| Biodiversità alla scoperta degli insetti su e giù per la Vena del Gesso Romagnola di Ettore Contarini (Società Studi Naturalistici della Romagna), 2005 |
|
CHE COS'E' LA "VENA DEL GESSO"
Già il termine "vena", di zangheriana memoria, ci porta subito ad immaginare un lungo cordone, un affioramento filamentoso che si snoda ondulato attraverso un territorio. Come, in piccolo, quei sassi che mostrano una vena di colore diverso che li percorre traversalmente, tagliandoli in due settori. Anche sulle colline romagnole centro-settentrionali un sottile cordone rilevato sul territorio circostante, che taglia nettamente le valli in modo trasversale (da NO a SE), forma una lunga bastionata inconfondibile per il suo aspetto caratteristico. Con uno sviluppo di circa 18 chilometri, e una larghezza massima di meno di uno, questa "vena" unisce Brisighella (località Monticino) alle colline di Imola (località Gesso, a ovest di Borgo Tossignano). E' interamente formata da gesso di aspetto molto vario, dalla roccia amorfa a cristallizzazioni di svariati tipi; ma si tratta sempre di sali di antico deposito marino, e più precisamente di solfato di calcio; quindi, una roccia acida ( con affioramenti anche di zolfo), a differenza dell'intero nostro Appennino che, nonostante si tratti sempre di rocce sedimentarie formate per deposito marino, è dominato dal carbonato di calcio sia a monte che a valle della Vena stessa. Ma com'è nata questa struttura rocciosa così diversa dal resto delle nostre montagne? La sua storia inizia alcuni milioni di anni fa (allincirca 6,5-5,5), proprio qui sul posto dove attualmente sorgono le colline centro-settentrionali della Romagna. A quei tempi il mare Adriatico, che ricopriva l'intera nostra pianura, si stemperava in grandi lagune sottocostiere, fortemente salmastre, dove la forte evaporazione faceva depositare sul fondo, con fasi alterne (ecco perché gli attuali strati gessosi sono distinti l'uno dall'altro), i già citati sali acidi di calcio (solfati). Un fenomeno, questo, sfruttato da millenni anche dall'uomo con i bacini artificiali per la produzione del sale da cucina facendo evaporare l'acqua del mare. Tant'è che questi depositi emersi oggi rocciosi, come il gesso, vengono scientificamente denominati proprio "evaporiti". Il momento di tali formazioni sedimentarie viene riferito al tardo Miocène, in un periodo denominato Messiniano. Se consideriamo la storia della terra si tratta di un tempo geologicamente molto recente; appena, come già s'è detto, alcuni milioni di anni or sono. In quel periodo le grandi lagune e paludi salse dovevano essere molto diffuse in tutto il Mediterraneo per via delle acque marine spesso in forte ritiro. La causa dei vasti prosciugamenti fu verosimilmente dovuta ad alterne vicende dello stretto di Gibilterra (la "porta" di Gibilterra) che, bloccata in certi periodi da sollevamenti orogenetici del ponte roccioso ispano-marocchino, isolò dalle acque dell'Atlantico il nostro grande bacino che venne così a trovarsi, per evaporazione, in crisi idrica in molte sue parti periferiche ad acque poco profonde. Poi, lentamente, lentamente, questi depositi evaporitici cominciarono ad innalzarsi, ad uscire dalle acque. Anche la nostra Vena subì questo processo di sollevamento (orogènesi). Immaginiamola, poeticamente, ancora grondante di acqua salmastra e incrostata di fitte alghe lagunari, ma spopolata totalmente di vita terrestre. Poi una lenta colonizzazione, a ondate, di piante e animali, fino ai giorni d'oggi. E il risultato straordinario ed avvincente di questa antica storia di una striscia del nostro territorio è sotto gli occhi di tutti: basta saperla guardare e "leggerla". La Romagna è stata ampiamente favorita da tali fenomeni geologici tanto da essere "responsabile" anche amministrativamente di fronte al mondo di una delle più belle emergenze gessose di tutta l'Europa. Al di là delle intense vicende pleistocèniche delle ultime glaciazioni, e relativi periodi interglaciali, dove con alterne sorti scendevano da noi piante e animali boreali spinti dal "grande gelo" o risalivano dall'Africa palme ed elefanti (vedi reperti locali presso il Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza), ora della Vena del Gesso romagnola disponiamo di un complesso mosaico di informazioni fossili ed attuali sul suo popolamento biotico da proporne un vero ed eccezionale "museo all'aperto". Al tutto poi si deve naturalmente aggiungere la grande importanza dei locali fenomeni carsici che hanno fatto di questa bastionata rocciosa una grande "gruviera". La vocazione carsica del territorio è dovuta alla composizione chimico-mineralogica di queste rocce evaporìtiche che sono formate, come già s'è detto, prevalentemente da solfato di calcio. Questi solfati si fanno facilmente corrodere dalle acque meteoriche di scorrimento dando così origine a interessanti fenomeni morfologici come i "grandi imbuti" dove scompaiono le acque stesse di superficie, le doline; poi gli inghiottitoi, i torrenti sotterranei, quindi le relative risorgenti più a valle. Ma prima di ogni altra cosa questo grande patrimonio, e ancora una volta lo si sottolinea, va seriamente protetto (e non soltanto con una sofferta perimetrazione da parte di un eventuale parco naturale regionale a scatola vuota!). |
Speleo GAM Mezzano (RA)