| Biodiversità alla scoperta degli insetti su e giù per la Vena del Gesso Romagnola di Ettore Contarini (Società Studi Naturalistici della Romagna), 2005 |
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d) prati e pascoli.
Si tratta di ambienti aperti erbosi cosidetti "secondari", ossia non naturali ma dovuti all'opera secolare dell'uomo che, con il disboscamento prima e con la successiva cura continua dopo, ne ha ottenuto degli spazi soleggiati per uso fienagione o pascolo. Spazi dalle caratteristiche comunque proprie e distinte dagli altri habitat confinanti. Al suolo, in prati a vegetazione mesòfila (quindi non troppo asciutti né troppo umidi), vivono due grossi càrabi, predatori a costumi di vita notturni, come tutte le specie di questo gruppo di caràbidi, di altri invertebrati vari: il càrabo coriàceo (Procrustes coriaceus), (fig. 26) di lunghezza 4/4,5 centimetri, grigio, dal corpo difeso da una corazza chitinosa durissima, e il càrabo violaceo (Megodontus violaceus sottospecie picenus), (fig. 27) leggermente più piccolo e di colore nerastro a riflessi blu-violacei. Se non troppo disturbati dal pascolo eccessivo che ne deteriora molto la cotica erbosa, ma oggi questo risulta un problema che sulle colline romagnole non esiste più per l'abbandono diffuso dell'allevamento del bestiame, gli spazi erbosi più o meno vasti ma sempre ben soleggiati divengono posti di intensa vita per moltissimi insetti eliòfili. Tra questi piccoli esseri che "amano il sole", soprattutto se facciamo una visita a questi luoghi in una bella giornata di primavera, notiamo in volo alcuni caratteristici ed inconfondibili lepidòtteri diurni. Tra queste vistose specie di farfalle primeggiano la bellissima auròra (Anthocharis cardamines), (fig. 28) dai maschi con le ali anteriori adorne di una brillante macchia apicale color arancione, o la ausònia (Euchloe crameri), un'altra entità sempre della famiglia pièridi ma dai colori più modesti, bianchi e grigi, che frequenta velocemente i prati più asciutti e rocciosi. 0 ancora, sempre della stessa famiglia, le belle còlia color giallo e nero, o arancio e nero (rispettivamente Colia australis, = C. alfacariensis, e Colias crocea). Oltre alle varie altre specie di pièridi bianche a macchie nere, le cosidette "cavolaie" (Pieris brassicae, P rapae, P napi, P mannii, Pontia daplidice). Ogni tanto si mescolano in volo con le pièridi i grossi papiliònidi, come il macaòne (Papilio machaon), (fig. 29) il podalìrio (Iphiclides podalirius) (30) e la zerìnzia (Zerynthia polixena, = Zerynthia hypsipyle). (fig. 31). Un'altra grande famiglia di lepidòtteri diurni appare ben rappresentata nei prati e pascoli erbosi della Vena del Gesso, specialmente negli spazi più caldi riparati dal vento: i licènidi. Già viste queste farfalle con alcune specie particolari legate ai cespuglieti aridi, in un precedente capitoletto, ora nei luoghi erbosi questo gruppo di ottimi volatori risulta diffusissimo, con almeno una decina di specie presenti. Quasi tutte mostrano un'apertura alare di 2-3 centimetri e quasi sempre con i maschi ad ali azzurre e le femmine ad ali marrone, salvo pochi casi di "licène rosse". Tra questi "ricami viventi" emergono per bellezza la bellàrgo (Lysandra bellargus, = Polyommatus bellargus), la ìcaro (Polyommatus icarus), (fig. 32) la cìllaro (Glaucopsyche alexis), la ìdas (Lyceides abetonica), la piccola àrgo (Plebejus argus), la bàton (Pseudophilotes baton), la arìcia (Aricia agestis), ecc. Inoltre, anche due delle citate "licène rosse" allietano l'occhio con i loro leggeri voli aggraziati. Una, di più modesto valore faunistico, è la flèas (Lycaena phlaeas) e l'altra, rara e localizzata in tutta l'Italia centro-settentrionale (poche colonie!) è la tersamònia minore (Lycaena thersamon, = Thersamonia thersamon), insediata nei praticelli effimeri e molto aridi. Ma nella famiglia licènidi vi appaiono anche dei casi straordinari di bioecologia come nel caso del genere maculìnea. La àrion, ad esempio, una grossa licèna ad ali azzurre spruzzate a ventaglio di nero (Maculinea arion), non rara anche nei praticelli erbosi della Vena, ha i bruchi che vivono nelle tane delle formiche. E qui si sviluppano fino a divenire farfalle adulte! Ma vi immaginate cosa significa vivere sotto terra nei formicai, nella massa di esemplari di questi imenòtteri sospettosi, aggressivi, intolleranti a qualsiasi intruso anche molto più grosso di loro? Ebbene, qui si è instaurata un'antica simbiosi che appare un fenomeno eccezionale considerato il "caratteraccio" delle formiche. Molti sono anche i lepidòtteri notturni praticoli, legati come sviluppo alle cento erbe dei prati, come molti nottùidi o come la bella e fulva lemònia del taràssaco (Lemonia taraxaci). Tra i citati nottùidi emerge una specie di valore, presente in Romagna in una sola ristretta colonia sotto M. Mauro: la gortìna di Puengeler (Gorthyna puengeleri) che vive sulle ombrellifere. (fig. 33). Mentre per la famiglia sfingidi, una grossa specie (4-5 centimetri di apertura alare) e molto rara poiché nota di poche località in Romagna, è la bella prosèrpina (Proserpinus proserpina), i cui bruchi vivono a spese di erbacee come enàgra e salcerella. (fig. 34). Se vi sono animali al pascolo come cavalli, pecore, vacche, ecc., i prati-pascolo divengono una miniera biologica anche per la coleotterofauna copròfoga, ossia quella che si alimenta delle deiezioni animali: i cosidetti scarabèi (senso lato) stercorari. Qui, specialmente di piccola taglia (sotto al centimetro di lunghezza), possiamo annoverare decine di specie, tra le quali anche elementi di elevato valore faunistico. Molti sono i rappresentanti della famiglia ontofàgidi, piccoletti, di forma tozza, dai colori scuri sul marrone (genere Onthophagus senso lato); molti anche quelli della famiglia afòdidi, di colori più variati fino al rosso acceso o al giallo (genere Aphodius s.l.). Alcuni scarabèidi della vecchia sistematica, oggi staccati nella famiglia geotrùpidi, annoverano le locali specie più grosse, fino a due centimetri di lunghezza. Tra queste, è frequente il geotrùpe a ventre verde (Sericotrupes, =Geotrupes, niger), e il geotrùpe viola (Geotrupes spiniger). Mentre tra gli scaraboidèa appartenenti a famiglie varie sono da segnalare alcune specie di valore biogeografico, perché a distribuzione mediterranea, come il sisìfo (Sisyphus schaeferi), raro e localizzato, e l'ancor più raro oniticèllo meridionale (Euoniticellus pallipes). Più comuni, ma oggi in drastica diminuzione per la scarsità di "cibo" nei pascoli, appaiono altri scaraboidèi un tempo diffusi come lo scarabeo-bisonte (Bubas bison) (fig. 35) e specie affini. Nell'ambito delle entità non stercorarie di scaraboidèi, ma rizòfaghe nella cotica erbosa, va citata l'òplia di Fiori (Hoplia fiorii), (fig. 36) più diffusa però nel medio Appennino. Altre meraviglie ci vengono dagli ortòtteri dei prati. Ad esempio, c'è una cavalletta di 3-4 centimetri di lunghezza della famiglia ensìferi, di un verde smeraldino intenso che, se non si muove, è quasi impossibile notarla sulle erbe dove sta immobile: la tettigònia verdissima (Tettigonia vividissima), (fig. 37) uno straordinario esmpio di mimetismo nell'ambiente. Negli stessi spazi erbosi aperti le fanno compagnia decine di altre specie di ortòtteri "salterini", fitòfagi, spesso di piccola taglia (2-3 centimetri). Mentre sul suolo, specialmente nei prati ad erba corta, il grillo "canterino" (Gryllus campestris) scava le sue oblique gallerie nel terreno compatto ...e a maggio, sulla porta di casa, canta alla luna! |
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Fig. 26 - il grosso càrabo coriaceo (Procruster coriaceus). |
| Fig. 27 - il càrabo violaceo (Megodontus violaceus picenus). |
| Fig. 28 - maschio di aurora (Anthocharis cardamines). |
| Fig. 29 - il vistoso macaòne (Papilio machaon): a) adulto; b) larva. |
| Fig. 30 - lo zebrato podalìrio (Iphiclides podalirius). |
| Fig. 31 - un ricamo volante: la zerìnzia (Zerynthia polixena). |
| Fig. 32 - a) maschio e femmina di ìcaro (Polyommatus icarus) in copula; b) un maschio ad ali distese. |
| Fig. 33 -la gortìna di Puengeler (Gorthy na puengeleri), un nottùide presente in Romagna soltanto su M. Mauro. |
| Fig. 34 - la proserpina (Proserpinus proserpina), un raro sfingide presente in poche stazioni romagnole. |
| Fig. 35 - lo scarabèo-bisonte (Bubas bison). |
| Fig. 36 - I'òplia di Fiori (Hoplia fiorii). |
| Fig. 37 - la mimetica cavalletta tettigònia verdissima (Tettigonia viridissima). |
Speleo GAM Mezzano (RA)