Nota: siamo disponibili a pubblicare integralmente nel sito la relazione presentata dall'ARPA; purtroppo, nonostante le reiterate richieste, non ci è stato possibile disporre di una copia. Abbiamo potuto soltanto consultare in loco la copia presente c/o la Provincia di Ravenna.
  
 

Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia Romagna

Cassero di Porta Lame, Piazza 7 Novembre 1944, 7 – 40122 BOLOGNA

 

Speleo GAM Mezzano

via Reale, 281 – 48020 Glorie di Mezzano (RA)

Alla Provincia di Ravenna

Settore Ambiente e Suolo

c.a. Dott. Stenio NALDI

 

Mezzano, 05/06/2005 

Oggetto: OSSERVAZIONI AL P.I.A.E.

    (Delibera di Consiglio Provinciale n. 21/24705 del 22 marzo 2005) 

RELAZIONE DI PIANO  

Indirizzi, obiettivi ed azioni del piano 

Pag. 28

Tra gli obiettivi sono citati i seguenti:

Minimizzare l’utilizzo di risorse non rinnovabili

       Con azione: “pianificazione delle attività future destinando a cava solo quelle aree strettamente

                             necessarie a garantire gli effettivi fabbisogni di materiale”

Tutela del patrimonio ambientale e paesistico del territorio

       Con azione: “Tutela delle falde acquifere”

Aumentare la compatibilità ambientale dei processi di estrazione

       Con azione: “riqualificazione del patrimonio paesaggistico attraverso il recupero ambientale

                             delle aree soggette ad attività estrattive.”

Questi “buoni propositi” sono sostanzialmente smentiti dalle indagini svolte e dalle scelte fatte, per questa ragione si espongono le seguenti osservazioni e si chiedono le dovute risposte.

 Gesso (polo unico regionale per l’estrazione del gesso) 

A Pag. 22, Tab 1.30: mancano i dati degli anni 2003 – 2004; ciò può modificare sostanzialmente il calcolo del materiale estratto e del fabbisogno.

Si richiedono i dati mancanti 

I poli del piano

 

A pag. 38, Tab. 4.1: Non c’è stata nessuna verifica dopo il 2002 (anche questo modifica sostanzialmente il calcolo del materiale).

Per quanto riguarda la “Concessione di ampliamento” la somma  totale ha ripreso il massimo della concessione di ampliamento (cioè 4,5 Mm3  ).

Si chiede il perché.

Si fa notare che lo scenario 4 è stato superato dalla recente proposta di piano di coltivazione presentato dalla BPB dove è prevista la distruzione di una grotta, mentre nel PIAE rimane la prevista distruzione di due grotte.

Si chiede il perché.

Si fa notare inoltre che una richiesta annuale di 200.000 m3  rapportati ad un totale di 5.160.573 m3 corrisponde ad un periodo di attività di oltre 25 anni, a fronte della norma riportata nella L.R. 17/1991 per cui un’autorizzazione per attività estrattive non può superare la durata di 5 anni. 

Anche tenendo conto della durata decennale del PIAE, ciò prefigura comunque un’attività a lungo termine, palesemente in contrasto con la normativa.

Si chiede il perché di questa scelta. 

Paragrafo 4.21 Monte Tondo pag. 93 

Pag. 95 fig. 4.32: dal confronto con la planimetria dello “Scenario 4” cui fa esplicito riferimento la planimetria stessa risulta superato a nord il limite dello scenario 4; tale limite parrebbe superato anche a sud est. Purtroppo non è possibile un confronto omogeneo stante la diversa base topografica utilizzata: ciò rappresenta ovviamente un grave limite del Piano.

Si chiede una base topografica omogenea a quella presentata nello scenario 4.

Qual è l’abbassamento reale della quota del crinale? La frase: “abbassamento di 20-30 metri da est ad ovest con l’impostazione di una quota che sale da 300 m fino a 380 m per un complessivo abbassamento dell’ordine di 50 m” risulta incomprensibile.

Che cosa significa “da est ad ovest” quando la direzione di tutta la parte meridionale del confine dello scenario 4 è da nord a sud?

Che cosa significa “l’abbassamento di 20-30 metri … per un complessivo abbassamento dell’ordine di 50 m”?

Pag. 96: “ La coltivazione verso est e sud-est è stata impostata in modo da consentire i necessari raccordi topografici tra i gradoni di cava e la morfologia esistente”. Facciamo notare (come del resto da noi già segnalato, ALLEGATO 1) che la topografia dello scenario 4 dello studio ARPA presenta, in proposito, errori macroscopici, tra cui, in particolare, un “muro” verticale di circa 80 metri. Non è chiaro quanto sia lo sfondamento dello “scenario 4” che comporta l’eliminazione di queste incongruenze.

Si chiede una cartografia attendibile.

 VALSAT - VI

(VALUTAZIONE SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE E TERRITORIALE – VALUTAZIONE DI INCIDENZA)

 Nelle fig. 4.54 pag. 115 e fig. 5.29 pag. 153 è riportata la supposta “idrografia di superficie” (sono stati ricalcati gli impluvi superficiali sulla carta CTR) ciò non corrisponde per nulla al reale percorso delle acque che, come è noto, vengono inghiottite dai sistemi carsici e di conseguenza non seguono per nulla la morfologia superficiale.

Si chiede di produrre uno studio delle acque sotterranee con allegata cartografia.

 Per quanto riguarda i rischi ambientali dovuti all’alterazione dell’idrologia

1 – Canale di scolo delle acque di cava e frana a nord dell’area di cava (è stata assolutamente ignorata) vedi ALLEGATO 2. Tale frana incide direttamente sull’area vincolata dal PTCP e dal PAI (Piano per l’assetto idrogeologico) del bacino del torrente Senio e non come riportato nella cartografia di pag. 115 dei “Bacini Regionali Romagnoli” (che non riguardano questa area).

Si chiede di integrare la VALSAT con un esame di tale dissesto. 

2 -  Ovviamente lo spostamento del crinale dovuto all’attività di cava determina l’alterazione del bacino idrografico superficiale e sotterraneo ciò è in evidente contraddizione con gli obiettivi del piano. Ad esempio, le doline dell’Abisso Mezzano e della Buca Romagna vengono di fatto alterate.

3 – E’ stata di fatto realizzata una enorme “dolina” alla base della parete di cava, nel punto più basso alcuni fori incanalano nel sottosuolo l’acqua.

Si chiede se queste (punti 2 e 3) non siano un’alterazione pesante e definitiva dell’idrologia.

 Non si è assolutamente tenuto conto dell’idrologia sotterranea.

Data la scelta molto discutibile di considerare ai fini della interferenza dell’attività estrattiva sull’ambiente l’estensione delle aree vincolate da strumenti normativi, si ottiene in questo caso l’effetto assurdo di non considerare aree interessate da idrologia carsica che, nella fattispecie, costituiscono il nucleo della realtà territoriale.

Si chiede se il dato può essere ignorato al fine della valutazione degli effetti dell’attività di cava sul territorio. 

Le “Formazioni erbose calcicole rupicole o basofile dell’Alysso-Sedion (cod. 6110*)” sono un habitat protetto dall’allegato I della direttiva 92/43/CEE e classificato come “prioritario”, in virtù dell’asterisco accanto al codice.

Gli habitat asteriscati sono rigorosamente protetti e l’articolo 6 della direttiva 92/43/CEE prevede al comma 4, che possano essere oggetto di alterazione solamente in caso di “considerazioni connesse con la salute dell’uomo e la sicurezza pubblica o relative a conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente ovvero, previo parere della Commissione, altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”. Poiché in questo specifico caso non si ravvisano, né sono state evidenziate dalla valutazione di incidenza, considerazioni connesse con la salute dell’uomo e la sicurezza pubblica o relative a conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente, si conclude che i motivi che hanno determinato la decisione di distruggere una rupe con l’habitat 6110* siano da considerare “altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”.

Pertanto, si chiede di conoscere il parere della Commissione UE preventivo all’autorizzazione ad eliminare l’habitat 6110*.

Si chiede, inoltre, di conoscere quanta superficie sarà idonea al reinsediamento spontaneo della vegetazione caratterizzante l’habitat 6110*, al termine dei lavori di escavazione. Ciò al fine di valutare se le superfici rupestri finali saranno o meno analoghe a quelle presenti prima delle attività estrattive.

 Riguardo al posizionamento dei nidi artificiali per Chirotteri, si chiede di utilizzare nidi di dimensioni diverse e con ingressi frontali o inferi, in modo da favorire tutte le diverse specie, aventi differenti esigenze.

Inoltre, considerato il costo irrisorio dei nidi artificiali, si chiede di impiegarne un numero maggiore (almeno doppio) rispetto ai 25 previsti dalla valutazione di incidenza.

 NORME TECNICHE DI ATTUAZIONE

 Pag. 4 articolo 6 tab. 1

Si passa direttamente da 660.573 a 5.160.573, cioè, ancora una volta, si è considerato soltanto il volume massimale (4,5 Mm3 ).  

Pag. 6 articolo 10

Si chiede se il volume è riferito al  lordo o al netto dei materiali di scarto.

 Pag. 13 articolo 23

Non è presente alcuna vigilanza delle attività estrattive. (La Polizia Mineraria non ci risulta a tutt’oggi adeguata. Anche i controlli relativi alle modalità stabilite nelle autorizzazioni comunali non ci risulta siano espletati) .

Si chiede quali siano le misure che l’Amministrazione Pubblica intende mettere in opera.

 Pag. 14 articolo 26

Monitoraggio ambientale

Definizione dei livelli di criticità

La cava di Monte Tondo è considerata a livello di criticità LV (“Criticità molto elevata, impatto di estrazione alto, cave che ricadono all’interno di zone sensibili vulnerabili”).

Ciò nonostante il sistema delle modalità tecniche dell’attività estrattiva e quello dei controlli chiaramente non sono adeguati a tale livello di criticità.

Si chiede che cosa si intende fare al fine di tale adeguamento.

 Tab. 6 pag. 15

Come da “sistema di garanzie e controlli” Devono essere monitorate le acque sotterranee e superficiali. Come detto sopra non vengono neppure prese in considerazione ai fini della compatibilità ambientale.

Chi ha gli strumenti e le competenze per controllare direttamente le acque sotterranee?

La metodologia deve forse essere quella indicata dal recente piano di coltivazione proposto dalla BPB? Si tratta, come da noi segnalato nelle osservazioni relative (ALLEGATO 3),  di “una procedura assolutamente assurda, che denota una profonda ignoranza dei fenomeni carsici”.

Si chiede quali saranno le metodologie che verranno adottate per il monitoraggio delle acque sotterranee.

 Pagg. 19-20 articolo 33

Tutela delle acque sotterranee

Il comma primo recita: “Dovranno essere evitate… compromissioni sostanziali e definitive del regime e delle modalità di deflusso delle acque.”

Si ribadisce quanto già scritto sopra: l’attività di cava, nei fatti, altera definitivamente il deflusso delle acque (alterazione del crinale, distruzione parziale e totale di doline, distruzione di alcuni rami di cavità naturali).

Si chiede se tali alterazioni devono essere considerate ininfluenti per la salvaguardia dei sistemi idrologici.

 Pagg. 21-22 articolo 36 e articolo 37

La zona di cava è a diffuso interesse archeologico non soltanto per la presenza della Grotta del Re Tiberio (vedi i reperti rinvenuti nella Grotta dei Tre Anelli, Grotta del falco e nella “diaclasi Mornig”).

Tale aspetto non è stato assolutamente considerato.

Si chiede se ciò è irrilevante.

Non si fa il minimo accenno alla Grotta del Re Tiberio che è in fase di crollo a seguito delle attività di cava (ALLEGATO 4).

Si chiede una integrazione in proposito.

 Titolo VIII

Pag. 24: Criteri e modalità per la sistemazione finale delle aree di cava.

Non si entra assolutamente nello specifico dell’area in questione.

La morfologia viene alterata oltre che per l’estrazione del gesso anche per il posizionamento dello sterile.

Si chiede, quindi, quali sono nel dettaglio le modalità di recupero. 

Quali sono, in particolare, le modalità del recupero della Grotta del Re Tiberio?

 A conclusione…

 Ferme restando le ns. osservazioni critiche allo “Studio finalizzato alla verifica delle modalità di coltivazione ottimali applicabili al polo estrattivo del gesso in località Borgo Rivola in comune di Riolo Terme, al fine di salvaguardare il sistema paesaggistico ed ambientale del Polo Unico Regionale del gesso”, si chiede perché non sia stato considerato lo scenario 3 (volumetrie complessivamente estraibili dell’ordine di 2,5/3 M m3).

1 - Tale scenario appare più compatibile con la tutela ambientale.

2 – Garantisce comunque una quantità di materiale tale da consentire l’attività produttiva per circa 15 anni (pur superiore ai limiti di legge, sia per quanto riguarda l’autorizzazione e sia per la durata del PIAE)

3 – Vengono preservate le grotte conosciute.

Ricordiamo che è soltanto il PIAE a poter stabilire la pianificazioni generale dell’attività estrattiva e nessun altro atto amministrativo ha, in proposito, alcun valore. In particolare, l’atto di indirizzo, emanato dalla Provincia di Ravenna, in base al quale veniva dato come riferimento lo “Scenario 4” non è cogente ai fini della pianificazione territoriale.  

Federazione Speleologica Regionale

dell’Emilia Romagna

(Piero Lucci)

Speleo GAM Mezzano

(Massimo Ercolani)

 

Speleo GAM Mezzano (RA)