| Biodiversità alla scoperta degli insetti su e giù per la Vena del Gesso Romagnola di Ettore Contarini (Società Studi Naturalistici della Romagna), 2005 |
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ENTOMOLOGIA: IL
MONDO DEGLI INSETTI
NOTA. Benchè non corretto a livello linguistico italiano, mi permetto di inserire ugualmente qua e là degli accenti sulle parole più "tecniche" e ostiche allo scopo di favorire il lettore nella pronuncia corretta di certi termini poco noti, ma pur necessari, del testo. Dal greco antico "entomos", insetto, deriva la moderna scienza che si occupa dello studio di questo sterminato gruppo di invertebrati: oltre un milione di specie al mondo già conosciute e descritte, e centinaia ogni anno di nuove che vengono scoperte negli angoli più svariati della Terra. A sua volta, il termine insetto (insecta) deriva dal latino insectum, ossia suddiviso in segmenti (in, dentro, e secare, tagliare). Ma attenzione! Qui una precisazione non guasta: non tutti gli "animaletti" che vediamo correre qua e là sono insetti, come molta gente è portata a credere in base a conoscenze popolari molto approssimative e lacunose. Un invertebrato (ossia un essere non dotato di scheletro interno ma di un esoscheletro, cioè di una cuticola coriacea esterna che contiene il corpo molle) per appartenere alla categoria degli insetti deve mostrare particolari caratteristiche morfologiche, quindi di forma/struttura. Innanzitutto, deve possedere obbligatoriamente 3 paia di zampe; altrimenti si tratta non di un appartenente alla "classe" insetti ma ad altre classi: se mostra 4 paia di zampette è della classe aràcnidi' (ragni, opiliònidi, scorpioni, àcari, zecche, ecc.); se ne ha più di 4, generalmente tra le sei e le dodici paia, è un crostàceo (dai "porcellini" di terra, o isòpodi, ai crostacei "salterini", o anfipodi); se poi rivela decine di paia di arti per deambulare, allora siamo di fronte o alla classe chilòpodi (scolopendre, o "centogambe") o a quella dei diplòpodi, dalle zampine doppie e cortissime (i cosidetti "millepiedi"). Altra precisazione: si è parlato di "animaletti" riferendoci alle nostre aree geografiche; ma vi sono degli invertebrati anche grandi, come certi coleotteri o certe farfalle tropicali che raggiungono i 2030 centimetri, o addirittura giganteschi se andiamo a guardare nei crostacei marini, come alcune specie di aragoste. Ma questo è nulla al confronto con i calamari giganti di certe parti del mondo: ne hanno pescato fino a 7-8 metri di lunghezza! Eppure, non possedendo ossatura, sono quindi invertebrati! Ma dopo queste, pur necessarie, divagazioni torniamo ai nostri insetti che, allo stadio adulto, oltre a mostrare le canoniche tre paia di zampette, evidenziano altre caratteristiche morfologiche comuni ben precise: corpo suddiviso in 3 distinte parti (testa, torace e addome), anche se spesso tale struttura non appare subito evidente all'occhio poco esperto per la presenza sul dorso di organi di protezione che ricoprono il corpo. Poi, uno sviluppo che, almeno negli "ordini" più evoluti (a metamorfosi completa; come i coleotteri, le libèllule, gli imenòtteri, i dìtteri, le farfalle, ecc.), passa dopo l'uovo attraverso i "classici" tre stadi a tutti ben noti; ossia larva, crisalide e adulto. In questo sterminato mondo di forme, di colori, di comportamenti (soltanto le farfalle sono oltre 130 mila specie! 220 mila i coleotteri!), gli insetti come "classe" di invertebrati sono stati divisi in due grandi sottoclassi: gli atterigòti, sempre sprovvisti di ali, e gli pterigòti dotati di ali funzionali. A loro volta, questi due raggruppamenti vengono suddivisi in "ordini", una ventina dei quali sono presenti anche nelle nostre regioni europee. Poi via-via in tante "famiglie". Ben noti sono i fenomeni di psichismo negli insetti, con società anche estremamente complesse e regolate da straordinarie leggi naturali come negli "insetti sociali" (vedi le api, le formiche, le vespe, le termiti, ecc., tutti raggruppamenti dotati di "caste" e di regole sociali ferree). Ma questi esseri non finiscono mai di stupirci con i loro eccezionali fenomeni di gregarismo (a volte soltanto a livello larvale), di mutualismo, di simbiosi con altri invertebrati, di parassitismo e iperparassitismo, dove troviamo i parassiti dei parassiti, i parassitoidi, ecc.; un complesso e complicatissimo "ingranaggio" di rapporti che non può, insomma, non lasciarci sbalorditi se pensiamo che tutto è avvenuto per evoluzione dei comportamenti e per adattamento all'ambiente lungo milioni di anni. Tra gli "ordini" nostrani più diffusi e conosciuti possiamo citare innanzitutto i lepidòtteri, o farfalle, che non hanno certo bisogno di commenti per la loro vasta popolarità fin dai tempi più antichi; i coleòtteri, altro raggruppamento vastissimo, suddiviso in oltre cento famiglie, che va dagli scarabèi ai caràbidi, dai lampìridi (o lucciole) ai curculiònidi, dai cerambìcidi ai piccoli tarli del legno, dai tenebriònidi ai ditìscidi, dai crisomèlidi alle coccinelle, ecc., e tutti quelli in generale che vengono popolarescamente chiamati "bagherozzi"; poi i blattoidèi (con le notturne "blatte" in primo piano); gli ortòtteri (cavallette, locuste, grilli, ecc.); i dermàtteri (le "forbicine", o forficule, che si rinvengono anche nella frutta fessurata); gli eteròtteri, o rincòti (che raggruppano anche la moltitudine di specie volgarmente chiamate "cimici delle piante"); gli isòtteri (le micidiali termiti che distruggono i legnami; anche, purtroppo, all'interno delle abitazioni...); i tisanùri (i cosidetti "pesciolini d'argento", presenti anche nelle case e nei mobili, voracissimi); i dìtteri, altro enorme raggruppamento (che comprende le migliaia di specie di mosche, mosconi, moscerini, tafàni, tìpule, zanzare, ecc.). gli imenòtteri, un altro non meno grande ordine (vespe, api, bombi, formiche, ecc.); gli odonàti (le ben note libèllule dal volo perfetto); i mantoidèi (la "mantide religiosa" e specie affini); i fàsmidi (i cosidetti "insetti-stecco", per l'aspetto filiforme, spoglio ed estremamente mimetico sulle piante); i neuròtteri (formicaleoni, crisoperle, ecc.); gli omòtteri (cicale, cicadine, cicadelle, sputacchine, i "pidocchi" delle piante, ecc.); e altri raggruppamenti ancora, di minore importanza per la loro scarsa presenza nelle nostre regioni. Gli insetti, accettati o non graditi da molta gente, ammirati o detestati, comunque sia e nonostante la potenza della nostra chimica e dei nostri veleni, li troviamo dovunque. Un "mondo occulto di dominatori", li ha definiti azzeccatamente il grande entomologo Guido Grandi. Entrano anche copiosamente nelle nostre oggi "sterilizzate" abitazioni, che ci piaccia o no; in volo, come le mosche, le zanzare, i pappatàcci, gli psicòdidi, le falene; o strisciando attraverso le pur piccole fessure di porte e finestre, dai camini o dai tubi di scarichi vari, come certe "cimici" verdi delle piante, piccoli coleòtteri (caràbidi, stafilìnidi), tramite le provviste di frutta e verdura (le forbicine). Ma non entrano soltanto i piccoli ospiti occasionali, di passaggio, attirati dalla luce artificiale in estate o dalla ricerca di un riparo per svernare in inverno. Se abbassiamo un momento la guardia, e a volte non è sufficiente neanche la più scrupolosa attenzione, ci troviamo degli insediamenti stabili e perenni di insetti dentro la casa. Le fameliche larve dei "mosconi" blu o grigi della carne, alla prima disattenzione, ci distruggono i preziosi prosciutti e gli altri prodotti conservati del maiale, aiutati nell'opera di demolizione dai piccoli coleòtteri della famiglia dermèstidi. Piccolissime e spesso incontrollabili farfalle, le tarme, attaccano e a volte infestano disastrosamente con le loro larvette lana e pellame, pellicce e pergamene, con danni irreversibili. I già citati piatti e fragili "pesciolini d'argento" completano poi l'opera di sistematica distruzione domestica allargando il loro spettro alimentare a carta, cartone, vestiario, e quant'altro c'è in casa di materiale d'origine organica animale e vegetale. Ma non è finita: arrivano anche i tarli, termine molto generico che comprende vari gruppi di xilòfagi, ossia mangiatori di legno, ma che più comunemente si deve intendere quei piccoli coleòtteri della famiglia anòbidi le cui larve ci sforacchiano e ci minano perfino la stabilità della tavola dove mangiamo! Insomma, dagli insetti non ci si difende; nonostante i nostri sforzi chimici: erano, sono e saranno sempre "loro" i più forti!. Fortunatamente, le specie di insetti che in qualche modo risultano dannose all'uomo, alle sue colture agricole e ai suoi manufatti sono una piccolissima percentuale, forse tra sì e no il 3%. Tutte le altre specie appaiono innocue e comunque ininfluenti rispetto all'uomo e alle sue attività; o addirittura utili e sue alleate come nel caso delle entità predatrici o parassite di altri invertebrati a noi dannosi. Queste ultime precisazioni vanno sottolineate poiché la parola "insetto" all'orecchio di tante persone, anche di buona cultura generale, suona automaticamente come sinonimo di piccolo essere fastidioso, perlomeno, come mosche e zanzare. Se non addirittura simbolo di un esercito di piccoli mostri in qualche modo "sempre dannosi". Nel nostro caso delle specie trattate in questa sede, ad esempio, non ve n'è una che crei dei veri problemi: sono tutte "brave e buone"! Esse conducono la loro intensa vita meravigliosa nei boschetti e nei caldi praticelli della Vena, senza interferire assolutamente con noi. Anzi, spesso sarebbero "loro", gli insetti, ad avere tutti i diritti di lamentarsi poiché, nell'ambito di un ipotetico, ma non errato, "diritto biologico universale" degli esseri viventi, è l'uomo che alterando meccanicamente e chimicamente gli ambienti naturali sconvolge e distrugge ciecamente le popolazioni di molte specie. Anche per la bella Vena del Gesso, cosa dice l'uomo guardando con cupidigia i ridenti boschetti, i pendii fioriti, le rupi selenitiche luccicanti al sole? Datemi la ruspa e lo scavatore, la sega a motore e il trattore, che questo è mio, quello è mio, e quell'altro è mio... Ma davvero "solo lui" ha il diritto di mangiare e di sopravvivere agiatamente? |
Speleo GAM Mezzano (RA)