| Biodiversità alla scoperta degli insetti su e giù per la Vena del Gesso Romagnola di Ettore Contarini (Società Studi Naturalistici della Romagna), 2005 |
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a) bosco più fresco dei versanti
settentrionali.
La boscaglia a roverella, carpino nero, orniello e varie piante cespugliose frugali come prugnoli, ginestrelle varie, sambuchi neri, ecc., forma nei pendii esposti a nord delle fitte formazioni, quasi esclusivamente di medio-bassa altezza per due motivi: primo, il secolare uso di governo a ceduo della vegetazione legnosa; secondo, il litosuolo in molte parti affiorante che non concede molto terreno fertile per le radici. Premesso che la piccola fauna del suolo, definita con un termine più tecnico "geòfila", in tutta la Vena del Gesso nel suo complesso appare scarsa sia come qualità (numero di specie presenti) che come quantità (numero di esemplari per specie, ossia come biomasse specifiche) per ragioni edàfiche legate alla generale aridità del tipo di suolo, neanche i versanti settentrionali più freschi e gli impluvi boscati offrono uno spettro faunistico ampio. Tra i coleòtteri caràbidi risulta abbastanza diffusa una grossa specie silvicola, predatrice a costumi notturni: il càrabo di Rossi (Carabus rossii) (2), (fig. 1) di lunghezza centimetri 3-3,5, nero, di giorno nascosto sotto pietre o nella lettiera di foglie morte. Della stessa famiglia, ma di minori dimensioni (cm. 1-1,5), sono presenti nei siti di maggior umidità lo pteròstico italico (Steropus melas sottospecie italicus) e la nèbria a collo corto (Nebria brevicollis), due entità diffuse in tutto l'Appennino romagnolo. Per i motivi su riportati di ambiente poco soleggiato, scarsa e anche poco interessante per la banalità delle specie che la compongono appare la coleotterofauna fitòfaga (ossia con larve e con adulti che si nutrono delle erbe o delle foglie) e xilòfaga (con larve che invece divorano il legno, rodendo tronchetti o rami al loro interno). Essendo questi interessanti gruppi di coleòtteri generalmente legati agli ambienti caldi e soleggiati, anche come attività degli esemplari adulti, nelle zone ombrose scarsamente si insediano. Però dove appare il bosco più adulto, spaziato e arieggiato, come nel caso di qualche castagneto (ad esempio sotto al crinale, versante nord, di Monte della Volpe), allora la ramaglia morta ospita le larve di vari cerambìcidi come il leiòpo (Leiopus nebulosus), la parmèna (Parmena unifasciata) e il raro assinopàlpo (Axinopalpis gracilis). Da questi ambienti ombrosi, specialmente se a ceduo fitto e intricato e con scarsità di strato erboso nel sottobosco, rifuggono generalmente anche tutti gli ortòtteri (cavallette, grilli), gli omòtteri (cicale varie), e altri gruppi di insetti. Sono invece presenti altre "classi" di invertebrati, del suolo o delle piante, come varie specie di aràcnidi (ragni, opiliònidi) e di crostàcei isòpodi ("porcellini" di terra). Per i lepidòtteri il quadro delle presenze appare più ricco, specialmente per le notturne "falene"; mentre per le farfalle diurne, anch'esse fortemente legate agli ambienti soleggiati e caldi, poche sono le specie che frequentano regolarmente il bosco ombroso. Fanno eccezione alcuni grossi satìridi del genere ippàrchia e specialmente lo scuro e veloce statilìno (Hipparchia statilinus). Al crepuscolo si mettono in volo varie specie, in particolare delle famiglie nottùidi e notodòntidi. Dove invece sorgono nuclei di querceto adulto si può avere a volte la fortuna di incontrare delle grosse e bellissime farfalle notturne, di apertura alare 7-8 centimetri, le cui larve si nutrono proprio delle foglie di queste piante. Ad esempio, la rara "sfinge" della quercia (Marumba quercus). (fig. 2). (2) - NOTA. Si cercherà di mantenere il più possibile, in questa sede di divulgazione, i nomi scientifici "tradizionali" per favorire il lettore (considerata la giostra nomenclaturiale di questi ultimi tempi....). |
| Fig. 1 - il càrabo di Rossi (Carabus rossii). |
| Fig. 2 - la sfinge della quercia (Marumba quercus). |
Speleo GAM Mezzano (RA)