Sabato 9 novembre 2002
Sala del Cardello, Casa Oriani
CASOLA VALSENIO

AMBIENTE E UOMO NELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

   Intervento dello Speleo GAM Mezzano (Massimo Ercolani, Piero Lucci, Baldo Sansavini)

 La Vena del Gesso, come è noto, è un ambiente di particolare interesse e di estrema fragilità. Non a caso è inserita nell’elenco dell’UNESCO delle emergenze da tutelare.

Per la Vena del Gesso nel suo insieme, sarebbe necessaria una più attenta politica di programmazione ambientale in parte presente, ma in maniera del tutto insufficiente.

Un esempio eclatante è l’attività estrattiva. La gestione è influenzata da una logica programmata soltanto per quanto riguarda gli aspetti di sfruttamento economico contingente e solo in questi ultimi tempi, ed in maniera del tutto subordinata, prende in considerazione gli aspetti ambientali.

Anche l'istituzione del parco poteva costituire un importante strumento. Peccato che, consapevolmente, il progetto di legge, ora approvato, sia risultato alquanto riduttivo, limitando il ruolo del parco ad una mera entità di sviluppo turistico. 

L'attuale frammentazione degli strumenti di programmazione non permette un governo omogeneo, come la Vena del Gesso, nel suo insieme, richiederebbe. Ad esempio, l'urbanizzazione di aree anche circoscritte (vedi la ricostruzione della Pieve di Monte Mauro) avrà un impatto negativo su tutta la Vena del Gesso.

 LA CAVA

Abbiamo da tempo ribadito che esistono due esigenze: la necessità di proseguire l'attività estrattiva, in quanto la cava rappresenta storicamente una realtà economica rilevante, anche se, oggi sempre più incompatibile con le politiche di sviluppo di questo territorio; nello stesso tempo si è consapevoli che l'attività di cava non potrà continuare in modo indiscriminato, ma dovrà tener conto delle esigenze di difesa di quanto ancora esiste in zona Monte Tondo, primi fra tutto i nuovi sistemi carsici.

Occorre proteggere nel suo insieme  il territorio le sue risorse naturali, estetico-culturali e produttive.

Sulla base di un  documento originale di convenzione di cui abbiamo già ripetutamente ed inutilmente chiesto copia, i PAE mettevano a disposizione della cava 8.000.000 m cubi di gesso di cui 4.800.000 nell’area del comune di Riolo Terme e 3.200.000 a Casola Valsenio. Il PIAE per il decennio fino al  2002 concedeva 1.740.000 m cubi.

Per definire i futuri piani estrattivi è stato commissionato all’ARPA uno studio di dettaglio, il quale ha ipotizzato 4 possibili scenari di cui uno, in maniera del tutto affrettata, anche se non in modo vincolante, è stato condiviso dalla pubblica amministrazione.

Lo studio ARPA, oltre a contenere una consistente documentazione assolutamente non necessaria (ad esempio è stata riprodotta la cartografia regionale sull’uso dei suoli di tutta l’area del riolese), contiene anche dei grossolani e gravi errori (Ad esempio, rispetto alla idrologia del territorio, sono stati eseguiti dei carotaggi non pertinenti e le conclusioni sono assolutamente irrealistiche).

Ma quello che più ci preoccupa sono i gravi errori cartografici, poi corretti grazie alla nostra collaborazione, e la mancanza di dati a supporto dello scenario 4.

Infatti lo studio non fornisce i dati sufficienti per risalire alle quantità estratte in tanti anni di coltivazione e nemmeno fornisce dati esaurienti che consentano di comprendere come ARPA sia arrivata alle cifre finali riportate. Dalla stessa “Relazione generale” emerge che non sono stati forniti dati sufficienti per definire le quantità estraibili nei vari scenari ipotizzati.

In sintesi: lo studio ARPA aveva uno scopo principale, “indicare le possibili direttrici di sviluppo delle coltivazioni minerarie valutando per ciascuna di esse, le quantità di gesso estraibili” ciò che manca è la documentazione relativa alle conclusioni di merito. 

Quindi siamo in presenza non di un rigoroso dato scientifico ma bensì di un “atto di  fede”. Già alla conferenza di presentazione del piano chiedemmo che ci venissero forniti tutti i dati che hanno portato alle conclusioni ed il documento iniziale con il quale venivano concessi gli otto milioni di metri cubi. 

In un incontro successivo, svoltosi in giugno 2002, con l’assessore provinciale all’ambiente, il sindaco e l’assessore all’ambiente del comune di Riolo abbiamo deciso di approfondire con ARPA i calcoli relativi alle cubature allo scopo di meglio contribuire alla definizione dei futuri PAE e PIAE. Data la disponibilità manifestata speriamo che questo confronto parta al più presto.

IL PARCO

Finalmente, dopo un’attesa durata più di 30 anni, con la presentazione di numerosi progetti, tutti discussi, inserito anche nei programmi elettorali, il parco della Vena del Gesso romagnola pare sia in dirittura d’arrivo.

Il parco che si va a realizzare non è certo quello che volevano i gruppi speleologici, in particolare non tutto l’affioramento gessoso si trova in “zona di protezione generale”, inoltre l’organo di governo del parco stesso è eccessivamente subalterno alle amministrazioni locali, che con i loro PRG, svolgono un’azione pianificatrice rapportata ai soli confini amministrativi e, di fatto, determinano una gestione scoordinata non in grado di tenere conto dei caratteri propri della Vena del Gesso che si estende in un ambito più ampio e necessita di uno strumento di  programmazione del territorio più idoneo, quale potrebbe essere il parco.

Comunque già da tempo abbiamo ritenuto condivisibile il progetto e lo abbiamo considerato un punto di partenza che può essere migliorato con il successivo “Piano territoriale del Parco”.

Occorre poi superare le troppe diffidenze e pregiudizi e questo può avvenire soltanto attraverso una partecipazione molto vasta, coinvolgendo, oltre alle amministrazioni locali, chi si interessa e studia la Vena del Gesso, ed in primo luogo gli speleologi (ricordiamo che il Parco della Vena del Gesso ha come principale distinzione la presenza di notevoli ambienti carsici: attualmente oltre 35 chilometri di grotte conosciute), l’associazionismo sociale ed economico e le popolazioni residenti.

Con questo spirito i gruppi speleologici sono disponibili, se richiesto, a mettere a disposizione conoscenze e competenze, dando fin da ora la piena disponibilità, per la gestione del parco, alla pari degli altri soggetti coinvolti.

Ora spetta alla regione l’approvazione definitiva della legge. Ci risulta che la regione stessa intenda prima modificare la legge regionale sui parchi. Ciò che chiediamo è che questo iter amministrativo non vanifichi il lavoro fin qui svolto dalle amministrazioni locali.

  LA CHIESA DI MONTE MAURO

La ricostruzione di questa chiesa con annessa canonica e foresteria è un tipico esempio di urbanizzazione incompatibile con l’ambiente. Si tratta, infatti, della costruzione di un vero e proprio “falso storico” che, oltre ad un legittimo luogo di culto, si configura come un albergo, composto da 5/6 camere da letto con annessi bagni, cucina, sala tv ecc.

Valutiamo positivamente la decisione dell’amministrazione comunale di Brisighella, la quale ha deciso,  che una volta ultimati i lavori del primo stralcio, relativi alla costruzione della sola chiesa, adotterà tutte le misure necessarie affinché non vengano costruite la canonica e la foresteria in quanto l’impatto paesaggistico/ambientale sarebbe troppo pesante.

 CONCLUSIONI

Ciò che noi chiediamo, in sintesi, è un governo di questo territorio improntato su una logica di conservazione dell’ambiente e su una presenza equilibrata dell’uomo.

Un esempio emblematico ci sembra la gestione della zona intorno alla stretta di Borgo Rivola. Sulla sinistra idrografica è presente la “Riva di san Biagio” e sulla destra la grande cava.

La prima è prevista dal parco come zona a tutela integrale, la seconda è prevista dal PAE come zona di distruzione totale. Pensiamo che nessuno di questi due estremi rappresenti la gestione ideale del territorio. 

  

Speleo GAM Mezzano (RA)