LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

LE CAVE

         

Speleo GAM Mezzano - RA

   

INDAGINE PRELIMINARE SULLA STABILITA' DEL PIANO DI CALPESTIO DELLA PARTE INIZIALE DELLA GROTTA DEL RE TIBERIO FRANATO A SEGUITO DELL' ATTIVITA' DELLA CAVA DI GESSO DI BORGO RIVOLA
   
a cura di: Massimo Ercolani, Piero Lucci e Baldo Sansavini (Speleo GAM Mezzano - RA)
  
Ottobre 2003
     

Scopo di questa indagine preliminare è verificare l'entità dei crolli in atto e la stabilità del piano di calpestio della parte iniziale della Grotta del Re Tiberio (n. Catasto regionale ER RA 36).

Va premesso che la “Grotta del Re Tiberio”, a seguito delle esplorazioni effettuate dallo Speleo GAM dal 1990 ad oggi, ha uno sviluppo di oltre 5 chilometri ed è stata intercettata dalla attività della cava (in galleria e, attualmente, a seguito della coltivazione esterna) in 18 punti [TAVOLA 1]; inoltre il torrente del ramo di quota 120 è stato intercettato e deviato dalle stesse gallerie di cava.
La parte della grotta presa in esame è limitata al tratto tra l'ingresso e l'inizio della “Sala gotica “. Lo sviluppo è di circa 60 metri e costituisce pertanto una piccola parte della cavità, in sostanza quella di interesse archeologico e normalmente percorsa dalle visite turistiche, ora non più possibili a causa delle recenti frane.
Nel corso delle esplorazioni sono stati rinvenuti numerosi reperti protostorici anche in altre parti del complesso carsico ed in vicine grotte non direttamente collegate al Re Tiberio. Anche questi ambienti risultano direttamente minacciati dall'attività della cava.

Nel corso del 1997 è stato da noi effettuato un rilievo topografico di dettaglio della cavità; successivamente, lo stesso rilievo è stato aggiornato limitatamente alla parte interessata dal crollo più recente. 
Sono stati impiegati un clinometro centesimale SUUNTO, una bussola centesimale SUUNTO (precisione ½ grado) ed una cordella metrica. Oltre alla poligonale principale è stata effettuata una misurazione dettagliata dei singoli ambienti, ricavando così planimetrie e sezioni. Per le gallerie di cava ci siamo avvalsi anche dei rilievi planimetrici contenuti nello studio presentato dall'ARPA nel dicembre 2001. Sono poi stati fotografati gli ambienti interessati dalle frane [TAVOLE 8, 9 e 10]. Inoltre sono state individuate, con esame visivo, le pareti interessate da riempimenti e da massi in frana.

Dall'indagine preliminare emerge che:

     Il crollo dell'attuale piano di calpestio è dovuto alla presenza delle sottostanti gallerie di cava. In particolare è stata intercettato un tratto di cavità naturale interessato da riempimenti argillosi [TAVOLE 2, 3 e 4: stazioni 4a/4g], provocando il crollo degli stessi. Parte di questi riempimenti sono di origine antropica infatti nei pressi della stazione 4d sono stati rinvenuti resti di sepolture di età protostorica. Attualmente è probabile la presenza di altre sepolture. 

     Il crollo è tuttora in corso e potrebbe assumere dimensioni più ampie interessando una vasta zona del tratto iniziale, fino a pregiudicarne la normale percorribilità [TAVOLE 2/6]. Ciò si presume dal fatto che, visivamente, le pareti risultano quasi ovunque costituite da riempimenti assai instabili. [Vedi anche foto nelle TAVOLE 8, 9, 10].

     Un altro punto particolarmente delicato riguarda la sovrapposizione planimetrica di due gallerie di cava [TAVOLA 2] con la grotta naturale. Il primo tratto, nei pressi dell'ingresso (Stazione 1), sembra interessare soltanto marginalmente la cavità naturale anche se riguarda comunque il tratto di essa di maggior interesse archeologico. Il secondo tratto (Stazioni da 4 a 6) coinvolge invece l'intero segmento di grotta. Qui lo spessore che separa la volta della galleria di cava dal piano di calpestio della grotta è di circa 7 metri [TAVOLA 7]. Visivamente la volta della galleria sembra essere costituita da gesso compatto, mentre nei pressi della stazione 52 (metri 2 al di sopra della volta) è in atto il crollo di uno strato di argilla. Il piano di calpestio della grotta è poi costituito da riempimenti in parte di origine antropica di cui non si conosce lo spessore. E' ovvio che la conoscenza di questo dato risulta fondamentale per valutare la stabilità complessiva. 

      Nei pressi della volta di ingresso della grotta la roccia gessosa, instabile, è stata artificialmente consolidata. Ci si chiede se, a distanza di anni, tale consolidamento sia ancora efficace. 

Considerazioni finali

Questa indagine preliminare non pretende di essere esauriente, ma evidenzia comunque la gravità della situazione attuale. 
Ciò che serve è uno studio sistematico dell'area in questione seguito da un intervento strutturale urgente che arresti il crollo in atto e, più in generale, intervenga ad assicurare una stabilità complessiva.
In particolare lo studio dovrebbe verificare:

· L'efficacia degli interventi di consolidamento della volta d'ingresso.
· Le cause del progressivo crollo degli ambienti.
· L'area interessata da futuri crolli.
· Lo spessore dello strato gessoso e dei riempimenti argillosi nei punti di sovrapposizione planimetrica della Grotta del Re Tiberio con le gallerie di cava.

Infine, si fa notare l'urgenza di intervenire sul più recente crollo in quanto il cedimento dell'instabile ponte costituito da riempimenti di origine antropica [foto TAVOLA 8] comporterebbe la probabile frana di tutto il sovrastante riempimento, con conseguente perdita dei reperti archeologici ancora in loco. 

    

La Grotta del Re Tiberio sta crollando: Rassegna stampa e comunicato stampa

  
    

tavola 1 tavola 2 tavola 3 tavola 4 tavola 5
          

tavola 6 tavola 7 tavola 8 tavola 9 tavola 10
                   
  

Versione originale in PDF (10,7 MB)

  
  

 

Speleo GAM Mezzano (RA)