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| Naturalia Faventina, Boll. Mus. Civ. Sc. Nat. Faenza 1991, 1: 37-43 |
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INSETTI. LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA NON FINISCE MAI DI SORPRENDERE |
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(APPUNTI COLEOTTEROLOGICI) |
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Ettore Contarini (Collab. Museo Civico di Storia Naturale di Verona) |
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Le peculiarità della "Vena", che non appare azzardato definire uniche per il complesso ambientale geo-morfologico e biotico, sono da tempo documentate da studiosi e naturalisti che si sono interessati in tempi successivi di questa emergenza gessosa tardo-miocenica (Messiniano) di straordinario valore. Geologi e paleontologi, zoologi e botanici, biogeografi ed ecologi, tutti quelli che nell' arco dell'ultimo secolo hanno messo piede in questo eccezionale ambiente per ricerche naturalistiche ne sono rimasti affascinati; e certamente non soltanto dagli aspetti paesaggistici, poichè tutti i ricercatori più attenti, al di là del fascino ambientale fortemente suggestivo, vi hanno anche rinvenuto materiali e dati scientifici di grande interesse, a volte esempi unici per la regione o addirittura per l'Italia. E spesso non sono mancate, fossili o tuttora viventi, specie nuove per la Scienza. Anche per gli Insetti non poteva essere diversamente. Prendendo in considerazione in questa sede gli Invertebrati, parallelamente a quanto rilevato da Pietro Zangheri sull' elevato indice di "mediterraneismo" della flora (Zangheri, 1959), altrettanto si può ben dire della fauna degli Artròpodi. E più si fruga, e si continua a cercare, tra gli anfratti cespugliosi e i dirupi, i praticelli a "gariga" e i boschetti della "Vena" più xerotermica, e più ci si imbatte in nuovi elementi faunistici piacevolmente inaspettati, fino a oggi localmente sconosciuti, tipici delle aree mediterranee (Contarini, 1982, 1985a, 1985c). Ma sugli stessi "Gessi", in ristretti ambienti a microclima opposto a quello caldo-arido appena descritto, ecco apparire altre specie, pure queste di elevato valore come "indicatori ambientali" e punti di riferimento biogeografici, appartenenti di norma alla fascia altitudinale montana a clima fresco-umido, di tipo cioè subatlantico. Si tratta della piccola fauna infeudata sul fondo delle doline, delle cavità carsiche, dei limitatissimi spazi presso l'alito freddo delle risorgenti. Queste entità relitte, oggi geograficamente isolate dall'areale tipico di distribuzione, appaiono come insoliti ma importanti testimoni, in ambito collinare, del transito sulla nostra regione di climi del passato molto differenti dall'attuale. Troviamo in tal modo oggi, sovrapposti, i resti di faune diverse sopravvissute nello stesso comprensorio "al limite biologico", i cui componenti si sono distribuiti ed adattati nei microambienti estremi più confacenti alla loro bioecologia. Nell'attuale periodo climatico che si potrebbe definire "equilibrato", cioè nè troppo caldo nè troppo freddo (clima temperato), osserviamo le tracce faunistiche residue del "paesaggio mediterraneo" sovrapposte nella stessa area a quelle di climi atlantici o continentali. Le une e le altre "tracce" si sono localmente conservate grazie alla particolare situazione geo-morfologica dell'ambiente: dirupi assolati e caldissimi, xerici, a leccio e terebinto, sui versanti a sud; e piccoli habitat fresco-umidi, legati ai numerosi fenomeni carsici, che si aprono sui più dolci pendii boscosi del versante settentrionale della "Vena". Una situazione ambientale, questa, che non si registra in nessuna altra parte dell'Appennino romagnolo. Non a caso la Romagna è stata definita terra d'incontro fra i popolamenti animali e vegetali del continente europeo con quelli del Mediterraneo. Ma ritornando agli Insetti ed in particolare alla presente nota dedicata ai Coleotteri, dopo i ritrovamenti di notevole interesse dovuti alle ricerche locali sui "Gessi" di Autori vari (Zangheri, 1966-70; Contarini, 1980, 1985a, 1985c; Mingazzini & Contarini, in stampa), da ulteriori indagini personalmente condotte negli ultimi anni sono apparse altre specie di notevole interesse, inedite per l'area della Vena del Gesso o per l'intera nostra regione, che meritano di essere aggiunte agli elenchi faunistici commentati dei precedenti lavori usciti in stampa (vedi sopra, op. cit.). Fam. CARABIDAE NEBRIA JOCKISCHI Sturm (Fig. 1) Elemento eualpino-montano, ripicolo ed igrofilo (Magistretti, 1965) è stato eccezionalmente reperito (2 exx., maschio e femmina), in giugno, presso un rigagnolo sul fondo della vallecola chiusa di rio Stella, sotto pietre ammucchiate. Considerando l'ambiente collinare di rinvenimento, N. jockischi appare come importante relitto di specie rimasta isolata e sopravissuta grazie ai limitatissimi ambienti fresco-umidi della morfologia carsica dell'area. Oggi la specie appare diffusa, di norma, solamente nell'Abieti-Fagetum dell'Appennino centro-settentrionale, al di sopra dei mille metri di altitudine, nonchè sulle Alpi e su altre catene montuose d'Europa. Tali presenze faunistiche, localizzate spesso in pochi metri della Vena del Gesso, risultano perciò piccole popolazioni isolate fragilissime a qualsiasi intervento antropico. Distribuzione - Medio-europea (al sud soltanto in ambienti montani e subalpini) NEBRIA FULVIVENTRIS (Bassi) (Fig. 2) Specie montana (Magistretti, 1965) endemica italiana, è stata raccolta in alcune località tra cui, principalmente, presso la risogente del Rio Basino, a circa 300 metri di altitudine, in ambiente frescoumido di profonde forre sul versante settentrionale della "Vena". Il tipo di micro-habitat è precisato, e confermato, anche a livello vegetazionale. Facendo un parallelo con le piante, infatti, nel raggio di pochi metri dal sito di rinvenimento di N. fulviventris sono presenti Scilla bifolia, in modo copiosisimo, Staphylea pinnata, Phyllitis scolopendrium, tutti elementi tipici degli alti crinali freschi dell'Appennino. Distribuzione - Appennino tosco-emiliano e centrale. TYPHLOREICHEIA MINGAZZINII Magr. & Vari. Specie nuova per la Scienza, raccolta per la prima volta dall'amico e collega Alfio Mingazzini su Monte Mauro nella primavera 1990, risulta un elemento faunistico di notevole valore poichè appartiene ad un genere di Carabidi Scaritini che non si pensava esistesse nella regione emiliano-romagnola. La Vena del Gesso diviene così il punto più settentrionale dell'areale di distribuzione del genere Typhloreicheia Holdaus 1924, che abbraccia con una trentina di specie (Magrini & Vanni, 1990) dall'Italia peninsulare alla Sardegna fino al Portogallo (diffusione nord-mediterranea occid.). La nuova interessante entità appare localizzata sulle alte pendici di Monte Mauro, e si rinviene scavando nei detriti litici gessosi accumulati su depositi argillosi sottostanti. T. mingazzinii risulta un altro elemento di spicco che, nell'ambito della Coleotterofauna, valorizza ancor di più la già eccezionale presenza di molti Artropodi di valore scientifico nella Vena del Gesso romagnola. Nel nostro caso, poi, si tratta di un endemismo, alla luce delle attuali conoscenze, di raro pregio faunistico e biogeografico. Fam. STAPHILINIDAE GYNOTYPHLUS PERPUSILLUS (Dodero) Appartiene alle piccole specie che dimorano nel terreno, spesso dove abbonda il detrito vegetale umoso, in fessure delle rocce o negli interstizi delle argille. La specie è stata reperita a Rivola e presso il Rio Stella (anche a Sasso letroso; leg. Mingazzini). Distribuzione - Non ancora ben conosciuta, ma presumibile endemismo italiano. Fam. CERAMBYCIDAE CLYTUS RHAMNI (Germar) (Fig. 3) Elemento mediterraneo, termofilo ed eliofilo, legato agli ambienti prevalentemente costieri, in rami morti o deperenti di essenze varie. Localmente, la specie è apparsa infeudata su giovani esemplari di Quercus pubescens. Località di raccolta: vetta centrale di M. Mauro (mt. 515), versante sud. Prelievo di campo degli stadi larvali: novembre; sfarfallamenti: maggio dell'anno successivo. E' specie xilo-polifaga, prevalentemente legata alle piante legnose deperenti della "macchia mediterranea" a sclerofille eliofile (leccio, lentisco, ecc.). Distribuzione - Sudeuropeo-iranoanatolica. Fam. BUPRESTIDAE ACMAEODERA PILOSELLAE (Bonelli) (Fig. 4) Specie mediterranea, rara al settentrione d'Italia. Come le entità congeneri, appare legata ad ambienti xerotermici, assolati, riparati dai venti. E' stata allevata da larvette raccolte in fusti di carpino nero (Ostrya carpinifolia), dalle località Rivola di Riolo Terme (anche Sasso Letroso; leg. Mingazzini) e Monte della Volpe, ad altitudini fra i 150 e i 400 mt. Raccolta: novembre-dicembre ; sfarfallamenti in giugno. Specie xilo-polifaga, infesta i rami deperenti di varie latifoglie. Distribuzione - Olomediterranea. ACMAEODERA BIPUNCTATA (Olivier) (Fig. 5) Altra entità mediterranea, prevalentemente, è legata alle piante resinose, sia conifere che cipressacee. Già citata di Romagna per le pinete costiere di Ravenna (Contarini, 1983), è stata recentemente raccolta anche nell'ambito dei "Gessi" brisighellesi (Monte di Rontana, mt. 400 circa). Il rinvenimento è avvenuto, su fiori Chrysanthemum, a fine maggio, in prossimità di formazioni artificiali a Cupressus (piante nutrici locali?), mentre per le pinete costiere romagnole è stata accertata la biologia su Juniperus communis (Contarini, op. cit.). Vedi anche 1 adulto (leg. Martinasco) in coll. Malmerendi (presso il Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza). Distribuzione - Sudeuropeo-mediterranea occidentale ACMAEODERA DISCOIDEA (Fabricius) Ancora una specie mediterranea, e forse in senso più stretto delle congeneri precedenti, è stata raccolta eccezionalmente, in un solo adulto, sul versante Sud di Monte della Volpe, a fine maggio (esemplare nomade, in volo). La sua presenza in Romagna appare di notevole valore biogeografico. Distribuzione - Mediterraneo occidentale. LAMPRA DIVES (Guillebeau) Elemento faunistico di rilevante valore, ne sono stati rinvenuti alcuni adulti su Salix purpurea in località Rio Basino (alt. mt. 250 circa) in un saliceto di riva alla confluenza di un torrentello con un bacino ormai interrato. E' comunque specie che, per l'Italia, raggiunge l'Alto Adige, dimostrando una valenza ecologica abbastanza ampia, seppure sempre con uno stretto legame ai siti caldi e assolati (ripali prevalentemente, dove è insediato il saliceto). L. dives era già stata raccolta sulle colline forlivesi dal collega cesenate Gianluca Magnani, e su Monte Romano e a Zattaglia (Appennino faentino) da Luigi Bassetti di Forlì. Distribuzione - Sudeuropeo-occidentale. COROEBUS FLORENTINUS (Herbst) (Fig. 6) E' un Buprestide ancora una volta a distribuzione meridionale, diffuso in Italia nel centro-sud prevelentemente tirrenico, già citato per la Romagna dell'Appennino forlivese (Contarini, 1986). C. florentinus è specie esclusiva delle querce, sia caducifoglie che a foglia persistente come il leccio (Gobbi, 1986), delle quali infesta i rami terminali delle chiome (di solito, di 3-6 centimetri di diametro). Sulla "Vena" ne è recentemente stata riscontrata la presenza sulla roverella (Quercus pubescens), con sporadici rinvenimenti in località Monte Mauro, ancora una volta perlustrando la gariga mediterranea, tra le rupi gessose, cosparsa di cespugli ed alberelli sul versante dirupato verso Sud. Distribuzione - Sudeuropeo-magrebina. MELIBOEUS VIOLACEUS Kieswetter Specie non segnalata da P. Zangheri (1966-1970) per la Romagna, ma recentemente raccolta in un paio di località delle colline forlivesi (G.L. Magnani, com. pers.). In questi anni M. violaceus è stato rinvenuto anche sui colli bolognesi, presso Marzabotto (leg. R. Fabbri) su Carlina vulgaris (det. E. Contarini), con adulti ancora in celletta pupale nel caule secco. La presenza di questa entità sui "gessi" appare significativa e traccia un filo conduttore basso-appenninico tra le stazioni di reperimento più meridionali della Romagna e quelle, più a Nord, dell'area bolognese. Nella Vena del Gesso romagnola questa interessante specie è stata raccolta, nel gennaio 1992, allo stadio di esemplari adulti dentro fusterelli morti di Carlina corymbosa (det. E. Contarini), nella parte caulina medio-bassa ma sempre sopra il livello del suolo (testi: L. Melloni ed E. Landi). Località di rinvenimento M. Mauro, sulle pendici del versante settentrionale, al margine di doline calde e soleggiate. Distribuzione - elemento mediterraneo-centro orientale. Fam. CURCULIONIDAE LIPARUS DIRUS Herbst (Fig. 7) Conosciuta in pochi esemplari per la Romagna (Contarini, 1988), questa vistosa specie di Curculionide è stata rinvenuta in una piccola serie di adulti, deambulanti al suolo, sulla cima di Monte Mauro (mt. 500 circa) e alla sella di Ca' Faggia (mt. 300) nel mese di maggio. Altri esemplari della stessa località sono in coll. L. Landi (raccolti nel maggio 1969). L. dirus vive a spese delle Ombrellifere del gen. Laserpitium (Hoffmann, 1954). Distribuzione - Medio-europea, fino al Caucaso. LIPARUS CORONATUS Goeze (Fig. 8) Elemento raro in Romagna, come la specie precedente, finora conosciuto in alcune località regionali soltanto (Contarini, 1988), è stato reperito insieme al congenere L. dirus su due rilievi della catena gessosa in esame: Monte Mauro e Tossignano, sempre nel mese di maggio (alcuni esemplari sono anche in coli. L. Landi, provenienti da Monte Mauro). Lo sviluppo biologico avviene nelle Ombrellifere dei generi Chaerophyllum, Anthriscus, Daucus, ecc. (Hoffmann, 1954). Distribuzione - Medio-europea. Fam. SCARABAEIDAE EUONJTICELLUS PALLIPES (Fabricius) (Fig. 9) Elemento tipico dei climi arido-caldi del Mediterraneo, appare presente, e a volte abbondante, presso Rivola e nelle aree prative gessose nei dintorni di Tossignano (mt. 150-300 circa). Spesso si riscontrano molti adulti, in maggio-giugno, nelle deiezioni bovine dei pascoli caldi ed assolati. (Sasso Letroso, Rivola, ampia serie in racc. Mingazzini). Distribuzione - Mediterraneo-centroasiatica. SISYPHUS SCHAEFFERI (Linnaeus) (Fig. 10) Entità sporadica o più spesso rara nell'Italia settentrionale, è stata raccolta sulle pendici di Monte del Casino, a quota mt. 300 circa, in deiezioni equine. La specie appare comunque presente, sul territorio romagnolo, anche nelle "argille scagliose" dell'alta Valle del Sillaro, presso il Sasso di San Zanobi (Contarini, 1988) e a Voltre di Cusercoli (Zangheri, 1966-70), fra i 200 e gli 800 mt. di altitudine. Distribuzione - Euro-mediterranea. RHIZOTROGUS CILIATUS ssp. VEXILLIS Reiche (Fig. 11) Specie a fenologia molto precoce, dal 27 febbraio al 9 marzo 1989 centinaia di adulti sono apparsi in attività, col tipico volo rapido radente il suolo, nel sottobosco del rado querceto ceduo della Vena del Gesso, nel tratto di alcuni chilometri tra Monte Mauro – Monte della Volpe - Monte Tondo. Nell'inverno 1990, R. ciliatus è apparso già in volo addirittura il 2 febbraio (testi Luigi Melloni e Luciano Landi) nei pendii sopra la risorgente di Rio Basino! La specie è risultata capillarmente diffusa su tutto il versante settentrionale, in ombra, appena pochi metri sotto la linea dei crinali (altitudine, secondo i punti, tra i 350 e i 500 metri). Sottobosco del querceto, a volte anche con la presenza di carpino nero (Ostrya carpinifolia), orniello (Fraxinus ornus), e maggiociondolo (Laburuum anagyroides), a tappeto erboso prevalente della Graminacea Brachypodium pinnatum. Le larve di questo scarabeide "melolontino", a costumi alimentari radicicoli (libere nel terreno, sotto alla cotica erbosa), si sviluppano verosimilmente in questi praticelli costantemente rivolti a Nord/Nord-Est, prediligendo però le fasce relativamente termofile appena sotto i crinali. Da sottolineare, al di là della nota apparizione primaverile molto precoce, che gli adulti osservati mantengono la loro normale attività di volo, e anche di copula, nonostante, a volte, temperature molto basse che normalmente inibiscono la vita attiva, specialmente in giornate di gelo, a tutti i Coleotteri di superficie. I1 5 marzo 1989 ad esempio (testi Melloni, Landi e Bendazzi), lungo tutto il tratto di "Vena" in ombra già citato sono stati osservati centinaia di esemplari in volo (come sempre alle ore 16-17 solari, rigorosamente): la temperatura si era mantenuta sotto 0°C per tutta la giornata, nonostante il sole sull'altro versante, con le erbe completamente incrostate di uno spesso strato bianco di brina e ghiaccio (-2°C alle ore 16.30). Distribuzione - Endemismo italiano, peninsulare, prevalentemente appenninico. BIBLIOGRAFIA CONTARINI E., 1980, Salviamo i "Gessi' di Brisighella: Natura e Montagna, 27 ( 1): 49-55. · CONTARINI E.,(1982, in stampa) Coleottero/Lepidottero-fauna della "Vena del Gesso" romagnola (Studi per la realizzazione dei Parchi Naturali regionali): Regione Emilia Romagna/Comunità Montana dell'Appennino Faentino. · CONTARINI E.,1983, Contributo alla conoscenza dei Buprestidi italiani, con particolare riguardo alla fauna di Romagna (Coleoptera, Buprestidae): G. it. 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