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Lo
studio è realizzato da:
Barbara
Villani - Responsabile di progetto
Arpa, Ingegneria Ambientale
Flavio
Bonsignore, Monica Branchi, Irene Montanari, Federico Montanari -
Arpa, Ingegneria Ambientale Daniela Ballardini, Danila Bevilacqua,
Patrizia Lucialli e Dipartimento tecnico - Arpa,
Sezione di Ravenna
Con
la consulenza specialistica di:
Sebastiano
Pelizza - Professore
di opere in sotterraneo - Dipartimento
di Georisorse e territorio Politecnico di Torino
Daniele
Peila - Professore incaricato di Arte mineraria - Ricercatore
confermato Prima Facoltà di Ingegneria Politecnico di Torino
Loris
Venturini - GEA Progetti s.a.s.
|
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In
copertina è riportato l'ortofotopiano della cava ricavato dal
volo 1998 (Programma "it2000"TM -
ortofoto digitale a colori
dell'intero territorio italiano - Compagnia
Generale Rpreseaeree S.p.A. - Parma.) |
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Relazione
di sintesi
Indice
1.
Introduzione
2.
Sintesi
delle attività svolte
2.1
Rilievo topografico dell'area di cava e ubicazione delle grotte rispetto
all'attuale piano di
coltivazione
2.2 Ricostruzione delle quantità di
gesso estratte tra il 1996 e il 2001 e tra il 1988 e il 1996
2.3
Gli aspetti Floristici,
faunistici e vegetazionali
2.4 Il Paesaggio
2.5
Condizioni
climatiche dell'area di cava
2.6 Inquadramento geologico e idrogeologico
2.7
Inquadramento
socio-economico
2.8
Verifica delle
modalità di coltivazione
2.9
Sistemazione finale dell'area di cava
1.
INTRODUZIONE
La
cava di Borgo Rivola, situata nel versante destro della valle del Senio
nel territorio dei comuni di Casola Valsenio
e Riolo Tenne, è stata indicata dal Piano Territoriale Regionale del
1989 come unico polo regionale in cui concentrare l'escavazione
del gesso per procedere alla progressiva chiusura e ripristino delle
altre cave di gesso presenti in regione. Tale scelta era motivata
dall'esigenza di coniugare le richieste produttive del mercato,
alla necessità di salvaguardare la Formazione gessoso-solfifera che
rappresenta un patrimonio naturale
unico dal punto di vista geologico/speleologico, naturalistico,
paesaggistico ed archeologico.
La
formazione geologica costituita da gessi di età messiniana si sviluppa
in modo discontinuo, trasversalmente
alle valli, a partire da Reggio Emilia verso est fino a culminare nella
Vena del Gesso che affiora dalla
valle del Sillaro a quella del Lamone. La porzione denominata Vena del
Gesso presenta caratteristiche
morfologiche peculiari legate alla giacitura ed assetto dei banchi
gessosi che le conferiscono un
carattere inconfondibile e ne hanno motivato l'inserimento nell'elenco
dell'Unesco delle emergenze da tutelare
e la previsione di istituzione del Parco dei Gessi Romagnoli da parte
della regione Emilia-Romagna fin
dal 1983 (1).
Inizialmente,
negli anni '50 il gesso veniva estratto in galleria ed utilizzato
prevalentemente per la produzione di
solfato di ammonio ed in misura minore per quella di cemento. Da una
produzione dichiarata di
300.00 t nel 1958, si è passati a 900.000 t nel 1968, per poi
ridiscendere e stabilizzarsi intorno alle 200.000 negli
ultimi anni. Contemporaneamente è diminuito fino ad annullarsi
l'utilizzo di gesso per la produzione di solfato
di ammonio ed è aumentato quello per la produzione di lastre di carton
gesso. Anche il metodo di coltivazione
è cambiato ed ora il gesso viene estratto a cielo aperto.
La
potenzialità del giacimento del polo estrattivo di Borgo Rivola era
stata stimata dai P.A.E. comunali in 8.000.000
mc di cui 4.800.000 mc nel comune di Riolo Terme e 3.200.000 mc nel
comune di Casola Valsenio; il quantitativo complessivamente estraibile
assegnato dal PIAE della Provincia di Ravenna al polo per il decennio di validità del piano (fino al 2002) era di 1.740.000
mc.
Nel
1996, il comune di Riolo Terme dovendo procedere con il piano di
coltivazione previsto dal PAE e per salvaguardare
il sistema carsico presente all'interno del perimetro del polo
estrattivo, ha affidato all'Istituto Italiano
di Speleologia - Dipartimento
di Scienze Geologiche dell'Università di Bologna, uno studio (2)
geologico, idrogeologico e carsico dell'area di cava. Sulla base dei
risultati di tale studio è stato definito un limite
all'escavazione (denominato "limite studio Forti, Marabini, Vai
"); tale studio stimava il
materiale estraibile all'interno dell'area delimitata in circa 6.000.000
mc ( circa 200.000 mc/anno per
30 anni - dal 1997).
La
Società che attualmente gestisce la cava ha presentato alle
Amministrazioni Locali, nella primavera del 2000, un'ipotesi di piano di
coltivazione che, partendo dal presupposto che il gesso estraibile in
sicurezza all'interno del
"limite studio Forti, Marabini, Vai" è praticamente esaurito,
per garantire le cubature estrattive adeguate
alle esigenze produttive e previste dalla pianificazione regionale,
superava il limite sopra definito andando
ad interferire con il sistema carsico.
A
quel punto la Provincia di Ravenna, la regione Emilia-Romagna e i comuni
di Casola Valsenio e Riolo Terme,
hanno commissionato ad ARPA la realizzazione del presente studio che si
poneva l'obiettivo di individuare modalità di coltivazione della
cava di gesso di Borgo Rivola capaci di salvaguardare il più possibile
il sistema naturale della Vena del Gesso garantendo, al contempo, la
prosecuzione dell'attività estrattiva
e quindi delle attività economiche ad essa collegate.
L'esigenza
di coniugare la salvaguardia di beni ambientali alle richieste
produttive è di fondamentale importanza
in quanto, nell'area adibita ad attività estrattiva, sono stati
riconosciuti habitat di importanza comunitaria e d'altra parte,
l'attività estrattiva e le altre attività produttive connesse,
costituiscono, per la valle del Senio,
la più importante fonte di sviluppo economico.
Lo
studio, partendo da un'analisi di dettaglio di tutti gli elementi di
interesse e di tutela naturalistica che interagiscono
con le attività estrattive, indica possibili direttrici di sviluppo
delle coltivazioni minerarie valutando,
per ciascuna di esse, le quantità di gesso estraibili ed individuando
gli impatti indotti.
Nei
paragrafi che seguono viene presentata una sintesi dei principali
elementi emersi dalle diverse attività condotte
nel periodo compreso tra febbraio e dicembre 2001.
2. SINTESI
DELLE ATTIVITÀ SVOLTE
2.1
RILIEVO
TOPOGRAFICO DELL'AREA DI CAVA E UBICAZIONE DELLE GROTTE RISPETTO
ALL'ATTUALE PIANO DI COLTIVAZIONE
I
rilievi topografici, svolti all'interno della cava nel periodo
maggio-giugno 2001, sono stati realizzati al fine
di conseguire i seguenti obiettivi:
1.
verificare la posizione dei termini attualmente materializzati a
indicazione del "limite studio Forti, Marabini,
Vai", attraverso il ritracciamento di tali termini a partire dalle
loro coordinate
2.
eseguire un controllo
delle quote dei diversi gradoni della cava al fine di consentire un
confronto rispetto alle quote del
rilievo generale della cava del novembre 1996 e dell'aggiornamento del
novembre 2000;
3.
georeferenziare
gli ingressi delle grotte secondo le indicazioni del gruppo Speleo GAM
al fine di consentire
l'inserimento nel sistema Gauss Boaga delle planimetrie delle grotte
redatte dal gruppo stesso;
4.
rilevare
gli attuali ingressi delle gallerie di cava e, all'interno di tali
gallerie, rilevare i punti di intersezione
con le cavità naturali secondo le indicazioni del gruppo Speleo GAM.
In
primo luogo sono stati rilevati tutti i vertici del "limite studio
Forti, Marabini, Vai" già segnalati da specifiche
tabelle metalliche, successivamente sono stati rilevati i punti campione
distribuiti sui diversi livelli di
estrazione nonché gli ingressi delle cavità naturali e delle gallerie
di cava. Infine sono stati
rilevati i punti di intersezione tra le cavità naturali e le gallerie
di cava mediante misure dirette
con cordella metrica avendo come riferimento per le distanze le
planimetrie delle gallerie di cava.
Ciò
ha permesso di porre a confronto le coordinate dei termini (esistenti)
del "limite studio Forti, Marabini, Vai"
rilevate con le coordinate degli stessi. Da tale confronto emerge una
sostanziale
corrispondenza tra i risultati
del rilievo e i dati originali, ad eccezione di un punto che presenta
una traslazione più significativa dell'ordine
di qualche metro.
Rispetto
al rilievo del 1996 sono state evidenziate, in generale, notevoli
differenze dovute al procedere dell'attività estrattiva: le
modificazioni riguardano tutto il versante est con il progressivo
ampliamento del livello di fondo
(quota - 220) e risagomatura dei gradoni superiori sino a quota -
320. Rispetto al rilievo del 2000 il confronto evidenzia come, nel
periodo intercorso tra i due rilievi (5-6 mesi), vi sia stato un ulteriore avanzamento dell'attività estrattiva che ha
interessato sia il livello di fondo che subisce ancora un arretramento del fronte di cava nella zona verso est, sia il
versante corrispondente sino al livello di quota - 300.
2.2
RICOSTRUZIONE DELLE QUANTITÀ
DI GESSO ESTRATTE TRA IL 1996 E IL 2001 E
TRA IL 1988 E IL 1996
Una
stima della quantità di gesso estratta può essere condotta, oltre che
sulla base dei dati relativi alle denunce
annuali dei gestori della cava ai sensi della L. R. 17 del 18/7/91,
confrontando rilievi topografici effettuati
in anni diversi.
Il
livello di approssimazione di tale metodo è funzione del numero di
punti utilizzati per il rilievo topografico e
della geometria della cava.
In
questo caso si è scelto di utilizzare il rilievo topografico del
2000/2001 confrontandolo con quello del 1996.
Successivamente
è stato acquisito il rilievo plano -
altimetrico con la situazione dei lavori al gennaio 1988, predisposto
nell'ambito dell'indagine per il rinnovo delle autorizzazioni alla
coltivazione (la cava era ancora di
proprietà della Società ENICHEM-ANIC ).
II
programma utilizzato è ARC-VIEW-Spatial Analist 3D che ricostruisce i
profili della cava in tre dimensioni e determina le differenze di volumi, utilizzando tutti i punti
quotati noti come vertici di prismi triangolari (triangolazione
di Delloné). Il programma di calcolo discretizza la superficie in celle
di 1 mq aggregandole poi nei prismi
triangolari.
Rilievi
novembre 1996 - aprile
2001
Il
confronto tra i due rilievi indica una quantità di materiale asportato
pari a 1.112.000 mc mentre 298.000 mc
costituiscono riporti.
Si
può ipotizzare che la maggior parte dei "riporti" sia
costituita dagli scarti delle operazioni di vagliatura che
vengono depositati nella discarica posta sul lato sinistro del piazzale
di quota 220. Una
quantità minore invece è costituita dalle argille poste nella parte
alta del fronte di scavo. Considerando uno scarto medio del 20%
(come dichiarato dai gestori della cava) pari a 222.400 mc, si otterrebbero
circa 889.600 mc di gesso utilizzato per le diverse lavorazioni.
Rilievi
gennaio 1988 - novembre 1996
I
punti noti a disposizione del rilievo del 1988 sono inferiori rispetto a
quelli dei rilievi successivi, il risultato pertanto
potrebbe essere affetto da maggiore approssimazione.
Dal
confronto deriva che è stato asportato circa 1.800.000 mc di materiale
mentre i riporti sono circa 580.000 mc; considerando sempre uno scarto
medio del 20% si ottiene 1.440.000 di lavorato.
Complessivamente
quindi tra il 1988 ed il 2001 sarebbero stati estratti 2.912.000 mc di
gesso e lavorati 2.329.600 mc.
2.3 GLI
ASPETTI FLORISTICI, FAUNISTICI E VEGETAZIONALI
Il
sistema collinare della Vena del Gesso presenta un andamento pressoché
ininterrotto da NW a SE in forma di bastione, con un'altitudine media di
circa 250 m s.l.m.; una tale collocazione genera di conseguenza
consistenti differenze nel microclima nei due versanti, con evidenti
effetti sulle caratteristiche del suolo, della vegetazione ivi insediata e sulla componente faunistica più
strettamente dipendente dalla vegetazione. Infatti il lato esposto a NE, caratterizzato anche da una pendenza lieve,
riceve un minore soleggiamento, è battuto da venti del primo quadrante, freddi ed umidi, con ovvie ricadute
sul microclima; in questo versante la vegetazione copre la maggior parte del suolo. Il lato esposto a SW,
che presenta pareti subverticali con ridotta
vegetazione, possiede un microclima più arido ed è caratterizzato da
un maggiore soleggiamento anche nei
mesi invernali. Inoltre le pareti rocciose riflettono e restituiscono
parte del calore assorbito e mitigano
le punte estreme di freddo; la copertura vegetazionale, con un
consistente numero di specie mediterranee,
copre una minore percentuale del territorio.
La
flora che si sviluppa nelle aree gessose è abbastanza simile alla flora
di altre aree calcaree della regione; si riscontra
tuttavia una consistente presenza di specie rare o protette dalla
legislazione regionale. L'aspetto che la condiziona maggiormente è la
notevole aridità del substrato gessoso che deriva dalla sua incapacità
di assorbimento e ritenzione delle precipitazioni meteoriche e dell'umidità
che si forma soprattutto nel periodo notturno
per effetto della condensazione.
Si
può definire la flora tipicamente presente su substrato gessoso quindi,
in via generale, xerofila.
I
banchi di gesso sono però frequentemente intercalati da substrati di
argilla e questo permette un intrecciarsi della
flora di cui si accennava sopra con specie meno xerofile ed esigenti di
una maggior disponibilità idrica. La
fauna della Vena del Gesso romagnola è da tempo studiata da vari
ricercatori, con livelli di approfondimento
diversi nei numerosi gruppi sistematici.
La
caratteristica principale dell'ambiente cavernicolo è l'estrema
stabilità dei fattori ecologici che ha permesso
finora la sopravvivenza di fauna considerata relitta che presenta
attualmente areali fortemente disgiunti.
Sulla
base dell'analisi critica dei dati bibliografici, integrati dalle
risultanze delle visite effettuate nell'area di cava,
nelle sue adiacenze e nell'affioramento della Vena del Gesso, si possono
formulare le seguenti osservazioni:
a)
La localizzazione
geografica e la presenza di fenomeni carsici determinano l'esistenza di
differenti situazioni
microclimatiche:
1.
nelle pareti esposte a sud un microclima arido e caldo;
2.
nel versante nord est e nelle doline un microclima a maggiore umidità e
più fresco;
3.
all'interno delle cavità
carsiche un microclima a temperatura ed umidità pressoché costanti.
b)
Le presenze floristiche annoverano specie al limite del loro areale: in
particolare si tratta di specie a distribuzione mediterranea, per le
quali l'azione di protezione dai venti del I° quadrante si somma all'accumulo
termico da parte della massa rocciosa. Inoltre la flora di quel
territorio annovera numerose specie protette dalla legge
regionale.
c)
La vegetazione, chiaramente condizionata dalla natura del substrato e
dalle condizioni stazionali (suolo, esposizione,
umidità temperatura) annovera tipologie importanti a livello
comunitario, in particolare per quanto
riguarda le praterie su suolo calcareo. Molte tipologie presenti
nell'area, assieme a molte specie floristiche,
si rinvengono soltanto in questo territorio.
d)
La fauna subaerea, in particolare quella degli invertebrati, comprende
specie di importanza biogeografica perché
al limite della propria area di distribuzione. Spesso si tratta di
specie (es: i Coleotteri Agrilus
marozzinii e
Liparus dirus) che
compiono il loro ciclo biologico soltanto su determinate specie
vegetali, soprattutto quelle a distribuzione mediterranea, la cui
presenza in quel territorio è strettamente correlata all'esistenza di
esemplari di quelle specie vegetali. La fauna troglobia comprende specie
particolarmente sensibili
alle variazioni ambientali, essendo costituita da entità che hanno
sviluppato particolari adattamenti
ad un ambiente conservativo caratterizzato da minime
variazioni dei parametri ambientali. Una rilevanza particolare riveste la
fauna di Chirotteri, appartenenti a specie di importanza
prioritaria e tutelate dalla
direttiva Habitat.
e)
Il sistema delle acque circolanti rappresenta una delle componenti più
delicate del territorio, in particolare per quanto attiene il loro percorso sotterraneo, non solo per
quel che riguarda la vitalità del sistema
carsico, ma anche in quanto veicolo di sostanza organica all'interno del sistema troglobio.
f)
La
zona, comprendendo habitat di interesse comunitario, è inserita
nell'elenco dei siti di importanza comunitaria
individuati ai sensi della Direttiva Habitat.
2.4 IL
PAESAGGIO
L'area
in esame è attraversata dalla Vena del Gesso che presenta un paesaggio
naturale con vegetazione spontanea
e che pone una separazione tra la zona più a nord, che presenta una
morfologia dolce con ampie incisioni,
colline tondeggianti, ampie fasce terrazzate,
zone calanchive (P.T.C.P., 2000),
e la zona più a sud caratterizzata da valli fluviali piuttosto
strette e depositi terrazzati che si fanno più estesi verso nord. La diversità
morfologica delle due "unità" è generata prevalentemente
dalla presenza di litologie diverse sulle quali
sia l'azione naturale, sia quella antropica generano effetti diversi.
Al
fine di poter caratterizzare in dettaglio l'area in esame, è stata
condotta un'analisi paesaggistica, da un punto
di vista qualitativo prima e da un punto di vista quantitativo dopo,
utilizzando la metodologia della Landscape
ecology.; ciò ha reso
possibile predisporre una carta di Unità di Paesaggio
quali-quantitativa. Nell'individuazione
dei caratteri paesaggistici si sono presi in considerazione sia le
informazioni esistenti relative alle Unità di Paesaggio già
individuate nell'ambito del P.T.C.P., sia
la litologia e l'uso del suolo ricavate,
rispettivamente, dalla Carta Geologica e dalla Carta dell'Uso del Suolo
della Regione EmiliaRomagna.
Ricostruzione
aerofotogrammetrica e analisi dell'intervisibilità
Al
fine di poter valutare il cambiamento assunto dal territorio nel corso
degli anni, a seguito dell'inizio dei lavori
nella cava, nel 1958 ad opera della società ANIC, si sono rintracciate
le fotografie aeree relative alla zona
in esame per il periodo 1954-55 (pre
cava) e per il 1998 (volo eseguito
dalla Compagnia Generale Riprese
Aeree di Parma).
L'analisi
visiva effettuata tramite l'utilizzo di fotografie scattate nell'area,
presenta un carattere locale, nel senso
che permette di valutare la visuale della cava da un punto specifico
(punto di scatto della foto), ma non è
in grado di fornire un'indicazione sulla porzione di territorio dalla
quale la cava risulta effettivamente visibile.
Si
è perciò realizzata la
carta dell'intervisibilità al fine di valutare fin dove l'attività
estrattiva è visibile per poi,
eventualmente, proporre opere di mitigazione idonee.
2.5
CONDIZIONI
CLIMATICHE DELL'AREA DI CAVA
L'
inquadramento meteo-climatico dell'area di cava è stato desunto da una
più ampia analisi delle condizioni climatiche della regione ed in
particolare della fascia appenninica per poi analizzare nel dettaglio i
dati relativi alla valle del Senio.
Il
clima, continentale mitigato dalla non elevata distanza dal mare
Adriatico, presenta una circolazione generale caratterizzata dalla
prevalenza di venti sinottici occidentali (da W, WNW) ed una
circolazione locale che risente
fortemente dell'influenza della vallata, con fenomeni di brezza di monte
e di valle, particolarmente accentuata nel periodo estivo, con
venti che si incanalano lungo l'asse della vallata (SW-NE o SSW-NNE). La
quantità di pioggia caduta è più elevata rispetto alla pianura, per
gli effetti di sollevamento delle
masse d'aria atlantiche provenienti da W e NW.
La
temperatura media annua varia da 11,5 a 13°C con un'escursione termica
annua variabile da 18 a 22 °C (clima
subcontinentale-continentale).
Per
quanto concerne la piovosità locale, si sono presi in considerazione i
dati provenienti dalle stazioni pluviometriche
del Servizio Meteorologico Regionale situate rispettivamente nel Comune
di Riolo Terme e nel Comune di Casola Valsenio.
L'andamento
delle precipitazioni durante l'arco dell'anno medio evidenzia una
omogeneità delle precipitazioni,
con una quantità media annua leggermente superiore per Casola Valsenio
con 867.1mm su 817.5mm di Riolo Terme.
2.6
INQUADRAMENTO
GEOLOGICO E IDROGEOLOGICO
L'area
oggetto di studio è inserita all'interno della Vena del Gesso che,
secondo la definizione più corrente, si
estende dalla Valle del Sillaro a quella del Lamone.
In
Regione, come del resto in diverse altre parti dell'Italia peninsulare,
esistono altri affioramenti appartenenti
alla stessa Formazione (Gessoso -
solfifera) che tuttavia presentano caratteristiche morfologiche e
di giacitura diverse.
La
Formazione Gessoso-solfifera, pur con una spiccata variabilità di
caratteri interni, rappresenta un livello stratigrafico
e cronologico di riferimento in quanto legato a quell'evento geologico
di estrema importanza che
ha determinato, per una congiuntura fisiografica-climatica, l'isolamento
del Mediterraneo dagli oceani. Tale
isolamento si è ripetuto nel giro di meno di un milione di anni ed ha
trasformato gran parte dei bacini del Mediterraneo in gigantesche
saline permettendo la deposizione del gesso. Cronologicamente la F.ne Gessoso-solfifera
occupa la parte centrale del Messiniano (dai 6.5-7 ai 5.5 milioni di anni).
Nella
Vena del Gesso la Formazione Gessoso-solfifera (3) raggiunge
uno spessore massimo di 170 m in affioramento
e 200 m nel sottosuolo di Casalfiumanese.
L'intero
pacco sedimentario può essere suddiviso in 3 litotipi che, partendo dal
basso sono:
- gessi
-
calcare evaporitico
-
formazione a colombacci.
Esso
poggia sulle facies marnose o sabbiose della Marnoso-Arenacea. Le marne,
che raggiungono anche i 400
m di potenza, alla loro sommità diventano scure e bituminose e
contengono organismi adatti a sopravvivere
ad un'elevata salinità (Marne di letto).
Al
contatto con il primo banco di gesso si trova un livello calcareo di
grande persistenza areale in tutta l'Italia peninsulare e la Sicilia (il Calcare di base).
Il
calcare di base affiora anche tra i banchi di gesso con spessore
variabile da pochi cm a 1.5 m, è suddiviso in
sottilissimi strati formati dai resti fossili di alghe. Tale struttura,
indipendentemente dalla natura del sedimento,
si chiama stromatolite algale e si ritrova anche nel gesso. Al tetto
della Gessoso-solfifera i gessi sono
ricoperti direttamente dalle Argille azzurre del Pliocene di mare
profondo oppure da pochi metri di gesso
selcifero e calcare (colombaccio); questa unità detritica prende il
nome di Formazione a Colombacci. La
Formazione Gessoso solfifera è costituita da un numero quasi costante
di grossi banchi (da 13 a 15) di gesso
prevalentemente selenitico di spessore variabile da 2 a 30 m. Per la
loro morfologia gli strati gessosi sono
visibili da lontano; le linee scure che li separano, marcate da
vegetazione, sono costituite da argille scure
come quelle basali. Vi si rinvengono abbondanti resti fossili.
I
due banchi basali della successione hanno spessore più modesto dei tre
successivi e sono, per lo più, ricoperti dal detrito dei blocchi che si
accumulano ai piedi della falesia gessosa. Si notano bene, invece, i successivi
tre banchi che possono raggiungere complessivamente uno spessore di 60 m
e che sono formati da grossi
cristalli di selenite. A questi segue un pacco di 8-10 banchi meno
spessi (da 4 a 10 m).
La
geologia dell'area di cava
Il
tratto della Vena del Gesso dal Senio al Sintria corrisponde al punto di
massima larghezza e accumulo del bacino originario. Nell'area di cava si
è inoltre in presenza del raddoppio tettonico legato alla presenza di una
faglia longitudinale; la potenza massima del giacimento, rilevata
attraverso i sondaggi geognostici eseguiti
dall'Agip Mineraria nel 1967, è di 193 m.
I
banchi rilevati sono 13, il primo e secondo non sono affioranti ma
visibili in galleria; quelli più importanti, ai
fini estrattivi sono il III', IV', V°
e VI° ove è presente gesso a titolo più alto.
Gli
affioramenti gessosi, nell'intorno di M.te della Volpe, hanno direzione
sui 120°, pendenza compresa tra 30
e 40° ed immersione verso N-NE.
Nella
parte settentrionale, la giacitura è a franappoggio più inclinata o
coincidente con il pendio.
Gli
studi effettuati sul giacimento di Borgo Rivola (vd. nota 2) hanno
rilevato la presenza di un sistema di faglie
la più importante delle quali, testimonianza
dei movimenti tettonici che hanno interessato la Vena del Gesso,
è la faglia longitudinale (denominata Faglia Scarabelli) che attraversa
l'area di cava in corrispondenza della
discarica dei Crivellari ed ha un andamento subparallelo alla direzione
dei banchi di gesso. È' stata rilevata
anche l'esistenza di faglie dirette che attraversano l'area di cava.
Questi
sistemi di faglie, cui corrispondono zone di intensa fratturazione dei
banchi di gesso, rappresentano un
binario privilegiato per lo sviluppo delle diverse forme carsiche
(doline, inghiottitoi e cavità).
Il
sistema carsico
Le
grotte presenti nella zona di cava sono state esplorate e rilevate dal
gruppo Speleo GAM di Mezzano. Oltre alla famosa Grotta di Re Tiberio,
particolarmente importante anche dal punto di vista archeologico, sono
state rilevate le seguenti altre cavità (4):
-
Grotta dei Tre Anelli;
-
Inghiottitoio del Re Tiberio;
-
Abisso 50;
-
Buca di Romagna;
-
Abisso Mezzano;
-
Vento che soffia. (Grotta alta che soffia)
Le
cavità Grotta uno di Cà Boschetti e Grotta due di Cà Boschetti
ricadono nel versante nord della Vena del Gesso;
non sono direttamente coinvolte dall'escavazione ma sono in collegamento
idrogeologico con la grotta Buca di Romagna che si trova ai confini est
dell'area interessata attualmente dalla cava.
L'indagine
speleologica e idrogeologica, condotta nell'ambito dello studio
predisposto dall'Istituto Italiano di
Speleologia (2), ha
permesso di identificare i percorsi idrologici carsici ipogei. Sulla
base dei tracciamenti effettuati con la fluorescina, è stata
evidenziata la connessione diretta tra la grotta dei
Tre Anelli, la grotta di Re Tiberio e l'Abisso 50 e, come sopra
indicato, tra la grotta Buca di Romagna e le
grotte Cà Boschetti 1 e 2.
L'Abisso
Mezzano è attualmente in connessione con il sistema Re Tiberio, Tre
Anelli ma non è stato possibile
stabilire se lo sia naturalmente o solo per le pesanti interferenze con
il sistema delle gallerie di cava. La grotta del Vento che soffia è
stata rilevata solo recentemente e non se ne conoscono le connessioni
con le altre
cavità.
Sondaggi
geognostici
I
dati geologico-strutturali desumubili dagli studi condotti dall'Istituto
di Geologia dell'Università di Bologna
e dalle indagini eseguite sull'area di cava dai diversi proprietari che
si sono succeduti nella sua gestione,
si sono ritenuti sufficienti ed adeguati per la ricostruzione della
geometria complessiva del giacimento,
considerato cosa ci si proponeva con lo studio.
Nel
dettaglio sono state analizzate le stratigrafie e le prove geomeccaniche
eseguite sui campioni dei sondaggi
effettuati nell'area di cava a partire dal 1958.
Sulla
base della distribuzione areale dei sondaggi esistenti e dell'analisi
delle sezioni, sono emerse alcune zone
del giacimento per le quali si avevano poche informazioni.
La
disponibilità della BPB ha permesso di eseguire due sondaggi nei punti
in cui si riteneva utile completare il
livello delle informazioni.
Oltre
a fornire un'informazione stratigrafico-mineraria più omogenea, i
sondaggi avevano l'obiettivo di verificare
il sistema di circolazione idrica sotterranea.
Essi
sono stati realizzati nei mesi di settembre/ottobre 2001. Durante la
perforazione è stato rilevato il livello dell'acqua
nei fori e, nel sondaggio S2, sono state eseguite prove di permeabilità
(Lugeon); le carote estratte sono state sistemate nelle apposite
cassette catalogatrici, descritte e fotografate. In entrambi i sondaggi
sono stati posizionati tubi
piezometrici che intercettano la falda posta al di sopra delle marne
basali.
II
primo sondaggio ha raggiunto la profondità di 252 m entrando per 4
metri nelle marne argillose di base, il secondo sondaggio, che parte dal
livello delle gallerie a quota 200, è profondo 146 m (gli ultimi 10
sono nelle marne argillose di base).
La
struttura idrogeologica dell'area di cava
L'area
di affioramento della Formazione gessoso solfifera ed anche quella di
cava è caratterizzata dalla presenza
diffusa di doline e inghiottitoi dovute all'azione dissolutrice delle
acque meteoriche nei riguardi del Solfato
di Calcio che costituisce il minerale gessoso.
Le
doline e gli inghiottitoi, che si sviluppano lungo allineamenti
preferenziali (faglie o fratture), costituiscono la "porta di entrata" delle acque meteoriche nel
complesso geologico. Lo sviluppo dei fenomeni
di dissoluzione determina la formazione di grotte e la fuoriuscita
dell'acqua attraverso risorgenti generalmente
poste nei punti di contatto con le formazioni meno permeabili per motivi
tettonici o morfologici.
Nei
complessi carsici, limitati alla base da formazioni poco permeabili, la
circolazione idrica si esplica nella parte
interessata dalle cavità e grotte, mentre nella parte basale esiste una
zona di saturazione permanente in cui le acque permeano le
fratture esistenti ed i tempi di residenza sono più lunghi rispetto la
circolazione superficiale.
Nel
corso dello studio si è voluto indagare questo aspetto, non noto
nell'ambito di indagini precedenti, al fine di
avere elementi di ordine idrogeologico anche in funzione di un possibile
od ipotetico collegamento con le acque
minerali termali, in particolare solfuree, dello stabilimento di Riolo
Terme. Sulla base dei rilievi, dei dati raccolti nel corso dei
sondaggi e delle informazioni spelelogiche si può ipotizzare
una struttura idrogeologica caratterizzata da una zona di base satura ed
una superiore insatura. Il limite
fra le due zone non è facilmente riconoscibile in quanto, diversamente
da acquiferi carbonatici o strutture omogenee, non è possibile
individuare una vera e propria superficie libera. La presenza di
interstrati marnosi argillosi presenti
fra le varie bancate di gesso tende a costituire acquiferi in pressione
collegati fra loro. Infatti durante i sondaggi sono stati
rilevati acquiferi confinati fino a manifestare anche salienza oltre il
piano di perforazione. E' quindi più appropriato definire una
superficie piezometrica posta a quasi 190 m. slm
in prossimità del sondaggio 2 e quindi 10 m sotto il piano delle
gallerie di quota 200 m. Nel sondaggio 1 la superficie
piezometrica è posta a quota 125 m. slm. ed in corrispondenza della
risorgente Ca' Boschetti (quota 100m.
circa) si ha l'emergenza delle acque per il contatto con la formazione
Argille e Marne di Riolo
Terme.
Il
sistema idrogeologico presenta una parte più profonda (zona satura) la
cui quota in prossimità del Senio corrisponde
circa a quella di scarico delle risorgenti (90 -100m. slm). Questo corpo
idrico è limitato alla base dalle
marne argillose mentre verso nord si infossa sotto la coltre argillosa
pliocenica e prosegue verso Riolo Terme.
Il
sistema idrogeologico è quindi caratterizzato da una circolazione
superficiale molto rapida connessa al sistema carsico attivo e da un
sistema profondo con acque a lenta o lentissima circolazione verso valle
all'interno della formazione Gessoso
Solfifera. Le conoscenze attuali non consentono di valutare le caratteristiche idrodinamiche del sistema profondo.
2.7
INQUADRAMENTO
SOCIO-ECONOMICO
Fino
alla metà degli anni settanta l'attività estrattiva, anche se iniziata
nel 1958 ad opera di ANIC, non portò un
beneficio diretto alla comunità locale in quanto, nonostante i grandi
quantitativi estratti, il gesso non veniva
lavorato né a Casola Valsenio né a Riolo Terme per mancanza di
industrie specializzate nella trasformazione di una risorsa tanto
preziosa.
Inizialmente
il gesso veniva impiegato quasi esclusivamente per la produzione di
solfato d'ammonio. A tale produzione si affianca nel corso degli anni,
per poi diventare preponderante, l'utilizzo del gesso per la produzione
di cemento.
Negli
anni settanta, inizia a farsi
avanti a Casola Valsenio l'idea della creazione di una zona industriale,
che potesse offrire concrete
prospettive occupazionali alla popolazione e conseguentemente una valida
alternativa all'esodo verso i
vicini centri industriali, artigianali e commerciali.
Il
progetto tardò a partire anche a causa dello scarso interesse mostrato
dalle aziende, poco propense ad insediarsi
in un'area ancora isolata dal grande traffico economico e produttivo.
L'incentivo
offerto dall'amministrazione comunale, che decise di vendere il terreno
della zona industriale ad un prezzo
simbolico, diede il via all'espansione industriale di Casola Valsenio.
In
cambio l'amministrazione pretese che le nuove aziende si impegnassero ad
assumere un certo numero di dipendenti
locali, così da risollevare le prospettive occupazionali del
territorio.
Dopo
varie e tortuose vicissitudini, nel 1983, con l'insediamento della VIC
Italiana, proprio nella nuova zona industriale,
si ha una svolta decisiva in quanto inizia la lavorazione in loco del
gesso estratto in cava. La VIC Italiana, produttrice di intonaci
premiscelati, riuscì in breve tempo a rispondere sia alle richieste del
mercato edile
che alle esigenze di ampliamento occupazionale locale.
Una
spinta decisiva verso il mercato esterno arriva quando inizia, nel 1990,
a Casola Valsenio la lavorazione del
gesso, non più solo per la produzione di intonaco ma anche di gesso
rivestito cioè con l'insediamento della
BPB Italia s.p.a. (ex Italgips), società facente parte del gruppo
inglese BPB Industries, multinazionale
leader in Italia nella
produzione e vendita di cartongesso.
Personale
direttamente impiegato nell'estrazione e lavorazione del gesso
Nel
calcolo del personale coinvolto nella estrazione e lavorazione del
gesso, sono stati considerati gli impiegati delle due ditte, EDILMAC
s.r.l. dei Fratelli Maccabelli e BPB Italia s.p.a., che si occupano di entrambe
le fasi.
L'estrazione
e la macinazione del gesso in cava, vengono effettuate dalla EDILMAC di
Gorle, in provincia di
Bergamo che è la ditta appaltatrice esterna. Presso la EDILMAC vi sono
12 lavoratori direttamente impiegati in cava dei quali 10 residenti a
Casola Valsenio e Riolo Terme, uno a Palazzuolo sul Senio ed uno a
Faenza.
Nello
stabilimento BPB Italia sono impiegati complessivamente 86 dipendenti
dei quali 78 residenti nei comuni di
Casola Valsenio e Riolo Terme e 8 non locali.
Complessivamente
quindi dei 98 dipendenti, che si occupano di tutte le fasi che vanno
dall'estrazione, alla macinazione,
alla lavorazione e produzione del prodotto e alla preparazione per il
trasporto, 88 sono residenti a
Casola Valsenio e Riolo Terme e solo 10 sono residenti nei comuni
limitrofi. Coinvolgimento
di altre ditte nel ciclo produttivo
Oltre
alla EDILMAC ed alla BPB, la lavorazione del gesso coinvolge una serie
di altre ditte esterne. Si tratta di
aziende impiegate in stabilimento, nelle varie fasi di lavorazione che
vanno dalla produzione, al carico, alla manutenzione fino alla
chiusura del ciclo del prodotto e alla gestione dei rifiuti derivanti
dal ciclo di lavorazione.
Dato
rilevante, ai fini della valutazione dell'impatto economico sul
territorio dall'attività di cava è la dislocazione
di tali ditte, le quali hanno sede prevalentemente a Casola Valsenio e
Faenza ed in misura marginale nei
comuni di Ravenna, Castel Bolognese e Imola.
Le
ditte impiegate nella lavorazione e produzione dei derivati del gesso si
occupano di:
-
manutenzione: sono coinvolte 5 ditte
nella manutenzione dell'officina meccanica e carpenterie così come degli
impianti elettrici e di attrezzature specialistiche;
-
rifiuti: tutte le operazioni di
raccolta, trasporto, trattamento dei rifiuti di produzione e lavorazione
sono affidate a 5 ditte esterne specializzate in questo settore ed
operanti sul territorio faentino, ravennate ed imolese;
-
produzione: si tratta di 2 ditte i
cui operai specializzati sono addetti alla movimentazione;
-
pulizie: sono 2 ditte impiegate
nelle operazioni di pulizia associate a tutte le fasi di lavorazione;
-
sorveglianza: una ditta responsabile
della ronda notturna di sorveglianza
presso lo stabilimento è affidata
ad
esterna;
-
carico: una ditta i cui operai hanno
compiti di facchinaggio legati all'attività e svolgono tutte le operazioni
di carico e scarico dei materiali in ingresso e in uscita dallo
stabilimento.
Trasporto
Nell'analisi
dell'indotto locale, strettamente correlato all'estrazione e lavorazione
del gesso, nonché all'analisi
dell'influenza sul mercato esterno, non si può non considerare l'ampio
coinvolgimento delle ditte di
trasporto.
Le
ditte coinvolte nel trasporto dei materiali utilizzati nella lavorazione
del gesso, in ingresso e in uscita dallo
stabilimento, comprendono (come si può ricavare dal grafico riportato
di seguito) varie tipologie di trasporto.
Si hanno complessivamente 41 aziende di autotrasportatori che si
occupano del trasporto del prodotto
finito e del prodotto sfuso dalla BPB verso l'esterno, così come del
prodotto ancora da trattare e dei materiali
di lavorazione verso lo stabilimento.
Parte
predominante del prodotto trasportato verso l'esterno è costituito da
lastre in cartongesso già trattate e completate dalla BPB, verso i
centri di vendita. In questo tipo di trasporto sono coinvolte
complessivamente 16 ditte
delle quali 5 hanno sede in Regione Emilia Romagna e 11 hanno sede
omogeneamente distribuita sul territorio
nazionale.
Il
flusso di intonaco premiscelato in sacco, dallo stabilimento BPB ai
centri di vendita, si svolge con l'impiego
di 7 ditte di trasporto con sede regionale ad esclusione di una sola
azienda con sede a Milano. Lo stesso
intonaco, in questo caso sfuso, viene inoltre trasferito per la
lavorazione direttamente ai cantieri da 7 ditte
delle quali 4 con sede in Emilia Romagna e 3 extraregionali.
Il
flusso inverso di materiali, verso lo stabilimento, comprende la
fornitura di additivi per la lavorazione e produzione del cartongesso e
l'ingresso di lastre ancora grezze da trattare all'interno dello
stabilimento stesso. Il
trasporto di additivi è a carico di 5 ditte esclusivamente
extraregionali. Le lastre in
ingresso che devono ancora essere trattate, provengono per la loro
totalità da paesi europei, prevalentemente
dalla Francia, e coinvolge complessivamente 6 aziende di trasporto. Turismo
La
Vena del Gesso è un elemento unico, prezioso ed insostituibile dal
punto di vista ambientale, non solo per le
comunità locali ma anche a livello regionale e nazionale.
La
morfologia stessa della Vena del Gesso che si snoda attraverso doline,
inghiottitoi e grotte è meta ogni anno
di visite da parte di turisti, appassionati di speleologia e scuole.
L'Assessorato
all'Ambiente di Riolo Terme, la Speleo G.A.M. di Mezzano, l'Associazione
Culturale PANGEA, il Museo
Civico di Scienze Naturali di Faenza, la Fondazione Cerviambiente ed
altre associazioni minori, si
occupano dell'organizzazione di visite guidate sia turistiche che
didattiche alla Vena del Gesso e alle
grotte presenti nell'area di cava nonché alla visita dell'area sede
delle attività estrattive. Meta
privilegiata delle visite, circa 300 visitatori ogni anno, è la Grotta
del re Tiberio esempio di rilievo nazionale
di cavità carsica naturale, famosa anche per i reperti archeologici
ritrovati.
Al
momento la Grotta del re Tiberio non è agibile per ragioni di
sicurezza, ma verrà riaperta alle visite per opera
della BPB, in quanto ricadente nei terreni di sua proprietà, sotto la
supervisione ed in collaborazione con
la Sovrintendenza Beni Archeologici della Regione Emilia Romagna. Prospettive
di mercato
Il
mercato italiano si è mostrato subito ricettivo nei confronti di
un'attività nuova, a livello nazionale, come quella
della produzione di lastre in cartongesso. Fino a qualche anno fa
infatti il mercato edile era costretto a rivolgersi
ad altri paesi europei come Francia e Germania che già da anni operano
in questo campo.
Il
settore della lavorazione del cartongesso è tuttora in rapida
espansione come dimostrano le richieste di mercato
sia nazionale che europeo alle quali la BPB sta rispondendo con
quantitativi di gesso estratti in aumento,
con una produzione crescente di intonaco e cartongesso e con
l'ampliamento del mercato italiano di
destinazione, che già copre per oltre il 60%.
Il
forte riscontro sul mercato edile è da imputarsi, oltre che alla qualità
del prodotto, ottenuto con tecniche e tecnologie
avanzate, all'altissima qualità del gesso, unico in Europa con
caratteristiche di purezza così elevate.
La
conseguenza diretta dell'incremento di produzione richiesto alla BPB, è
la creazione di nuovi posti di lavoro, quindi l'allargamento delle
possibilità occupazionali locali. Dimostrazione di ciò è il passaggio
dai 20 dipendenti
inizialmente impiegati nello stabilimento della VIC agli 86 attuali
dipendenti della BPB Italia. Oltre
a questo, la possibilità di utilizzare il gesso approvvigionandosi
direttamente dalla cava senza dover aggiungere ai costi di produzione,
quelli legati al trasporto a lunga percorrenza verso lo stabilimento di produzione,
è decisamente un fattore economico ottimale.
2.8
VERIFICA DELLE MODALITÀ
DI COLTIVAZIONE
I
possibili scenari di sviluppo della coltivazione del giacimento di gesso
sono stati analizzati tenendo conto delle svariate condizioni al
contorno, che sono di particolare complessità, contemplando
problematiche morfologiche, idrogeologiche, minerarie ed ambientali.
Le
analisi e le deduzioni illustrate sono basate sui rilevamenti
topografici a giorno ed in sotterraneo, sulla cartografia
messa a punto nelle precedenti fasi dello studio, sulla osservazione
diretta dei siti tramite l'esecuzione
di numerosi sopralluoghi, sull'analisi delle risultanze dei sondaggi
geognostici eseguiti nel passato dai vari proprietari della cava
nonchè dai dati ottenuti con i due nuovi sondaggi ed infine
dall'analisi della documentazione
progettuale prodotta dalla proprietà per il rinnovo della concessione
per gli anni 19972002.
La
cartografia e le sezioni geologiche disponibili, integrate e
perfezionate con le indagini e i sondaggi eseguiti
possono essere ritenuti sostanzialmente corretti dal punto di vista
geo-minerario e giacimentologico.
In
sintesi sono state analizzate le possibili direttrici di sviluppo delle
coltivazioni minerarie ed i quantitativi di
gesso estraibili, tenendo conto dei vincoli al contorno che sono:
1)
la presenza delle grotte da carsismo nel gesso;
2)
la linea del crinale (sky-line) e gli aspetti paesaggistici;
3)
la stabilità delle coltivazioni (pareti degli scavi a giorno e caverne
sotterranee);
4)
la quota delle acque circolanti nel sottosuolo, il tipo
di falda e la circolazione delle acque meteroriche;
5)
la qualità del gesso;
6)
la fruibilità nel lungo termine del territorio in condizioni di
sicurezza (al termine delle coltivazioni)
ed
i connessi possibili riutilizzi della superficie e del sottosuolo;
7)
i limiti planoaltimentrici autorizzati dai vari piani nonché i vincoli
territoriali in essere; 8) la sicurezza dei lavoratori impegnati
nelle attività di cava.
Situazione
attuale della cava
La
coltivazione a giorno si sviluppa con una configurazione ad anfiteatro,
nel territori dei Comuni di Riolo Terme e di Casola Valsenio.
Il
giacimento è costituito da XIII banchi numerati in sequenza a partire
dal numero I al contatto con le argille marnose di base. I banchi
principali hanno potenza compresa tra 6 e 30 m, alternati ad argilla
marnosa di color grigio scuro e nella parte basale sono costituiti da gesso a grandi
cristalli. I banchi I e II (anche denominati sottobanchi), stante
il loro titolo più basso e la presenza di intercarlazioni argillose
sono di minor interesse minerario,
mentre gli altri, con differente titolo del gesso l'uno rispetto
all'altro sono, oggigiorno, tutti
di interesse minerario anche se i più importanti ai fini estrattivi,
sono i banchi III, IV, V, VI ove è presente
il gesso a titolo più alto (91%-94%).
La
cava a giorno ha una tipica geometria a gradoni a mezzacosta e si
estende, dal punto di vista altimetrico, da
quota 220m (piazzale di base) a quota 350m (circa)
sul lato N-E coltivando i banchi in traversobanco e prosegue
fino al contatto delle argille di base sul lato E, con una rotazione dei
gradoni di coltivazione che si mantengono comunque in traversobanco. Da
un punto di vista topografico, la cava ha raggiunto il crinale in direzione N-NE e gli affioramenti delle argille di base in direzione Sud.
In
direzione Est la cava è prossima ai limiti indicati dal PIAE, ai
confini di proprietà, al limite del PTPR (Piano
Territoriale Paesistico Regionale art. 25) ed anche al crinale del Monte
della Volpe tutelato nel DM 30
luglio 1974 ed ha praticamente raggiunto la "linea studio Forti,
Marabini, Vai". In questa zona della cava (essendo in
prossimità del crinale), per scoprire il gesso rispettando le perimetrazioni
imposte dalla "linea studio Forti, Marbini, Vai" sono stati
impostati alcuni gradoni nelle argille
limose di copertura con angoli di scarpa piuttosto elevati: dell'ordine
di 50° e pertanto prossimi alle condizioni
limite di stabilità (certamente non accettabili a lungo termine).
Al
di sotto delle piazzale di base sono presenti i vuoti delle coltivazioni
in sotterraneo localizzate su 4 livelli principali
alla quota 220 m, 200 m, 160 m e 140 m; esse presentano differenti
estensioni planimetriche. Le camere
del livello 220 m sono intersecate dall'ultimo gradone in prossimità
del piazzale. Le coltivazioni sotterranee hanno nella maggioranza dei casi camere di altezza 15 m e
larghezza 10 m con una soletta residua
tra i vari livelli di circa 5 m e con i pilastri di spessore minimo di 7
m. Sul piazzale di base a
quota 220 m è anche localizzata una grande discarica, costituita da
materiale di scarto delle
attività di cava. Tale discarica, di volume complessivo di circa
720.000 mc, era stata realizzata originariamente
come cortina di mascheramento delle attività di cava a mezzacosta e
seppellisce una parte del
giacimento localizzata ad una quota più bassa di 220 m a partire dal
contatto con le argille.
Analisi
della stabilità delle coltivazioni
L'altezza
media dei gradoni è di circa 15-20 m con pendenza rispetto
all'orizzontale dell'ordine di circa 60°68°
e pedata della larghezza minima di 5 m.
I
banchi attualmente risultano disposti rispetto ai fronti prevalentemente
a reggipoggio o traversobanco e pertanto
con geometrie che garantiscono migliori condizioni di stabilità.
Per
quel che riguarda le pendenze medie dei versanti dove affiorano le
argille marnose sono dell'ordine di circa 14-15° rispetto
all'orizzontale; la pendenza media della Vena del Gesso, calcolata
presso la riva di San Biagio
(localizzata in zona prospiciente al cava), è invece compresa tra 42°
e 52°.
Nell'area
sono presenti anche alcune lineazioni tettoniche che interessano il
giacimento e che hanno un andamento da SO verso NE e da SE verso
NO. Tra queste è particolarmente significativa per la coltivazione la
faglia affiorante in prossimità del crinale, con direzione SE-NO che ha
costituito nel passato il limite verso Nord
delle coltivazioni in sotterraneo.
Sulla
base delle analisi geomeccaniche disponibili, delle relazioni tecniche
progettuali allegate alla documentazione per il rinnovo della
convenzione anni 1997-2002 e delle osservazioni e misure realizzate direttamente sul sito, l'angolo massimo rispetto all'orizzontale dei
gradoni indicato negli strumenti pianificatori
(PAE dei Comuni di Riolo Terme e Casola Valsenio- Norme tecniche di
attuazione) cioè 70° rispetto all'orizzontale è assolutamente
adeguato al caso in esame. Le coltivazioni dovranno quindi essere impostate
secondo questo vincolo geometrico.
La
geometria di coltivazione, dovrà poi essere orientata per quanto
possibile in modo che i banchi di gesso siano
disposti a reggipoggio o a traverso banco rispetto ai gradoni.
Qualora
sia necessario (per esempio sul lato Sud della cava) impostare dei
fronti con i banchi a franapoggio si
dovrà prevedere di lasciare il giunto di contatto tra lo strato II
e III. In questo caso, i due banchi I
e II (sottobanchi di minore
interesse minerario), proteggerebbero l'argilla marnosa di base
dall'alterazione e la confinerebbero.
Sarà
comunque necessario sviluppare in sede di progettazione esecutiva
adeguate analisi di stabilità dei fronti
ed in particolare delle zone a franapoggio precedentemente descritte
prevedendo, ove necessario, l'uso di strumenti di stabilizzazione a
breve termine (cioè durante la coltivazione).
Per
quel che riguarda le altezze dei gradoni si ritiene che i valori di
15-20 m, attualmente adottati, siano adeguati in relazione sia alla
possibilità di disgaggio sia alle problematiche di perforazione delle
volate all'interno sia, infine, alle condizioni di stabilità della
parete nel suo insieme. Le pedate dovranno consentire il
transito in sicurezza dei mezzi per la perforazione, lo smarino ed il
disgaggio. Al termine della coltivazione parimenti dovrà essere
possibile movimentare i mezzi necessari per l'esecuzione del ripristino
ambientale. Pertanto si ritiene che tale larghezza non possa scendere al di sotto di
5 m (come per altro previsto dalle norme dei PAE).
Particolari
problematiche di stabilità, si riscontrano anche qualora si volesse
procedere alla scopertura del giacimento
verso Sud Sud-Est con la rimozione delle argille di base. A fronte di un
possibile recupero del gesso
relativamente limitato (stante la giacitura e l'angolo di immersione dei
banchi di gesso) si incorrerebbe in
un eccessivo sconvolgimento dei siti, si avrebbe l'esigenza di
movimentare e mettere in discarica grandissime volumetrie di
materiale argilloso (con evidenti problemi di stabilità dei cumuli e di
disponibilità di aree) e i fronti residui in argilla avrebbero problemi
di stabilità non indifferenti per le loro intrinseche caratteristiche
geomeccaniche.
|
 |
Schema (indicativo) delle situazioni giaciturali dei banchi gessosi che possono essere incontrate in seguito all'approfondimento della coltivazione. E' ben evidente la situazione
dei due sottobanchi a franapoggio per i quali si dovrà provvedere ad una verifica di dettaglio delle condizioni di stabilità in sede di progetto esecutivo.
|
|
Coltivazioni
in sotterraneo
In
passato le coltivazioni in sotterraneo venivano realizzate con uno
schema a camere e pilastri e con l'abbandono di solette
intermedie tra un livello e l'altro.
La
coltivazione delle camere prevedeva le seguenti operazioni: scavo di una
galleria di testa della larghezza di
10 m ed altezza 7 m con una volta curva a tutto sesto; abbattimento a
gradino diritto del ribasso per una altezza
di 8m.
Usualmente
la coltivazione era impostata con gallerie orizzontali scavate lungo la
direzione di strato e collegate tra di
loro con traverse. L'abbattimento nella galleria di testa avveniva con
la realizzazione
di una volata con mine di apertura a ventaglio ed il ribasso con mine parallele
per un abbattimento a gradino diritto. In
passato sono stati scavati 4 livelli localizzati alle quote 220 m, 200
m, 160 m, 140 m. Complessivamente le
volumetrie di gesso estratto in sotterraneo ammontano a circa 930.000 mc.
Geometricamente le coltivazioni sono estese, verso Nord fmo a
raggiungere la faglia importante con direzione SE-NO già descritta.
Tale faglia non fu attraversata per non avere problemi di stabilità
delle camere e dei pilastri
particolarmente critici con i mezzi d'opera allora a disposizione. L'esigenza
di espandere le coltivazioni in sotterraneo oltre tale faglia non è mai
stata esplorata perchè l'evoluzione della cava è stata successivamente
indirizzata verso il solo ampliamento delle coltivazioni a giorno
e le coltivazioni in sotterraneo sono state abbandonate ad esclusione di
alcune gallerie sfruttate quali vie
di transito dei mezzi d'opera e per lo smarino.
In
sotterraneo, nella zona Ovest della cava, è anche presente il pozzo di
gettito del minerale che porta al frantoio
e tutte le venute d'acqua presenti nelle coltivazioni sotterranee sono
convogliate al pozzo di gettito e
quindi nella galleria di base di accesso alla camera del frantoio (quota
97m) dove sono presenti
numerose ed abbondanti venute
d'acqua.
Le
gallerie minerarie hanno anche incontrato le grotte del sistema carsico
in alcuni punti, ed hanno posto problemi
nella stabilità di una soletta nella grotta di Re Tiberio.
Sulla
base delle informazioni geomeccaniche disponibili, si ritiene che lo
sfruttamento in sotterraneo di porzioni
del giacimento non raggiungibili con le coltivazioni a giorno a causa
della presenza dei vincoli descritti possa oggigiorno essere considerato
ipotizzabile in particolare in direzione Nord tra le sezioni 6 e 8 ed
in direzione Est.
Per
quel che riguarda le problematiche di stabilità delle camere e gallerie
minerarie non si può prescindere dall'analisi
della situazione dei vuoti abbandonati che costituiscono uno splendido
campo sperimentale. Si osserva
infatti che con le geometria adottate non sono presenti fenomeni di
instabilità globale dei pilastri o delle
solette (cioè crolli di pilastri che hanno come conseguenza
l'instabilità di una grande porzione di massa rocciosa)
ma esclusivamente distacchi locali di elementi lapidei di ridotte
dimensioni, dalle calotte e dalle pareti
delle camere.
Queste
osservazioni che sono in ottimo accordo con quanto è possibile dedurre
dalle classificazioni tecniche degli ammassi rocciosi applicate
agli ammassi rocciosi presenti nel sito, consentono di affermare che le caverne realizzate sono state progettate e realizzate in modo adeguato.
Conseguentemente,
il coefficiente di recupero medio dei giacimento (inteso come il
rapporto tra il minerale estratto e quello inizialmente presente)
che oggi è pari a circa il 30% (cioè in sotterraneo deve essere
abbandonato in pilastri e solette per ovvie esigenze di stabilità il
70% del minerale presente) potrà essere utilizzato
nella stima dei quantitativi di gesso estraibili qualora si proseguano e
sviluppino ulteriormente le coltivazioni
in sotterraneo.
Nella
progettazione delle nuove gallerie si dovrà comunque considerare che le
nuove e moderne esigenze di sicurezza del lavoro impongono l'uso di
camere di altezza tali da poterne consentire il disgaggio ed il controllo
nel tempo.
Per
quel che riguarda l'attraversamento in galleria della faglia a Nord
qualora le condizioni geomeccaniche dell'ammasso (che andrà
esplorato con indagini e sondaggi specificatamente realizzati) siano
troppo scadenti (per la realizzazione di vuoti minerari autostabili) si
dovrà prevedere lo scavo di alcune gallerie di carreggio attraverso la
zona di faglia (di potenza limitata) rinforzate e sostenute
artificialmente (per esempio con bulloni, chiodature, centine, rete elettrosaldata) mentre le vere e
proprie coltivazioni si imposterebbero nella porzione sana di giacimento localizzata al di sotto del versante Nord.
Valutazione
delle cubature estraibili
Le
valutazioni delle volumetrie di gesso potenzialmente estraibili dal
giacimento sono state studiate sulla base di schemi di coltivazione che
siano possibili dal punto di vista minerario e geomeccanico indicando, caso per caso con quale vincolo la geometria delle coltivazioni
interagisce e quale volumetria di giacimento permette di recuperare.
Dall'analisi
della situa |