Provincia di Ravenna

 Assessorato Programmazione e Governo dell'Ambiente Difesa della Costa e del Suolo.

    

STUDIO FINALIZZATO ALLA VERIFICA DELLE MODALITÀ DI COLTIVAZIONE OTTIMALI APPLICABILI AL POLO ESTRATTIVO DEL GESSO IN LOCALITÀ BORGO RIVOLA IN COMUNE DI RIOLO TERME, AL FINE DI SALVAGUARDARE IL SISTEMA PAESAGGISTICO ED AMBIENTALE DEL POLO UNICO REGIONALE DEL GESSO

    

ARPA, Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell'Emilia Romagna

BOLOGNA, Dicembre 2001

      

Lo studio è realizzato da:

Barbara Villani - Responsabile di progetto Arpa, Ingegneria Ambientale

Flavio Bonsignore, Monica Branchi, Irene Montanari, Federico Montanari - Arpa, Ingegneria Ambientale Daniela Ballardini, Danila Bevilacqua, Patrizia Lucialli e Dipartimento tecnico - Arpa, Sezione di Ravenna

Con la consulenza specialistica di:

Sebastiano Pelizza - Professore di opere in sotterraneo - Dipartimento di Georisorse e territorio Politecnico di Torino

Daniele Peila - Professore incaricato di Arte mineraria - Ricercatore confermato Prima Facoltà di Ingegneria Politecnico di Torino

Loris Venturini - GEA Progetti s.a.s. 


In copertina è riportato l'ortofotopiano della cava ricavato dal volo 1998 (Programma "it2000"TM - ortofoto digitale a colori dell'intero territorio italiano - Compagnia Generale Rpreseaeree S.p.A. - Parma.) 

 

Relazione di sintesi

Indice

1. Introduzione                

2. Sintesi delle attività svolte                

2.1 Rilievo topografico dell'area di cava e ubicazione delle grotte rispetto all'attuale piano di

coltivazione               

2.2 Ricostruzione delle quantità di gesso estratte tra il 1996 e il 2001 e tra il 1988 e il 1996

2.3 Gli aspetti Floristici, faunistici e vegetazionali                

2.4 Il Paesaggio                

2.5  Condizioni climatiche dell'area di cava                

2.6 Inquadramento geologico e idrogeologico                

2.7 Inquadramento socio-economico

2.8 Verifica delle modalità di coltivazione                

2.9 Sistemazione finale dell'area di cava

1.                INTRODUZIONE

La cava di Borgo Rivola, situata nel versante destro della valle del Senio nel territorio dei comuni di Casola Valsenio e Riolo Tenne, è stata indicata dal Piano Territoriale Regionale del 1989 come unico polo regionale in cui concentrare l'escavazione del gesso per procedere alla progressiva chiusura e ripristino delle altre cave di gesso presenti in regione. Tale scelta era motivata dall'esigenza di coniugare le richieste produttive del mercato, alla necessità di salvaguardare la Formazione gessoso-solfifera che rappresenta un patrimonio naturale unico dal punto di vista geologico/speleologico, naturalistico, paesaggistico ed archeologico. 

La formazione geologica costituita da gessi di età messiniana si sviluppa in modo discontinuo, trasversalmente alle valli, a partire da Reggio Emilia verso est fino a culminare nella Vena del Gesso che affiora dalla valle del Sillaro a quella del Lamone. La porzione denominata Vena del Gesso presenta caratteristiche morfologiche peculiari legate alla giacitura ed assetto dei banchi gessosi che le conferiscono un carattere inconfondibile e ne hanno motivato l'inserimento nell'elenco dell'Unesco delle emergenze da tutelare e la previsione di istituzione del Parco dei Gessi Romagnoli da parte della regione Emilia-Romagna fin dal 1983 (1). 

Inizialmente, negli anni '50 il gesso veniva estratto in galleria ed utilizzato prevalentemente per la produzione di solfato di ammonio ed in misura minore per quella di cemento. Da una produzione dichiarata di 300.00 t nel 1958, si è passati a 900.000 t nel 1968, per poi ridiscendere e stabilizzarsi intorno alle 200.000 negli ultimi anni. Contemporaneamente è diminuito fino ad annullarsi l'utilizzo di gesso per la produzione di solfato di ammonio ed è aumentato quello per la produzione di lastre di carton gesso. Anche il metodo di coltivazione è cambiato ed ora il gesso viene estratto a cielo aperto.

La potenzialità del giacimento del polo estrattivo di Borgo Rivola era stata stimata dai P.A.E. comunali in 8.000.000 mc di cui 4.800.000 mc nel comune di Riolo Terme e 3.200.000 mc nel comune di Casola Valsenio; il quantitativo complessivamente estraibile assegnato dal PIAE della Provincia di Ravenna al polo per il decennio di validità del piano (fino al 2002) era di 1.740.000 mc. 

Nel 1996, il comune di Riolo Terme dovendo procedere con il piano di coltivazione previsto dal PAE e per salvaguardare il sistema carsico presente all'interno del perimetro del polo estrattivo, ha affidato all'Istituto Italiano di Speleologia - Dipartimento di Scienze Geologiche dell'Università di Bologna, uno studio (2) geologico, idrogeologico e carsico dell'area di cava. Sulla base dei risultati di tale studio è stato definito un limite all'escavazione (denominato "limite studio Forti, Marabini, Vai "); tale studio stimava il materiale estraibile all'interno dell'area delimitata in circa 6.000.000 mc ( circa 200.000 mc/anno per 30 anni - dal 1997).

La Società che attualmente gestisce la cava ha presentato alle Amministrazioni Locali, nella primavera del 2000, un'ipotesi di piano di coltivazione che, partendo dal presupposto che il gesso estraibile in sicurezza all'interno del "limite studio Forti, Marabini, Vai" è praticamente esaurito, per garantire le cubature estrattive adeguate alle esigenze produttive e previste dalla pianificazione regionale, superava il limite sopra definito andando ad interferire con il sistema carsico. 

A quel punto la Provincia di Ravenna, la regione Emilia-Romagna e i comuni di Casola Valsenio e Riolo Terme, hanno commissionato ad ARPA la realizzazione del presente studio che si poneva l'obiettivo di individuare modalità di coltivazione della cava di gesso di Borgo Rivola capaci di salvaguardare il più possibile il sistema naturale della Vena del Gesso garantendo, al contempo, la prosecuzione dell'attività estrattiva e quindi delle attività economiche ad essa collegate.

L'esigenza di coniugare la salvaguardia di beni ambientali alle richieste produttive è di fondamentale importanza in quanto, nell'area adibita ad attività estrattiva, sono stati riconosciuti habitat di importanza comunitaria e d'altra parte, l'attività estrattiva e le altre attività produttive connesse, costituiscono, per la valle del Senio, la più importante fonte di sviluppo economico. 

Lo studio, partendo da un'analisi di dettaglio di tutti gli elementi di interesse e di tutela naturalistica che interagiscono con le attività estrattive, indica possibili direttrici di sviluppo delle coltivazioni minerarie valutando, per ciascuna di esse, le quantità di gesso estraibili ed individuando gli impatti indotti.

Nei paragrafi che seguono viene presentata una sintesi dei principali elementi emersi dalle diverse attività condotte nel periodo compreso tra febbraio e dicembre 2001. 

2.         SINTESI DELLE ATTIVITÀ SVOLTE

2.1                RILIEVO TOPOGRAFICO DELL'AREA DI CAVA E UBICAZIONE DELLE GROTTE RISPETTO ALL'ATTUALE PIANO DI COLTIVAZIONE

I rilievi topografici, svolti all'interno della cava nel periodo maggio-giugno 2001, sono stati realizzati al fine di conseguire i seguenti obiettivi:

1. verificare la posizione dei termini attualmente materializzati a indicazione del "limite studio Forti, Marabini, Vai", attraverso il ritracciamento di tali termini a partire dalle loro coordinate

2. eseguire un controllo delle quote dei diversi gradoni della cava al fine di consentire un confronto rispetto alle quote del rilievo generale della cava del novembre 1996 e dell'aggiornamento del novembre 2000;

3. georeferenziare gli ingressi delle grotte secondo le indicazioni del gruppo Speleo GAM al fine di consentire l'inserimento nel sistema Gauss Boaga delle planimetrie delle grotte redatte dal gruppo stesso;

4. rilevare gli attuali ingressi delle gallerie di cava e, all'interno di tali gallerie, rilevare i punti di intersezione con le cavità naturali secondo le indicazioni del gruppo Speleo GAM. 

In primo luogo sono stati rilevati tutti i vertici del "limite studio Forti, Marabini, Vai" già segnalati da specifiche tabelle metalliche, successivamente sono stati rilevati i punti campione distribuiti sui diversi livelli di estrazione nonché gli ingressi delle cavità naturali e delle gallerie di cava. Infine sono stati rilevati i punti di intersezione tra le cavità naturali e le gallerie di cava mediante misure dirette con cordella metrica avendo come riferimento per le distanze le planimetrie delle gallerie di cava. 

Ciò ha permesso di porre a confronto le coordinate dei termini (esistenti) del "limite studio Forti, Marabini, Vai" rilevate con le coordinate degli stessi. Da tale confronto emerge una sostanziale corrispondenza tra i risultati del rilievo e i dati originali, ad eccezione di un punto che presenta una traslazione più significativa dell'ordine di qualche metro.

Rispetto al rilievo del 1996 sono state evidenziate, in generale, notevoli differenze dovute al procedere dell'attività estrattiva: le modificazioni riguardano tutto il versante est con il progressivo ampliamento del livello di fondo (quota - 220) e risagomatura dei gradoni superiori sino a quota - 320. Rispetto al rilievo del 2000 il confronto evidenzia come, nel periodo intercorso tra i due rilievi (5-6 mesi), vi sia stato un ulteriore avanzamento dell'attività estrattiva che ha interessato sia il livello di fondo che subisce ancora un arretramento del fronte di cava nella zona verso est, sia il versante corrispondente sino al livello di quota - 300.

2.2                RICOSTRUZIONE DELLE QUANTITÀ DI GESSO ESTRATTE TRA IL 1996 E IL 2001 E TRA IL 1988 E IL 1996

Una stima della quantità di gesso estratta può essere condotta, oltre che sulla base dei dati relativi alle denunce annuali dei gestori della cava ai sensi della L. R. 17 del 18/7/91, confrontando rilievi topografici effettuati in anni diversi.

Il livello di approssimazione di tale metodo è funzione del numero di punti utilizzati per il rilievo topografico e della geometria della cava.

In questo caso si è scelto di utilizzare il rilievo topografico del 2000/2001 confrontandolo con quello del 1996.

Successivamente è stato acquisito il rilievo plano - altimetrico con la situazione dei lavori al gennaio 1988, predisposto nell'ambito dell'indagine per il rinnovo delle autorizzazioni alla coltivazione (la cava era ancora di proprietà della Società ENICHEM-ANIC ). 

II programma utilizzato è ARC-VIEW-Spatial Analist 3D che ricostruisce i profili della cava in tre dimensioni e determina le differenze di volumi, utilizzando tutti i punti quotati noti come vertici di prismi triangolari (triangolazione di Delloné). Il programma di calcolo discretizza la superficie in celle di 1 mq aggregandole poi nei prismi triangolari. 

Rilievi novembre 1996 - aprile 2001

Il confronto tra i due rilievi indica una quantità di materiale asportato pari a 1.112.000 mc mentre 298.000 mc costituiscono riporti.

Si può ipotizzare che la maggior parte dei "riporti" sia costituita dagli scarti delle operazioni di vagliatura che vengono depositati nella discarica posta sul lato sinistro del piazzale di quota 220. Una quantità minore invece è costituita dalle argille poste nella parte alta del fronte di scavo. Considerando uno scarto medio del 20% (come dichiarato dai gestori della cava) pari a 222.400 mc, si otterrebbero circa 889.600 mc di gesso utilizzato per le diverse lavorazioni.

Rilievi gennaio 1988 - novembre 1996

I punti noti a disposizione del rilievo del 1988 sono inferiori rispetto a quelli dei rilievi successivi, il risultato pertanto potrebbe essere affetto da maggiore approssimazione.

Dal confronto deriva che è stato asportato circa 1.800.000 mc di materiale mentre i riporti sono circa 580.000 mc; considerando sempre uno scarto medio del 20% si ottiene 1.440.000 di lavorato. 

Complessivamente quindi tra il 1988 ed il 2001 sarebbero stati estratti 2.912.000 mc di gesso e lavorati 2.329.600 mc. 

2.3          GLI ASPETTI FLORISTICI, FAUNISTICI E VEGETAZIONALI

Il sistema collinare della Vena del Gesso presenta un andamento pressoché ininterrotto da NW a SE in forma di bastione, con un'altitudine media di circa 250 m s.l.m.; una tale collocazione genera di conseguenza consistenti differenze nel microclima nei due versanti, con evidenti effetti sulle caratteristiche del suolo, della vegetazione ivi insediata e sulla componente faunistica più strettamente dipendente dalla vegetazione. Infatti il lato esposto a NE, caratterizzato anche da una pendenza lieve, riceve un minore soleggiamento, è battuto da venti del primo quadrante, freddi ed umidi, con ovvie ricadute sul microclima; in questo versante la vegetazione copre la maggior parte del suolo. Il lato esposto a SW, che presenta pareti subverticali con ridotta vegetazione, possiede un microclima più arido ed è caratterizzato da un maggiore soleggiamento anche nei mesi invernali. Inoltre le pareti rocciose riflettono e restituiscono parte del calore assorbito e mitigano le punte estreme di freddo; la copertura vegetazionale, con un consistente numero di specie mediterranee, copre una minore percentuale del territorio. 

La flora che si sviluppa nelle aree gessose è abbastanza simile alla flora di altre aree calcaree della regione; si riscontra tuttavia una consistente presenza di specie rare o protette dalla legislazione regionale. L'aspetto che la condiziona maggiormente è la notevole aridità del substrato gessoso che deriva dalla sua incapacità di assorbimento e ritenzione delle precipitazioni meteoriche e dell'umidità che si forma soprattutto nel periodo notturno per effetto della condensazione.

Si può definire la flora tipicamente presente su substrato gessoso quindi, in via generale, xerofila.

I banchi di gesso sono però frequentemente intercalati da substrati di argilla e questo permette un intrecciarsi della flora di cui si accennava sopra con specie meno xerofile ed esigenti di una maggior disponibilità idrica. La fauna della Vena del Gesso romagnola è da tempo studiata da vari ricercatori, con livelli di approfondimento diversi nei numerosi gruppi sistematici.

La caratteristica principale dell'ambiente cavernicolo è l'estrema stabilità dei fattori ecologici che ha permesso finora la sopravvivenza di fauna considerata relitta che presenta attualmente areali fortemente disgiunti. 

Sulla base dell'analisi critica dei dati bibliografici, integrati dalle risultanze delle visite effettuate nell'area di cava, nelle sue adiacenze e nell'affioramento della Vena del Gesso, si possono formulare le seguenti osservazioni:

a) La localizzazione geografica e la presenza di fenomeni carsici determinano l'esistenza di differenti situazioni microclimatiche:

1. nelle pareti esposte a sud un microclima arido e caldo;

2. nel versante nord est e nelle doline un microclima a maggiore umidità e più fresco;

3. all'interno delle cavità carsiche un microclima a temperatura ed umidità pressoché costanti.

b) Le presenze floristiche annoverano specie al limite del loro areale: in particolare si tratta di specie a distribuzione mediterranea, per le quali l'azione di protezione dai venti del I° quadrante si somma all'accumulo termico da parte della massa rocciosa. Inoltre la flora di quel territorio annovera numerose specie protette dalla legge regionale.

c) La vegetazione, chiaramente condizionata dalla natura del substrato e dalle condizioni stazionali (suolo, esposizione, umidità temperatura) annovera tipologie importanti a livello comunitario, in particolare per quanto riguarda le praterie su suolo calcareo. Molte tipologie presenti nell'area, assieme a molte specie floristiche, si rinvengono soltanto in questo territorio.

d) La fauna subaerea, in particolare quella degli invertebrati, comprende specie di importanza biogeografica perché al limite della propria area di distribuzione. Spesso si tratta di specie (es: i Coleotteri Agrilus marozzinii e Liparus dirus) che compiono il loro ciclo biologico soltanto su determinate specie vegetali, soprattutto quelle a distribuzione mediterranea, la cui presenza in quel territorio è strettamente correlata all'esistenza di esemplari di quelle specie vegetali. La fauna troglobia comprende specie particolarmente sensibili alle variazioni ambientali, essendo costituita da entità che hanno sviluppato particolari adattamenti ad un ambiente conservativo caratterizzato da minime variazioni dei parametri ambientali. Una rilevanza particolare riveste la fauna di Chirotteri, appartenenti a specie di importanza prioritaria e tutelate dalla direttiva Habitat.

e) Il sistema delle acque circolanti rappresenta una delle componenti più delicate del territorio, in particolare per quanto attiene il loro percorso sotterraneo, non solo per quel che riguarda la vitalità del sistema carsico, ma anche in quanto veicolo di sostanza organica all'interno del sistema troglobio.

f) La zona, comprendendo habitat di interesse comunitario, è inserita nell'elenco dei siti di importanza comunitaria individuati ai sensi della Direttiva Habitat. 

2.4           IL PAESAGGIO

L'area in esame è attraversata dalla Vena del Gesso che presenta un paesaggio naturale con vegetazione spontanea e che pone una separazione tra la zona più a nord, che presenta una morfologia dolce con ampie incisioni, colline tondeggianti, ampie fasce terrazzate, zone calanchive (P.T.C.P., 2000), e la zona più a sud caratterizzata da valli fluviali piuttosto strette e depositi terrazzati che si fanno più estesi verso nord. La diversità morfologica delle due "unità" è generata prevalentemente dalla presenza di litologie diverse sulle quali sia l'azione naturale, sia quella antropica generano effetti diversi.

Al fine di poter caratterizzare in dettaglio l'area in esame, è stata condotta un'analisi paesaggistica, da un punto di vista qualitativo prima e da un punto di vista quantitativo dopo, utilizzando la metodologia della Landscape ecology.; ciò ha reso possibile predisporre una carta di Unità di Paesaggio quali-quantitativa. Nell'individuazione dei caratteri paesaggistici si sono presi in considerazione sia le informazioni esistenti relative alle Unità di Paesaggio già individuate nell'ambito del P.T.C.P., sia la litologia e l'uso del suolo ricavate, rispettivamente, dalla Carta Geologica e dalla Carta dell'Uso del Suolo della Regione Emilia­Romagna. 

Ricostruzione aerofotogrammetrica e analisi dell'intervisibilità

Al fine di poter valutare il cambiamento assunto dal territorio nel corso degli anni, a seguito dell'inizio dei lavori nella cava, nel 1958 ad opera della società ANIC, si sono rintracciate le fotografie aeree relative alla zona in esame per il periodo 1954-55 (pre cava) e per il 1998 (volo eseguito dalla Compagnia Generale Riprese Aeree di Parma).

L'analisi visiva effettuata tramite l'utilizzo di fotografie scattate nell'area, presenta un carattere locale, nel senso che permette di valutare la visuale della cava da un punto specifico (punto di scatto della foto), ma non è in grado di fornire un'indicazione sulla porzione di territorio dalla quale la cava risulta effettivamente visibile.

Si è perciò realizzata la carta dell'intervisibilità al fine di valutare fin dove l'attività estrattiva è visibile per poi, eventualmente, proporre opere di mitigazione idonee. 

2.5                CONDIZIONI CLIMATICHE DELL'AREA DI CAVA

L' inquadramento meteo-climatico dell'area di cava è stato desunto da una più ampia analisi delle condizioni climatiche della regione ed in particolare della fascia appenninica per poi analizzare nel dettaglio i dati relativi alla valle del Senio.

Il clima, continentale mitigato dalla non elevata distanza dal mare Adriatico, presenta una circolazione generale caratterizzata dalla prevalenza di venti sinottici occidentali (da W, WNW) ed una circolazione locale che risente fortemente dell'influenza della vallata, con fenomeni di brezza di monte e di valle, particolarmente accentuata nel periodo estivo, con venti che si incanalano lungo l'asse della vallata (SW-NE o SSW-NNE). La quantità di pioggia caduta è più elevata rispetto alla pianura, per gli effetti di sollevamento delle masse d'aria atlantiche provenienti da W e NW.

La temperatura media annua varia da 11,5 a 13°C con un'escursione termica annua variabile da 18 a 22 °C (clima subcontinentale-continentale).

Per quanto concerne la piovosità locale, si sono presi in considerazione i dati provenienti dalle stazioni pluviometriche del Servizio Meteorologico Regionale situate rispettivamente nel Comune di Riolo Terme e nel Comune di Casola Valsenio.

L'andamento delle precipitazioni durante l'arco dell'anno medio evidenzia una omogeneità delle precipitazioni, con una quantità media annua leggermente superiore per Casola Valsenio con 867.1mm su 817.5mm di Riolo Terme. 

2.6                INQUADRAMENTO GEOLOGICO E IDROGEOLOGICO

L'area oggetto di studio è inserita all'interno della Vena del Gesso che, secondo la definizione più corrente, si estende dalla Valle del Sillaro a quella del Lamone.

In Regione, come del resto in diverse altre parti dell'Italia peninsulare, esistono altri affioramenti appartenenti alla stessa Formazione (Gessoso - solfifera) che tuttavia presentano caratteristiche morfologiche e di giacitura diverse.

La Formazione Gessoso-solfifera, pur con una spiccata variabilità di caratteri interni, rappresenta un livello stratigrafico e cronologico di riferimento in quanto legato a quell'evento geologico di estrema importanza che ha determinato, per una congiuntura fisiografica-climatica, l'isolamento del Mediterraneo dagli oceani. Tale isolamento si è ripetuto nel giro di meno di un milione di anni ed ha trasformato gran parte dei bacini del Mediterraneo in gigantesche saline permettendo la deposizione del gesso. Cronologicamente la F.ne Gessoso-solfifera occupa la parte centrale del Messiniano (dai 6.5-7 ai 5.5 milioni di anni).

Nella Vena del Gesso la Formazione Gessoso-solfifera (3) raggiunge uno spessore massimo di 170 m in affioramento e 200 m nel sottosuolo di Casalfiumanese.

L'intero pacco sedimentario può essere suddiviso in 3 litotipi che, partendo dal basso sono: 

- gessi

- calcare evaporitico

- formazione a colombacci.

Esso poggia sulle facies marnose o sabbiose della Marnoso-Arenacea. Le marne, che raggiungono anche i 400 m di potenza, alla loro sommità diventano scure e bituminose e contengono organismi adatti a sopravvivere ad un'elevata salinità (Marne di letto).

Al contatto con il primo banco di gesso si trova un livello calcareo di grande persistenza areale in tutta l'Italia peninsulare e la Sicilia (il Calcare di base).

Il calcare di base affiora anche tra i banchi di gesso con spessore variabile da pochi cm a 1.5 m, è suddiviso in sottilissimi strati formati dai resti fossili di alghe. Tale struttura, indipendentemente dalla natura del sedimento, si chiama stromatolite algale e si ritrova anche nel gesso. Al tetto della Gessoso-solfifera i gessi sono ricoperti direttamente dalle Argille azzurre del Pliocene di mare profondo oppure da pochi metri di gesso selcifero e calcare (colombaccio); questa unità detritica prende il nome di Formazione a Colombacci. La Formazione Gessoso solfifera è costituita da un numero quasi costante di grossi banchi (da 13 a 15) di gesso prevalentemente selenitico di spessore variabile da 2 a 30 m. Per la loro morfologia gli strati gessosi sono visibili da lontano; le linee scure che li separano, marcate da vegetazione, sono costituite da argille scure come quelle basali. Vi si rinvengono abbondanti resti fossili.

I due banchi basali della successione hanno spessore più modesto dei tre successivi e sono, per lo più, ricoperti dal detrito dei blocchi che si accumulano ai piedi della falesia gessosa. Si notano bene, invece, i successivi tre banchi che possono raggiungere complessivamente uno spessore di 60 m e che sono formati da grossi cristalli di selenite. A questi segue un pacco di 8-10 banchi meno spessi (da 4 a 10 m). 

La geologia dell'area di cava

Il tratto della Vena del Gesso dal Senio al Sintria corrisponde al punto di massima larghezza e accumulo del bacino originario. Nell'area di cava si è inoltre in presenza del raddoppio tettonico legato alla presenza di una faglia longitudinale; la potenza massima del giacimento, rilevata attraverso i sondaggi geognostici eseguiti dall'Agip Mineraria nel 1967, è di 193 m.

I banchi rilevati sono 13, il primo e secondo non sono affioranti ma visibili in galleria; quelli più importanti, ai fini estrattivi sono il III', IV', V° e VI° ove è presente gesso a titolo più alto.

Gli affioramenti gessosi, nell'intorno di M.te della Volpe, hanno direzione sui 120°, pendenza compresa tra 30 e 40° ed immersione verso N-NE.

Nella parte settentrionale, la giacitura è a franappoggio più inclinata o coincidente con il pendio.

Gli studi effettuati sul giacimento di Borgo Rivola (vd. nota 2) hanno rilevato la presenza di un sistema di faglie la più importante delle quali, testimonianza dei movimenti tettonici che hanno interessato la Vena del Gesso, è la faglia longitudinale (denominata Faglia Scarabelli) che attraversa l'area di cava in corrispondenza della discarica dei Crivellari ed ha un andamento subparallelo alla direzione dei banchi di gesso. È' stata rilevata anche l'esistenza di faglie dirette che attraversano l'area di cava.

Questi sistemi di faglie, cui corrispondono zone di intensa fratturazione dei banchi di gesso, rappresentano un binario privilegiato per lo sviluppo delle diverse forme carsiche (doline, inghiottitoi e cavità). 

Il sistema carsico

Le grotte presenti nella zona di cava sono state esplorate e rilevate dal gruppo Speleo GAM di Mezzano. Oltre alla famosa Grotta di Re Tiberio, particolarmente importante anche dal punto di vista archeologico, sono state rilevate le seguenti altre cavità (4):

- Grotta dei Tre Anelli;

- Inghiottitoio del Re Tiberio;

- Abisso 50;

- Buca di Romagna;

- Abisso Mezzano;

- Vento che soffia. (Grotta alta che soffia)

Le cavità Grotta uno di Cà Boschetti e Grotta due di Cà Boschetti ricadono nel versante nord della Vena del Gesso; non sono direttamente coinvolte dall'escavazione ma sono in collegamento idrogeologico con la grotta Buca di Romagna che si trova ai confini est dell'area interessata attualmente dalla cava.

L'indagine speleologica e idrogeologica, condotta nell'ambito dello studio predisposto dall'Istituto Italiano di Speleologia (2), ha permesso di identificare i percorsi idrologici carsici ipogei. Sulla base dei tracciamenti effettuati con la fluorescina, è stata evidenziata la connessione diretta tra la grotta dei Tre Anelli, la grotta di Re Tiberio e l'Abisso 50 e, come sopra indicato, tra la grotta Buca di Romagna e le grotte Cà Boschetti 1 e 2.

L'Abisso Mezzano è attualmente in connessione con il sistema Re Tiberio, Tre Anelli ma non è stato possibile stabilire se lo sia naturalmente o solo per le pesanti interferenze con il sistema delle gallerie di cava. La grotta del Vento che soffia è stata rilevata solo recentemente e non se ne conoscono le connessioni con le altre cavità. 

Sondaggi geognostici

I dati geologico-strutturali desumubili dagli studi condotti dall'Istituto di Geologia dell'Università di Bologna e dalle indagini eseguite sull'area di cava dai diversi proprietari che si sono succeduti nella sua gestione, si sono ritenuti sufficienti ed adeguati per la ricostruzione della geometria complessiva del giacimento, considerato cosa ci si proponeva con lo studio.

Nel dettaglio sono state analizzate le stratigrafie e le prove geomeccaniche eseguite sui campioni dei sondaggi effettuati nell'area di cava a partire dal 1958.

Sulla base della distribuzione areale dei sondaggi esistenti e dell'analisi delle sezioni, sono emerse alcune zone del giacimento per le quali si avevano poche informazioni.

La disponibilità della BPB ha permesso di eseguire due sondaggi nei punti in cui si riteneva utile completare il livello delle informazioni.

Oltre a fornire un'informazione stratigrafico-mineraria più omogenea, i sondaggi avevano l'obiettivo di verificare il sistema di circolazione idrica sotterranea.

Essi sono stati realizzati nei mesi di settembre/ottobre 2001. Durante la perforazione è stato rilevato il livello dell'acqua nei fori e, nel sondaggio S2, sono state eseguite prove di permeabilità (Lugeon); le carote estratte sono state sistemate nelle apposite cassette catalogatrici, descritte e fotografate. In entrambi i sondaggi sono stati posizionati tubi piezometrici che intercettano la falda posta al di sopra delle marne basali.

II primo sondaggio ha raggiunto la profondità di 252 m entrando per 4 metri nelle marne argillose di base, il secondo sondaggio, che parte dal livello delle gallerie a quota 200, è profondo 146 m (gli ultimi 10 sono nelle marne argillose di base). 

La struttura idrogeologica dell'area di cava

L'area di affioramento della Formazione gessoso solfifera ed anche quella di cava è caratterizzata dalla presenza diffusa di doline e inghiottitoi dovute all'azione dissolutrice delle acque meteoriche nei riguardi del Solfato di Calcio che costituisce il minerale gessoso.

Le doline e gli inghiottitoi, che si sviluppano lungo allineamenti preferenziali (faglie o fratture), costituiscono la "porta di entrata" delle acque meteoriche nel complesso geologico. Lo sviluppo dei fenomeni di dissoluzione determina la formazione di grotte e la fuoriuscita dell'acqua attraverso risorgenti generalmente poste nei punti di contatto con le formazioni meno permeabili per motivi tettonici o morfologici.

Nei complessi carsici, limitati alla base da formazioni poco permeabili, la circolazione idrica si esplica nella parte interessata dalle cavità e grotte, mentre nella parte basale esiste una zona di saturazione permanente in cui le acque permeano le fratture esistenti ed i tempi di residenza sono più lunghi rispetto la circolazione superficiale.

Nel corso dello studio si è voluto indagare questo aspetto, non noto nell'ambito di indagini precedenti, al fine di avere elementi di ordine idrogeologico anche in funzione di un possibile od ipotetico collegamento con le acque minerali termali, in particolare solfuree, dello stabilimento di Riolo Terme. Sulla base dei rilievi, dei dati raccolti nel corso dei sondaggi e delle informazioni spelelogiche si può ipotizzare una struttura idrogeologica caratterizzata da una zona di base satura ed una superiore insatura. Il limite fra le due zone non è facilmente riconoscibile in quanto, diversamente da acquiferi carbonatici o strutture omogenee, non è possibile individuare una vera e propria superficie libera. La presenza di interstrati marnosi argillosi presenti fra le varie bancate di gesso tende a costituire acquiferi in pressione collegati fra loro. Infatti durante i sondaggi sono stati rilevati acquiferi confinati fino a manifestare anche salienza oltre il piano di perforazione. E' quindi più appropriato definire una superficie piezometrica posta a quasi 190 m. slm in prossimità del sondaggio 2 e quindi 10 m sotto il piano delle gallerie di quota 200 m. Nel sondaggio 1 la superficie piezometrica è posta a quota 125 m. slm. ed in corrispondenza della risorgente Ca' Boschetti (quota 100m. circa) si ha l'emergenza delle acque per il contatto con la formazione Argille e Marne di Riolo Terme.

Il sistema idrogeologico presenta una parte più profonda (zona satura) la cui quota in prossimità del Senio corrisponde circa a quella di scarico delle risorgenti (90 -100m. slm). Questo corpo idrico è limitato alla base dalle marne argillose mentre verso nord si infossa sotto la coltre argillosa pliocenica e prosegue verso Riolo Terme.

Il sistema idrogeologico è quindi caratterizzato da una circolazione superficiale molto rapida connessa al sistema carsico attivo e da un sistema profondo con acque a lenta o lentissima circolazione verso valle all'interno della formazione Gessoso Solfifera. Le conoscenze attuali non consentono di valutare le caratteristiche idrodinamiche del sistema profondo. 

2.7                INQUADRAMENTO SOCIO-ECONOMICO

Fino alla metà degli anni settanta l'attività estrattiva, anche se iniziata nel 1958 ad opera di ANIC, non portò un beneficio diretto alla comunità locale in quanto, nonostante i grandi quantitativi estratti, il gesso non veniva lavorato né a Casola Valsenio né a Riolo Terme per mancanza di industrie specializzate nella trasformazione di una risorsa tanto preziosa.

Inizialmente il gesso veniva impiegato quasi esclusivamente per la produzione di solfato d'ammonio. A tale produzione si affianca nel corso degli anni, per poi diventare preponderante, l'utilizzo del gesso per la produzione di cemento.

Negli anni settanta, inizia a farsi avanti a Casola Valsenio l'idea della creazione di una zona industriale, che potesse offrire concrete prospettive occupazionali alla popolazione e conseguentemente una valida alternativa all'esodo verso i vicini centri industriali, artigianali e commerciali.

Il progetto tardò a partire anche a causa dello scarso interesse mostrato dalle aziende, poco propense ad insediarsi in un'area ancora isolata dal grande traffico economico e produttivo.

L'incentivo offerto dall'amministrazione comunale, che decise di vendere il terreno della zona industriale ad un prezzo simbolico, diede il via all'espansione industriale di Casola Valsenio.

In cambio l'amministrazione pretese che le nuove aziende si impegnassero ad assumere un certo numero di dipendenti locali, così da risollevare le prospettive occupazionali del territorio.

Dopo varie e tortuose vicissitudini, nel 1983, con l'insediamento della VIC Italiana, proprio nella nuova zona industriale, si ha una svolta decisiva in quanto inizia la lavorazione in loco del gesso estratto in cava. La VIC Italiana, produttrice di intonaci premiscelati, riuscì in breve tempo a rispondere sia alle richieste del mercato edile che alle esigenze di ampliamento occupazionale locale.

Una spinta decisiva verso il mercato esterno arriva quando inizia, nel 1990, a Casola Valsenio la lavorazione del gesso, non più solo per la produzione di intonaco ma anche di gesso rivestito cioè con l'insediamento della BPB Italia s.p.a. (ex Italgips), società facente parte del gruppo inglese BPB Industries, multinazionale leader in Italia nella produzione e vendita di cartongesso. 

Personale direttamente impiegato nell'estrazione e lavorazione del gesso

Nel calcolo del personale coinvolto nella estrazione e lavorazione del gesso, sono stati considerati gli impiegati delle due ditte, EDILMAC s.r.l. dei Fratelli Maccabelli e BPB Italia s.p.a., che si occupano di entrambe le fasi.

L'estrazione e la macinazione del gesso in cava, vengono effettuate dalla EDILMAC di Gorle, in provincia di Bergamo che è la ditta appaltatrice esterna. Presso la EDILMAC vi sono 12 lavoratori direttamente impiegati in cava dei quali 10 residenti a Casola Valsenio e Riolo Terme, uno a Palazzuolo sul Senio ed uno a Faenza.

Nello stabilimento BPB Italia sono impiegati complessivamente 86 dipendenti dei quali 78 residenti nei comuni di Casola Valsenio e Riolo Terme e 8 non locali.

Complessivamente quindi dei 98 dipendenti, che si occupano di tutte le fasi che vanno dall'estrazione, alla macinazione, alla lavorazione e produzione del prodotto e alla preparazione per il trasporto, 88 sono residenti a Casola Valsenio e Riolo Terme e solo 10 sono residenti nei comuni limitrofi. Coinvolgimento di altre ditte nel ciclo produttivo

Oltre alla EDILMAC ed alla BPB, la lavorazione del gesso coinvolge una serie di altre ditte esterne. Si tratta di aziende impiegate in stabilimento, nelle varie fasi di lavorazione che vanno dalla produzione, al carico, alla manutenzione fino alla chiusura del ciclo del prodotto e alla gestione dei rifiuti derivanti dal ciclo di lavorazione.

Dato rilevante, ai fini della valutazione dell'impatto economico sul territorio dall'attività di cava è la dislocazione di tali ditte, le quali hanno sede prevalentemente a Casola Valsenio e Faenza ed in misura marginale nei comuni di Ravenna, Castel Bolognese e Imola.

Le ditte impiegate nella lavorazione e produzione dei derivati del gesso si occupano di:

- manutenzione: sono coinvolte 5 ditte nella manutenzione dell'officina meccanica e carpenterie così come degli impianti elettrici e di attrezzature specialistiche;

- rifiuti: tutte le operazioni di raccolta, trasporto, trattamento dei rifiuti di produzione e lavorazione sono affidate a 5 ditte esterne specializzate in questo settore ed operanti sul territorio faentino, ravennate ed imolese;

- produzione: si tratta di 2 ditte i cui operai specializzati sono addetti alla movimentazione;

- pulizie: sono 2 ditte impiegate nelle operazioni di pulizia associate a tutte le fasi di lavorazione;

- sorveglianza: una ditta responsabile della ronda notturna di sorveglianza presso lo stabilimento è affidata

ad esterna;

- carico: una ditta i cui operai hanno compiti di facchinaggio legati all'attività e svolgono tutte le operazioni di carico e scarico dei materiali in ingresso e in uscita dallo stabilimento. 

Trasporto

Nell'analisi dell'indotto locale, strettamente correlato all'estrazione e lavorazione del gesso, nonché all'analisi dell'influenza sul mercato esterno, non si può non considerare l'ampio coinvolgimento delle ditte di trasporto.

Le ditte coinvolte nel trasporto dei materiali utilizzati nella lavorazione del gesso, in ingresso e in uscita dallo stabilimento, comprendono (come si può ricavare dal grafico riportato di seguito) varie tipologie di trasporto. Si hanno complessivamente 41 aziende di autotrasportatori che si occupano del trasporto del prodotto finito e del prodotto sfuso dalla BPB verso l'esterno, così come del prodotto ancora da trattare e dei materiali di lavorazione verso lo stabilimento.

Parte predominante del prodotto trasportato verso l'esterno è costituito da lastre in cartongesso già trattate e completate dalla BPB, verso i centri di vendita. In questo tipo di trasporto sono coinvolte complessivamente 16 ditte delle quali 5 hanno sede in Regione Emilia Romagna e 11 hanno sede omogeneamente distribuita sul territorio nazionale.

Il flusso di intonaco premiscelato in sacco, dallo stabilimento BPB ai centri di vendita, si svolge con l'impiego di 7 ditte di trasporto con sede regionale ad esclusione di una sola azienda con sede a Milano. Lo stesso intonaco, in questo caso sfuso, viene inoltre trasferito per la lavorazione direttamente ai cantieri da 7 ditte delle quali 4 con sede in Emilia Romagna e 3 extraregionali.

Il flusso inverso di materiali, verso lo stabilimento, comprende la fornitura di additivi per la lavorazione e produzione del cartongesso e l'ingresso di lastre ancora grezze da trattare all'interno dello stabilimento stesso. Il trasporto di additivi è a carico di 5 ditte esclusivamente extraregionali. Le lastre in ingresso che devono ancora essere trattate, provengono per la loro totalità da paesi europei, prevalentemente dalla Francia, e coinvolge complessivamente 6 aziende di trasporto. Turismo

La Vena del Gesso è un elemento unico, prezioso ed insostituibile dal punto di vista ambientale, non solo per le comunità locali ma anche a livello regionale e nazionale.

La morfologia stessa della Vena del Gesso che si snoda attraverso doline, inghiottitoi e grotte è meta ogni anno di visite da parte di turisti, appassionati di speleologia e scuole.

L'Assessorato all'Ambiente di Riolo Terme, la Speleo G.A.M. di Mezzano, l'Associazione Culturale PANGEA, il Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza, la Fondazione Cerviambiente ed altre associazioni minori, si occupano dell'organizzazione di visite guidate sia turistiche che didattiche alla Vena del Gesso e alle grotte presenti nell'area di cava nonché alla visita dell'area sede delle attività estrattive. Meta privilegiata delle visite, circa 300 visitatori ogni anno, è la Grotta del re Tiberio esempio di rilievo nazionale di cavità carsica naturale, famosa anche per i reperti archeologici ritrovati.

Al momento la Grotta del re Tiberio non è agibile per ragioni di sicurezza, ma verrà riaperta alle visite per opera della BPB, in quanto ricadente nei terreni di sua proprietà, sotto la supervisione ed in collaborazione con la Sovrintendenza Beni Archeologici della Regione Emilia Romagna. Prospettive di mercato

Il mercato italiano si è mostrato subito ricettivo nei confronti di un'attività nuova, a livello nazionale, come quella della produzione di lastre in cartongesso. Fino a qualche anno fa infatti il mercato edile era costretto a rivolgersi ad altri paesi europei come Francia e Germania che già da anni operano in questo campo.

Il settore della lavorazione del cartongesso è tuttora in rapida espansione come dimostrano le richieste di mercato sia nazionale che europeo alle quali la BPB sta rispondendo con quantitativi di gesso estratti in aumento, con una produzione crescente di intonaco e cartongesso e con l'ampliamento del mercato italiano di destinazione, che già copre per oltre il 60%.

Il forte riscontro sul mercato edile è da imputarsi, oltre che alla qualità del prodotto, ottenuto con tecniche e tecnologie avanzate, all'altissima qualità del gesso, unico in Europa con caratteristiche di purezza così elevate.

La conseguenza diretta dell'incremento di produzione richiesto alla BPB, è la creazione di nuovi posti di lavoro, quindi l'allargamento delle possibilità occupazionali locali. Dimostrazione di ciò è il passaggio dai 20 dipendenti inizialmente impiegati nello stabilimento della VIC agli 86 attuali dipendenti della BPB Italia. Oltre a questo, la possibilità di utilizzare il gesso approvvigionandosi direttamente dalla cava senza dover aggiungere ai costi di produzione, quelli legati al trasporto a lunga percorrenza verso lo stabilimento di produzione, è decisamente un fattore economico ottimale.

2.8            VERIFICA DELLE MODALITÀ DI COLTIVAZIONE

I possibili scenari di sviluppo della coltivazione del giacimento di gesso sono stati analizzati tenendo conto delle svariate condizioni al contorno, che sono di particolare complessità, contemplando problematiche morfologiche, idrogeologiche, minerarie ed ambientali.

Le analisi e le deduzioni illustrate sono basate sui rilevamenti topografici a giorno ed in sotterraneo, sulla cartografia messa a punto nelle precedenti fasi dello studio, sulla osservazione diretta dei siti tramite l'esecuzione di numerosi sopralluoghi, sull'analisi delle risultanze dei sondaggi geognostici eseguiti nel passato dai vari proprietari della cava nonchè dai dati ottenuti con i due nuovi sondaggi ed infine dall'analisi della documentazione progettuale prodotta dalla proprietà per il rinnovo della concessione per gli anni 1997­2002.

La cartografia e le sezioni geologiche disponibili, integrate e perfezionate con le indagini e i sondaggi eseguiti possono essere ritenuti sostanzialmente corretti dal punto di vista geo-minerario e giacimentologico. 

In sintesi sono state analizzate le possibili direttrici di sviluppo delle coltivazioni minerarie ed i quantitativi di gesso estraibili, tenendo conto dei vincoli al contorno che sono:

1) la presenza delle grotte da carsismo nel gesso;

2) la linea del crinale (sky-line) e gli aspetti paesaggistici;

3) la stabilità delle coltivazioni (pareti degli scavi a giorno e caverne sotterranee);

4) la quota delle acque circolanti nel sottosuolo, il tipo di falda e la circolazione delle acque meteroriche;

5) la qualità del gesso;

6) la fruibilità nel lungo termine del territorio in condizioni di sicurezza (al termine delle coltivazioni)

ed i connessi possibili riutilizzi della superficie e del sottosuolo;

7) i limiti planoaltimentrici autorizzati dai vari piani nonché i vincoli territoriali in essere; 8) la sicurezza dei lavoratori impegnati nelle attività di cava. 

Situazione attuale della cava

La coltivazione a giorno si sviluppa con una configurazione ad anfiteatro, nel territori dei Comuni di Riolo Terme e di Casola Valsenio.

Il giacimento è costituito da XIII banchi numerati in sequenza a partire dal numero I al contatto con le argille marnose di base. I banchi principali hanno potenza compresa tra 6 e 30 m, alternati ad argilla marnosa di color grigio scuro e nella parte basale sono costituiti da gesso a grandi cristalli. I banchi I e II (anche denominati sottobanchi), stante il loro titolo più basso e la presenza di intercarlazioni argillose sono di minor interesse minerario, mentre gli altri, con differente titolo del gesso l'uno rispetto all'altro sono, oggigiorno, tutti di interesse minerario anche se i più importanti ai fini estrattivi, sono i banchi III, IV, V, VI ove è presente il gesso a titolo più alto (91%-94%).

La cava a giorno ha una tipica geometria a gradoni a mezzacosta e si estende, dal punto di vista altimetrico, da quota 220m (piazzale di base) a quota 350m (circa) sul lato N-E coltivando i banchi in traversobanco e prosegue fino al contatto delle argille di base sul lato E, con una rotazione dei gradoni di coltivazione che si mantengono comunque in traversobanco. Da un punto di vista topografico, la cava ha raggiunto il crinale in direzione N-NE e gli affioramenti delle argille di base in direzione Sud.

In direzione Est la cava è prossima ai limiti indicati dal PIAE, ai confini di proprietà, al limite del PTPR (Piano Territoriale Paesistico Regionale art. 25) ed anche al crinale del Monte della Volpe tutelato nel DM 30 luglio 1974 ed ha praticamente raggiunto la "linea studio Forti, Marabini, Vai". In questa zona della cava (essendo in prossimità del crinale), per scoprire il gesso rispettando le perimetrazioni imposte dalla "linea studio Forti, Marbini, Vai" sono stati impostati alcuni gradoni nelle argille limose di copertura con angoli di scarpa piuttosto elevati: dell'ordine di 50° e pertanto prossimi alle condizioni limite di stabilità (certamente non accettabili a lungo termine). 

Al di sotto delle piazzale di base sono presenti i vuoti delle coltivazioni in sotterraneo localizzate su 4 livelli principali alla quota 220 m, 200 m, 160 m e 140 m; esse presentano differenti estensioni planimetriche. Le camere del livello 220 m sono intersecate dall'ultimo gradone in prossimità del piazzale. Le coltivazioni sotterranee hanno nella maggioranza dei casi camere di altezza 15 m e larghezza 10 m con una soletta residua tra i vari livelli di circa 5 m e con i pilastri di spessore minimo di 7 m. Sul piazzale di base a quota 220 m è anche localizzata una grande discarica, costituita da materiale di scarto delle attività di cava. Tale discarica, di volume complessivo di circa 720.000 mc, era stata realizzata originariamente come cortina di mascheramento delle attività di cava a mezzacosta e seppellisce una parte del giacimento localizzata ad una quota più bassa di 220 m a partire dal contatto con le argille. 

Analisi della stabilità delle coltivazioni

L'altezza media dei gradoni è di circa 15-20 m con pendenza rispetto all'orizzontale dell'ordine di circa 60°­68° e pedata della larghezza minima di 5 m.

I banchi attualmente risultano disposti rispetto ai fronti prevalentemente a reggipoggio o traversobanco e pertanto con geometrie che garantiscono migliori condizioni di stabilità.

Per quel che riguarda le pendenze medie dei versanti dove affiorano le argille marnose sono dell'ordine di circa 14-15° rispetto all'orizzontale; la pendenza media della Vena del Gesso, calcolata presso la riva di San Biagio (localizzata in zona prospiciente al cava), è invece compresa tra 42° e 52°.

Nell'area sono presenti anche alcune lineazioni tettoniche che interessano il giacimento e che hanno un andamento da SO verso NE e da SE verso NO. Tra queste è particolarmente significativa per la coltivazione la faglia affiorante in prossimità del crinale, con direzione SE-NO che ha costituito nel passato il limite verso Nord delle coltivazioni in sotterraneo.

Sulla base delle analisi geomeccaniche disponibili, delle relazioni tecniche progettuali allegate alla documentazione per il rinnovo della convenzione anni 1997-2002 e delle osservazioni e misure realizzate direttamente sul sito, l'angolo massimo rispetto all'orizzontale dei gradoni indicato negli strumenti pianificatori (PAE dei Comuni di Riolo Terme e Casola Valsenio- Norme tecniche di attuazione) cioè 70° rispetto all'orizzontale è assolutamente adeguato al caso in esame. Le coltivazioni dovranno quindi essere impostate secondo questo vincolo geometrico.

La geometria di coltivazione, dovrà poi essere orientata per quanto possibile in modo che i banchi di gesso siano disposti a reggipoggio o a traverso banco rispetto ai gradoni.

Qualora sia necessario (per esempio sul lato Sud della cava) impostare dei fronti con i banchi a franapoggio si dovrà prevedere di lasciare il giunto di contatto tra lo strato II e III. In questo caso, i due banchi I e II (sottobanchi di minore interesse minerario), proteggerebbero l'argilla marnosa di base dall'alterazione e la confinerebbero.

Sarà comunque necessario sviluppare in sede di progettazione esecutiva adeguate analisi di stabilità dei fronti ed in particolare delle zone a franapoggio precedentemente descritte prevedendo, ove necessario, l'uso di strumenti di stabilizzazione a breve termine (cioè durante la coltivazione).

Per quel che riguarda le altezze dei gradoni si ritiene che i valori di 15-20 m, attualmente adottati, siano adeguati in relazione sia alla possibilità di disgaggio sia alle problematiche di perforazione delle volate all'interno sia, infine, alle condizioni di stabilità della parete nel suo insieme. Le pedate dovranno consentire il transito in sicurezza dei mezzi per la perforazione, lo smarino ed il disgaggio. Al termine della coltivazione parimenti dovrà essere possibile movimentare i mezzi necessari per l'esecuzione del ripristino ambientale. Pertanto si ritiene che tale larghezza non possa scendere al di sotto di 5 m (come per altro previsto dalle norme dei PAE).

Particolari problematiche di stabilità, si riscontrano anche qualora si volesse procedere alla scopertura del giacimento verso Sud Sud-Est con la rimozione delle argille di base. A fronte di un possibile recupero del gesso relativamente limitato (stante la giacitura e l'angolo di immersione dei banchi di gesso) si incorrerebbe in un eccessivo sconvolgimento dei siti, si avrebbe l'esigenza di movimentare e mettere in discarica grandissime volumetrie di materiale argilloso (con evidenti problemi di stabilità dei cumuli e di disponibilità di aree) e i fronti residui in argilla avrebbero problemi di stabilità non indifferenti per le loro intrinseche caratteristiche geomeccaniche.   


Schema (indicativo) delle situazioni giaciturali dei banchi gessosi che possono essere incontrate in seguito all'approfondimento della coltivazione. E' ben evidente la situazione dei due sottobanchi a franapoggio per i quali si dovrà provvedere ad una verifica di dettaglio delle condizioni di stabilità in sede di progetto esecutivo. 


Coltivazioni in sotterraneo

In passato le coltivazioni in sotterraneo venivano realizzate con uno schema a camere e pilastri e con l'abbandono di solette intermedie tra un livello e l'altro.

La coltivazione delle camere prevedeva le seguenti operazioni: scavo di una galleria di testa della larghezza di 10 m ed altezza 7 m con una volta curva a tutto sesto; abbattimento a gradino diritto del ribasso per una altezza di 8m.

Usualmente la coltivazione era impostata con gallerie orizzontali scavate lungo la direzione di strato e collegate tra di loro con traverse. L'abbattimento nella galleria di testa avveniva con la realizzazione di una volata con mine di apertura a ventaglio ed il ribasso con mine parallele per un abbattimento a gradino diritto. In passato sono stati scavati 4 livelli localizzati alle quote 220 m, 200 m, 160 m, 140 m. Complessivamente le volumetrie di gesso estratto in sotterraneo ammontano a circa 930.000 mc. Geometricamente le coltivazioni sono estese, verso Nord fmo a raggiungere la faglia importante con direzione SE-NO già descritta. Tale faglia non fu attraversata per non avere problemi di stabilità delle camere e dei pilastri particolarmente critici con i mezzi d'opera allora a disposizione. L'esigenza di espandere le coltivazioni in sotterraneo oltre tale faglia non è mai stata esplorata perchè l'evoluzione della cava è stata successivamente indirizzata verso il solo ampliamento delle coltivazioni a giorno e le coltivazioni in sotterraneo sono state abbandonate ad esclusione di alcune gallerie sfruttate quali vie di transito dei mezzi d'opera e per lo smarino.

In sotterraneo, nella zona Ovest della cava, è anche presente il pozzo di gettito del minerale che porta al frantoio e tutte le venute d'acqua presenti nelle coltivazioni sotterranee sono convogliate al pozzo di gettito e quindi nella galleria di base di accesso alla camera del frantoio (quota 97m) dove sono presenti numerose ed abbondanti venute d'acqua.

Le gallerie minerarie hanno anche incontrato le grotte del sistema carsico in alcuni punti, ed hanno posto problemi nella stabilità di una soletta nella grotta di Re Tiberio.

Sulla base delle informazioni geomeccaniche disponibili, si ritiene che lo sfruttamento in sotterraneo di porzioni del giacimento non raggiungibili con le coltivazioni a giorno a causa della presenza dei vincoli descritti possa oggigiorno essere considerato ipotizzabile in particolare in direzione Nord tra le sezioni 6 e 8 ed in direzione Est.

Per quel che riguarda le problematiche di stabilità delle camere e gallerie minerarie non si può prescindere dall'analisi della situazione dei vuoti abbandonati che costituiscono uno splendido campo sperimentale. Si osserva infatti che con le geometria adottate non sono presenti fenomeni di instabilità globale dei pilastri o delle solette (cioè crolli di pilastri che hanno come conseguenza l'instabilità di una grande porzione di massa rocciosa) ma esclusivamente distacchi locali di elementi lapidei di ridotte dimensioni, dalle calotte e dalle pareti delle camere.

Queste osservazioni che sono in ottimo accordo con quanto è possibile dedurre dalle classificazioni tecniche degli ammassi rocciosi applicate agli ammassi rocciosi presenti nel sito, consentono di affermare che le caverne realizzate sono state progettate e realizzate in modo adeguato.

Conseguentemente, il coefficiente di recupero medio dei giacimento (inteso come il rapporto tra il minerale estratto e quello inizialmente presente) che oggi è pari a circa il 30% (cioè in sotterraneo deve essere abbandonato in pilastri e solette per ovvie esigenze di stabilità il 70% del minerale presente) potrà essere utilizzato nella stima dei quantitativi di gesso estraibili qualora si proseguano e sviluppino ulteriormente le coltivazioni in sotterraneo.

Nella progettazione delle nuove gallerie si dovrà comunque considerare che le nuove e moderne esigenze di sicurezza del lavoro impongono l'uso di camere di altezza tali da poterne consentire il disgaggio ed il controllo nel tempo.

Per quel che riguarda l'attraversamento in galleria della faglia a Nord qualora le condizioni geomeccaniche dell'ammasso (che andrà esplorato con indagini e sondaggi specificatamente realizzati) siano troppo scadenti (per la realizzazione di vuoti minerari autostabili) si dovrà prevedere lo scavo di alcune gallerie di carreggio attraverso la zona di faglia (di potenza limitata) rinforzate e sostenute artificialmente (per esempio con bulloni, chiodature, centine, rete elettrosaldata) mentre le vere e proprie coltivazioni si imposterebbero nella porzione sana di giacimento localizzata al di sotto del versante Nord. 

Valutazione delle cubature estraibili

Le valutazioni delle volumetrie di gesso potenzialmente estraibili dal giacimento sono state studiate sulla base di schemi di coltivazione che siano possibili dal punto di vista minerario e geomeccanico indicando, caso per caso con quale vincolo la geometria delle coltivazioni interagisce e quale volumetria di giacimento permette di recuperare.

Dall'analisi della situa