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Vena del Gesso romagnola, zona di Monte Mauro, ricostruzione della Pieve. Comunicato
stampa Speleo GAM Mezzano, Gruppo Speleologico Faentino, Federazione
Speleologica Regionale dell'Emilia Romagna La
Vena del Gesso, come è noto, è un ambiente di particolare interesse e
di estrema fragilità.Non a caso è inserita nell’elenco dell’UNESCO
delle emergenze da tutelare.In particolare Monte Mauro rappresenta
sicuramente la zona di maggior importanza per le sue notevoli
caratteristiche ambientali, storiche e carsiche.Si tratta di un ambiente
di limitate dimensioni con peculiari specie animali e vegetali, al punto
che nel progetto di Parco è prevista un’ampia zona “A” di
protezione integrale. E’ poi ricco di testimonianze storiche di varie
epoche che vanno dall’età del bronzo alla seconda guerra mondiale
(Grotta dei Banditi, Grotta della Lucerna, Rocca di Monte Mauro, Pieve
di S. Maria in Tiberiaco, antico convento presso ca’ Castellina, resti
di postazioni e rifugi scavati nel gesso ecc…).Il carsismo si
manifesta qui con un paesaggio unico nel suo genere; oltre ad importanti
grotte sono presenti notevoli fenomeni carsici esterni quali doline,
inghiottitoi e risorgenti.Monte Mauro resta ancora un luogo
relativamente integro: anche l’attività agricola sembra essere
compatibile con il delicato equilibrio ambientale ed anche lo sviluppo
urbanistico non l’ ha sostanzialmente intaccato. Queste
caratteristiche rafforzano l’esigenza di una particolare tutela,
ponendo quindi estrema attenzione a qualsiasi futuro intervento. In
particolare lo Speleo GAM Mezzano, il Gruppo Speleologico Faentino e
Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia Romagna Ciò
che ci aspettiamo, da parte dei vari organi preposti, è una maggiore
attenzione alle problematiche esposte; in particolare l’impegno della
Pubblica Amministrazione dovrà essere rivolto a disincentivare l’uso
dell’auto per l’accesso alla cima di Monte Mauro. Nel contempo
l’asfaltatura delle strade dovrebbe essere limitata all’attuale
situazione, ripristinando le parti sconnesse. Non andrebbero inoltre
realizzate aree di parcheggio nell’affioramento gessoso. I parcheggi
eventualmente realizzati in altri luoghi dovrebbero essere costruiti con
tecniche di rispetto ambientali e comunque reversibili.
Monte
Mauro non deve poi essere sede di nuove antenne, ripetitori e impianti
per la telefonia mobile, nonché di nuovi elettrodotti o palificate per
fili telefonici. Vanno
poi eliminati gli eventuali edifici abusivi, non va prevista la
realizzazione di nuove costruzioni. Inoltre la ristrutturazione o il
ripristino di edifici esistenti deve avvenire nel più rigoroso rispetto
dell’ambiente. L’intervento sugli edifici di interesse storico deve
essere di semplice arresto del degrado e di tutela dell’esistente. Riguardo
invece alla Pieve di Santa Maria in Tiberiaco ci preme sottolineare che
il progetto dei promotori prevede anche la ricostruzione della annessa
canonica con la creazione di un refettorio, di diversi posti letto ed i
relativi servizi igienici (con pesanti problemi per la presenza di
vicini ambienti carsici). Risulta
evidente l’assoluta incompatibilità di tale progetto con il delicato
equilibrio dell’area che subirebbe un carico “antropico”
eccessivo. Chiediamo quindi che, terminata la costruzione della chiesa,
non siano autorizzati ulteriori interventi edilizi. Sulla
stampa locale viene poi dato sempre per scontato che la competente
Soprintendenza abbia approvato in
toto quanto già realizzato a Monte Mauro; ci si chiede se ciò
corrisponda a verità. E’
stato quindi autorizzato anche l’allargamento del tratto terminale
della strada di accesso, il suo sbarramento, la ghiaiatura con inerti
impropri, la realizzazione di un piazzale (di parcheggio?) nel pendio
della sovrastante dolina (a spese della morfologia carsica e con rischi
di dissesto)? C’è poi la trasformazione del “Buco I di Monte Mauro” in una seconda chiesa (ribattezzata “chiesa della Madonna dei gessi”). Tale intervento ci appare assolutamente arbitrario e privo di qualunque motivazione storica, andando tra l’altro a modificare pesantemente un ambiente di suggestiva bellezza immortalato da Romolo Liverani in diversi suoi disegni del XIX secolo. Per
favorire l’accesso alla grotta sono poi stati intagliati dei gradini
nel gesso della montagna e realizzati alloggiamenti, sempre nel gesso,
per sistemare le staccionate di protezione (interventi chiaramente
irreversibili): anche questi ultimi interventi sono stati autorizzati? Un
ulteriore motivo di incompatibilità per la trasformazione in una chiesa
rupestre del “Buco I di Monte Mauro” è che tale cavità naturale
rappresenta l’unica stazione provinciale (e tra le pochissime
regionali) del pipistrello noto con il nome scientifico di Myotis
nattereri. In
risposta al nostro precedente comunicato stampa era stata affermata la
provvisorietà della trasformazione in chiesa
di tale grotta: chiediamo quindi che a lavori terminati il
“Buco I di Monte Mauro” ritorni la grotta che abbiamo sempre
conosciuto, rimuovendo immagini religiose, altari, parapetti lungo il
sentiero (purtroppo le morfologie alterate dai gradini sono
irrecuperabili). |
Speleo GAM Mezzano (RA)