Biodiversità alla scoperta degli insetti su e giù per la Vena del Gesso Romagnola di Ettore Contarini (Società Studi Naturalistici della Romagna), 2005
  
b) boscaglia rada e cespuglieti termòfili delle parti ben soleggiate e calde.

A differenza delle formazioni a boscaglia fitta e ombrosa dei versanti settentrionali appena esaminate, la macchia rada ad arbusti ed alberelli ben esposta al soleggiamento mostra aspetti faunistici di elevato interesse entomologico. Non tanto, anche in questo caso, per la piccola fauna geòfila, ossia che ama il suolo e l'ambiente terricolo nel suo complesso, ma per la grande varietà (biodiversità) degli insetti legati alle piante (erbe, arbusti e alberi).

Qui, specialmente coleòtteri fitòfagi e xilòfagi (quindi, rispettivamente, divoratori di erbe/foglie e legno) e lepidòtteri di molte famiglie (farfalle a costumi diurni o ad abitudini crepuscolari e notturne) trovano un ambiente ideale per lo sviluppo delle larve e per la successiva attività dei rispettivi insetti adulti. Non esiste qui tipo di legno che non venga attaccato da coleòtteri delle famiglie cerambìcidi, buprèstidi, lucànidi, anòbidi, bostrìchidi, scolìtidi, specialmente se si tratta di fusti o rami deperenti per altri motivi (schianti da vento o neve, attacchi fungini, tagli operati dall'uomo).

Tutti codesti demolitori della necromassa legnosa, dai grossi tronchi morti ai rametti secchi più sottili (e che non infestono altro che legno deperito!) vengono chiamati parassiti secondari. Essi formano la stragrande maggioranza della coleotterofauna xilòfaga e quindi non arrecano alcun danno alla vegetazione. I cosidetti parassiti primari invece, che infestano il legno vivo, sono pochissimi e nelle nostre aree collinari non conducono a problemi fitosanitari di rilevanza alcuna. Diverso appare il discorso per alcune specie di farfalle notturne, che a suo tempo vedremo.

Così, guardandoci intorno con un po' di occhio attento e allenato, se sulle garide calde e aridissime della Vena del Gesso vediamo dei ginepri comuni dalle foglie aghiformi rosseggianti e cadenti, anziché verdi, attenzione! Dentro quei fusterelli deperenti, e qualche colpo di coltello per verifica ne metterà spesso in rilievo le caratteristiche gallerie sottocorticoli o interne al legno delle larve, vi si possono celare interessanti coleòtteri della famiglia cerambìcidi come il raro semanòto di Russia (Semanotus russicus) o il fimatòdo glabrato (Phymatodellus glabratus); o della famiglia buprèstidi come l'antàxia dell'Istria (Anthaxia istriana). Se invece lo stesso aspetto deperito lo vediamo su cespugli di ginepro rosso (ossia Juniperus oxycedrus anziché il precedente Juniperus communis), allora la sorpresa può verosimilmente essere, a livello di larve o di adulti secondo la stagione di controllo, il bel buprèstide blu dalle 4 fasce (Acmaeodera quadrifasciata). Nel legno delle rosàcee, invece, si sviluppa un altro bel buprèstide, la ptosìma a 11 macchie (Ptosima 11-maculata). (fig. 3). E mentre siamo in zone di arbusti termòfili, non bisogna trascurare neanche i fusti della ginestra odorosa, entro i quali si sviluppano altri coleòtteri cerambìcidi come il tricòfero minore (trichoferus fasciculatus) e il minuscolo dèilo (Deilus fugai). Altri buprèstidi attaccano invece le grosse radici carnose di piante erbacee, come la sfenòptera dell'astràgalo (Sphenoptera antiqua). (fig. 4).

Con le stesse modalità, se indaghiamo nei rami morti terminali delle roverelle vi possiamo rinvenire altre specie interessanti di buprèstidi come il corèbo fiorentino (Coroebus florentinus) o cerambìcidi come il fiammeggiante purpuricèno di Kaehler (Purpuricenus kaehleri) (fig. 5), il dito vespiforme (Clytus arietis), o il più raro, nelle nostre regioni settentrionali, dito del ramno (Clytus rhamni) e ancora il minuto fimatòdo dell'alno (Poecilium alni) e il fimatòdo pusillo (Phymatodellus pusillus). Mentre nei tronchetti e nei rami più grossi delle roverelle si sviluppa il grosso ceràmbice minore delle querce (Cerambyx miles), di lunghezza fino a 6-7 centimetri. Ma delle querce, molto appetite, non si salva proprio alcuna parte! Nelle ceppaie grosse, purtroppo oggi sempre più rare, trovano alloggio le larve del gigantesco coleòttero lucànide detto cervo volante (Lucanus cervus), (fig. 6) i cui adulti volano pesantemente al tramonto nelle calde sere di luglio. Dove l'uomo ha inserito artificialmente i pini, generalmente pino nero e pino domestico, con il tempo si è formata anche una piccola faunula del legno resinoso. Ad esempio, nei rametti morti di pino domestico si può rinvenire il raro cerambìcide pogonòchero di Perroud (Pogonocherus perroudi); il più vistoso, della stessa famiglia, monocàmo provenzale (Monochamus galloprovincialis) (fig. 7) e il buprèstide "ramato" crisobòtro di Solier (Chrysobothris solieri).

Sempre sui pini, dove va a rodere gli aghi, frequentemente negli ultimi decenni appare il grosso maggiolino marmorato (Polyphylla fullo), (fig. 8) un vistoso appartenente (4 cm. di lunghezza) sempre ai coleòtteri, ma stavolta della famiglia melolòntidi.

Ancora ai melolòntidi, tutte specie rizòfaghe, possiamo ascrivere altre entità come vari rizotròghi (Rhizotrogus fraxinicola, R. ciliatus sottospecie vexillis, Amphimallon solstitiale, ecc.), il maggiolino dell'ippocastano (Melolontha hippocastani), (fig. 9) il maggiolino matutinale (Anoxia matutinalis) e altri scaraboidèa come il raro fillognàto (Phyllognatus silenus), (fig. 10) la verde/dorata òplia farinosa (Hoplia argentea) (fig. 11) e le congenere piccola òplia minuta (Hoplia minuta).

Negli ambienti caldi a boscaglia bassa, intervallati da aperture erbose e da cespugli, a primavera specialmente (prima del dissecamento estivo di molte pianticelle) si possono osservare anche una grande varietà di coleòtteri di piccola taglia, fitòfagi, xilòfagi o rizòfagi, questi ultimi che divorano quindi le radichette delle piante. In particolare sui cespugli delle rosàcee (prugnolo, biancospino, perastro) decine di piccole specie di crisomèlidi, allecùlidi, e specialmente curculiònidi aprono all'osservatore un po' attento un mondo straordinariamente vasto.

Di quest'ultima famiglia, in senso lato poiché è stata smembrata a livello sistematico, citiamo i coloratissimi rinchitìni, metallizzati, a tinte blu, viola porpora, ecc. (Rynchites auratus, R. Baccus, ecc.) e i numerosi fillobìni (generi Phyllobius, Polydrusus, ecc.).

Ma tornando al discorso dei coleotteri xilòfagi, insediati nei tipi di legno più vari, osservando attentamente in maggio-giugno i fusti alti del prugnolo selvatico possiamo scoprire un grosso buprèstide scuro, di 2 centimetri di lunghezza, che si sviluppa proprio nel legno di questa rosàcea: il capnòdo (Capnodis tenebrionis). (fig. 12). Così come nei rametti del terebinto è infeudato un altro buprèstide, a distribuzione meridionale, che è il piccolo agrìlo di Marozzini (Agrilus marozzinii).

Molte altre specie del genere agrìlo le troviamo qua e là, perlustrando tronchi, rami morti, ceppaie; o "allevandoli" da larvette raccolte dentro legname vario, specialmente di quercia (come Agrilus angustulus, A. graminis, A. convexicollis, A. obscuricollis, ecc.).

Parte di questi piccoli xilòfagi allo stadio adulto li possiamo trovare anche sui fiori, in particolare di compòsite, dai quali vengono irresistibilmente attratti. Ad esempio, il buprèstide fasciato di giallo (Acmaeodera flavofasciata), varie specie di antàxia (Anthaxia cichorii, A. istriana, A. nitidula, A. funerula). E a maggio, sulle infiorescenze dal forte profumo aromatico degli ornielli, fanno bella mostra con il loro colore verde-dorato gli adulti della litta (Lytta vesicatoria; fam. melòidi). (fig. 13).

Passando brevemente ad altri "ordini" di insetti, questi ambienti soleggiati e caldi offrono di tutto. Moltissimi sono gli imenòtteri, dalle vespe cacciatrici di ragni sul terreno (famiglia Pompìlidi) a quelle costruttrici di nidi in argilla su rocce o tronchi (generi Delta, Sceliphron) (figg. 14 e 15) o nidi di "cartone" fatti con impasti di erbe "masticate", su supporti vari (generi Polystes, Vespa). (figg. 16 e 17). Un via-vai continuo, insomma, tra ronzii di tonalità varie. Mentre sui fiori si soffermano lungamente a bottinare almeno 6-7 specie di "bombi", (fig. 18) quegli àpidi (ossia della famiglia delle api) globosi, di 1-2 centimetri di lunghezza, irti di lunghe pelurie rossastre, marrò o gialle, spesso con anelli più chiari addominali.

Nelle giornate calde, tardo-primaverili ed estive, i ronzii dei succitati imenòtteri si fondono e confondono con quelli della moltitudine dei dìtteri presenti con cento specie, dalle grosse mosche e mosconi ai delicati sìrfidi dal perfetto volo librato, fino agli indesiderati tafàni dagli occhi sporgenti di giada verde. E sulle fioriture di questi luoghi caldo-aridi, specialmente di piante erbacee, si soffermano frequentemente altri imenòtteri caratteristici, i crìsidi, dai colori metalizzati, lucidissimi, verdi, ramati, violetti. Mentre sul terreno semiroccioso o sassoso gli ortòtteri, con cavallette di molte specie tra i 2 e 15 centimetri di lunghezza, si alzano di scatto in aria a decine di esemplari per volta al passaggio di un intruso. Spiccano per le loro caratteristiche cromatiche estremamente grigie e mimetiche sul terreno spoglio, ma vistosissime in volo, la edipoda con le ali rosse (Oedipoda germanica) e quella con le ali azzurre (Oedipoda coerulescens).

Uno sguardo alle farfalle diurne ci fa subito intravvedere un altro grande e ricco teatro naturale di piccole meraviglie. Moltissime specie ruotano in una girandola di forme e di colori che si intersecano nell'aria, con un carosello silenzioso sotto al sole che per un pò nell'osservatore si scioglie l'interesse scientifico-naturalistico per approdare allo spettacolo poetico.

La vasta famiglia dei licènidi, ad esempio, nei praticelli caldi e nelle garide erbose riparate dal vento appare uno dei gruppi più diffusi e diversificati tra tutti i lepidòtteri diurni, con una decina di specie presenti. Una delle "rarità" della Vena del Gesso è una specie ad ali azzurre, sulla pagina superiore, di un colore omogeneo e disteso come certi cieli d'aprile, di apertura alare circa tre centimetri. Il nome, dal sapore un pò esotico, è iolàna (Iolana iolas), (fig. 19) e i suoi piccoli bruchi si sviluppano nei baccelli rigonfi come palloncini della "vescicaria" (Colutea arborescens), dove intorno a questi cespugli della leguminosa nutrice a fine giugno-luglio volano rapidissimi gli adulti.

Nel cespuglieto rado e ben soleggiato non è raro incontrare, a volo basso e lento, anche un piccolo satìride molto interessante, color nocciola, la pirònia (Pyronia caecilia), (fig. 20) insieme ad altri licènidi, sempre velocissimi nel volo, come il bètico (Lampides boeticus), (fig. 21) la licenòpside (Celastrina, o Lycaenopsis, argiolus), la tecla della quercia (Thecla quercus), e altre specie che prediligono ambienti un pò selvosi ai prati erbosi aperti. 

In quanto alle farfalle notturne, ricerche ormai storiche dell'ultimo secolo e indagini faunistiche recenti da parte di vari specialisti, hanno condotto ad un numero di specie elevatissimo, centinaia, suddivise in decine e decine di famiglie. Grandi gruppi sistematici come le famiglie geomètridi, nottùidi, notodòntidi, sfingidi, ecc., annoverano un complesso così vasto di entità, e spesso di non facile determinazione specifica, che non è il caso in questa sede di divulgazione di entrarvi. Però, benchè elemento frequente e diffuso, merita qui citare per la famiglia artìidi la bellissima àrtia villica (Arctia villica), dalla livrea alare nera, gialla e bianca, di 3-4 centimetri di apertura alare. (fig. 22). E spesso non sono solamente belli e interessanti gli adulti ma anche i bruchi dei lepidòtteri, come, tanto per portare un esempio ben noto, le larve estremamente mimetiche delle Cucùllia (fig. 23) sulle loro pianticelle nutrici, le artemisia (Artemisia sp. pl.).

Alcune altre farfalle notturne, fortunatamente pochissime, meritano invece di essere considerate per i danni boschivi che qualche volta arrecano per delle anomale dilatazioni di popolazione delle loro larve in certe annate (bruchi defogliatori). Specialmente le querce vengono infestate da una specie della famiglia limàntridi, la limàntria comune (Lymantria dispar) (fig. 24) e i pini, come il pino nero che è il più diffuso nella nostra Vena, dalla processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa). (fig. 25). Quest'ultima entità è la costruttrice di quei caratteristici "nidi sociali" fatti di tela biancastra sulle fronde dei pini, grossi anche come un melone, che servono alle larve per ripararsi dalle intemperie durante l'inverno. Nella tarda primavera, allorchè i bruchi maturi scendono al suolo per fare il bozzolo sottoterra, il loro comportamento gregario appare inconfondibile: procedono in fila indiana sul terreno, alla ricerca del luogo adatto per sotterrarsi, tenendosi a stretto contatto l'uno con l'altro, come un lungo cordone color cioccolato, per metri e metri, che procede ondeggiando, ma speditamente (a volte anche attraverso le strade!). Di qui è nato il nome "processionaria", da processione, che riguarda anche altre specie ad identico comportamento, come la processionaria delle querce. Tutti i bruchi di questi particolari lepidòtteri notturni sono pericolosi in quanto dotati di pelurie fortemente urticanti, sia per contatto epidermico che per inalazione involontaria, che può procurare improvvise allergie respiratorie asmatiche anche violente nei soggetti sensibili.

   

Fig. 3 Fig. 4a Fig. 4b Fig. 4c Fig. 4d

Fig. 5 Fig. 6 Fig. 7 Fig. 8 Fig. 9

Fig. 10 Fig. 11 Fig. 12 Fig. 13 Fig. 14

Fig. 15 Fig. 16 Fig. 17 Fig. 18 Fig. 19

Fig. 20 Fig. 21 Fig. 22 Fig. 23 Fig. 24

     
Fig. 25a Fig. 25b      
    
Fig. 3 - la ptosìma dalle 11 macchie (Ptosima 11-maculata).
Fig. 4 - la sfenòptera dell'astràgalo (Sphenoptera antiqua); radice della pianta nutrice con: a) larva; b) pupa; c) larva predatrice di un altro coleòttero (genere Melanotus, fam. elatèridi); d) adulto.
Fig. 5 - il purpuricènus di Kaehler (Purpuricenris kaehleri); a sinistra femmina e a destra maschio.
Fig. 6 - il cervo volante (Lucanus cervus): a) maschio; b) femmina.
Fig. 7 - il monocàmo provenzale (Monochamus galloprovincialis).
Fig.8 - il maggiolino marmoreggiato (Polyphylla fullo), maschio.
Fig. 9 - il maggiolino dell'ippocastano (Melolontha hippocastani).
Fig. 10 - il fillognàto (Phi llugnulus silenus).
Fig.11 - l'òplia farinosa (Hoplia aìgentea).
Fig. 12 - il capnòdo (Capnodis tenebrionis).
Fig. 13 - la litta (Lytta vesicatoria); copula su pianta nutrice.
Fig. 14 - la vespa delta (Delta unguiculus): a) adulto; b) nido per la prole in argilla.
Fig. 15 - la vespa muratora (Sceliphron caementarium, e nido di argilla con sfarfallamento di Sceliphron spirifex).
Fig. 16 - la vespa gialla (Polystes gallicus) con il suo nido sociale.
Fig. 17 - la vespa germanica (Vespula germanica).
Fig. 18 - una specie molto comune di bombo (Bombus pascuorum).
Fig. 19 - adulto del raro licènide iolàna (lolana iolas) sulla sua pianta nutrice, la vescicaria.
Fig. 20 - la pirònia (Pyronia caecilia), un raro satiride presente nella macchia caldo-arida.
Fig. 21 - il licènide bètico (Lampides boeticus).
Fig. 22 - l'àrtia villica (Arctia villica); coppia di adulti durante il rito del preaccoppiamento.
Fig. 23 - la mimetica larva della cucùllia (Cucullia formosa) sull'Artemisia alba.
Fig. 24 - una femmina neosfarfallata di limàntria comune (Lymantria dispar) con il suo bruco devastante defogliatore delle latifoglie.
Fig. 25 - larve di processionària del pino (Thaumetopoea pityocampa) sulla pianta nutrice, a sinistra (a), e incolonnate a terra, a destra (b).

     

Speleo GAM Mezzano (RA)