| Biodiversità alla scoperta degli insetti su e giù per la Vena del Gesso Romagnola di Ettore Contarini (Società Studi Naturalistici della Romagna), 2005 |
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g) coltivi e ambienti molto antropizzati (cortili,
vecchie case coloniche, capanni).
Sebbene si tratti ovviamente di ambienti completamente "inventati" dall'uomo, la plasticità di adattamento delle comunità dei viventi e in particolare la capacità degli invertebrati (insetti in prima linea!) di sfruttare tutto a beneficio della loro tenace sopravvivenza, fa sì che anche gli ambienti antropizzati più ingrati vengano spesso colonizzati in modo diffuso e sistematico. O come materiali di cui cibarsi, o più semplicemente come sostegno ai propri nidi, molti insetti perlustrano attentamente coltivazioni e strutture edili, loggiati in mattoni o capanni in legno, alla ricerca "del posto giusto" per metter su casa o depositare le uova per una futura progenie. Ecco, per esempio, le lunghe file di paloni in legno posti a sostegno delle coltivazioni. In questi legnami si "tuffano" spesso varie specie di coleòtteri xilòfagi per riprodursi e, dopo che le femmine hanno depositato in superficie le loro uova, il futuro delle larvette che schiuderanno sarà di penetrare nel legno e per uno o più anni scavare piccole gallerie e divorare il risultato dello scavo per nutrirsi. Finchè, divenuti adulti in una "celletta ninfale" sotto alla superficie, escono all'aria tramite un foro, si asciugano, si scaldano al sole, si involano, si accoppiano ...e il ciclo ricomincia. Con queste modalità biologiche, d'altronde comuni a tutti gli altri coleòtteri xilòfagi in precedenza visti per altri tipi d'ambiente, nei paloni di vigneti e altre coltivazioni prevalgono nella Vena alcuni cerambìcidi di lunghezza 1-3 centimetri come il plagionòto arcuato (Plagionotus arcuatus), il già citato purpuricèno di Kaehler (Purpuricenus kaehleri), (rivedi fig. 5) lo stromàzio fulvo (Stromatium fuivum), il tricòfero maggiore (Trichoferus cinereus), l'acantòdere (Acanthoderes clavipes) (fig. 39) e altre specie varie. Ma le "nicchie ecologiche" non finiscono mai! Ai piedi dei vecchi pioppi neri, ad esempio, si sviluppa il grosso e nero mòrimo (Morimus asper) (fig. 40). E nei piccoli coltivi abbandonati, a grosse radici erbacee, trova spazio biologico il dorcatìpo (Dorcatypus tristis) (fig. 41). E questo vale, come tipologia di infestazione, anche per i paletti di recinzione, i recinti per il bestiame e palificazioni varie di legname messo in opera senza preventivo trattamento chimico. 1 danni, comunque, da questi attacchi risultano sempre di poco conto o addirittura nulli. Per quanto riguarda i lepidòtteri, quelli diurni sono rappresentati in questi ambienti quasi esclusivamente da esemplari nomadi, di occasionale passaggio. Fanno però eccezione alcune vanèsse che, infeudate come larve sulle comuni ortiche (abbondanti proprio nei terreni "grassi" intorno ai vecchi edifici, stalle, ecc.), prediligono anche allo stadio adulto cortili e aie. Appartengono a questa categoria di belle e coloratissime specie (di 5-6 centimetri di apertura alare) la vistosissima vanèssa ocellàta (Inachis io), (fig. 42) la vanèssa del cardo (Vanessa cardui) (fig. 43) e la vanèssa atalanta (Vanessa atalanta). (fig. 44). Si aggiunge qua e là, dove c'è la sua pianta nutrice, ossia l'erba vetriòla (Parietaria officinalis), la poligònia (Polygonia egea), della stessa famiglia dei ninfàlidi come le vanesse già viste. Per le farfalle notturne, invece, possiamo godere di un ben più ampio spettro biologico di specie insediate poiché questi lepidòtteri sono favoriti nella loro scelta delle piante nutrici adatte ai bruchi dall'inserimento nelle aree cortilizie di molte piante legnose artificialmente immesse dall'uomo. Così, ad esempio, sui tigli si sviluppa la bella sfinge del tiglio (Mimas tiliae, proprio perché mostra colori mimetici come una tuta militare!); (fig. 45) sui salici gialli da lavoro vive la larva della grossa sfinge ocellata (Smerinthus ocellata); sui pioppi si evolvono varie specie della famiglia notodòntidi e, alla base, una farfalla che tale non sembra: la straordinaria sèsia a forma di ape (Sesia apifòrmis); (fig. 45 bis). Specifiche entità, anche di grossa o gigantesca taglia, attaccano le rosàcee legnose, come la pavònia maggiore (Saturnia pyri), (fig. 46) con adulti di apertura alare fino a 12 centimetri nelle femmine, che vive sui prugni anche nelle aie (se non trattati); o come la pavònia minore, insediata specialmente sui rovi (Eudia pavonia). (Tav. 1). Tra le latifoglie inserite dall'uomo, presenti comunemente, citiamo anche l'ailànto sul quale si sviluppa un altro gigante tra i lepidòtteri notturni: il satùrnide dell'ailanto (Samia cynthia), anche questo di apertura alare 10-12 centimetri. E così si potrebbe continuare a riempire pagine e pagine di queste meraviglie. Ma non è qui il caso di dilungarsi ancora in lunghe esposizioni che diverrebbero noiose. Una sola cosa è importante: recepire con emozione quanto c'è di bello in questo variatissimo mondo! Il resto si trova, quando si vuole, sui tanti libri su questi argomenti. Curiosando ancora nei luoghi molto antropizzati, non mancano altre grosse e belle presenze, come ad esempio tra gli scarabèi (s.l.) xilòfago-detritìcoli il grosso scarabèo rinoceronte (Oryctes nasicornis), (Tav. 2) di 4-5 centimetri di lunghezza. Poi la verde cetònia (Cetonia aurata) (fig. 47) e la potòsia ramata (Potosia cuprea) (fig. 48) che frequentano le rose fino nei giardini, i fichi maturi e altri alberi da frutto. In praticelli, orti, prode erbose, presso le vecchie case coloniche appaiono molti anche i coleòtteri della famiglia crisomèlidi, tutte specie al massimo di 10-12 millimetri di lunghezza ma dai colori vivacissimi e spesso metallizzati (Tav. 3). Ma anche in altri gruppi sistematici vi appaiono insetti antropòfili, ossia che "amano l'uomo" nel senso che con lui spesso convivono (anche se non vanno affatto d'accordo!). Nei vecchi insediamenti rurali, specialmente magazzini e autorimesse, soffitte aperte e capanni per attrezzi agricoli, si possono fare degli interessanti incontri su vari gruppi d'insetti qui insediati. Ad esempio, in ripari e caseggiati semiabbandonati gli imenòtteri della famiglia delle vespe la fanno da padroni. Appare frequente la presenza dei grossi nidi del "calabrone" (Vespa crabo), (fig. 49) o detta anche vespa rossa, un temibile assalitore in branco se inavvertitamente ci avventuriamo troppo vicino ai loro grossi nidi sociali ( di diametro fino a 50-60 centimetri), di solito pazientemente costruiti attaccati alle vecchie travature di legno. Così com'è comune imbattersi nei nidi ben più modesti delle vespe gialle (Polystes gallicus, rivedi fig. 16, e specie congeneri) sotto le grondaie e i cornicioni delle case, sotto coppi o nei paloni di sostegno a capanni e bassocomodi aperti. Non mancano, naturalmente, la vespa germanica (Vespula germanica) (rivedi fig. 17) e un grosso àpide che di solito ammassa miele nel nido costruito nell'incavo delle canne messe in opera: la silòcopa (Xilocopa violacea). (fig. 50). I vecchi edifici, inoltre, offrono asilo a molti altri gruppi di insetti, anche solamente come rifugio stagionale in inverno (svernamento) o in estate allorchè il clima diviene troppo caldo e l'ambiente arido (estivazione). Ossia, quando la stagione diviene avversa bisogna "fermarsi per sopravvivere", intelligentemente. E così capita, frugando negli angoli più scuri e impensati come rifugio, di incontrare grosse farfalle e piccoli coleòtteri, eteròtteri pentatòmidi e imenòtteri vari, dìtteri e neuròtteri. Insomma, come un grande condominio! E, d'altra parte, prendiamola se si può "con filosofia" e cerchiamo di metterci in testa che tutti questi esseri, che ci piaccia o no, se li hanno fatti è segno che ci devono essere... |
| Fig. 39 - il cerambìcide mimetico acantòdere (Acanthoderes clavipes). |
| Fig. 40 - il grosso e nero mòrimo rugoso (Morimus asper), un cerambìcide infeudato nei vecchi tronchi delle latifoglie. |
| Fig. 41 - il dorcatìpo (Dorcatypus tristis), un caratteristico cerambìcide che si sviluppa nelle radici delle piante erbacee. |
| Fig. 42 - la vistosissima vanessa ocellata (Inachis io). |
| Fig. 43 - la vanessa del cardo (Vanessa cardui). |
| Fig. 44 - la vanessa atalanta (Vanessa atalanta). |
| Fig. 45 - la mimetica sfinge del tiglio (Mimas tiliae). |
| Tav. 1 - la pavònia minore (Eudia pavonia): a) maschio; b) femmina; c) copula. |
| Fig. 45 bis - una farfalla dall'aspetto insolito: la sèsia a forma di ape (Sesia apif)rmis) in copula. |
| Fig. 46 - il gigantesco adulto della pavònia maggiore (Saturnia pyri). |
| Fig. 47 - la cetònia dorata (Cetonia aurata). |
| Fig. 48 - la grossa potòsia ramata (Potosia cuprea). |
| Tav. 2 - lo scarabèo-rinoceronte (Oryctes nasicornis): a) maschio; b) femmina; c) larva nel legno fradicio. |
| Fig. 49 - nido e adulti del temibile calabrone, o vespa rossa (Vespa crabro). |
| Fig. 50 - la silòcopa violacea (Xilocopa violacea). |
| Tav. 3 - coleòtteri della famiglia crisomèlidi: a) crisòmela del pioppo (Melasoma populi); b) crisòmela delle labiàte (Chrysolina americana); c) crisòmela a bande rosse (Chrysolina rossia); d) dorifora della patata (leptinotarsa 10-lineata); e) crisomèlide dei gigli (Lilioceris lilii); f) timàrca comune (Timarcha nicaeensis). |
Speleo GAM Mezzano (RA)