Natura e montagna n. 3 settembre 1984
    

Un ambiente ad elevata naturalità

La gola del Rio Basino nei Gessi romagnoli

   

Sandro Bassi

  

Nell'Appennino romagnolo non esistono vere e proprie gole, dato che il substrato geologico, costituito da arenarie, marne, argille, rocce friabili e poco compatte, ha impedito (tranne alcune eccezioni) un'escavazione fluviale di questo tipo.

Questo substrato ha anzi condizionato prepotentemente la morfologia del rilievo, che si presenta ovunque modellato in forme dolci e ondulate, mai aspre o dirupate.

Fa eccezione la Vena del Gesso, un baluardo roccioso che si estende per 16 km di lunghezza dalla valle del Lamone (a Sud-Est) a quella del Sillaro (a Nord-Ovest) con direzione parallela alla Via Emilia. Qui la roccia gessosa ha originato una morfologia tormentata che si distacca nettamente dal paesaggio quasi monotono delle colline circostanti (marnoso-arenacee e calanchi verso la pianura).

Questa catena gessosa presenta nel versante N-E declivi a pendenza moderata che digradano dolcemente verso la pianura.

Essi, sia per la favorevole esposizione, sia, per lo spessore del suolo che vi si è potuto formare, sono ricoperti da boschi mesofili (orno-ostrieti e querco-ostrieti) che si alternano talvolta a coltivi o a prati. Il versante S-O è invece costituito da falesie, sempre ad elevata pendenza, talora verticali, dove gli strati di gesso (da 14 a 16 dove la serie stratigrafica è completa) sono rimasti scoperti e solo una modesta, ma interessantissima vegetazione termofila e xerofila si è insediata soprattutto sulle cenge orizzontali, tra uno strato e l'altro.

La Vena, nonostante la sua relativa vicinanza a centri densamente popolati (basti dire che dista una quindicina di km dalla Via Emilia) presenta ambienti ancora integri, assolutamente unici, che si sono conservati per la loro difficile accessibilità.

Uno di questi è la Gola del Rio Basino, situata tra M. Mauro (515 m), massima elevazione della Vena, e M. della Volpe (497m).


II ripido versante S di Monte della Volpe, visto dalla Sella di Cà Faggia, sotto cui si sviluppa il complesso carsico Rio Stella - Rio Basino. Evidenti le macchie scure dei lecci sulla rupe gessosa.   

   
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E’ rivolta esattamente a Nord, infatti il termine «Basino» deriva dal dialettale «basè» = bacìo, esposto a Nord. Anche se in dimensioni ridotte, il suo aspetto è quello di una vera e propria gola. È percorsa da un torrente che «nasce» da una gotta risorgente che attraversa da una parte all'altra la Vena del Gesso. Solo nel 1964 con le esplorazioni del Gruppo Speleologico Faentino si potè accertare che le acque del Rio Basino erano le stesse che, inghiottite a monte della Vena in una grande valle chiusa detta del Rio Stella, ne risorgevano a valle dopo un percorso ipogeo di quasi 1,5 km. E’ interessante notare che il termine «Rio Stella» è una traduzione errata del dialettale «Rè d's tèra» « Rio di Sottoterra. Il torrente tornato alla luce alla base della Vena, prima di raggiungere le argille, ha continuato la sua erosione nelle ultime propaggini del gesso, formando una selvaggia gola, con tratti semisotterranei, nel cui fondo non batte mai il sole. Perciò lungo il greto del torrente e nei recessi più impervi è rimasta una flora di clima freddo-umido. Al contrario sulle pareti esposte al sole e sui versanti al riparo dei venti freddi sì è insediata una flora di tipo mediterraneo, dove le specie più rappresentative sono il leccio (Quercus ilex) e il terebinto (Pistacia therebinthus).

Durante una discesa nella gola per entrare in grotta scoprimmo qualche anno fa alcuni individui di borsolo (Staphylea pinnata), alberello di clima freddo-umido, molto raro nella regione e che normalmente si trova ad altitudini ben maggiori (questa stazione si trova a 170 m s.l.m.).

Specie sporadica nelle cerrete o nelle faggete, il borsolo è caratteristico per i frutti rigonfi a vescica, verdastri, che maturano a luglio.

Questo popolamento è costituito da una ventina di esemplari mescolati a sambuco (Sambucus nigra) e carpino nero (Ostrya carpinifoglia) tutti raggruppati in 2 canaloni molto ripidi dove evidentemente hanno trovato condizioni microclimatiche ideali per le loro esigenze: esposizione a Nord, ombra totale e notevole umidità. 

La stazione è ubicata a brevissima distanza dalla grotta risorgente, e questo potrebbe essere il fattore determinante della sua presenza in relazione alle sue esigenze di umidità. Attorno all'ingresso e lungo il fondo della gola si ritrova poi la bellissima lingua cervina (Scolopendrium vulgare), anch'essa, come il borsolo, protetta dalla legge regionale n. 2 (24-1-'77). La valle del Basino si trova al centro della zona più selvaggia e incontaminata della Vena del Gesso, purtroppo minacciata da varie parti nonostante le sue peculiarità. E’ noto che la vicina zona di M. Mauro rappresenta l'unica stazione italiana (come segnalato su questa Rivista: Corbetta et al., 1981; Rossi, 1981) della felce Cheilantes persica, specie rarissima in tutto il mondo, relitto dei Terziario. Al M. della Volpe esisteva l'unica stazione del versante adriatico di Scolopendrium hemionitis, «la più mediterranea di tutte le felci», oggi distrutta dalle discariche della Cava ANIC.

A questo vorremmo aggiungere un'altra segnalazione di carattere faunistico. Nella zona è sicuramente presente l'istrice (Hystrix cristata) come testimoniano gli aculei più volte trovati.

L'istrice in Romagna è stato segnalato con certezza solo 2 volte (ZANGHERI, 1946; SILVESTRI, 1971). Altre notizie di catture o di rinvenimenti di aculei non sono mai state appurate concretamente e comunque la sua eventuale presenza fino ad oggi era stata considerata accidentale, ritenendo si trattasse per i casi segnalati di individui nomadi provenienti dalla vicina Toscana. Riteniamo però che in questo caso non si tratti di un individuo isolato o disperso perché gli aculei sono stati trovati 3 volte nell'arco di un anno, e questo ci fa supporre una sua presenza stabile.

Questa zona per la varietà di situazioni ambientali che presenta e per l'unicità dei fenomeni geomorfologici, carsici, floristici e faunistici dovrebbe poter godere di una protezione seria e totale, invece è stata oggetto fino a poco tempo fa di illegalità, come l'inquinamento delle acque sotterranee causato da ripetuti scarichi di liquami, da noi rilevato e denunciato più volte. Questo va ad aggiungersi ai disboscamenti illegali, alle deviazioni di corsi d'acqua, agli abusi delle cave. Questi sono i presupposti con cui inizia la vita del costituendo Parco Regionale della Vena del Gesso, invocato più volte e da più parti, contestato, infine promesso, ma comunque calpestato e tartassato già da anni.

Ora, al di là di tutte le polemiche che ci sono e che continueranno ad esserci circa la costituzione del Parco, dobbiamo purtroppo constatare la mancanza di chiarezza e talvolta la demagogia e l'ipocrisia da parte delle amministrazioni locali e soprattutto delle forze politiche. 

NOTA

Le informazioni sulla presenza dell'istrice mi sono state date da Ivano e Patrizia Fabbri, che desidero ringraziare vivamente. 

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

BENTINI L., BENTIVOGLIO A., VEGGIANI A., 1965: II complesso carsico Inghiottitoio del Rio Stella (E.R. 385) - Grotta Sorgente del Rio Basino (E.R. 372). Atti VI Conv. Spel. Italia Centro Meridionale, Firenze 1964; 94-109.

CORBETTA F., ZANOTTI CENSONI A. L., 1981: La riscoperta di Cheilantes persica sulla Vena del  Gesso, a Monte Mauro (Preappennino faentino). Natura e Montagna, a. XXVIII, n. 1: 83-88.

ROSSI G., 1981: Dove ho ritrovato Cheilanthes persica. Natura e Montagna, a. XXVIII, n. 1: 89-92.

SILVESTRINI A., 1972: Osservazioni di Zoologia Romagnola. Camera di Commercio. Forti.

ZANGHERI P., 1959: Romagna fitogeografica. 4, Flora e Vegetazione della fascia gessoso-calcarea del basso Appennino romagnolo.   

L'Autore: Sandro Bassi - Gruppo Speleologico Faentino, c/o Museo Civico di Scienze Naturali, Via Medaglie d'Oro 51, 48018 Faenza (RA). 

  

Speleo GAM Mezzano (RA)