| Biodiversità alla scoperta degli insetti su e giù per la Vena del Gesso Romagnola di Ettore Contarini (Società Studi Naturalistici della Romagna), 2005 |
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INTRODUZIONE
Scrivere della Vena del Gesso romagnola è per me sempre una emozione notevole, sebbene io ne abbia scritto e parlato in tante altre occasioni, perché di fronte a questo "monumento naturale" di importanza ben oltre i confini regionali si resta affascinati da come la Natura si sia evoluta localmente in tanta bellezza. Tutte le persone sensibili, e i naturalisti in primo piano, concordano perfettamente su questo. Ma politici, pubblici amministratori e categorie economiche, dopo trent'anni di sterili diatribe, non si rendono ancora conto di quale valore ambientale abbiano sottomano e tentano solamente la carta della "valorizzazione" in senso di costruire, come nel caso di altri pseudo-parchi, degli squallidi luna-park a totale danno della zona messa sotto protezione... Allorchè si parla di "bellezza", parola sacra a tutte le antiche civiltà ma canonizzata specialmente dalla filosofia e dall'arte greca, si deve chiaramente intendere quindi una pluralità di aspetti piacevoli, esterni ed interni, che riguardano l'intero soggetto in esame. E così è, ringraziando Madre Natura, per la nostra bella Vena del Gesso, bella fuori e bella dentro, dalle gàride assolate disseminate di rari fiori alle sue viscere corrose da spettacolari fenomeni carsici. Chiunque vi pone piede, con lo spirito adatto e un minimo di umiltà, non può non stupirsi per ciò che si ritrova ad osservare. Per un naturalista poi, animato da precisi e specifici interessi, questo territorio è un paradiso! Questo vale per il geologo, che valutando i "pacchi" di grossi strati gessosi vi descrive addosso una storia meravigliosa di bacini sottocostieri dell'antico mare Adriatico messiniano da cui sono poi emersi gli attuali contrafforti selenìtici. Di seguito, anche il paleontologo, che va a "ficcanasare" specialmente negli interstrati argillosi tra strato e strato, rimane ammirato dai tanti resti fossili di animali che milioni di anni fa popolavano quel paleoambiente: vi affiorano mammiferi e pesci che si sono persi per strada nel lungo e lento cammino dell'evoluzione, a volte addirittura con specie non ancora note alla Scienza! Ma anche il botanico osserva attentamente tuttintorno e ringrazia della copiosità di piante interessanti che si ritrova ad elencare sul suo taccuino da escursione. E la sua gioia tocca il massimo livello di fronte ad apici di interesse floristico e biogeografico come la falcetta di Persia, in tutta l'Europa occidentale presente soltanto in poche limitatissime colonie su Monte Mauro di Riolo Terme! Non parliamo poi degli zoologi e degli ornitologi in particolare i quali possono godere di emozioni eccezionali come vedere di notte volare l'ombra silenziosa del gufo reale, un`aquila notturna" di due metri di apertura alare. Ma per chi non ama la notte all'aperto, la Vena offre una notte perpetua nelle sue duecento e passa cavità naturali, alcune che si sviluppano per oltre mezzo chilometro nel cuore della montagna, passando da angusti cunicoli a grandi "sale" e pozzi verticali, regno dei pipistrelli. Come può, a questo punto, anche l'entomologo, curioso indagatore di tutti quei piccoli invertebrati che brulicano al suolo, sotto pietre, sulle erbe, sotto le cortecce morte di vecchi alberi, in volo nell'aria tiepida del tramonto, non trovare anch'egli un vastissimo mondo da studiare? Infatti così è. E tutti questi insoliti fruitori culturali della Vena, i naturalisti, sono poi accomunati nella loro passione dal lato paesaggistico del territorio. Sebbene non si tratti di un aspetto strettamente scientifico ma estetico prevalentemente, l'impatto visivo della geomorfologia dei Gessi non appare secondario alle altre discipline per ciò che infonde sentimentalmente nel cuore. E l'uomo non vive, e non deve vivere, di sola e fredda Scienza ma lasciarsi coinvolgere dagli ambienti naturali anche con i sensi e con il cuore. Solo così si può definire un naturalista "completo" e di qui si scatenano appassionate battaglie contro l'ignoranza e la speculazione che devastano anche i territori più preziosi. Osservando la nostra bella Vena dal versante sud, si può infatti godere di aspetti rocciosi a falesia strapiombante che non si rinvengono altrove in tutto l'Appennino tosco-romagnolo. I dirupi della lunga bastionata, tra l'altro, appaiono caratteristicamente segnati dai tagli obliqui paralleli dei sottili interstrati argillosi che dividono strato da strato gessoso. E qui si inseriscono lunghe teorie di arbusti mediterranei, dallo scuro leccio al terebinto, dalla fillirea allo scotano. Una "costruzione" meravigliosa da ammirare e proteggere. Non vi ho ancora convinto? Beh, andatelo a vedere questo posto! Ma piano-piano, in punta di piedi, possibilmente senza la motocicletta da cross, e con quello spirito di avvicinamento quasi religioso verso i monumenti della Natura che si addice, o almeno così si dovrebbe, a dei cittadini del terzo millennio d.C... |
Speleo GAM Mezzano (RA)