Ravenna studi e ricerche; X/1 (2003), pp. 209-214  

      
IL RIO DELLA DOCCIA (GESSI DI BRISIGHELLA) NELLE DESCRIZIONI DI ALCUNE OPERE A STAMPA DEL XVII E XVIII SECOLO *
Stefano Piastra
   

Brisighella, come può emergere immediatamente dando uno sguardo panoramico all'abitato, fonda il proprio fascino (ed in tempi recenti la propria vocazione turistica) sulla particolare conformazione della parte più antica del suo centro storico. Essa risulta infatti costruita con e sul gesso presso il margine orientale della Vena del Gesso romagnola, ai piedi dei tre rilievi comunemente noti come i `Tre Colli': sulla cima di questi ultimi abbiamo da ovest ad est il santuario della Madonna del Monticino (XVIII secolo), la Rocca (di origine medievale, con sostanziali interventi cinquecenteschi) e la Torre dell'Orologio (XIX secolo, sorta su di una precedente fortificazione). Se il nucleo due-trecentesco di Brisighella è `aggrappato' alla Vena del Gesso « come tanti nidi di ucelli [sic] » secondo quanto scrisse in una sua lettera il prelato G.A. Caligari 1), il rovescio della medaglia di tale scelta insediativa è rappresentato dai fenomeni carsici, tipici delle regioni gessose, che qui interagiscono direttamente con l'area urbana. Uno di questi è appunto quello che nella letteratura scientifica è noto come Sistema carsico della Tana della Volpe, di cui, come vedremo, il rio della Doccia costituisce parte integrante.

Il rio della Doccia (meno comunemente detto anche `della Dozza') è un modesto corso d'acqua che attraversa tuttora buona parte del centro storico brisighellese; essendo però ai nostri giorni completamente tombato, la stragrande maggioranza degli stessi abitanti del luogo ne ignora perfino l'esistenza.
Antonio Metelli, massimo storico locale, ci ha lasciato nella sua ponderosa Storia di Brisighella e della valle di Amone (1869-1872) un'efficace descrizione della particolarità che contraddistingue tale rio: « Una delle sorgenti minerali più copiose è quella, che spiccia naturalmente in Brisighella da alcuni massi di gesso, e vi alimenta un fonte vivo, che i paesani chiamano la Doccia (...) » 2). In un altro passo della stessa opera troviamo un secondo accenno al nostro corso d'acqua: « Una scaturigine (...) sempre perenne, per lo più limpida, ma che talvolta per rompimento d'argini sotterranei e per copia di torbide acque subitamente ingrossa vedesi uscire in Brisighella, (...) da alcuni gessi sul luogo che chiamano la Doccia » 3) .
Oggi, dopo le esplorazioni e gli studi effettuati a più riprese dal Gruppo speleologico faentino in quelli che sono convenzionalmente definiti Gessi di Brisighella, possiamo meglio precisare quanto già osservato a suo tempo dal Metelli: il rio della Doccia ha origine dalla risorgente del complesso carsico della Tana della Volpe 4), i cui inghiottitoi si aprono sul fondo dell'omonima valle cieca posta tra il colle del Monticino ed il colle della Rocca (fig. 1). In altre parole le acque raccolte dalla Tana della Volpe, dopo aver attraversato in profondità il rilievo gessoso sulla cui cima sorge la Rocca manfredo-veneziana, ' tornerebbero ' a giorno in pieno centro storico brisighellese, presso l'odierno vicolo Saletti 5), dando vita appunto al rio della Doccia (figg. 2-5). Il condizionale è d'obbligo, poiché, come già accennato, il nostro corso d'acqua (compresa la risorgente da cui esso è alimentato 6)) è oggi completamente tombato: è dunque in un certo senso più corretto affermare che attualmente il rio della Doccia si immette direttamente nel sistema fognario cittadino.
Il rio in oggetto doveva originariamente incidere a cielo aperto il conoide alluvionale su cui sorge la parte più recente del cetro storico di Brisighella. Non è al momento nota la data esatta in cui venne realizzato il tombamento del suo tratto urbano, ma si può dubitativamente pensare al tardo medioevo 7) ; un indizio in tal senso può essere infatti rappresentato dal fatto che al 1425 si data probabilmente il tombamento del corso d'acqua `gemello' del rio della Doccia, il rio della Valle 8) , alla cui azione va ricondotta la forra che separa il colle della Rocca al colle della Torre dell'Orologio. Del resto, lo stesso idronimo di 'Doccia'/'Dozza' sembra etimologicamente connesso ad antichi interventi di canalizzazione (e forse già di tombamento) delle acque del nostro rio 9).
Il quadro attuale, con il rio della Doccia completamente tombato e per questo motivo totalmente avulso dalla realtà quotidiana dei nostri giorni, appare però fuorviante rispetto ad esempio a quella che doveva essere la situazione in età moderna, quando per lo meno il punto esatto in cui le acque tornano a giorno, sistemato “a fontana” 10), doveva risultare facilmente accessibile. Questo almeno sembra indirettamente emergere da diverse opere di carattere erudito o geografico risalenti al XVII ed al XVIII secolo, le quali, trattando dell'abitato di Brisighella, registrano la presenza del rio della Doccia e ne segnalano alcune peculiarità.

L'Itinerario di Andrea Scoto, opera geografica edita a Padova nel 1629 e successivamente ristampata più volte, riporta una relazione relativa a « Brisigella » inviata da un certo Sebastiano Natali,
con tutta probabilità databile a poco dopo il 1608 11). Ciò che interessa in questa sede è la descrizione riguardante le acque del paese, nella quale si dà spazio al rio della Doccia 12):

[Brisighella] Hà due fontane, l'una 13) d'acqua dolcissima, & leggierissima, con assai bella architettura fabricata di pietre à scarpello, escono da un vaso rotondo chiuso, dopò d'esser salita l'acqua per una grossa colonna quadra tre cannelle di detta acqua, & cascano in un vaso assai maggiore; hà sei faccie, & questa si vede da' passaggieri. L'altra 14) è d'acqua così fredda, cruda, & grave, che né anco alle bestie si dà à bevere; ma serve solo per rinfrescar il vino l'Estate, in loco di nevi, & per trarre la seta, di che si fà particolar traffico in detta terra con ottanta caldare, & per l'abondanza de' morari, & bontà delle gallette, & per il gran lustro, c'hanno dette sete, attribuito alla crudità, & altre qualitadi di detta acqua, che è un luogo remoto dentro però alla Terra, & non molto lontano dalla strada, per dove passano li forastieri, & questo non viene per condotti, come l'altra; ma scaturisce da certi gessi (de' quali abbonda abai detta costa dentro, & fuori della Terra) che se ne fanno molte fornaci, & se ne vende per tutte le fabriche della Provincia.

Degna di nota la testimonianza relativa all'utilizzo delle acque del rio della Doccia nella lavorazione della seta, attività quest'ultima di antica tradizione a Brisighella, oggetto di regolamentazione ed
incentivazione già nei quattrocenteschi Statuta Vallis Hamonis 15). L'affermazione riportata nell'Itinerario, secondo cui le acque del nostro rio avrebbero dato « lustro » alle sete, fu però contestata dal Metelli 16):

Di questa strana fonte [il rio della Doccia] (...) parlarono a lungo coloro che scrissero intorno ai viaggi d'Italia sebbene al vero alquanto il falso mescessero, imperocché dove narrano che per lei abbiano un maggior lustro le sete sarebbe a dirsi tutto il contrario, poiché la calce che è naturalmente infusa in quell'acque e bollendo v'incrosta le caldaje ne appanna in vece con un sottilissimo velo il nativo splendore, il che pare venga confermarsi per un'altra volgare credenza che corre a dì nostri, e cioè che quelle acque valgano ad accrescere il peso delle sete, la qual cosa vorrebbe dire ch'esse vi portino su qualche cosa, che addossandosi a quel tenuissimo filo lo renda capace di maggior peso.

Il Proprinomio historico, geografico e poetico del cremonese Barezzo Barezzi, stampato a Venezia in prima edizione nel 1643 ed in seconda edizione (alla quale facciamo riferimento per le citazioni) nel 1669, è un'opera a carattere enciclopedico che elenca varie località in ordine alfabetico, dandone una succinta descrizione. Riportiamo di seguito una parte della voce relativa a Brisighella 17), in cui compare un rapido accenno al rio della Doccia:

Brisighella: terra della Romagna posta parte in piano, e parte alla costa del monte, adorna di due fortezze; una a Levante chiamata la Torre, ma antica, di modo, che à tempi nostri non è molto forte, l'altra a Ponente fortissima, con grossissime muraglie fatteli da Serenissimo Dominio Veneto, quando era sotto il suo impero: ha due fontane diversissime di natura, l'una [= la Fontana Vecchia] d'acqua dolcissima, & legerissima: l'altra [= il rio della Doccia] d'acqua così frigida, & cruda, & grave, che d'essa, non se ne servono, se non per rinfrescar il vino d'estate, non lasciandone ne anco bevere alle bestie.

Il terzo autore che vogliamo prendere in considerazione è il medico Marco Antonio Melli 18) , personaggio di secondo piano del panorama culturale faentino tra XVII e XVIII secolo, a cui dobbiamo due opere pseudoscientifiche sui terremoti scritte in un approssimativo latino 19) prima è il Pohimation de Terraemotu Aemiliano, stampato a Ferrara nel 1693; la seconda è il Tractatus medico-physicus de Terroemotu Tam in Genere, quam in Specie, edito a Forlì nel 1708. Nel Pohimation il Melli, dopo aver brevemente parlato del suo soggiorno brisighellese durante il quale sostituì il medico del luogo, ammalato, dedica alcune righe al rio della Doccia 20):

Igitur tempore eo, quo vocatus fui medicus Bresighellae aestivo tempore vices gerens alterius graviter aegroti, & dottissimi viri; in hac nobili terra in monte fundata observavi fontem a gypsis originem ducens, & beneficio populi accomodatum, curiositate, naturalitateque dignum parte superiori, quae super saxa fundata est a brisighellensibus noncupatum la Dozza, ex quo ventus frigidissimus, magnoque impetu venit, ut necesse sit cuiuis ad ejus aspectum stanti post brevissimam morulam temporibus calidioribus ab eo discedere, cuius aqua scaturiens est cruda, in qua si phiala, vel aenophorum vino plenum imponatur, dimidii horae quadrantis termino frigidum pene insufribile evadat, & ecce quomodo interdum nobis ventus subterranei manifestantur ad cos agnoscendos.

Dal brano sopra riportato emerge di nuovo l'utilizzo del nostro corso d'acqua per mantenere `al fresco' il vino (pratica questa già registrata dall'Itinerario dello Scoto e dal Barezzi). Molto interessante è poi il riferimento ad un « ventus frigidissimus » (secondo il Melli connesso in qualche modo ai terremoti!) proveniente dalla risorgente della Tana della Volpe: si tratta con certezza di circolazione d'aria, fenomeno tipico degli ambienti carsici, riconducibile alla diversa temperatura ed alla diversa pressione atmosferica delle zone in cui si aprono inghiottitoio e risorgente 21)
Nel successivo Tractatus 22) il Melli ripropose riguardo al rio della Doccia, a parte alcune insignificanti variazioni, quanto già pubblicato nel Pohimation.
Da ultimo si riporta la descrizione relativa a Brisighella contenuta nel ventunesimo volume dell'opera di T. Salmon Lo stato presente di tutti i paesi, e popoli del mondo naturale, politico e morale, stampato a
Venezia nel 1757. Anche in tale lavoro, chiaramente debitore nei confronti degli scritti dello Scoto e del Barezzi, è infatti presente un riferimento al rio in esame 23)

Partendo da Forlì, trovasi verso il monte per andare in Toscana la grossa Terra di Brisighella, che fu patria di Vincenzo e Dionigi Naldi celebri Condottieri d'Armi del secolo XVI. È posta nel mezzo di una Valle contenente 40 buoni Villaggi, ed è il passo più frequentato di tutta la Romagna per chi s'incammina verso Firenze, e la Toscana, con cui fa non picciolo traffico. E guardata da alcune grosse Torri all'antica, ad ha due fontane notabili, una [= la Fontana Vecchia] per leggerezza e limpidezza delle sue acque, e l'altra [= il rio della Doccia] per la sua freddezza. La copia de' Gelsi che quivi si trovano, rende questa Contrada assai abbondante di buona seta, che arricchisce i suoi abitatori.

Dalle opere sin qui esaminate emerge costantemente la non potabilità delle acque del rio delle Doccia: tale dato, comune del resto a buona parte delle risorse idriche in aree gessose 24) trova conferma anche in testimonianze più recenti, risalenti al XIX ed al XX secolo. Il Metelli ad esempio afferma che l'acqua del rio della Doccia racchiudendo in sè molto solfato di calce riesce tanto grave allo stomaco, ed amara al gusto, che neppure vi abbeverano le bestie, poiché è a sapersi, che quest'acqua, come tutte le acque che serpeggiano fra i cavi seni di que' macigni [i gessi], rode lentamente la salute e la vita 25)

Analogamente Fortunato Camerani, ingegnere comunale di Brisighella alla fine dell'ottocento, dichiara non potabili le acque del nostro rio perché « selenitose >> 26). Giovanni Mornig, pioniere delle esplorazioni speleologiche nella Vena del Gesso romagnola, si riferisce con certezza al rio della Doccia quando dice di ritenere che le acque inghiottite da queste due grotte [i Buchi della Tana della Volpe] vadano perdendosi sotto il paese di Brisighella, imboccando forse qualche antico condotto d'acqua, perdendosi poi chissà dove. È cosa probabilissima questa, avvalorata anche dal fatto che, dopo forti acquazzoni, una antica fontana di Brisighella, che dà acqua non potabile, dia dell'acqua torbidissima 27).

Per quanto riguarda invece l'approvvigionamento idrico per uso potabile, sino alla realizzazione dell'acquedotto degli Allocchi (1895-1896) 28) quella che oggi è comunemente detta Fontana Vecchia 29) rappresentò per secoli, a partire dal tardo medioevo, l'unica fonte per i brisighellesi: essa era alimentata da acque le cui sorgenti erano poste esternamente alle mura cittadine, tra i poderi `Monti' e `Monticello', alle pendici occidentali del colle del
Monticino 30) .

* Si ringraziano Luciano Bentini e Marco Sami per la lettura critica del presente lavoro.

Fig. 1a Fig. 1b Fig. 2 Fig. 3
Fig. 4 Fig. 5      

Fig. 1 - La valle cieca della Tana della Volpe prima (a) e dopo (b) le pesanti alterazioni avutesi negli anni ottanta del xx secolo ad opera della ditta `Gessi del lago d'Iseo', proprietaria della soprastante cava del Morticino (la fig. 1a è tratta da AA.VV. 1990; la fig. 1b è di I. Fabbri, Gruppo Speleologico Faentino). L'attività estrattiva della cava del Monticino è oggi cessata e sono in corso di realizzazione lavori per la creazione nella stessa area di un Museo geologico all'aperto.

Fig. 2 - Assonometria e sezione dell'area del centro storico di Brisighella con evidenziato il sistema carsico della Tana della Volpe (a) e schema geologico-tettonico della zona (b) (da COSTA - BENTINI 2002).
Fig. 3. Sviluppo del sistema carsico della Tana della Volpe e percorso tomhato del rio della Doccia (rielaborato da Ricci Lucchi-Vai 1983).
Fig. 4 - Aerofotografia zenitale del centro storico di Brisighella. Il n. 1 indica il colle della Torre dell'Orologio; il n. 2 il colle della Rocca; il n. 3 la parte terminale del sistema carsico della Tana della Volpe; il n. 4 il percorso tombato del rio della Doccia; il n. 5 il percorso subaereo in caso di forti precipitazioni del rio della Valle; il n. 6 il percorso tombato del rio della Valle.
Fig. 5 - Aerofotografia obliqua di Brisighella. Il n. 1 indica schematicamente il sistema carsico della Tana della Volpe; il n. 2 il percorso tombato del rio della Doccia; il n. 3 il percorso subaereo in caso di forti precipitazioni del rio della Valle; il n. 4 il percorso tombato del rio della Valle (rielaborato da una foto di C. Pollini, Speleo GAM Mezzano).

Note

1 Lettera di risposta a mons. Annibale Grizi, governatore di Brisighella e Val d'Amone, datata 13 novembre 1607 e riportata integralmente nel Comentario di Val d'Anione di F.M. Saletti, opera manoscritta seicentesca recentemente data alle stampe (SALETTI 2002, parte terza decima, c ap. XII, pp. 485-486, ff. 952-955 del manoscritto originale). Tale lettera è parzialmente pubblicata anche in RIVALTA 1923, p. 40; CARROLI 1971, pp. 125-126; PIANCASTELLI- MINASI 2002, p. 261. Vedi anche Metelli 1869-1872, p. i, vol. ti, p. 533; Lega 1886, p. 33. Sulla vita e le opere del brisighellese Giovanni Andrea Caligari (1527-1613) vedi da ultimo MALPEZZI 1996, a cui si rimanda per la bibbliografia precedente.

2 METELLI 1869-1872, parte i, vol. i, p. 54. Tale passo è riportato anche in CAVINA 1964, p. 237. 

3 METELLI 1869-1872, parte II, vol. tv, p. 120.

4 Costa 1981-1982, pp. 11-13; Costa - Evilio 1983; Ricci Lucchi - Vni 1983, p. 179, fig. 2; BENTINI 1984, p. 13; BENTINI 1986, pp. 74-75, 98; BENTINI - COSTA- Evilio 1989, pp. 13-14; BENTINI 1994, p. 125; Costa 1994, p. 130; SAMI 1997, p. 93; Costa - Bentini 2002, pp. 142144; AA.vv. 2003, p. 44; BENTINI 2003, p. 53. 11 sistema carsico della Tana della Volpe impostato lungo una faglia della Formazione Gessosa-Solfifera (MARABINI - VAI 198), p. 33) è catastato con la sigla 102 ER/RA; il suo sviluppo è di m 726, la quota d'ingresso posta a m 185, il dislivello pari a m 73. E da rivedere l'affermazione riportata in Bassi - Biondi 1989, p. 67, secondo cui il corso d'acqua in uscita dalla Tana della Volpe non si sarebbe chiamato rio della Doccia, bensì sorgente di Ceti.

5 Appare significativo che nella documentazione risalente agli inizi del XVII secolo l'odierno vicolo Saletti sia menzionato come <« contrada della Doccia o Dozza » (CARROLI 1975, p. 16; BARTOLI 1999, pp. 41-42).

6 Attualmente la risorgente (la cui ha origine il rio della Doccia è osservabile solo tramite un'apertura verticale chiusa da un portello metallico sita in vicolo Saletti, di fronte al numero civico 5.

7 In accordo con tale cronologia è la ricostruzione in PIANCASTELLI- MINASI 2002, p. 237, fig. 3, che per il xv secolo prospetta un rio della Doccia già tombato limitatamente al suo percorso urbano.

8 Costa - Piastra 2001, p. 59; Costa - Bentini 2002, p. 141; Piastra - Costa 2002, p. 156.

9 Polloni 1966, p. 107, n. 448; Quarneti 1995, p. 127. Ad una tale interpretazione dell'idronimo in questione fa un rapido accenno anche il Metelli (Metelli 1869-1872, parte ti, voi. IV, p. 120).

10 In tal senso va interpretato il fatto che nelle testimonianze del x\ ti e del XVIII secolo che si andranno ad analizzare si faccia costantemente riferimento ad una « fonte » o « fontana » della Doccia, e non, come sarebbe più corretto dire, ad un rio della Doccia (il cui tratto urbano all'epoca doveva evidentemente già essere stato tombato). Del resto ancora G. Mornig attorno alla metà del xx secolo parlava di una « antica fontana » a proposito della risorgente della Tana della Volpe (vedi infra): segno che lo smantellamento di tale fontana ed il tombamento del punto preciso in cui le acque tornano a giorno è cosa relativamente recente.

11 Turchini 1977, p. 258, nota 6.

12 Scoto1629, pp. 103-104.

13 La relazione del Natali fa in questo caso riferimento con certezza alla ` fonte pubblica ' posta all'incrocio delle odierne via Porta Fiorentina e via delle Volte, comunemente detta
oggi Fontana Vecchia o in dialetto fontana di tri sbrof (fontana dei tre zampilli).

14 Si tratta certamente del rio della Doccia, viste le analoghe testimonianze delle altre opere
esaminate in questa sede relative alla qualità ed all'utilizzo delle acque di tale rio.

15 Metelli 1869-1872, parte I, vol. II, p. 343;'Tavoni 1978, p. 564; BULDORINI 2001, p. 122. 

16 Metelli 1869-1872, parte II, vol. IV, pp. 120-121.

17 Barezzi 1669, p. 106.

18 Sulla vita e le opere del Melli vedi MESSERI - CALZI 1909, p. 603; Zangheri 1959, p. 173, n. 1676; Casadio Strozzi 1974, pp. 100-101; Mazzei 1981, p. 7; Mazzei 1982, pp. 27-28; Brtoni 1990, p. 513; Silvestri 2001, pp. 194; 198-199, nota 10.

19 Netta al riguardo la stroncatura del Mittarelli: a Stylus Mellii latino-barbarus est, & rum indignatione legitur» (Mitarelli 1775, col. 119).

20 Melli 1693, pp. 54-55.

21 Riguardo alla circolazione d'aria nelle grotte vedi da ultimo Balbiano D'Aramengo 2000, pp. 4-6, a cui si rimanda per la bibliografia precedente.

22 Melli 1708, pp. 43-44.

23 Salmom 1757, pp. 460-461.

24 Vedi esempio i casi elencati in DAI, PANI. 1969, p. 257, nota 18; VARANI 1974, pp. 330-331; RACCAGNI 1994, p. 307.

25 Metelli 1869-1872, parte I, vol. I, p. 54.

26 Pelliconi 1975, p. 7. Nel caso particolare del rio della Doccia, la non potabilità delle acque può verosimilmente essere collegata, oltre alla disoluzione del gesso, anche alla presenza all'interno della Tana della Volpe di due sorgenti sulfuree (GRUPPO SPELEOLOGICO CITTÀ DI FAENZA » - GRUPPO SPELEOLOGICO « VAMPIRO » 1964, pp. 36-57).

27 MORNING 1995, p. 17.

28 Pelliconi 1975, p. 8.

29 Si veda sopra, nota 13.

30 Consolini 1884, p. 256. Si veda anche .sopra la relazione riportata nell'Itinerario dello Scoto; Metelli 1869-1872, parte n, vol. III, p. 342; PLLICONI 1975, p. 7. Sull'ubicazione Ilei poderi `Monti' e 'Monticello' si veda invece CAVINA 1999. Significativo inoltre l'odonimo di 'Acqua dolce' documentato per la strada campestre che dalle pendici dei colle del Monticino raggiunge la zona dove si trovava porta Bonfante (oggi scomparsa). Essa Va infatti con tutta probabilità collegato al fatto che lungo tale strada, interrate, dovevano appunto correre le condutture che portavano l'acqua potabile dalle già menzionate sorgenti poste tra i poderi `Monti' e 'Monticello' alla fonte pubblica, dentro alle mura urbane (CARROLI 1975, p. 18, nota 9). Da correggere dunque quanto affermato in As.VN. 1990, p. 72; AA.VV. 2001, p. 31; Buldrini 2001, p. 109; Malpezzi 2001, p. 20, secondo cui la fonte pubblica (Fontana Vecchia) sarebbe stata alimentata dalle acque del rio della Doccia (come abbiamo visto invece non potabili).

Bibliografia

AA.VV. 1990, Guida di Brisighella, Faenza Aa.Vv. 2001, Brisighella com'era... com'è,
Faenza
AA.VV. 2003, Dalla Futa all' Acquacheta, (C.A.I. FAENZA ED IMOLA), Imola Balbiani D'Aramengo C. 2000, Il clima delle grotte, (quaderni didattici della Società Speleologica Holidra 8), Genova.

BAREZZI B. 1669 = Il Proprinomio historico, geografico, e poetico; in cui per ordine d Alfabeto si pongono quei Nomi Proprij per qualche singolarità più memorabili; che nell' Historie, nella Geografia & nelle Favole de' Poeti registrati si trovino. E con l'occasione de' nomi succintamente si racconta tutto ciò, che di notabile à ciascuno d'essi s'appartiene. Raccolto con somma diligenza da' scritti de' più Classici;
approvati Autori. Consacrato al molto illustre Signore Francesco Galante, Venetia M.DC.LXIX

BARTOLI B. 1999, La via faentina e la tipologia ambientale, Ravenna

BASSI S. - BIONDI P.P. 1989, Sui gessi di Brisighella, in Aa.Vv., La Vena del Gesso romagnola, Repubblica di S. Marino, pp. 65-72

BENTINI L. 1984, La Vena del Gesso romagnola. Quale futuro per uno dei più rari ambienti dell'Appennino e del Mediterraneo?, « Il nostro ambiente e la cultura » 5, suppl. a « Faenza e mi paès », pp. 7-37 (ristampato anche in BENTINI, La Vena del Gessoromagnola. Caratteri e vicende di un parco mai nato, « Speologia Emiliana » s. IV, XIX (4), 1993, pp. 5-35

BENTINI L. 1986, Le grotte della Romagna, in C. Marabini - W. Della Monica, a c. di, Romagna. Vicende e protagonisti, I, Bologna, pp. 64-101

BENTINI L. 1994, Storia delle esplorazioni speleologiche e idrologiche dai precursori ad oggi, in U. BAGNARESI - F. RICCI LUCCHI -G.B. VAI, a c. di, La Vena del Gesso, Bologna, pp. 118-128

BENTINI L. 2003, I principali sistemi carsici della Vena del Gesso romagnola e il loro condizionamento strutturale, in Atti del IX Congresso Nazionale di Speleologia, (Bologna, 27-31 Agosto 2003), Bologna, pp. 51-68

BENTINI L. - COSTA G.P. - Evilo R. 1989, Le grotte, in Aa.Vv., La Vena del Gesso romagnola, Repubblica di S. Marino, pp. 13-20

BERTONI G. 1990, Saggio di bibliografia storica, in A. Ferlini, a c. di, Pestilenze nei secoli a Faenza e nelle valli del Lamone e del Senio, Faenza, pp. 505-517

BULDORINI C., a c. di, 2001, Brisighella Medioevale: spigolature urbanistiche, « Museo del Lavoro Contadino nelle vallate del Lamone - Marzeno - Senio. Brisighella. Quaderni » 8, pp. 105-123

CARROLI D. 1971, Memorie storico religiose di Brisighella, Faenza

CARROLI D. 1975, Vecchi toponimi di Brisighella, « Le Campane del Monticino » 4, pp. 14-20

CASADIO STROZZI V. 1974, Ospedali e medici di Faenza dalle origini ai nostri giorni, Faenza

CAVINA G. 1964, Antichi fortilizi di Romagna, Faenza

CAVINA C. 1999, Un confine antico ed invisibile, « Le Campane del Monticino » 4, n.s., pp. 37-38

CONSOLINI F. 1884, Cronaca contemporanea di Brisighella dall'anno 1850 all'anno 1883, Firenze

COSTA G.P. 1981-1982, Rapporti tra tettonica e speleologia nei gessi di Brisighella, tesi di laurea in Scienze Geologiche, Università di Bologna, rel. prof. G.B. Vai, a. a. 1981-1982

COSTA G.P. 1994, Itinerario carsico sui Gessi (li Brisighella, in U. BAGNARESI - F. Ricci Lucchi - G.B. VAI, a c. di, La Vena del Gesso, Bologna, pp. 128-131

COSTA G.P. - BENTINI L. 2002, Fenomeni carsici al margine e nel sottosuolo del centro storico di Brisighella, in P. MAI. PEZZI, a c. di, Brisighella e Val di Lamone, Cesena, pp. 139-154

COSTA G.P. - EVILIO R. 1983, Morfologia subaerea ed ipogea del sistema carsico Tana della Volpe (102 E/RA) nei gessi messiniani di Brisighella, « Le Grotte d'Italia » 4, XI, pp. 293-303

COSTA G.P. - PIASTRA S. 2001, Speleologia urbana, « Polis » a. VII, n. 20, pp. 58-59
DAI. PANE L. 1969, Economia e Società a Bologna nell'età del Risorgimento, Bologna
GRUPPO SPELEOLOGICO « CITTA' di FAENZA » - GRUPPO SPELEOLOGICO « VAMPIRO » 1964, Le cavità naturali della Vena del Gesso tra i fiumi Lamone e Senio, Faenza

LEGA A. 1886, Fontilizi in Val di Lamone, Faenza

MALPEZZI P. 1996, Giovanni Andrea Caligari, Vescovo di Bertinoro (15271613), e la sua Cronica di Brassichella e Valle di Amone, « Studi Romagnoli » XI,VII, pp. 187-194

MALPEZZI P. 2001, Il passato di Brisighella,
Polis », a. va, n. 20, pp. 17-20

MARABINI S. - VAI G.B., Analisi di facies e macrotettonica della Vena del Gesso in Romagna, « Bollettino della Società Geologica Italiana » 104, pp. 21-42

MAZZEI R. 1981, Di alcuni scritti sui terremoti in Romagrna, « La Piè » 1, pp. 612

MAZZEI R. 1982, Documenti della cultura in Romagna. Scritti sui terremoti dei secoli XVII e XVIII, « Rassegna economica della Cani. ciaa di Forlì » IV, 2, pp. 10-30

MELLI M. A. 1693, Pohimation Marci Antonij Mellij Medicinae, &Philosophiae Doctoris de Terraemotu Aemiliano dicatum Emi-nentiss. Card., ac Principi Fabricio Spadae Status a secretis Innocentii XII. Pon: Opt Max:, et scriptum Illustrissimo Viro Francisco Redi Magni Duci Hetruriae Archiatro, Ferrariae M.DC.XCIII

MELLI M.A. 1708, Tractatus medico physicus de Terroemotu Uni in Genere, quam in Specie Marci Antonii Mellii faventini olivi Faventiae Publici Philosophiae Lectoris, nec non S. M. Misericordiae Medicus Primarius, acque Chirurgus. In har Nova Editione varijs observationibus Illustratus.
Dicatus Em:mo & Reo:mo Principi Phylipjpo
Antonio Gualtherio Episcopo Imolensi, ac Romandiolae à Latere Legato. Et scriptus Ill.mo & Rev: mo Viro Dominico de Zaulis Patritio faventino, Episcopo Verulano, nec non in Alma Urbe Clementis XI. V G., Foro Livii 1708

MASSERI A. - CALZI A. 1909, Faenza nella storia e nell'arte, Faenza

METELLI A. 1869-1872, Storia di Brisighella e della Valle di Amone, 1v volt., Faenza

MITTARELLI j. B. 1775, De literatura faventinorum, sive de viris doctis et scriptoribus urbis Faventiae. Appendix ad Accessiones Historicas Faventinas, Venetiis

MORNIG G. 1995, Grotte di Romagna, « Memorie di Speleologia Emiliana » 1

PELLICONI E. 1975, Tre acquedotti per Brisighella, « Le Campane del Monticino » 4, pp. 7-9

PIANCASTELEI F. - MINASI R. 2002, L'evoluzione del centro urbano di Brisighella, in P.Malpezzi, a c. di, Brisighella e Val di Lamone, Cesena, pp. 207-283

PIASTRA S. - COSTA G.P. 2002, Nuovi dati dalle ricerche speleologiche nel centro storico di Brisighella, in P. MALPEZZI, a c. di, Brisighella e Val di Lamone, Cesena, pp. 155-162

POLLONI A. 1966, Toponomastica romagnola, Firenze

QUARNETI A. 1995, Toponomastica di Brisighella, Faenza

RACCAGNI S. 1994, Sguardo storico, in BACNARESI V. - Riera Lucchi F. - Vai G.B., ac. di, La Vena del Gesso, Bologna, pp. 251-343

RICCA LUCCHI F. - VAI G.B. 1983, La Vena del Gesso: un' « emergenza », ma in che senso ?, « Pagine di vita e storia imolesi » 1, pp. 171-204.

RIVALTA C. 1923, Giovanni Andrea Caligari e la sua « Descritione di Brassichella et Valle di Anione », « Terzo Centenario della Madonna del Monticino », III, 2, pp. 40-43

SALETTI F.M. 2002, Comentario di Val d Amone, (a.c. di P. Malpezzi), Faenza
Salomon T. 1757, Lo stato presente di tutti i paesi, e popoli dei mondo naturale, politico e morale, con nuove osservazioni, e correzioni degli antichi e moderni viaggiatori. Volume XXI. Continuazione del Gran-ducato di Toscana, della Repubblica di Lucca, e di uria parte del Dominio Ecclesiastico, Venezia MDCCI VII

SAMI M., a c. di, 1997, Sentiero "505 "da Faenza al Parco Carnè: camminare nel territorio, leggere l'ambiente, Imola

SCORO A. 1629, Itinerario, overo nova descrittione de' viaggi principali d'Italia, nella quale si ha piena notitia dituite le cose più notabili, & degne d'essere vedute, di Andrea Scoto. Novamente tradotto dal Latino, in, lingua italiana, & accresciuto di molte cose, che nel Latino non si contengono. Dedicato all'Illustriss.
Re rerendiss. Signor Pietro Valiero Cardinale, & Vescovo di Padova, & c.,
Padoa MDCXXIX

SILVESTRI A. 2001, Avvenimenti straordinari nell'Appennino tosco-romagnolo: terremoti, meteoriti, comete, eccezionali fenomeni climatici, in N. GRAZIANI, a c. di, Romagna toscana. Storia e civiltà di una terra di confine,I, Firenze, pp. 187-199

TAVONI M.G. 1978, Le comunità della valle del Lamone, in Aa.Vv., Studi in memoria di Federigo Melis, I, Napoli, pp. 553-567

TURCHINI A. 1977, Società, banditismo, religione - e controllo sociale -fra Romagna e Toscana: la Val Lamone nel XVI secolo, « Studi Romagnoli » XXVIII, pp. 257-280 (ristampato anche in Turchini A., La Romagna del Cinquecento, I, Istituzioni, comunità, mentalità, Cesena 2003, pp. 109-131

VARANI L. 1974, Evoluzione dei rapporti uomo-ambiente nei Gessi bolognesi e romagnoli, « Bollettino della Società Geografica Italiana » s. x, vol. III, n. 7-12, pp. 325-347

ZANGHERI S. 1959, Bibliografia scentifica della Romagna, Faenza

     

Speleo GAM Mezzano (RA)