vita secondo il Muratori.
Poscia mi recai alla Torre che si innalza sopra uno scoglio di gesso. Da questo furono diretti da Maghinardo da Susinana i segnali per la distruzione del grandioso Castello di Baccagnano che si ergeva quasi di contro al di là del fiume Lamone, e di cui non restano che poche vestigia. Da questa torre tu vedi al cadere del sole riflettersi i raggi lucenti d' oro sulla cupola coperta di rame della metropolitana città di Ravenna, e ti pare in quel crepuscolo beato che cielo e terra ti sorridano innanzi, guardando quell' immensa pianura ove tante città e castelli ti si presentano, e volgendoti collo sguardo addietro scorgi incantevoli colline che si stendono fino alla vista de' gioghi ove il Conte Lando fu rotto e sconfitto con tutto il suo esercito dai valligiani. Là ebbe fine quella terribile gente che era il terrore d' Italia.
Le Città di Modigliana e Riolo hanno dirette strade con Brisighella, e poco manca pel congiungimento di Casola Valsenio. Quest' ultimo nome che ricorda un mercimonio, per essere i Casolani riusciti nel 1828 per sola ragione di potenza di un loro Cardinale e di danaro , a torre a Brisighella grossa parte del suo antico territorio, suona oggi ironicamente nelle bocche de' Brisighellesi, essendosi le Comuni del Santerno sottratte dal Casolano Mandamento.
Nel mio soggiorno ebbi maniera di vedere alcuni pezzi di mosaico bianco e nero, e varie medaglie d' Imperatori romani trovate in uno scavo presso il paese; e ciò prova che una necropoli esisteva, e quindi un paese innanzi I' era di Cristo. Fra le medaglie moderne ne vidi due che credo rare. Furono coniate dai patriotti italiani in onore di Ciro Menotti e Borelli, e di Antonio Quiroca (3). 
Di quadri buoni sono a vedersi un Guido Reni mancante però di una parte, e tre dei Palmegiani. Ma i Brisighellesi hanno continuo alla memoria il loro San Pietro Martire del Domenichino; chè la Francia non contenta sotto la Repubblica Cisalpina di predare loro gli ori e gli argenti, con rapace destra anco questa sublime opera del genio italiano portò a Parigi; ed essa poi per quella sorti, che il più delle volte tocca al debole, rimase a Bologna. Tiziano e Domenichino, due di quei genii che solo questa nostra Italia sa creare, avevano dipinto lo stesso soggetto: ed ora che il quadro dei Tiziano , che io pur vidi non ha molti anni in Venezia , fu distrutto dal fuoco , I' opera del Domenichino e divenuta ancor più rara.
Ma respirata tanta di quell'aria balsamica da sentirmene ristorati i polmoni, ripresi franco il mio cammino in un buon servizio di vettura, che si trova all' entrare nella terra. E guardando a trastullo ebbi agio di osservare il palazzo della Villa del Marchese Giuseppe Cattani, posto nel mezzo della Valle. Un tempo anco questo, ridotto in fortezza dalla famiglia Brisighellese de' principi Spada che or vive in Bologna, aveva le sue cortine e torrioni ai fianchi. Smontato che fui alla Pieve di Ottavo, nelle cui vicinanze fu rotto ed ucciso Oddo da Montone, e Niccolò Piccinino fatto prigioniero, mi fu additato dai coloni il luogo ove si ergeva il grandioso pero chiamato del mal consiglio per avere sotto il medesimo quel Capitani combinato la fatale difesa. E per provarmi la feracità del terreno in dar piante di forma gigantesca e di una. vita secolare, lì appresso mi fecero vedere un cipresso alto metri 30: 45, e il tronco della rovere di pian di .Michele. che in piedi a cingerlo vi volevano cinque metri ; ed oggi questo ridotto a pila per lane misura in diametro un metro e centimetri venti, e quel che è meraviglia a dire si è, che nel suo mezzo furono trovati quattro mattoni rossi come sortissero allora dalla fornace.
La via mantiene ancora molti de' nomi dell' Itinerario dell'Imperatore Antonino, come sono quarto, quinto; nono, undecimo ed altri « eo quia distabant a Via Militari IV. V. lapide » il che non si trova in alcun'altra' Valle di Romagna.
La chiesa è delle solite fondate da Galla Placidia; le colonne sono di granito bigio orientale, ed un' iscrizione su una di esse porta la data del 380, ed un lavoro sulla fronte della porta scolpito sul sasso tiene molto di quell' epoca. Le colonne si vuole sieno quelle del Tempio di Giove Amone che Ser Francesco Maria Saletti descrive nella sua Cronaca.
Quivi una vegetazione splendida di olivi, di moscati, di sangiovesi, di aleatici e di albane segna la vera ricchezza della valle, e qual dolcezza di clima qui regni: il sangiovese non ha mai quivi avuto crittogama. Si va in America a cercar viti che resistano alla filossera, ed io credo che un viticcio più robusto di questo non si trovi, avendo la sua origine tra sassi di gesso e calce. Mi dissero che fu fatto un rapporto al Ministero d' Agricoltura e Commercio affinchè ne ordinasse esperimenti accanto alle importazioni americane. Ed essendo in questo discorso pur mi venne narrato che quando nel 1868 un Brisighellese scoprì (4) pel primo in Italia la pebrina nel Bombice Yama-mai, che distrusse la teoria di coloro che volevano la malattia ne' gelsi e non nel baco da seta, la speculazione che avea impiantato in Italia vivai con semi di gelso importati, mal sapeva darsi pace.
Ma la rocca di Rontana vista poco, lungi dalla Pieve richiama I' attenzione de' viandanti ricordando la sua antica potenza. E certo il Conte Alessandro di Romena che tanto la fortificava con gironi di mura non avrebbe creduto che pochi avanzi oggi restassero appena a segnare tanta opera.
Il Castello di Calamello non è più che uno spettro che tu vedi dal mezzo della valle sopra una cresta di monte , il quale si tiene ancora in parte in piedi quasi a dire questa è quella che gli storici chiamano - Vallis Baroniae. - Di questo castello fu Conte Ugolino di Albertino Fantolini di Zerfognano, del contado di Brisighella, il cui nome Dante tramanda onorato in questi versi:

O Ugolin de' Fantol. sicuro
E' il nome tuo da che più non si aspetta 
Chi farlo possa, tralignando oscuro.

Ma la mia vettura ornai mi fa entrare nella terra di Fognano , insigne pel Collegio Emiliani. E un grosso borgo chiaro per questo convitto, ove convengono da tutta Italia giovinette per essere educate. I paesani traggono il loro principale sostentamento dalla coltivazione de' vigneti in una enfiteusi propria del Comune, ove si danno terre incolte per renderle superbe vigne. Mi fermai per visitare il detto Collegio , e dichiaro che sembra impossibile che in un secolo di speculazione abbia potuto un cittadino impiegare tutto il suo vistoso patrimonio per uno scopo sì filantropico. Un monumento di buon scultore Toscano, che sorge nella bella chiesa, indica che questi si fu Giuseppe Emiliani da Faenza, distinto patrizio e poeta, morto non sono molti anni.
Con questa dolce impressione seguitando per un' ora il viaggio si arriva al famoso passo delle Pendici, che molti condottieri di eserciti non osarono valicare per tema di aguati, tra cui il Borbone. Sebbene oggi non vi sieno più gli orridi burroni, pure chi transita per colà per le scogliere di sassi che ha sopra' capo si affretta a varcarlo. A rendere poi allora più terribile questo valico vi si ergeva sopra il Castello di San Cassiano, le cui grosse mura-cadenti ricordano il famoso assalto e sacco dato dai Faentini, e gli onori che dopo riedificato gli abitanti di questo resero a Carlo Manfredi nelle splendide nozze con Costanza figlia di Rodolfo Varano Signore di Camerino; dimenticando quei valligiani I' onta poco innanzi sofferta. Tempi in cui come era facile l' odio e la vendetta, era anco facile per ismania di dominio l' acconciarsi ai nuovi padroni.
Poco lungi sono le cave del sasso che per molteplici lavori si fornisce da capaci scalpellini a tutta Romagna e Bologna. Tra un continuo tuono di mine mi fermai a vedere in un denso` fumo levarsi a quando a quando per l'acre sereno sassi, lapilli, bitume, che mi pareva assistere ad una piccola eruzione vulcanica. Quest' industria premiata all’ esposizione di Faenza ha preso in questi ultimi anni un grande sviluppo. La stazione della ferrata verrà posta poco lungi, e darà a questo `centro un gran movimento ancora per le sue calci; e il sasso sarà mandato in tutta Romagna per le costruzioni, a metà del prezzo de' mattoni. Un tramway di circa un Chilometro congiungerà la ferrata colle cave. Già nel pulito borgo esposto a mezzodì a piedi del Castello sono sorte fabbriche in attesa di guadagni.
A poco oltre un quarto d'ora di viaggio, in mezzo a campi ben coltivati e specialmente a gelsi, si entra nel bel ponte di confine detto di Marignano, ad un sol arco, gettato sul Lamone dalle Provincie di Ravenna e Firenze. Quivi ti si presentano innanzi le ruine del Castello di Gattara, di cui fu Signore Amadoro di Ugone di Teodorico. Lasciata la provinciale ravegnana, per un momento presi alla sinistra del Lamone la via comunale, e famosa di vicende essendo stata questa rocca, volli salire a vederla. Questo fortilizio avea due altissime e fortissime torri con alcuni palagi a merli che servivano a difendimento ed offesa , ma ora ruderi e cadenti mura si può dire segnano solo il luogo ove Faentini e Fiorentini uniti distrussero tanta mole.
Ripresa la provinciale, mi trovai per una via come' un canale, che è la strada della provincia di Firenze. Questa è ristretta tra due siepi : ha ponti diroccati , parapetti rotti o mancanti, balzi di rupe senza ripari, insomma è raro il caso che due rotabili non si urtino , non precipitino ne' fossi, nel fiume. Mi fu additato ove il famoso comico Gattinelli perdè la vita. Pare impossibile che tanta vergogna sussista colle leggi vigenti! Quivi certo le ossa de' miseri viandanti sono sempre a pericolo di rompersi. Ma la provincia di Firenze ha troppo a pensare al di là d' Apennino. I paesi del versante romagnolo, per il loro naturale sviluppo e prosperità starebbero ben meglio sotto il regime della provincia di Ravenna , ma Firenze affascina questi popoli, che amano piuttosto la loro strada da cadere in disgrazie, che disturbare la lor cara Firenze con reclami.
Come in quel di Brisighella riscontri i villaggi Strada, Pontenono, Cà di Tonno, Poggiale, Castellina, Casale, S. Cassiano, così in quel di Marradi trovi S. Adriano, Popolano, per cui case, ville, castelli formano quasi uno di quei paesi che Cicerone e Cesare chiamano - Civitatem.
Ma finalmente gli avanzi della forte Rocca di Castiglione, posti su alto monte a propugnacolo di Marradi, ti indicano che a questa Terra sei poco lungi. Mi fermai a guardare il suddetto Castello. Oh! quante memorie gloriose portano alla mente quelle cadenti mura ! ed è pur certo che I' esercito del Duca Filippo Maria Visconti non sarebbe entr'esse entrato, se per viltà il Castellano Bartolomeo Orlandini Fiorentino non fosse fuggito, e se a quegli eroici difensori la sorte avesse arriso coane nel 1498, allorche respinsero I' esercito della veneta Repubblica , che con vergogna dovette lasciarne I' espugnazione. Ma oggi solo I' edera si arrampica su quelle un tempo temute mura, or fatte stanza di gufi ed altri uccelli notturni.
Immerso nel doloroso pensiero del miserevole fine di tante grandiose opere entrai nella detta Terra, illustre per uomini ragguardevoli, e per l'agiatezza de' suoi paesani; ed a me basti qui ricordare Angelo Fabbroni, morto in questo secolo , la cui fama nelle lettere latine vive e vivrà chiarissima insieme con quella del Brisighellese Pier-Paolo Liverani, morto non sono molti anni , finchè la memoria delle onorate discipline duri appresso gli uomini, dai quali venne appellato il primo nuovo Plutarco, e l' altro redivivo Orazio.
A questo paese fanno scala per il loro commercio de' cereali le Valli del Mugello , e le contermini , e tutta quella del Lamone. I mercati di bestiame , di lane, di maroni, di castagne, di formaggi , di carbone , si tengono ogni lunedi, e con tanto concorso che ti trovi in mezzo ad un popolo pieno di vita e di affari. I paesani sono cortesissimi ed ospitali, .ed in loro si raccoglie un po' di quel sentire della gentile Firenze. Chi volesse viver' bene e mangiar meglio, ai prezzi di venti anni ancora, venga a Marradi. Il paese ha molto progredito nella pulizia , nell' allargamento delle strade , e col Comune hanno concorso in proprio i paesani. La musica è coltivata con passione, il che è indizio di animo gentile.
Visitai con vero piacere le Valli della Badia del Borgo, di Acereto dagli aceri, di Susinana, e ritrovai dipinti superbi e costruzioni colossali che dimostrano la potenza e ricchezza de' Signori del medioevo. Boschi di castagno , di roveri, di faggi ove pennato mai non giunse tu riscontri, e vigneti che danno un ottimo sangiovese. I Maroni poi sono di un tal sapore e grossezza, che il libro intitolato - la Tariffà della Repubblica Veneta - li pone giustamente in istima più degli altri. Mandre di bestiame bovino, lanuto, e suino formano la ricchezza di quest' apennino, e le razze sono state migliorate ben d' assai. Modigliana , Palazzuolo , Tredozio sono con strade provinciali congiunti a Marradi, li fine della mia gita era giunto; ma a compimento di sì bella escursione pensai spingermi fino alla cascata di Valbuja. Passai tra i Borghi di Biforco, di Camurano, di Fantino, e giunsi alla mia meta. Là tra quella solitudine, tra il rumore di spumanti acque che giù cadono per balze a precipizio alzando un fumo che alla luce del sole brilla qual fa il bagliore de' diamanti, pensando che da qui a non molti anni quel rumore avrebbe avuto a compagno il tremolio che produce la locomotiva e I' acuto fischio della vaporiera, non potei a meno d' invitare i miei compagni, che erano due buoni Marradesi, a gridare in quella beata sponda del Lamone Viva alla cara memoria dell' insigne promotore di questa ferrata Padre Antonelli, e Viva all'ex Ministro Alfredo Baccarini, che ne è stato il successore, augurando che questi possa far sì che i voti di queste buone popolazioni siero al più presto possibile esauditi; ed allora una vita nuova e ricca d' interessi animerà questa bella Valle del Lamone.

NOTE.

(1) Il dire che la Valle contrasta alla Città la nascita del Torricelli non é che asserire la verità, perché il luogo di nascita é ignoto per quante ricerche si sieno fatte: nè giova il dire che Egli si appella di Faenza, perché in quei tempi i luoghi di nascita s'indicavano dalla Città piuttostochè dalle Ville, o Paesi ignoti. Non per questo intendo dire che Torricelli ' non possa anco essere nato in Faenza.
(2) La prima Filanda a vapore negli stati Pontifici fu impiantata a Brisighella, dai Padre dell'autore di queste povere memorie, e cosi il nome ignoto di questo paese figura nei Listini di commercio a Londra.
(3) Queste medaglie le possiede l'Autore di questo scritto ed avendo avuto occasione di far interpellare il Generale Menotti rispose che erano veramente rare.
(4) Fu l'Autore di queste memorie, la di cui Ditta è Michele Lega. Vedi Coltura dei Bachi nell'Europa del chiarissimo Gabriele Rosa - Brescia, Tipografia Apollonio 1868.

   

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