Biodiversità alla scoperta degli insetti su e giù per la Vena del Gesso Romagnola di Ettore Contarini (Società Studi Naturalistici della Romagna), 2005
  
c) ambienti rocciosi selenìtici e relative gàride calde e aride.

Si tratta chiaramente di un "ambiente estremo", dove i parametri ambientali conducono per forza di cose ad una drastica selezione di tutti gli esseri viventi, vegetali e animali.

Qui, animaletti e pianticelle, se non hanno messo in atto per millenario adattamento dei sistemi particolari di sopravvivenza bio-ecologica, non possono vivere. Una selezione che avviene, localmente, anche per gli inospitali "calanchi" argillosi posti subito a valle della Vena del Gesso. Oppure, allargando geograficamente ad altri ambienti sempre definiti "estremi", come le dune marine, la vetta di una alta montagna, ecc. Insomma, luoghi soltanto per esseri viventi molto "specializzati". Tornando alle nostre rupi gessose, nella buona stagione le rocce e i pendii scoscesi che le intervallano, esposti a sud naturalmente, subiscono con la forte insolazione delle temperature di 60° e oltre.

Eppure, proprio al suolo, dove mai si penserebbe, ecco che nelle radici carnose di pianticelle erbacee, altrettanto adattate a questi habitat spogli e aridissimi, si sviluppano delle larvette tozze e pigre, di 1-2 centimetri di lunghezza, biancastre. Le piante nutrici appartengono alla famiglia delle liliàcee e sono agli selvatici. I coleòtteri adulti che escono fuori dal terreno, dopo il completo sviluppo, sono curculiònidi tutti ricoperti sul dorso di escrescenze e tubercoli duri, quasi una corazza da carro bellico come aveva progettato Leonardo da Vinci: i brachìceri (Brachycerus undatus e specie congeneri).

Oltre alla già citata sfenòptera (Sphenòptera antiqua) (rivedi fig. 4) che si sviluppa nelle grosse radici dell'astràgalo comune (Astragalus monspessulanus) fino nei canalini semiargillosi dirupati dov'è l'unica pianticella esistente, anche altre due specie sempre della famiglia curculiònidi sono infeudate in questi inospitali ambienti. Si tratta di due entità congeneri di lìparo, insediate su ombrellifere. Una (Liparus dirus) su Laserpitium e l'altra (Liparus coronatus) su Daucus, Chaerophyllum, ecc.

In questi ambienti in passato, benchè raramente, sono stati reperiti anche grossi scarabèidi mediterranei come lo scarabèo pio (Scarabaeus pius) e lo scarabèo variolòso (Scarabaeus variolosus).

     

Speleo GAM Mezzano (RA)