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| Atti del Simposio internazionale su: LE AREE CARSICHE GESSOSE NEL MONDO, LA LORO PROTEZIONE E FRUIZIONE TURISTICA. Bologna, agosto 2003 (In corso di pubblicazione) | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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ESPLORAZIONE
DEI SISTEMI CARSICI DEL RE TIBERIO E DEI CRIVELLARI E SALVAGUARDIA
DELL’AREA DI MONTE TONDO (VENA DEL GESSO ROMAGNOLA) INTERESSATA
DALL’ATTIVITA’ DI CAVA
Massimo Ercolani, Piero Lucci, Baldo Sansavini (Speleo GAM Mezzano, RA) La
zona presa in considerazione è parte della Vena del Gesso romagnola
(vedi, infra, di Luciano Bentini; i principali sistemi carsici della
Vena del Gesso romagnola e il loro condizionamento strutturale) in
particolare lo studio si riferisce all’area di Monte Tondo (comuni di
Casola Valsenio e Riolo Terme, provincia di Ravenna) interessata dalla
cava di Borgo Rivola, a tutt’oggi la maggior cava di gesso a cielo
aperto d’Europa (Fig. 1). Vengono
presi in considerazione gli aspetti geologici, carsici ed idrologici
dell’area, nonché, in sintesi, una testimonianza della lunga
battaglia che per anni ha contrapposto gli speleologi agli enti locali
ed alla cava. INQUADRAMENTO
GEOLOGICO A
seguito degli studi condotti dal dipartimento di Scienza geologiche
dell’Università di Bologna (Forti, Marabini, Vai, 1997) commissionati
dal Comune di Riolo Terme, sono stati effettuati cinque sopralluoghi di
rilevamento, nell'arco di cinque mesi. Ciò ha permesso un’ accurata
ricostruzione tridimensionale delle caratteristiche stratigrafiche di
dettaglio (successione dei cicli peliti eusiniche - gesso) e delle
condizioni strutturali (faglie, pieghe e fratture) col graduale
procedere della coltivazione mineraria. (vedi carta geologica, Fig 2) Da
oltre un decennio è noto che la fascia della Vena del Gesso Romagnola
mostra imponenti sovrascorrimenti (verso SSW) di fase intramessiniana
che dovrebbero essere coniugati con avanscorrimenti (verso NNE), in gran
parte sepolti dal potente PlioPleistocene discordante. Un
altra testimonianza di questi retroscorrimenti è probabilmente
rappresentata dalla fascia di faglia longitudinale che attraversa i due
versanti del Senio poco a Sud del paese di Borgo Rivola (indicata in
carta come Faglia Scarabelli per ricordare il famoso geologo imolese,
che ne ipotizza l'esistenza già nel secolo scorso). Ora,
uno dei risultati specifici dell’ indagine è stata la chiara
individuazione di una faglia maestra estensiva ad angolo relativamente
basso e a direzione longitudinale che attraversa l'area della cava, il
fiume Senio e prosegue molto regolare tagliando l'intera Vena nei pressi
di Sasso Letroso. La faglia maestra (indicata nelle figure 3 e 4 con SLn
cioè Sassoletroso Nord) ha un rigetto stratigrafico di 40-50 metri ed
è accompagnata da una coniugata posta a Sud (SLs) con un rigetto di
15-20 metri. La
regolarità e la linearità di questo sistema estensivo che taglia tutte
le strutture precedenti, ne testimonia un'età geologica abbastanza
recente, probabilmente almeno post-Pleistocene inferiore. Faglie
analoghe, immergenti a SSW sono state infatti ipotizzate per spiegare
duplicazioni del limite Plio-Pleistocene nelle vicine medie valli dei
fiumi Santerno e Lamone. Gli
effetti più importanti delle faglie dirette di Sasso Letroso consistono
in una fascia di fratturazione a blocchi, che rappresenta un binario
privilegiato per lo sviluppo della rete di doline, inghiottitoi e cavità
carsiche. La parte più alta di questa fascia mostra cavità naturali di
dissoluzione carsica ricoperte da depositi residuali e colluviali limosi
e talora da infiltrazioni di materiali alluvionali sabbioso-ghiaiosi,
che riducono la resa produttiva della cava e ne aumentano i costi, come
sta avvenendo proprio in questo periodo. Un
altro sistema di fratture, che è esposto sul lato Nord della cava,
mostra analoghi effetti di formazione di inghiottitoi e riempimenti di
doline (Fig. 5). Effetti
del tutto simili si osservano anche nelle bancate gessose lungo il
versante orientale del Senio subito a Nord dell'ingresso della Grotta
del Re Tiberio (Fig. 6) . Qui appare un improvviso infittirsi della
fratturazione subverticale, forse corrispondente ad un'altra faglia
estensiva recente di maggior rilevanza. Le conseguenze di questa tettonica distensiva fragile molto recente si manifestano quindi in una marcata fratturazione. Il processo di dissoluzione carsica e di crolli successivi avviene quindi più facilmente e comporta il riempimento delle doline e cavità varie con depositi limosi colluviali e di vere e proprie infiltrazioni di formazioni geologiche soprastanti ai gessi (peliti, sabbie e ghiaie della Formazione a Colombacci e sabbie e limi Quaternari, soprattutto).
CARSISMO
ED IDROLOGIA Le
esplorazioni Fino
all’inizio degli anni novanta le conoscenze relative ai sistemi
carsici della zona erano limitate al ramo fossile della Grotta del Re
Tiberio, la cui parte iniziale (circa 60 metri) è stata frequentata
dall’uomo a partire dall’età del rame (Fig. 7). I restanti rami
fossili per uno sviluppo di circa 300 metri risultano essere stati
esplorati fin dal XIX secolo. Erano inoltre parzialmente note alcune
cavità del sistema carsico che fa capo alla Risorgente a nord ovest di
ca’ Boschetti (vedi tabella 1) (Gruppo Speleologico Città di Faenza,
Gruppo Speleologico Vampiro, 1964). Le
esplorazione iniziate dallo Speleo GAM Mezzano nell’estate del 1990
hanno consentito l’individuazione di due distinti sistemi carsici che
fanno capo alla Grotta del Re Tiberio ed alla
Risorgente a nord ovest di ca’ Boschetti, per uno sviluppo
complessivo prossimo ai 10 chilometri. Tabella1
Le
colorazioni Nella
primavera del 1997, a distanza di due settimane l'una dall'altra sono
stati effettuati tre differenti tracciamenti utilizzando come colorante
la fluoresceina sodica e controllando tutti i recapiti possibili, sia a
vista ad intervalli di tempo regolari, sia attraverso l'uso di
fluocaptori che sono stati quindi analizzati con le strumentazioni del
Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico-Ambientali
dell'Università di Bologna. La
prima colorazione ha avuto come punto di partenza l'Abisso Cinquanta. La
fluoresceina è stata immessa a quota 180 m s.l.m. nel torrente
sotterraneo che scorre perennemente all'interno di questa grotta. Il
colorante ha percorso, in circa 2 ore, il tragitto dal punto di
immissione alla risorgente, posta in cava a livello 105 m dietro il
grande silos, evidenziando una connessione diretta e rapida con la
Grotta del Re Tiberio ove il fluocaptore posto a quota 129 è risultato
positivo. Successivamente le due grotte sono state collegate tramite
rami fossili. La
seconda colorazione ha avuto come punto di partenza la Buca Romagna che
si trova ai confini Est dell'area interessata attualmente dalla Cava.
Scopo di questa seconda colorazione era vedere se anche questa grotta
appartiene al sistema idrogeologico-carsico del Re Tiberio. A questo
scopo il colorante veniva introdotto a livello 206 nel ramo lungo cui
scorre un ruscello perenne. I risultati della colorazione hanno
dimostrato l'indipendenza di questo sistema da quello del Re Tiberio. II
colorante, infatti, ha percorso, in meno di 24 ore, il tragitto dal
punto di immissione alla risorgente a NW di Cà Boschetti a quota 100,
transitando nell'ordine al fondo della Buca Romagna (q. 181) passando
poi per la Grotta Grande dei Crivellari a quota 140, nelle Grotte 1 e 2
di Cà Boschetti (q.120 e 90). La
velocità di transito del colorante è stata leggermente inferiore a
quella registrata nel caso precedente, evidenziando inoltre una molto
maggiore diluizione. Questi fatti indicano con sicurezza che tra il
punto di immissione e quello di recapito in questo caso non vi è una
continuità di caratteristiche idrodinamiche, che invece sussiste nel
caso del sistema carsico del Re Tiberio. La maggiore diluizione, poi,
suggerisce l'esistenza di altri percorsi sotterranei, ancora da
evidenziare che, con ogni probabilità, contribuiscono all'alimentazione
delle parti terminali di questo sistema carsico con provenienza da E de
I Crivellari. La
terza e ultima prova di tracciamento ha avuto come punto di partenza
l'Abisso Mezzano, che è la cavità carsica che si trova più a Sud di
tutte quelle interessanti l'area di cava. L'immissione del colorante è
avvenuta a quota 225 e ha dato risultati positivi nei fluocaptori posti
a quota 197 e 158 in cava, nel Re Tiberio a quota 118 e alla risorgente
di quota 105 dietro il Silos. Non è stato possibile effettuare la
colorazione immettendo la fluoresceina nel ramo principale della grotta
essendo quest’ultimo intercettato dalle gallerie di cava. La continuità
idrologica è fortunatamente assicurata da un piccolo torrente presente
al termine di un ramo secondario. Recenti esplorazioni hanno evidenziato
che questo scorre infatti al di sotto delle gallerie di cava.
In
sintesi le colorazioni hanno evidenziato la presenza di due ben distinti
sistemi carsici (Fig. 8): A
- Le acque dell’Abisso Mezzano confluiscono infatti nella Grotta del
Re Tiberio, così come le acque provenienti dall’Abisso Tre Anelli,
dall' Abisso Cinquanta (ora fisicamente collegato alla Grotta del Re
Tiberio) e dall’Inghiottitojo del Re Tiberio. Il dislivello totale è
di 223 metri. Le grotte in questione fanno quindi parte di un unico
sistema carsico, che a questo punto per complessità ed ampiezza è il
secondo in Italia e uno dei primi 5 dell’Europa occidentale. B
- Le acque della Buca Romagna confluiscono invece nella risorgente a
nord ovest di Ca’ Boschetti, dopo aver attraversato la Grotta Grande
dei Crivellari e le due grotte di Ca’ Boschetti. Un affluente,
proveniente dalla piccola Grotta Enrica, si immette nel torrente
principale in un tratto della Grotta Grande dei Crivellari esplorato di
recente. Il
dislivello totale è di 200 metri. La
presenza di circa 20 chilometri di gallerie di cava su quattro distinte
quote (140, 160, 200, 220 s.l.m.) nonché l’imponente coltivazione
esterna e le discariche poste in vari punti, direttamente sopra i
sistemi carsici hanno pesantemente alterato la circolazione idrica.
Inoltre, per esigenze tecniche, le acque sia esterne che sotterranee
sono state incanalate, tramite apposite trivellazioni e non seguono il
loro naturale percorso. Cenni
sulle grotte dei due sistemi carsici sono riportati nell’intervento di
L. Bentini (infra). I
rilievi di dettaglio sono pubblicati integralmente nel “Catasto delle
cavità naturali dell’Emilia Romagna” a cura della Federazione
Speleologica Regionale dell’Emilia Romagna, nonché disponibili in
formato vettoriale nel sito www.venadelgesso.it SPELEOLOGI,
ENTI LOCALI E CAVA: UN CONFRONTO INFINITO… Nella
Vena del Gesso l'estrazione del minerale per edilizia risale a molti
secoli addietro, come dimostrano gli edifici che sorgono intorno alla
"Vena", ma poiché i quantitativi estratti erano esigui, fino
al secondo dopoguerra l'attività di cava si è svolta artigianalmente,
in pratica senza perturbazioni ambientali (le vecchie piccole cave
abbandonate si riescono infatti a malapena a individuare nel paesaggio
circostante), eccezion
fatta per le escavazioni intorno ai “colli di Brisighella” che, fin
dal XIX secolo minarono la stabilità degli edifici storici, innescando
polemiche e conseguenti provvedimenti amministrativi. Nel
dopoguerra v'è stata una vera e propria rivoluzione nello sfruttamento
ad opera di complessi industriali che hanno iniziato una sistematica
distruzione di ambienti unici, come i gessi presso il Santuario del
Monticino di Brisighella (fig. 9) (Cava "Gessi dei Lago
d'Iseo" SpA), della gola di Tramosasso presso Tossignano e
soprattutto di Monte Tondo presso Borgo Rivola, in conseguenza
dell'ampliarsi della gamma di applicazioni del minerale estratto: dai
cementi agli usi agricoli ai prefabbricati ecc. La
cava presso Borgo Rivola è stata indicata dal Piano territoriale
Regionale del 1989 come unico polo regionale in cui concentrare
l’escavazione del gesso per procedere alla progressiva chiusura e
ripristino delle altre cave di gesso presenti in regione. Se questa scelta ha permesso di interrompere l’attività estrattiva in altre zone nei gessi emiliano-romagnoli ha però determinato un eccessivo sfruttamento dell’area di Monte Tondo. Con l’autorizzazione ad estrarre 8.000.000 di metri cubi di gesso non si è minimamente tenuto conto delle esigenze ambientali di questa zona. I piani estrattivi che si sono via via succeduti rispondevano unicamente ad una logica di intensivo sfruttamento della risorsa gesso. In particolare la Grotta del Re Tiberio, di rilevante interesse archeologico, è stata pesantemente alterata ed anche oggi sono in corso fenomeni di crollo del piano di calpestio, dovuti all’escavazione in galleria. All’esterno l’ambiente è a tal punto alterato da non consentire più una corretta contestualizzazione del sito archeologico; inoltre diverse comunicazioni verbali testimoniano di ampie distruzioni di interi siti archeologici ad opera della cava.
L’intervento
dello Speleo GAM Nell'estate
del 1990 l'esplorazione dell'Abisso Mezzano porta per la prima volta gli
speleologi a contatto diretto con la grande cava di Borgo Rivola.
Purtroppo, come già accennato, parte delle grotte sono state
intercettate dalle gallerie di cava e spesso la circolazione sotterranea
delle acque è stata deviata. Nel 1994, in un ramo della Grotta del Re
Tiberio intercettato dalle gallerie di cava, viene da noi individuata
una sepoltura risalente all'età del Bronzo. Successivamente anche in
alcune cavità vicine vengono trovate tracce di frequentazione
preistorica. Ciò conferma che l'area di interesse archeologico è assai
più vasta e non interessa soltanto il tratto iniziale della Grotta del
Re Tiberio. Questo
ci consente di avviare un rapporto di collaborazione con la
Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna e con il
Museo Comunale di Imola, dove sono conservati i reperti della Grotta del
Re Tiberio risalenti agli scavi compiuti da Giuseppe Scarabelli nel
secolo scorso. Quasi
contemporaneamente iniziano i primi contatti con il Comune di Riolo
Terme, nel cui territorio si trovano gran parte della cava e tutte le
grotte in questione. In
due incontri, fortemente voluti dal GAM e dove, quasi miracolosamente,
sono presenti tutti i soggetti interessati (Cava, Regione Emilia
Romagna, Provincia di Ravenna, Comune di Riolo Terme, Università di
Bologna, Soprintendenza, Federazione Speleologica Regionale e Speleo GAM),
si prende finalmente atto dell'allarmante situazione ambientale e della
necessità di salvaguardare quanto rimane dopo oltre 40 anni di
indiscriminata distruzione. In effetti questi incontri si rivelano, per
una volta, decisivi e stabiliscono alcune premesse fondamentali
accettate da tutti i presenti. Si prende atto, in sostanza, che esistono
due esigenze: la necessità di proseguire l'attività estrattiva, in
quanto la cava rappresenta una realtà economica rilevante alla quale
ancora la Val Senio non può rinunciare, ma nello stesso tempo si è
consapevoli che l'attività di cava non potrà continuare in modo
indiscriminato, ma dovrà tener conto delle esigenze di difesa di quanto
ancora esiste in zona Monte Tondo, primi fra tutto i nuovi sistemi
carsici. Si prende poi atto che fino ad oggi mancano assolutamente dati
conoscitivi sull'area di cava, che non siano quelli forniti dalla cava
stessa. In sostanza, in oltre quaranta anni di escavazioni, a nessuno è
mai venuto in mente di controllare da vicino i lavori e di verificare
quindi quanto gesso sia stato effettivamente estratto e quali siano
ancora le potenzialità della zona. Tutto ciò è sempre stato, in
pratica, delegato alla cava che si è venuta a trovare nell'imbarazzante
(ma pare nemmeno tanto) situazione di essere ad un tempo controllore e
controllata. In questo senso gli unici interventi degli enti pubblici,
nelle passate amministrazioni, sono stati di emanare decreti di
sanatoria quando la cava troppo palesemente superava i confini dei piani
di escavazione. Lo
studio preliminare Si
decide così di incaricare il Dipartimento di Scienze della Terra
dell'Università di Bologna di effettuare uno studio preliminare che
individui le vie di circolazione sotterranea delle acque, la posizione
delle grotte conosciute in relazione al fronte di cava e delinei una
ipotetica "linea di tutela ambientale" (cosiddetta “Linea
Vai”) entro la quale contenere in futuro la coltivazione. Lo studio,
finanziato dalla cava stessa, dal Comune di Riolo Terme e dalla
Provincia di Ravenna, viene portato a termine in tempi brevissimi, con
il contributo diretto dello Speleo GAM. Le conclusioni, seppure
inevitabilmente indicative e di massima, sono in sostanza semplici: una
coltivazione razionale, pur comportando costi un poco maggiori, può
essere svolta in futuro senza intaccare sostanzialmente l'attuale linea
di cresta e lasciando intatte le grotte finora conosciute, anche se ciò
dovrà, forse, comportare la distruzione di un tratto di sistema carsico
attivo, del resto già ampiamente intaccato dalle gallerie di cava. Lo
studio preliminare (firmato da Paolo Forti, Stefano Marabini e Gian
Battista Vai) costituirà nei mesi successivi la base per l'elaborazione
della revisione quinquennale del piano di attività estrattive. La
Provincia di Ravenna, a cui spetta l'elaborazione tecnica del piano
stesso, individua poi una linea che praticamente ricalca quella proposta
nello studio preliminare. Subito dopo l'approvazione del piano di
estrazione quinquennale da parte del Comune di Riolo Terme è la
Provincia stessa a delimitare "fisicamente" la linea tramite
picchetti posti lungo la cresta di quello che un tempo era Monte Tondo.
Questo limite, seppur da ritenersi invalicabile soltanto per la durata
del piano, di fatto salvaguarda tutte le grotte conosciute. E' questo un
passo avanti notevole: per la prima volta viene elaborato un piano di
estrazione che esplicitamente tiene conto delle emergenze ambientali; si
tratta, in sostanza, del primo riconoscimento ufficiale dell'importanza
dei sistemi carsici, nonché della necessità di salvaguardarli, anche a
costo di qualche "sacrificio economico". Lo
studio A.R.P.A. Ovviamente
lo studio preliminare non pretende di essere esauriente e non può
costituire il solo documento che individui una volta per tutte i limiti
definitivi ed invalicabili della cava da oggi al suo esaurimento. Per
questo è necessario uno studio sistematico, adeguatamente finanziato. E'
grazie ai molti anni di costanti interventi di sensibilizzazione del
nostro Gruppo, che la regione Emilia Romagna decide finalmente di
investire una cifra significativa (200 milioni di vecchie lire + I.V.A.)
per uno studio sistematico dell'area di Monte Tondo. Del resto, la
preoccupazione che una incontrollata attività della cava posso rendere
la zona di Monte Tondo non più utilizzabile a fini turistici, anche in
previsione della costituzione del Parco, ha significativamente
accelerato le procedure. Lo
studio, effettuato
dall'ARPA, (Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell'Emilia
Romagna) è stato completato nel Dicembre 2001. Lo Speleo GAM ha
collaborato fornendo i rilievi delle grotte e gli studi idrologici
aggiornati. Resta
purtroppo non condivisibile il risultato dello studio stesso e la
conseguente decisione assunta dai Comuni interessati e dalla Provincia
di Ravenna di considerarlo base per i futuri piani di attività
estrattiva. I
piani estrattivi sulla base di un documento
originale di convenzione che risulta introvabile, mettono a disposizione
della cava 8.000.000 m cubi di gesso di cui 4.800.000 nell’area del
comune di Riolo Terme e 3.200.000 a Casola Valsenio. Questi
livelli di concessione devono essere assolutamente ridimensionati
a seguito alla
scoperta di sistemi carsici prima ignoti, all’incompatibilità con
qualsiasi piano di tutela ambientale, alla presenza di nuove norme che
nel frattempo per effetto di una maggiore sensibilità ambientale sono
state definite. Purtroppo
lo studio non va in questa direzione anzi, non fornisce i dati
sufficienti per risalire alle quantità estratte in tanti anni di
coltivazione e nemmeno fornisce dati esaurienti che consentano di
comprendere come ARPA sia arrivata alle cifre finali riportate. Dalla
stessa “Relazione generale” emerge che non sono stati forniti dati
sufficienti per definire le quantità estraibili nei vari scenari
ipotizzati. Quindi
siamo in presenza non di un rigoroso dato scientifico ma bensì
di un “atto di fede”.
Ciò
è suffragato da macroscopici errori cartografici, in parte
successivamente corretti su segnalazione dello Speleo GAM. In
conclusione gli speleologi ritengono non accettabile il contenuto dello
studio e di conseguenza le conclusioni a cui è giunta frettolosamente
la Conferenza dei soggetti contraenti l’accordo tra regione Emilia
Romagna, provincia di Ravenna, comune di Riolo Terme e Casola Valsenio. Ribadiamo
quindi la necessità di fare ogni sforzo per non ampliare l’area di
coltivazione limitando l’intervento al
recupero di gesso negli attuali ambiti, senza sfondamenti. L’impegno
futuro Si
possono ragionevolmente concedere alla cava 4.000.000 m cubi (se si
pensa possibile coltivare 250.000 m cubi per anno l’attività
durerebbe ancora per 16 anni). Di questi 2.500.000 a cielo aperto
(durata dei lavori 10 anni) ed il rimanente in galleria
e sotto l’attuale discarica del piazzale. Con queste proposte,
che consideriamo molto realistiche e forse fin troppo moderate,
affronteremo, nell’estate 2003, la discussione per la definizione dei
futuri piani estrattivi. BIBLIOGRAFIA ·
LUCIANO BENTINI, 2003 - I principali sistemi carsici della Vena
del Gesso romagnola e il loro condizionamento
strutturale (in questo volume) ·
BENTINI LUCIANO, LUCCI
PIERO, 2003 - Il tormentato iter dell’istituzione del parco naturale
regionale della Vena del Gesso (in questo volume) ·
ERCOLANI MASSIMO, LUCCI PIERO., SANSAVINI BALDO., 1994 – Le
grotte di Monte Tondo, “Speleologia Emiliana”, s.4, 20 (5): 78 –
89. ·
FORTI PAOLO. 1997 - Grotte, cave e pianificazione territoriale
Speleologia Emiliana N° 8 - Anno XXIII - IV serie ·
FORTI PAOLO, MARABINI STEFANO, VAI GIAN BATTISTA, 1997 –
Convenzione con il Comune di Riolo Terme sullo studio geologico,
idrologico e carsico della porzione della Vena del Gesso romagnola
interessata dalla cava di gesso di Borgo Rivola. Relazione preliminare.
Bologna 28 maggio 1997. ·
GARAVINI DAVIDE, 1997 – Un torsolo di Monte. Cave e grotte su
Monte Mauro (Riolo Terme), “Speleologia Emiliana”, s.4, 23 (8):
10-24. ·
GRUPPO SPELEOLOGICO CITTÀ DI FAENZA - GRUPPO SPELEOLOGICO
"VAMPIRO", FAENZA, 1964 - Le cavità naturali della Vena del
Gesso tra il Lamone ed il Senio. ·
MARABINI STEFANO & VAI GIAN BATTISTA, 1985 – Analisi di
facies e macrotettonica della Vena del Gesso romagnola, “Boll. Soc.
Geol. It.”, 104: 21 – 42 ·
MARABINI STEFANO, BAGNARESI UMBERTO, COSTA GIAN PAOLO, FORTI
PAOLO, OLIVIER ADELIO, VAI GIAN BATTISTA., 1994 – I Gessi da Riolo
Terme. In: BAGNARESI U., RICCI LUCCHI F., VAI G.B. (a cura di), La Vena
del Gesso, Regione Emilia Romagna, Bologna: 392 – 412. · PROVINCIA DI RAVENNA - ASSESSORATO PROGRAMMAZIONE E GOVERNO DELL'AMBIENTE DIFESA DELLA COSTA E DEL SUOLO, Dicembre 2001 - Studio finalizzato alla verifica delle modalità di coltivazione ottimali applicabili al polo estrattivo del gesso in località Borgo Rivola in comune di Riolo Terme, al fine di salvaguardare il sistema paesaggistico ed ambientale del Polo Unico Regionale del gesso - ARPA, Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell'Emilia Romagna |
Speleo GAM Mezzano (RA)