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LA GRANDE CAVA
Massimo
Ercolani, Piero Lucci, Baldo Sansavini - Speleo GAM Mezzano (2002)
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Le esplorazioni
Nell'estate del 1990 l'esplorazione dell'Abisso Mezzano ci porta per la prima volta a contatto diretto con la grande cava di Borgo
Rivola. Nei 10 anni successivi esploriamo e topografiamo quasi 10 chilometri di grotte, suddivisi in due distinti sistemi carsici. Purtroppo parte di queste grotte sono state intercettate dalle gallerie di cava e spesso la circolazione sotterranea delle acque è stata deviata. Per estensione e complessità si tratta comunque di due sistemi carsici tra i più grandi ed interessanti della nostra regione.
Nel 1994, in un ramo della Grotta del Re Tiberio intercettato dalle gallerie di cava, viene da noi individuata una sepoltura risalente all'età del Bronzo, successivamente vengono trovate tracce di frequentazione preistorica anche in alcune cavità vicine. Ciò conferma che l'area di interesse archeologico è assai più vasta e non interessa soltanto il tratto iniziale della Grotta del Re Tiberio.
Questo ci consente di avviare un rapporto di collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna e con il Museo Comunale di Imola, dove sono conservati i reperti della Grotta del Re Tiberio risalenti agli scavi compiuti da Giuseppe Scarabelli nel secolo scorso.
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Il ruolo delle istituzioni
Quasi contemporaneamente iniziano i primi contatti con il Comune di Riolo Terme, nel cui territorio si trovano gran parte della cava e tutte le grotte in questione.
In due incontri, fortemente voluti dal GAM e dove, quasi miracolosamente, sono presenti tutti i soggetti interessati (Cava, Regione Emilia Romagna, Provincia di Ravenna, Comune di Riolo Terme, Università di Bologna, Soprintendenza, Federazione Speleologica Regionale e Speleo
GAM), si prende finalmente atto dell'allarmante situazione ambientale e della necessità di salvaguardare quanto rimane dopo oltre 40 anni di indiscriminata distruzione.
In effetti questi incontri si rivelano, per una volta, decisivi e stabiliscono alcune premesse fondamentali accettate da tutti i presenti.
Si prende atto, in sostanza, che esistono due esigenze: la necessità di proseguire l'attività estrattiva, in quanto la cava rappresenta una realtà economica rilevante alla quale ancora la Val Senio non può rinunciare, ma nello stesso tempo si è consapevoli che l'attività di cava non potrà continuare in modo indiscriminato, ma dovrà tener conto delle esigenze di difesa di quanto ancora esiste in zona Monte Tondo, primi fra tutto i nuovi sistemi carsici.
Si prende poi atto che fino ad oggi mancano assolutamente dati conoscitivi sull'area di cava, che non siano quelli forniti dalla cava stessa. In sostanza, in oltre quaranta anni di escavazioni, a nessuno è mai venuto in mente di controllare da vicino i lavori e di verificare quindi quanto gesso sia stato effettivamente estratto e quali siano ancora le potenzialità della zona. Tutto ciò è sempre stato, in pratica, delegato alla cava che si è venuta a trovare nell'imbarazzante (ma pare nemmeno tanto) situazione di essere ad un tempo controllore e controllata. In questo senso gli unici interventi degli enti pubblici, nelle passate amministrazioni, sono stati di emanare decreti di sanatoria quando la cava troppo palesemente superava i confini dei piani di escavazione.
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Lo studio preliminare
Si decide così di incaricare il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Bologna di effettuare uno studio preliminare che individui le vie di circolazione sotterranea delle acque, la posizione delle grotte conosciute in relazione al fronte di cava e delinei una ipotetica "linea invalicabile" entro la quale contenere in futuro la coltivazione. Lo studio, finanziato dalla cava stessa, dal Comune di Riolo Terme e dalla Provincia di Ravenna, viene portato a termine in tempi brevissimi, con il contributo diretto del nostro Gruppo. Le conclusioni, seppure inevitabilmente indicative e di massima, sono in sostanza semplici: una coltivazione razionale, pur comportando costi un poco maggiori, può essere svolta in futuro senza intaccare sostanzialmente l'attuale linea di cresta e lasciando intatte le grotte finora conosciute, anche se ciò dovrà, forse, comportare la distruzione di un tratto di sistema carsico attivo, del resto già ampiamente intaccato dalle gallerie di cava.
Lo studio preliminare (firmato da Paolo Forti, Stefano Marabini e Gian Battista Vai) costituirà nei mesi successivi la base per l'elaborazione della revisione quinquennale del piano di attività estrattive. La Provincia di Ravenna, a cui spetta l'elaborazione tecnica del piano stesso, individua poi una cosiddetta "linea invalicabile" che praticamente ricalca quella proposta nello studio preliminare.
Subito dopo l'approvazione del piano di estrazione quinquennale da parte del Comune di Riolo Terme è la Provincia stessa a delimitare "fisicamente" la linea, tramite picchetti posti lungo la cresta di quello che un tempo era Monte Tondo. Questo limite, seppur da ritenersi invalicabile soltanto per la durata del piano, di fatto salvaguarda tutte le grotte conosciute. E' questo un passo avanti notevole: per la prima volta viene elaborato un piano di estrazione che esplicitamente tiene conto delle emergenze ambientali; si tratta, in sostanza, del primo riconoscimento ufficiale dell'importanza dei sistemi carsici, nonché della necessità di salvaguardarli, anche a costo di qualche "sacrificio economico".
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Lo studio A.R.P.A.
Ovviamente lo studio preliminare non pretende di essere esauriente e non può costituire il solo documento che individui una volta per tutte i limiti definitivi ed invalicabili della cava da oggi al suo esaurimento. Per questo è necessario uno studio sistematico, adeguatamente finanziato.
E' grazie ad una rinnovata attenzione alle problematiche ambientali degli enti locali, in particolare il Comune di Riolo Terme e la Provincia di Ravenna, nonché, siamo convinti, ai molti anni di costanti interventi di sensibilizzazione del nostro Gruppo, che la regione Emilia Romagna decide finalmente di investire una cifra significativa (200 milioni + I.V.A.) per uno studio sistematico dell'area di Monte Tondo.
Del resto, la preoccupazione che una incontrollata attività della cava posso rendere la zona di Monte Tondo non più utilizzabile a fini turistici, anche in previsione della costituzione del Parco, ha significativamente accelerato le procedure.
Lo studio, effettuato dall'ARPA, è stato completato nel Dicembre
2001. Lo Speleo GAM ha collaborato fornendo i rilievi delle grotte e
gli studi idrologici aggiornati. Questo studio ha in primo luogo
verificato lo "stato di fatto" tramite un controllo ed una rielaborazione della cartografia esistente;
ha definito un limite, che consenta alla cava di prelevare i quantitativi di gesso definiti dal contratto senza distruggere i sistemi carsici e quanto ancora esiste di "naturale" nella zona.
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