Speleologia Emiliana N° 8 - Anno XXIII - IV serie - Dicembre 1997, Rivista della FEDERAZIONE SPELEOLOGICA REGIONALE DELL'EMILIA ROMAGNA

           

GROTTE, CAVE E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE

di Paolo Forti

L'esistenza di cave sul territorio è stata da sempre vista dagli ambientalisti come una maledizione assolutamente ed irrimediabilmente in contrasto con ogni possibile progetto di salvaguardia del territorio. D'altro canto le necessità economiche e sociali di un paese ben difficilmente possono permettersi una politica di assoluto rispetto ambientale e di contro i proprietari di cave, nel passato remoto e recente, si sono sempre comportati col concetto di massima rapina possibile e nessuna attenzione alle necessità ambientali, difese da pochi e seccanti "idealisti d'assalto".

Per tutti questi motivi i rapporti tra gli ambientalisti, tra cui in prima fila gli speleologi, i cavatori e gli amministratori locali sono sempre stati di forte belligeranza, con epiche battaglie in cui di volta in volta soccombeva la parte in quel momento più debole (a dir la verità quasi sempre gli ambientalisti).

Nella nostra Regione la storia passata non è stata diversa: basti ricordare tra tutte le epiche lotte tra cavatori di gesso e speleologi a Bologna, ove dopo che diecine di grotte erano state distrutte, doline riempite di sterile, fiumi sotterranei captati e deviati in barba a qualunque regola legale, finalmente gli ambientalisti vinsero la loro battaglia più difficile facendo chiudere le cave di gesso all'interno del costituendo Parco dei Gessi Bolognesi.

Tale "vittoria" fu possibile perché per la prima volta le Amministrazioni pubbliche si allearono, invece che con il potere economico, con la parte più debole, portatrice di idee nuove di salvaguardia ambientale. Ma tale vittoria insegnò anche agli Speleologi che, nel momento in cui si va ad un tavolo di trattative, ognuna delle parti presenti deve necessariamente comprendere le ragioni e le necessità degli altri interlocutori, se si vuole arrivare ad un compromesso accettabile da tutti.

In quel caso a fronte della chiusura delle cave di gesso bolognesi si accettò come inevitabile, ancorché con un certo rimorso, il mantenimento in attività della cava di gesso di Zola Predosa e soprattutto la creazione del grande polo estrattivo a Borgo Rivola.

Quell'accordo, pur avendo una importanza fondamentale per la salvaguardia delle aree carsiche della Regione era nato zoppo: la componente Cavatori era stata in un certo senso emarginata a livello di trattative e quindi negli anni successivi cercò rivalse e non dialogo: infatti nelle aree in cui ancora era possibile cavare gesso gli industriali operarono con azioni di rapina al limite delle vigenti leggi cercando di assicurarsi, con distruzioni preventive, quanto più territorio possibile per gli anni futuri.

Questo stato di belligeranza di fatto tra cavatori e speleologi si è protratto praticamente sino ad oggi, con gli Enti Pubblici che di volta in volta appoggiavano e quindi facevano prevalere ora gli uni ora gli altri.

Ma all'inizio di quest'anno, incredibilmente, si sono realizzate quelle condizioni che hanno costretto tutti a cambiare strategia e passare da uno stato di forte conflittualità non certo ad un idillio, ma almeno ad un pace armata ove, invece che la dinamite o le denunce, hanno la prevalenza il dialogo ed il confronto di idee.

Cosa è successo in realtà ?

E' successo che il Gruppo GAM di Mezzano ha fatto scoperte eccezionali nell'area di cava di Borgo Rivola, anche per merito della attività della cava stessa che con il suo procedere ha intersecato sistemi carsici non direttamente connessi all'esterno. Infatti la Grotta del Re Tiberio, una delle più famose cavità naturali italiane, si è rivelata essere in realtà solo la parte terminale di un sistema carsico molto più sviluppato che, in Europa, allo stadio attuale delle conoscenze, ha una dimensione inferiore solamente alla Grotta della Spipola nel Bolognese. Tale sistema doveva quindi esser assolutamente preservato. E' successo che la multinazionale, che recentemente ha rilevato la cava, doveva decidere le sue strategie per il futuro, strategie che rendevano necessaria la certezza della disponibilità di notevoli volumi di gesso estraibili in zona.

E' successo che il Comune di Riolo Terme doveva approntare il nuovo piano estrattivo, dato che il vecchio era giunto a scadenza.

La concomitanza di tutti questi fattori ha fatto sì che tutti gli interlocutori avessero interesse a sedersi ad un tavolo comune per vedere di risolvere in maniera il più indolore possibile il nodo di Borgo Rivola: al termine di una riunione, che per la prima volta ha visto assieme colloquiare civilmente Regione, Provincia, Comune, Soprintendenze, Istituto per i Beni Culturali e Naturali, Federazione Speleologica Regionale, e Proprietari e Gestori della cava, si è giunti di comune accordo di demandare all'Università di Bologna uno studio approfondito dell'area in oggetto, studio che di fatto vincolerà le scelte di pianificazione future. Nella sostanza i nuovi dati hanno permesso innanzitutto di individuare e perimetrare, all'interno e intorno all'area di cava, da un lato zone che devono essere assolutamente salvaguardate, e dall'altro quelle in cui l'estrazione del gesso può continuare normalmente, anche se sottoposta a controllo continuo. Inoltre è stato evidenziato come sarebbe preferibile variare le modalità attualmente previste di coltivazione mineraria, al fine di consentire uno sfruttamento ottimale della risorsa gesso e nel contempo una maggiore salvaguardia e promozione turistico-ambientale del territorio, che sarebbe possibile anche durante la piena attività della cava, senza cioè attendere l'esaurimento di questa tra alcuni decenni.

Personalmente credo che le riunioni di Riolo Terme siano state importantissime : non solo e non tanto per aver contribuito a salvaguardare una porzione di estremo interesse speleologico del territorio carsico della nostra regione ma anche e soprattutto perché ha finalmente dimostrato quale deve essere la via attraverso cui i complessi problemi di gestione territoriale possono esser risolti nell'interesse della comunità nel suo insieme e non contro questa o quella componente.

Non resta che augurarci che tale prassi divenga al più presto la norma.

    

Speleo GAM Mezzano (RA)