Nota: siamo disponibili a pubblicare integralmente nel sito la relazione presentata dalla cava; purtroppo, nonostante le reiterate richieste, non ci è stato possibile disporre di una copia. Abbiamo potuto soltanto consultare in loco la copia presente c/o la Provincia di Ravenna. 
 
 

Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia Romagna

Cassero di Porta Lame – Piazza 7 Novembre 1944, n. 7 – 40122 BOLOGNA

GAM - Gruppo Amici della Montagna, Mezzano (RA) – via Reale, 281 – 48020 Glorie di Mezzano (RA)

Gruppo Speleologico Faentino – via Medaglie d’oro, 51 – 48018 Faenza (RA)

  

Provincia di Ravenna

Settore Ambiente e Suolo.

Mezzano, 07/06/2004

 Con la decisione di istituire un “polo unico” regionale d’attività estrattiva nei gessi si definì a suo tempo un punto di equilibrio tra le esigenze economiche e ambientali, privilegiando di gran lunga le prime. Tale “polo” fu individuato nei Gessi di Monte Tondo: la durata dell’attività estrattiva, la quantità di prodotto coltivato, le modalità operative rispondenti a sole esigenze economiche, hanno fatto sì che il livello di sopportazione fisico dell’ambiente sia stato ampiamente superato, avviando un processo di degrado gravissimo e superiore ad ogni previsione. L’attività estrattiva deve quindi avvenire, in futuro, in maniera subordinata alla salvaguardia di quanto resta dell’originario ambiente.

Legittimità della procedura di VIA in assenza delle nuove pianificazioni provinciale e comunali.

Vi chiediamo se sia legittimo presentare uno studio di impatto ambientale, quindi basato su un progetto definitivo, in assenza di un pianificazione di riferimento.

Attualmente l’unica pianificazione esistente è quella adottata precedentemente allo studio ARPA del 2001: “STUDIO FINALIZZATO ALLA VERIFICA DELLE MODALITÀ DI COLTIVAZIONE OTTIMALI APPLICABILI AL POLO ESTRATTIVO DEL GESSO IN LOCALITÀ BORGO RIVOLA IN COMUNE DI RIOLO TERME, AL FINE DI SALVAGUARDARE IL SISTEMA PAESAGGISTICO ED AMBIENTALE DEL POLO UNICO REGIONALE DEL GESSO”  (da ora in poi ARPA 2001).

Studio che, fermo restando le nostre osservazioni critiche, ha invalidato di fatto le premesse tecniche della pianificazione esistente.

Non è quindi logico avviare una procedura formale di VIA basata sulla scelta dello “scenario 4 “ (ARPA 2001) che ribadiamo non essere comunque da noi condiviso, dato che questo e gli atti di indirizzo che lo hanno assunto non sostituiscono normativamente la vecchia pianificazione.

Entrando nel merito dello Studio di Impatto Ambientale, constatiamo che la Provincia di Ravenna ha richiesto formalmente (in sede di procedura di scoping) la trattazione di una serie di punti ben definiti e tratti dalla check list stabilita dalla Regione per la VIA. Del resto, l’elenco dei punti richiesti è stato sicuramente concordato dalla Provincia stessa con il proponente, così come previsto dalla vigente norma.

Nonostante ciò, nella “Tabella 1” del SIA, risultano non trattati numerosi ed importanti punti, rimandandoli ad altre parti della relazione (Punti delle check list che ne descrivono i contenuti), rendendola poco leggibile e tutt’altro che esauriente.

Relazione geologica (Allegato C e relazione generale SIA).

La caratterizzazione del suolo e del sottosuolo è un elemento fondamentale nella Procedura di VIA così come stabilita dalle norme regionali.

Constatiamo in primo luogo che l’allegato C non sviluppa in nessun modo quanto riportato nella relazione generale, cosa che sarebbe invece stata possibile e molto opportuna.

Inoltre, le indagini geologiche e geognostiche presentate anzitutto sono state eseguite al solo scopo dell’attività economico-mineraria e non, come invece necessario, al fine di caratterizzare l’ambiente geologico che forma il contesto della cava: Non è stata inoltre prodotta alcuna nuova indagine, rispetto a quelle realizzate nel corso dell’attività cinquantennale della cava, non è stato nemmeno eseguito un nuovo rilievo geologico di superficie. 

In particolare non è stata presentata una nuova carta geologica di dettaglio, né sezioni geologiche adeguate a rendere la complessità tridimensionale del contesto.

Essendo notoriamente la Vena del Gesso affetta da accidenti tettonici, un inquadramento geologico corretto avrebbe potuto sicuramente individuare le giaciture nelle varie parti dell’area nonché l’andamento dei principali sistemi di faglie e fratture e avrebbe potuto indirizzare la stessa attività mineraria. 

Relazione idrologica, idrogeologica e speleologica.

Nulla di nuovo viene detto, rispetto ai precedenti piani di coltivazione ed allo studio ARPA 2001 (di per sé assai carente). La giustificazione di questo viene data dalla considerazione del proponente che l’attività di cava avrebbe già prodotto tutti i possibili effetti ambientali e quindi ogni nuovo intervento risulterebbe del tutto ininfluente.

Ciò non corrisponde in alcun senso alla realtà, ma, in particolare, non è vero in relazione alla idrologia, idrogeologia e carsismo. Tali aspetti non vengono per nulla esaminati, mentre è evidente che alcune modificazioni dello stato attuale, cambiano sostanzialmente anzitutto l’idrologia (l’arretramento del crinale implica la modifica di forma e dimensione dei bacini idrografici e quindi idrogeologici).

In primo luogo va sottolineata la distruzione diretta di due grotte (parte dell’Abisso Cinquanta, ER RA 826 e la parte conosciuta della grotta vento che soffia, ER RA 827).

Dalla relazione presentata emerge poi che i sistemi carsici vengono considerati come entità assolutamente statiche ed al di fuori di ogni contesto, mentre, come è noto, si tratta di ambienti in continua evoluzione ed assai sensibili alle modificazioni esterne. Nella zona di cava sono presenti due sistemi carsici esplorati per vari chilometri, ma ancora non è stata completata l’esplorazione, nonostante la disponibilità dello Speleo GAM. Essendo quindi la circolazione sotterranea delle acque non ancora compiutamente definita, non si vede come sia sostenibile la non influenza di qualunque futura attività di cava.    

Inoltre la modificazione dell’idrologia determina inevitabilmente una modificazione dell’ambiente in senso lato.

Inoltre l’attività di cava determina chiaramente variazioni nella stabilità, non soltanto dell’ammasso roccioso direttamente interessato dall’estrazione ma anche nelle aree circostanti. Un esempio recente (marzo 2004) e preoccupante riguarda la frana nella parete della grotta del Re Tiberio, presumibilmente prodotta dalle acque di scarico della cava.

Archeologia.

Nulla viene detto su questo argomento. Da sempre la sola zona di interesse archeologico è considerata l’ingresso della Grotta del re Tiberio ed i primi sessanta metri della stessa. Qui l’attività della cava ha determinato un pesante crollo, tuttora in corso. A prova di questo abbiamo a suo tempo segnalato agli organi competenti la ripresa del crollo che ha portato a giorno resti di almeno due sepolture, presumibilmente dell’età del bronzo.

Ciò detto, va comunque sottolineato che la zona di interesse archeologico non può essere così circoscritta: resti e siti di varie epoche preistoriche sono stati rinvenuti nella zona di proprietà della BPB. La modificazione del territorio non soltanto decontestualizza i siti già rinvenuti, precludendone una esatta leggibilità, ma mette a rischio eventuali altri siti presenti nella zona di scavo.  

Aspetti ecologici

I prati aridi a Bromus erectus e Dactilys glomerata descritti al punto D.5.2 ed inquadrati al punto D.5.7 come Xerobrometum apenninum della classe dei Festuco-Brometea sono da considerare a tutti gli effetti xerobrometi e, quindi, da classificare nell’habitat prioritario 6210 “Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco Brometalia) con stupenda fioritura di orchidee” di cui all’allegato I della Direttiva 92/43/CEE, con le tutele conseguenti.

Sempre riguardo agli habitat di cui all’allegato I della direttiva 92/43/CEE nulla è detto riguardo ad un habitat ipogeo, presente ed importante, quale il 8310 “Grotte non ancora sfruttate a livello turistico”.

Al punto D.5.13 viene affermato che nell’area di intervento non è presente Cheilanthes persica, mentre un popolamento della felcetta persiana è presente nell’area di cava, su di un masso rotolato a fondovalle, esterno all’area di espansione delle attività estrattive., ma comunque minacciato dai lavori di cava. Nell’area, inoltre, sono presenti numerose specie protette dalla L.R. 2/77, in particolare appartenenti alla famiglia delle Orchidaceae (Cephalanthera damasonium, Cephalanthera longifolia, Dactylorhyza maculata, Epipactis helleborine, Orchis coriophora, Orchis purpurea).

Quanto detto riguardo ai Chirotteri è ampiamente insufficiente, anche considerando esclusivamente i dati disponibili in bibliografia che in alcuni casi riportano la collocazione delle colonie, è possibile elaborare considerazioni ben più complesse e degne del valore dell’elemento in oggetto; le considerazioni riprese dalla relazione di ARPA del 2001 al punto D.7.6 meriterebbero un maggiore approfondimento.

La fauna presente nell’area di prossima escavazione non è esclusivamente di passaggio, ma interessa, in particolare, colonie riproduttive o svernanti di chirotteri, affatto abituati al disturbo antropico, in particolare se lo stesso elimina gli habitat vitali.

Gli indici di biodiversità faunistica non sono condizionati dall’estensione dell’habitat, ma sono indici numerici derivabili dal rapporto tra le specie presenti per ciascuna classe e quelle generalmente presenti nell’area vasta.

Le catene trofiche, punto D.7.9 sono analizzate solamente relativamente alle grotte, mentre vengono tralasciate le catene trofiche degli ambienti epigei, dove, peraltro, gli stessi Chirotteri sono inseriti.

Riguardo alle estinzione a livello locale, non è possibile stabilire se una specie possa o meno estinguersi a seguito dei lavori, poiché, come è stato più volte ribadito nello stesso studio, non sono state compiute, per mancanza di tempo e mezzi finanziari, adeguate analisi in loco (D.7.11).

La diversità biologica potenziale non ha nulla a che vedere con i rimboschimenti di Pino nero (punto D.7.12).

In generale, lo studio non è inquadrabile come una valutazione di incidenza ai sensi della direttiva 92/43/CEE e del D.P.R. 357/97 e s.m.i., poiché nella trattazione sono stati tralasciati alcuni elementi elencati dall’allegato G del decreto citato e, in particolare, sono carenti l’analisi degli impatti su tutti gli elementi tutelati dalle direttive 92/43/CEE e 79/409/CEE e l’individuazione delle misure di mitigazione e compensazione.

Considerazioni finali.

Ribadendo quanto detto circa la possibile illegittimità della procedura, sottolineiamo ancora una volta che lo Studio di Impatto Ambientale è fortemente limitato alle finalità economico-estrattive, a nulla serve per valutare gli effettivi impatti ambientali che l’attività estrattiva inevitabilmente comporta. Dallo studio emerge una visione puramente paesaggistica dell’ambiente cosa chiaramente insostenibile.

A parte alcuni aspetti del tutto marginali, non sono state eseguite nuove, possibili e necessarie indagini; è stato invece ampiamente utilizzato il comando “copia-incolla”, presente in tutte le applicazioni Windows. 

Chiediamo quindi alla Provincia di Ravenna di non accettare il documento in questione come sufficiente, di richiedere al proponente le indispensabili integrazioni sugli aspetti da noi indicati ed altri omessi ma comunque richiesti dalla Provincia.

Richiediamo inoltre un impegno da parte della provincia affiche sia presa in seria considerazione la possibilità di utilizzare il solfato di calcio risultante da alcuni processi industriali al posto del gesso di origine naturale.

Ci riserviamo ovviamente una specifica valutazione di merito anche sugli eventuali documenti prodotto in futuro.   

p. Speleo GAM Mezzano

                                                                                        (Massimo Ercolani)

 

     p. Gruppo Speleologico Faentino

       (Luciano Bentini)

p. Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia Romagna

(Piero Lucci)

 

Speleo GAM Mezzano