Natura e montagna , 32 (4) 1985
   

PROFILO SINTETICO DELLA FAUNA DEI COLEOTTERI E LEPIDOTTERI DELLA "VENA DEL GESSO" ROMAGNOLA (*)

   

Ettore Contarini 

  

Nell'ambito delle ricerche svolte negli ultimi anni, su incarico della Regione Emilia-Romagna, allo scopo di definire un supporto conoscitivo scientifico-topografico sulla qual base strutturare il futuro Parco Naturale Regionale della «Vena del gesso» romagnola, sono stati raccolti dei dati entomologici (ora in possesso della Commissione Regionale Parchi) che meritano di essere qui presentati sinteticamente per il loro complessivo carattere di quadro rappresentativo locale dei due seguenti «Ordini» di Insetti: COLEOPTERA e LEPIDOPTERA.
Sono sinceramente grato agli amici e colleghi dott. Paolo Boldreghini, dell'Istituto di Biologia della Selvaggina di Bologna, e al dott. Federico Montanari, dell'«IDROSER» regionale, per la cordiale collaborazione durante le parallele ricerche di campagna nonché nelle successive fasi di organizzazione del lavoro.

Modalità e tecniche della ricerca

Le indagini di campo si sono svolte nell'arco delle varie stagioni dell'anno, con il reperimento di materiali tramite i molteplici mezzi di raccolta entomologica largamente in uso: trappole-esca «a caduta» (Pit-fall-traps); ricerca di Artropodi 'geofili' sotto pietre, tra detriti vegetali, negli ammassi di ramaglia al suolo, nelle cavità carsiche naturali; cattura «a vista» di specie 'fitofaghe' su erbe, fiori, rami, ecc.; uso del retino di tela per battere le erbe e dell'«ombrello entomologico»; allevamento degli stadi preimaginali (larve e pupe) delle entità 'xilofaghe'; raccolte «a volo» di materiali alati diurni; uso della lampada notturna per attirare Insetti (specialmente i Lepidotteri, molti dei quali, a costumi crepuscolari o notturni, presentano un accentuato fototropismo positivo).
I risultati dell'applicazione di quest'insieme di mezzi tecnici di indagine faunistica, con l'integrazione del materiale raccolto e catalogato nel suo `Repertorio' dal compianto prof. Pietro Zangheri, nonché con l'ulteriore apporto fornito gentilmente da alcuni colleghi che qui ringrazio (il dott. Luigi Melloni, il prof. Gabriele Fiumi e il dott. Alfio Mingazzini), hanno permesso di tracciare un quadro sufficientemente reale del popolamento entomologico relativo alla Coleottero-Lepidottero-fauna dei `Gessi' romagnoli. (1) Naturalmente, a parte piccoli gruppi di entità, il lavoro finora svolto risulta di tipo nettamente `qualitativo'; per un'indagine `quantitativa' sarebbero necessari ulteriori studi sulle popolazioni e sulla loro consistenza, con stime sul numero di esemplari per specie, tipo di attività di ricerca che per ora non è stata ancora avviata.

Considerazioni sui principali tipi di ambiente della «Vena», alla luce delle ricerche svolte, sotto il profilo del popolamento della Coleottero-Lepidottero-fauna

a) Aree fittamente boscate del versante settentrionale

Soprassuolo prevalentemente a quercia (Quercus sp. pl.), tarpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.), frassino (Fraxinus ornus L.), castagno (Castanea sativa Mill.), acace (Robinia pseudoacacia L.), ailanto (Ailanthus altissima Sw.). Ambiente con suolo a scarso o comunque ridotto soleggiamento, e con una relativa umidità. Insediamento entomologico: è un habitat favorevole ai Coleotteri geo-adefagi, colonizzatori dei suoli abbastanza freschi e umidi (spesso con la presenza di lettiera di foglie, più o meno accentuata).
Tra le entità più appariscenti e diffuse sono da annoverare alcuni grossi Càrabi, di grande importanza nell'ambiente come predatori al suolo di chiocciole e lumache specialmente; il più silvicolo fra le specie congeneri risulta essere Càrabus ròssii Dej. (2), distribuito nelle parti più elevate della `Vena' e contemporaneamente anche fresco-umide; inoltre, in modo particolare dove la boscaglia fitta si apre sufficientemente, appare anche Càrabus coriàceus L. insieme ad altre specie di minori dimensioni come Pterostìchus mèlas Creutz., P. Cùpreus L., Nèbria brevicòllis Fabr., e più sporadicamente Pterostìchus nìger Schall. e Pèrcus passerìnii Dej. (Fig. 1).
Per i Lepidotteri, tra quelli a costumi diurni poche sono le specie del bosco poiché si tratta in generale di tutti elementi «eliofili», amanti cioè del sole e della luce; fanno moderatamente eccezione alcuni grossi 'Satiridi', (Fig. 2) e in modo particolare Hippàrchia statilìnus Hufn., che si avventurano spesso anche nelle zone d'ombra del bosco, così come anche il genere Paràrge (appartenente alla stessa famiglia). Numerosissimi sono invece i Lepidotteri ad abitudini crepuscolari o notturne, quasi sempre però in attività al limitare più arieggiato della macchia alberata; ma non è questa la sede per una indagine, seppur indicativa, in un settore così vasto e complesso.

b) Bosco diradato, ceduo o semi-ceduo, delle aree soleggiate e dei crinali

Soprassuolo prevalentemente a quercia, frassino, tarpino nero, e con l'introduzione artificiale, qua e là, di pino domestico (Pinus pinea L.) e pino nero (Pinus nigra Arn.); vi è presente, in modo discontinuo, anche una bassa macchia ad arbusteto.
Popolamento entomologico: ambiente ottimale per la piccola fauna che allo stato larvale infesta le essenze legnose e le erbe (principalmente Coleotteri «xylòfagi» e «fitòfagi» di molte famiglie e gruppi). In modo particolare, sono da segnalare diverse specie di forte interesse scientifico tra i Coleòtteri delle Fam. Cerambìcide, Buprèstide e Curculiònide.
Tra i Cerambìcide, emergono per il loro valore geonemico, essendo queste entità conosciute soltanto per un limitato o limitatissimo numero di località di rinvenimento in tutta la nostra penisola, Semanòtus rùssicus Fabr. e Phymatòdes glabràtus Chevr. (entrambi taxa infeudati su Juniperus communis L.) e Phymatòdes pusìllus Fabr. (parassita delle quercie nei rametti deperenti terminali). Inoltre, ancora su quercia ma in questo caso nei rami grossi o nel tronco, citiamo altre entità più frugali e diffuse come i grossi Ceràmbyx mìles Bon., C. cèrdo L. e C. scopòlii Fussl. (Fig. 3).
E ancora tra i 'Longicòrni' interessanti, si possono annotare Sphenàlia revestìta L. su Populus, Axinopàlpis gracilis Kryn. su Castanea sativa Mill., Pogonochèrus perroùdi Muls. su Pinus pinea L. (Fig. 4).
Per la famiglia Buprestide, tra le parecchie specie emergono, per la loro caratteristica di essere quasi tutti elementi mediterranei o tendenzialmente tali, Acmaeòdera flavofasciàta Pill., A. 4-fasciàta Rossi (infeudata su ginepro comune), Sphenòptera antìqua Ill., Anthàxia cichòrii Ol., A. istriàna Ros., A. funèrula Ill., Agrìlus specie plurimae (A. obscuricòllis Kiesw., laticòllis Ill., aurichàlceus Redtb., gràminis Cast.), Chrysobòthris solièri C. & G. (parassita specifico del pino), Aphanìstichus emarginàtus O1. (Fig. 5).
Ancora restando nell'ambito dei Coleotteri con sviluppo legato alle piante, fanno la loro comparsa in questo ambiente anche alcuni grossi Scarabeide, come il Maggiolino Marmorato (Polyphylla fullo L.), biologicamente insediato sui pini, poi Rhizotrògus fraxinìcola Hag., Phyllognàtus silènus Fabr., Melolòntha hippocastàni Fabr., Anòxia matutinàlis Cast., Hòplia farinosa L. (Fig. 6).
Non manca, insediato nei boschetti di quercia, il celebre «Cervo volante» (Lucanus cervus L.), i cui maschi volano pesantemente al tramonto nel mese di luglio (rivedi Fig. 6).


Fig.1 Fig. 2 Fig. 3 Fig. 4 Fig. 5 Fig. 6
                   

Fig. 1 - Coleotteri del suolo della famiglia Carabide (geoadèfagi): fila in alto, da sinistra a destra, Càrabus ròssii Dej., Càrabus coriàceus L., Pterostìchusmèlas Creutz., Pteostìchus cupreus L.; fila in basso, sempre da sinistra a destra, Nèbria brevicòllis Fabr., Pterostìchus niger Schall., Pèrcus passerìnii Dej. (Foto E. Contarini, 1984)

Fig. 2 - Lepidòtteri della famiglia Satìride (a costumi diurni) in alto a sin., Hippàrchia statilìnus Hufn.; in alto a destra, Brinthèsia F.; in basso a sin., Hippàrchia: aèlia Hoffm.; in basso a destra, Hippàrchia sèmele L.  (Foto E. Contarini, 1984)

Fig. 3 - Coleòtteri della famiglia Cerambìcide, a livello larvale infeudati nel legno (xilòfagi): 1) Dorcatypus trìstis L.; 2) Ceràmbyx scopòlii Fuessl.; 3) Semanòtus rùssicus Fabr.; 4) Phymatòdes glabràtus Chevr.; 5) Phymatòdes pusillus Fabr.; 6) Trichofèrus fasciculàtus Fald.; 7) Tètrops praeùsta L.; 8) Ceràmbyx miles Bon.; 9) Ceràmbyx cèrdo L.; 10) Dèilus fùgax Oliv. (Foto E. Contarini, 1984)

Fig. 4 - Tre rare specie di Coleòtteri appartenenti alla famiglia Cerambìcide (xilòfagi), allo stato larvale infeudati rispettivamente su Pino domestico, su Castagno e su pioppo (dati biologici relativi alla «Vena del gesso«): da sin. a destra, Pogonochèrus perroùdi Muls., Axinopàlpis gràcilis Kryn., Sphenàlia revestìta L., nella sua veste tipica, e la stessa specie nella forma rubra Geoffr. (Foto E. Contarini, 1984)

Fig. 5 - Alcune specie di coleòtteri della famiglia Buprèstide, con biologia larvale nel legno di essenze varie (xilòfagi), presenti nella « Vena del gesso» romagnola: da sinitra a destra, Anthàxia nitidula L. a e A. nitìdula L. Q , Phaènops cyanèa F., Anthàxia cichòrii OI., Anthàxia mànca F., Acmaeòdera quadrifasciàta Rossi. (Foto E. Contarini, 1984)

Fig. 6 - Coleòtteri Scarabèide e Lucànide, con sviluppo biologico legato alle piante (fitòfagi): fila in alto, da sin. a destra, Polyphylla fùllo L., Mclolòntha hippocastàni Fabr., Anòxia matutinàlis Lap., PhylIognàtus silènus Fabr., Rhizotrògus fraxinìcola Hag.; fila in basso, sempre da sin. a destra, Oryctes grypus Ill., Lucànus cervus L. maschio e femmina , Hòplia farinòsa L. (Foto E. Contarini, 1984)


c) Macchia bassa xero-termofila degli ambienti ben soleggiati, ad arbusteto-ginestreto prevalente

Popolamento entomologico: il numero delle entità specifiche presenti non è elevato, ma vi si possono annoverare alcune specie di Coleotteri di buon valore scientifico (piccoli xilofagi e fitofagi) e alcune specie di Lepidotteri diurni rari (specialmente della fam. Licènide). Nel complesso, è un importante ambiente sotto l'aspetto micro-faunistico legato alle aree sub-mediterranee delle «oasi xero-termiche» settentrionali italiane; nella sua facies a terebinto (Pistacia terebinthus L.) questo ambiente raggiunge il suo apice locale di «mediterraneismo» (ad esempio, in certe aree del versante sud di Monte Mauro), con il 50 e oltre °%o di elementi meridionali nella composizione floristica e con il 60-70% per la piccola fauna dei Coleotteri xilo-fitòfagi. Per i Cerambicidi, importante è la presenza di Caenòptera umbellatarum Schreb., Brachypteròma ottomànum Heyd., Semanòtus rùssicus Fabr.
Interessante è sottolineare per questo ambiente sub-mediterraneo anche la frequente apparizione di alcuni Lepidòtteri a costumi diurni di volo, in particolare della famiglia Licènide, come Nordmànnia acàciae Fabr., Quercùsia quèrcus L., Lampìdes boèticus L., Maculìnea àrion L., e la rara Iolàna iòlas Ochs.; quest'ultima entità, di notevole valore, infeudata specificatamente solo nei baccelli fruttiferi di Colutea arborescens L., è stata solo recentemente segnalata di Romagna (pendici meridionali di M. Mauro; vedi Contarini & Fiumi, 1982) (Fig. 7).

d) Aree prative (pascoli secondari) più fresche e mesofile

Ambienti abbastanza importanti, oltre che per un discreto numero di specie di Coleotteri con sviluppo legato alle erbe, per l'abbondanza dei Lepidotteri ad attività diurna, specialmente se aree e radure (più o meno vaste) chiuse tutto intorno da macchia alberata. Ai margini, al limite delle parti a bosco, vi è da registrare un'apparizione primaverile di modesta importanza per certi Coleotteri «geòfili» (del suolo), come i grossi Càrabus violàceus L. e C. coriàceus L.; e ancora, sempre della famiglia Caràbide ma di minori dimensioni, un nutrito gruppetto di specie appartenenti ai generi Callistus, Harpàlus, Ophònus, Gynandromòrphus, Brachynus.
Inoltre, un aspetto particolare della Coleottero-fauna insediata nelle aree aperte prative (se, naturalmente, in presenza di bestiame al pascolo) è rappresentato dagli Scarabèidi «copròfagi», o altrimenti detti con un termine particolarmente appropriato Scarabèì «stercorari». Frequenti sono alcune grosse specie come Geotrùpes spinìger Marsh., G. stercoròsus Scr., G. nìger Marsh., Còpris lunàris L., Bùbas bison L. (Fig. 8); e insieme a queste si registrano, in sterchi ed escrementi, varie altre entità di taglia medio-piccola come Aphòdius lùridus Fabr., A. fimetàrius L., A. merdàrius Fabr., A. prodròmus Brahm., A. distìnctus Mull., Onthophàgus fracticòrnis Preys., O. ovàtus L., O. tàurus Schreb. (Fig. 9).

e) Zone aperte e prative più aride e calde

Ambienti xèrico-termòfili di notevole importanza per la presenza di molti Lepidotteri nei mesi primaverili, specialmente specie diurne; è l'habitat della rara Thersamònia thersàmon Esp., per portare un esempio di rilievo; ed insieme a quest'ultima, è presente un nutrito gruppo di altri elementi della stessa famiglia, i Licènide, tanto da poter definire l'ambiente sotto l'aspetto lepidotterologico (con un guizzo di zoo-sociologia) «licenètum». È veramente il gruppo che predomina largamente, sia come qualità che come quantità per specie d'esemplari (Contarini & Fiumi, 1982), con Heòdes tityrus Poda, Lycaèna phlaèas L., Everes alcètas Hoffm., Cupido mìnimus Fuessl., Cupido osìris Meig., Pseudophilòtes bàton Bergstr., Glacopsyche alèxis Poda, Lycaèides ìdas L., Plebèjus àrgus L., Arìcia agèstis Schiff., Polyommàtus ìcarus Rott., Agrodiaètus thèrsites C. & C., Lysàndra bellàrgus Rott., ecc. (Fig. 10).
Tra i Lepidòtteri cosidetti `notturni', frequenti risultano i grossi «Sfìngidi» (la Sfìnge del Convòlvulo, dell'Eufòrbia, della vite, la Sfinge ocellata, e la rara Marùmba quèrcus Schiff.); nonchè una Sfinge ad attività diurna, raramente così abbondante in altri territori: la Hemàris tìtyus L.
Molti risultano anche gli appartenenti alle famiglie Notodòntide, Noctùide, Arctiìde, con decine di specie, molte delle quali però scelgono le aree aperte per la loro attività di volo notturna ma provengono biologicamente dalla macchia circostante ad alberi e cespugli.

f) Aree più brulle e spoglie di vegetazione, anche erbacea, sul versante sud della «Vena» (più o meno strapiombante)

Litosuolo gessoso affiorante in modo prevalente, con vegetazione rada e quasi esclusivamente erbacea («gàrida»); tuttalpiù, Pistàcia, ginestra, citìso, quercia, leccio, in piccoli arbusti isolati. Popolamento entomologico: ambiente ottimale per diverse specie di Coleotteri xilofagi rari, con adulti fortemente eliofili e termofili. Anche alcune rare specie di Lepidotteri sono insediati in questi ambienti fortemente caldi e aridi, inospitali per una larga fascia di tutta l'altra piccola fauna; ad esempio, Lavathèria lavathèrae Esp. (fam. Espèride) risulta essere un'entità molto rara segnalata, per l'intera Romagna, soltanto dalle xeriche pendici sud di Monte Mauro.

g) Coltivi, ad agricoltura di solito non intensiva, delle aree più basse (di «appoggio geologico» all'affioramento gessoso vero e proprio)

Popolamento: sia di Coleotteri che di Lepidotteri vi sono infeudate le specie, quasi esclusivamente, più euriecie o comunque molto diffuse (sia nell'ambito della «Vena» che nel territorio regionale e oltre). Si tratta di tutte entità a modesta o scarsa caratterizzazione ambientale; taluni Coleotteri xilofagi, però, vi sono quasi esclusivi, poiché trovano facilità di insediamento (allo stato larvale) infestando pali e paloni di legno messi in opera nei coltivi o alberi di sostegno, come Purpuricènus kaèhleri L., Plagionòtus arcuàtus L., Acanthodères clàvipes Sch., Trichofèrus cinèreus Vill., Sapèrda punctàta L. e S. carchàrias L. (Fig. 11).

h) Ambienti di riva (Populo-saliceti) a salice, pioppo, ontano, ecc. (sottili fasce boscate lungo torrenti e rigagnoli)

Popolamento: vi è presente una faunula primaverile, principalmente, abbastanza ricca di Coleotteri 'ripìcoli' tipici dei suoli umidi o parzialmente allagati (spesso a livello solo stagionale): Carabidi, Stafilinidi, Anticidi, ecc.; ma si tratta di tutti elementi poco caratterizzanti e generalmente presenti, in prossimità di torrenti, in tutti gli altri settori dell'Appennino romagnolo medio-basso.
Pur senza entità di particolare valore faunistico, è invece interessante annotare la ricchezza di specie nei Coleotteri della fam. Crisomèlide, biologicamente legati alle erbe (su cui si rinvengono anche gli adulti) nei praticelli umidi e sufficientemente freschi e sul cespuglieto di riva che costeggia i torrenti stagionali. Si tratta di tutti taxa di modeste dimensioni, 5-12 mill. di lunghezza, ma dagli splendidi colori spesso «metallizzati» sul verde, rosso ramato, viola, azzurro: generi Chrysolìna, Chrysochlòa, Melasòma, Hàltica, Criòceris, ecc. (Fig. 12).
Di discreta importanza risulta anche la presenza di alcuni Lepidotteri infeudati nella boscaglia di riva, come i grossi Nottùide del genere Catòcala (Catòcala elècta Bkn., C. elocàta Men., C. promìssa Esp., C. nùpta L., C. puèrpera Giorn.).


Fig. 7 Fig. 8 Fig. 9 Fig. 10 Fig. 11 Fig. 12 
     

Fig. 7 - Alcuni Lepidòtteri, ad attività diurna, della famiglia Licènide:prima fila in alto, da sin. a destra, Iolàna iòlas Ochs. (specie di forte valore, molto rara, infeudata come parassita monofago su Colutea), Lampìdes boèticus L., Maculìnea anon L.; seconda fila in basso, da sin. a destra, Celastrìna argìolus L. maschio e C. argìolus L. femmina, Quercùs L. (Foto E. Contarini, 1984)

Fig. 8 - Colòtteri «stercorari della famiglia Scarabèide: fila in alto, da sin. a destra, Geotrùpes spinìger Marsh., Geotrùpes nìger Marsh., Còpris lunària L., Scarabaèus variolòsus Fabr.; seconda fila, da sin. a destra, Bùbas bìson L., Geotrùpes stercoròsus Scr., Aphòdius rùfipes L., Aphòdius scrutàtor Herb. (Foto E. Contarini, 1984)

Fig. 9-Coleòtteri «stercorari» della famiglia Scarabèide (gruppo `Onthophagìni' e gruppo `Aphodìni') di piccola taglia: fila in alto, da sin. a destra, Onthophàgus ovàtus L., O. fracticòrnis Preys., O. tàurus Schreb., Aphòdius fimetàrius L.; seconda fila in basso, da sin. a destra, Aphòdius prodròmus Brahm., A. merdàrius Fabr., A. distinctus MA., A. lùridus Fabr. (Foto E. Contarini, 1984)

Fig. 10 - Lepidòtteri, ad abitudini di volo diurne, della famiglia Licènide: prima fila in alto, da sin. a destra, Thersamònia thersàmon Esp. maschio e femmina, Nordmànnia ìlicis Esp., Heòdes tityrus Poda, Lycaèna phlaèas L.; seconda fila, da sin. a d., Lysàndra bellàrgus Rott. (nell'ordine, maschio, femmina e maschio rovesciato), Lycaèides ìdas L. maschio e femmina; terza fila, da sin. a d., Polyommàtus ìcarus Rott. maschio e femmina, Callòphris rùbi L. (pagina superiore delle ali, ed esemplare rovesciato), Arìcia agèstis Schiff.; quarta fila, sempre da sin. a d., Glaucopsyche alèxis Poda (nell'ordine, maschio, femmina e maschio rovesciato), Cupido osìris Meig. maschio e femmina. (Foto E. Contarini, 1984)

Fig. 11 - Coleòtteri a biologia larvale nel legno (xilòfagi) della famiglia Cerambìcide: fila in alto, da sin. a destra, Plagionòtus arcuàtus L., Purpuricènus kaèhleri L., Trichofèrus cinèreus Vill., Acanthodères clàvipes Sch.; fila in basso, da sin. a d., Sapèrda punctàta L., S. popùlnea L., S. Carchàrias L. (Foto E. Contarini, 1984)

Fig. 12 - Coleòtteri della famiglia Crisomèlide (fitòfagi, specialmente su erbe ed arbusti): fila in alto, da sin. a destra, Chrysochlòa tristis Fabr., Chrysolina staphylea L., C. herbàcea Duft., C. cereàlis L., Melasòma salicèti Weise, Chrysolina bànksi Fabr.; seconda fila, ancora da sin. a d., Chrysolìna divèrsipes Bed., C. americàna L., C. fastuòsa Scop., C. ròssia Illig., C. polita L., Melasòma pòpuli L. (Foto E. Contarini, 1984)


i) Invasi d'acqua artificiali (stagionali o perenni) con tipica vegetazione palustre

Popolamento entomologico: molto importante, come qualità se non come quantità, risulta la Coleottero-fauna legata alle seppur ridottissime aree sottoposte a tale regime dall'uomo; sono presenti taxa peculiari di questi particolari habitats, con entità di buon interesse e di accentuato valore geonemico; sono comunque specie (ad esempio i Crisomelidi del genere Donacia, Fig. 10), non legate ad un particolare ambiente geologico, ma piuttosto colonizzatrici di biotopi sub-palustri, ovunque questi si formino.

1) Doline

Presentano un discreto valore faunistico sul fondo, dove materiali litici ammassati, o anche secondariamente depositi vegetali vari, creano dei micro-ambienti che ospitano una interessante piccola fauna geofila dei suoli freschi e detritici. (Specialm. Caràbibide, stafilìnide, Pselàfide, ecc.).

m) Grotte, inghiottitoi, cavità naturali di vario tipo

L'indagine in questi peculiari ambienti è ancora poco approfondita, ma dalle ricerche preliminari svolte sembra che le cavità siano, per i due Ordini qui considerati, colonizzate soltanto da piccola fauna troglossena, penetrativi cioè dall'esterno (e non da entità troglofile).
 

Tab. 1 - Schema riassuntivo LEPIDOTTERI Famiglia n. specie della Vena n. specie di Romagna
Ropalòceri 
(diurni)
Papilionidae   3 3
Pieridae   13 14
Nymphalidae   14 22
Satyridae   12 16
Lycaenidae   25 37
Hesperidae   4 13
Zygaenidae   7 17
Nemeobiidae   1 1
    

Heteroceri

 (quasi tutte  specie a costumi notturni)

Sphingidae 11 17
Thyatiridae 2 3
Saturnidae   2 3
Lemonidae 1 1
Aegeriidae   1 7
Lasiocampidae   5 14
Cossidae   2 5
Noctuidae   31 280
Geometridae   16 202
Lymantriidae   3 11
Arctiidae   11 34
Synthomidae 1 1
Thaumetopoeidae 1 2
Notodontidae 7 20

Tab. 2 - Schema riassuntivo COLEOTTERI

Famiglia

n. specie della Vena

n. specie di Romagna

del suolo

(geofili)

Cicindelidae 1 5
Carabidae 41 257
Silphidae 6 30
Anthicidae 7 20
    

del legno

(xylofagi)

Cerambycidae 46 (*) 82
Buprestidae 26 (**) 47
     

delle erbe, arbusti, fronde, degli alberi

(phytofagi)

Curculionidae 90 384
Coccinellidae 14 43
Oedemeridae 3 12
Meloidae 3 15
Mordellidae 7 39
Alleculidae 4 10
Chrysomelidae 58 238
     

di ambienti vari

(coprofagi, saprofagi,  floricoli, ecc.)

Scarabaeidae 51 111
Lucanidae 2 4
Histeridae 6 32
Cantharidae 7 45
Malachiidae 7 25
Cleridae 4 9
Elsteridae 10 51
Tenebrionidae 9 32
    

Nelle due colonne a destra sono stati posti i dati riguardanti: il numero di specie presenti nella «Vena» (alla luce delle attuali ricerche) e nella seconda colonna il numero di specie citate per la Romagna, in corrispondenza di ogni famiglia. I dati per la Romagna sono desunti da Zangheri P. (Repertorio della Flora e Fauna di Romagna, 1966-70) con l'integrazione di contributi vari, usciti successivamente in stampa, e di dati personali anche inediti.

  
(*) 7 specie, tra queste, sono però legate come sviluppo alle erbe
(**) 2 di queste entità si sviluppano a spese di piante erbacee 

Analisi dei dati raccolti

I dati scaturiti dalle ricerche svolte si prestano innanzitutto per un'analisi (qualitativa) di confronto e valutazione sul rapporto che intercorre fra il peso faunistico di ogni gruppo o famiglia presente nell'ambito della «Vena del gesso» e i medesimi raggruppamenti sistematici presi a livello di intero territorio romagnolo (vedi Tab. 1 e Tab. 2).
Il risultato del raffronto è sensibilmente indicativo e pone in luce la notevole ricchezza di entità insediate nella `Vena', sebbene si tratti di un comprensorio geograficamente molto limitato. Questa considerazione sulla «diversità» faunistica dell'affioramento gessoso-calcareo, per ragioni edafiche e climatico-vegetazionali era già stato messo in evidenza per i Lepidotteri
Ropaloceri della famiglia Licenide (Contarini & Fiumi, 1982) rispetto alle altre singole fasce geologico-altitudinali dell'Appennino romagnolo.
Nella presente ricerca sono censite 574 specie, delle quali 172 appartengono ai Lepidotteri (78 ad attività diurna e 94 a costumi crepuscolari o notturni) e 402 ai Coleotteri.
Com'è ben evidenziato dai 2 «schemi riassuntivi» appena formulati, per certe famiglie le presenze specifiche nell'ambito della «Vena» appaiono soltanto di 1/3, 1/4, o ancor meno, rispetto al numero di specie citate per la Romagna. Ma si deve tener presente la grande variabilità l'ambienti esistente nella sub-regione romagnola, dalle fresche faggete e abetine del crinale appenninico fino alle paludi dolci e alle salse piallasse costiere del litorale adriatico. Perciò, il numero dei taxa presenti nella «Vena», anche se nel caso di diverse famiglie sembrerebbe a prima vista basso, è invece spesso da considerarsi di buon livello, o addirittura ottimo, come nel caso dei Coleotteri Cerambicide (46 specie, su 86 presenti nell'intera Romagna!), o dei Buprestide (26 su 47), o degli Scarabeide (51 su 111), Alleculide (4 su 10), Cleride (4 su 9), Curculionide (90 su 384), ecc.
Anche per i Lepidotteri si hanno forti concentrazioni di specie nella «Vena», con la Fam. Pepilionide (3 su 4), Pieride (13 gu 14), Nimfalide (14 su 22), Satiride (12 su 16), Licenide (25 su 37), Arctiide (11 su 34), Zigenide (7 su 17), Sfingide (11 su 17), ecc.
Nelle nostre Regioni, il rapporto numerico tra le specie di Lepidotteri diurni e notturni risulta essere in ogni tipo di ambiente di almeno 1 a 2 a favore di questi secondi; inoltre, considerazioni eco-ambientali e zoogeografiche, e tenendo pure presente le potenziali piante nutrici erbacee ed arboreo-arbustive che crescono spontanee nella Vena del gesso, portano ad una considerazione: future ricerche, già d'altronde predisposte al fine di attuare un programma completo di indagine faunistico-conoscitiva dei Macro-lepidotteri, dovrebbero mettere in luce la presenza di almeno altre 90-130 specie. Questo programma personale, coadiuvato da alcuni Colleghi, inizierà nel 1986, con raccolte specializzate notturne, sistematiche, tramite «Lampada di Wood», esche, ecc.
Tutto questo per quanto concerne la ricerca qualitativa della Coleottero-Lepidotterofauna; per ciò che riguarda invece l'aspetto geografico-diffusivo specifico, molte sono le entità presenti nella Vena del gesso romagnola di buon valore per la loro sporadica apparizione in colonie molto isolate, sia nell'ambito del territorio romagnolo che considerando l'intera nostra penisola. Troviamo così dei Coleotteri (Cerambìcide, Buprèstide, Curculiònide, ecc.) che risultano essere presenti, oltre che nella «Vena», in sole altre tre, due, o una stazione in tutta la Romagna. Alcuni Lepidotteri poi vi sono peculiari, come il raro Hesperide: Lavathèria lavathèrae Esp.; o come i Coleotteri Scarabeide: Scarabaèus pìus Ill.; Scar. Variolòsus Fabr., e altri; o ancora come il Buprestidae Agrìlus Marozzìnii Gobbi (leg. Contarini & Garagnani, 1983), legato al mediterraneo Terebinto, che sui «gessi» brisighellesi raggiunge, dopo una diffusione appenninico-tirrenica dalla Toscana in giù, il suo punto più settentrionale e isolato finora conosciuto.

BIBLIOGRAFIA

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L'Autore:
Prof. Ettore Contarini, via Ramenghi 12, 48012 Bagnacavallo.


(*) Ricerche in parte eseguite con il contributo finanziario della Regione Emilia-Romagna.

(1) Per motivi tecnico-organizzativi non sono, al momento, state considerate tra i Coleotteri la famiglia Stafilinide e alcuni altri raggruppamenti cosiddetti «minori» (principalmente per ostacoli tassonomici etempi lunghi nella determinazione).

(2) Considerando il presente lavoro come un saggio divulgativo sui Coleotteri e Lepidotteri della «Vena del gesso» romagnola, affinché la lettura sia il più possibile semplificata ed accessibile si sono mantenuti nella nomenclatura scientifica i nomi tradizionali ormai consolidati nel tempo dalla letteratura specializzata, anche se recentemente molti termini (specialmente nel `genere') sono stati sostituiti con altri. Inoltre, non esistendo per la quasi totalità delle specie d'Insetti, e per gli Antropodi in generale, un nome volgare o popolaresco, si deve forzatamente usare la terminologia scientifica in latino.

    

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