 |
Immagine di
pag.4 - Cheilanthes persica, autentica gemma vivente della flora
della vena del Gesso. Questa stranissima felce costituisce un relitto
della calda età terziaria ed ha attualmente sui gessi fra Senio e
Sintria, culminanti con Monte Mauro, le sue uniche stazioni italiane.
|
|
 |
Immagine di
pag.6 -
Alta Val Sintria nei pressi di
Fontanamoneta: ambienti
aperti (ex coltivi ed ex pascoli) in via di ricoprimento da parte della
vegetazione pioniera, soprattutto a ginepro comune.
|
|
 |
Immagine di
pag.7 -
Bassa Val Sintria, nei pressi di
Villa Vezzano. Argille plioceniche con i caratteristici calanchi.
Per quanto contigua ai gessi e con loro spesso confusa, la fascia
dei calanchi è completamente diversa per caratteri geologici,
morfologici, floristici e paesaggistici. |
|
 |
Immagine di
pag.8 -
Bassa Val Sintria, nei pressi di
Villa Vezzano Sul calanco vero e proprio la copertura vegetale è
quantitativamente molto modesta. Tuttavia compaiono raffinati
adattamenti all'aridità e alla presenza di sali nel suolo. Vi si
trovano anche specie rare, come in questo caso, dove, poco sotto
la cresta nuda, vegetano graminacee di ambiente continentale ed
una composita endemica delle argille tosco-emilano-romagnole:
Artemisia cretacea. |
|
 |
Immagine di
pag.8 -
Una panoramica sulla bassa e media
val Sintria: tutte le dorsali che si susseguono, come le quinte di
un palcoscenico, sono costituite dalle formazioni argillose
"tenere" della bassa collina; fa eccezione quella di
sfondo con il suo profilo frastagliato che denuncia anche in
lontananza la presenza di una roccia più "dura ": è la
Vena del Gesso. |
|
 |
Immagine di
pag.9 -
Monte Mauro visto da est (poco
sopra Castelnuovo di Brisighella). Evidenti, in esposizione sud,
le caratteristiche «falesie» rocciose con copertura vegetale
scarsa e discontinua di tipo mediterraneo. All'opposto, nei
versanti nord, si intravvedono boschi di latifoglie. |
|
 |
Immagine di
pag.10 -
Dalla dorsale sopra Ca' Monti, una
veduta della Vena del Gesso verso ovest (l'ultimo rilievo di
sfondo è Monte della Volpe, oltre la valle cieca del Rio Stella).
In primo piano un leccio, ben riconoscibile in quanto sempreverde.
Qualche altro leccio punteggia le falesie, per il resto circondate
da boschi di roverella. |
|
 |
Immagine di
pag.12 -
Monte Mauro: Cespugli di leccio
abbarbicati sulla parete gessosa. |
|
 |
Immagine di
pag.13 - Gli inconfondibili frutti rosso corallo del terebinto
(Pistacia terebinthus).
|
|
 |
Immagine di
pag.13 -
Monte Mauro, versante sud. In primo
piano un cespuglio di terebinto (Pistacia
terebinthus), in abito primaverile, con le caratteristiche
foglie nuove color rossiccio. In
Emilia Romagna questa specie è presente solo sulla Vena del Gesso
e sui calcari della val Marecchia. |
|
 |
Immagine di
pag.14 - La prima figura di Cheilanthes persica, pubblicata
da BERTOLONI nel 1857 ed eseguita su esemplari raccolti da Giacomo
Tassinari "presso Monte Mauro" in quella che allora, e
per lungo tempo, rimase l'unica stazione italiana conosciuta per
la specie. Si noti il nome Acrostichum microphillum ("dalle
piccole foglie ") che Bertoloni attribuì alla pianta
ritenendo fosse una specie nuova per la scienza.
|
|
 |
Immagine di
pag.15 -
Una foto d'epoca, di Pietro
Zangheri: è l'ingresso della Tana del Re Tiberio, luogo
"mitico ", oltre che per i pionieri romagnoli
dell'archeologia e della speleologia, anche per i botanici che, in
passato, lo perlustrarono più e più volte per «erborizzare».
Ritenuta, quasi certamente per errore, stazione di Cheilanthes
persica, ospitava invece altre piante rare, tra cui Scolopendrium
hemionitis, oggi estinta e di cui Zangheri fotografò gli
ultimi esemplari (da ZANGHERI, 1964 a). |
|
 |
Immagine di
pag.16 - L'areale di Cheilanthes persica (da ZANGHERI,
1964 a). In realtà esso si estende molto di più verso est,
arrivando fino all'Himalaia e al Kashmir indiano, ma soprattutto,
rispetto a questa situazione, è da sottolineare la scomparsa - o
comunque la non riconferma, forse perché la segnalazione errata -
della stazione citata da Kuhn per l'Algeria, per cui quella di
Monte Mauro rappresenta oggi la stazione più occidentale della
specie sull'intero areale e molto disgiunta da esso.
|
|
 |
Immagine di
pag.17 - Scolopendrium hemionitis, oggi Phyllitis
sagittata. Campione d'erbario dell'Università di Bologna (da
BONAFEDE et al., 2001), raccolto, come recita il
cartellino, nel settembre 1879 da Pasquale Baccarini «nella
grotta di Tiberio a M. Maggiore». Purtroppo la raccolta da parte
dei botanici storici, effettuata a scopo di studio ma anche di
mero collezionismo, in un caso estremamente localizzato e fragile
come questo (stazione unica per l'Emilia Romagna e per l'intero
versante adriatico della penisola) ha contribuito alla scomparsa
della stazione stessa, oggi comunque anche alterata nei vuoi
parametri ecologici. Tutti i campioni in erbari regionali (tre
quelli controllati da BONAFEDE et al., ma ne esistono
sicuramente anche in altri) e molti di quelli europei, completi di
apparato radicale, provengono da quest'unica località.
|
|
 |
Immagine di
pag.18 -
Vena del Gesso, versante nord. Una
dolina profonda e incassata, con numerosi affioramenti rocciosi.
In ambienti di questo genere l'ombreggiamento, l'inversione
termica e la presenza di grotte tendono a far sì che si crei un
microclima fresco e molto umido, che favorisce la presenza di
specie microterme. |
|
 |
Immagine di
pag.19 - Vena del Gesso, versante nord. Un ingresso di
grotta all'interno di un bosco misto di querce e carpini. Come
nell'immagine precedente, si tratta di un ambiente
particolarissimo per via di condizioni microclimatiche
fresco-umide, ben denunciate dalle specie del sottobosco. In
particolare questo è l'habitat di Staphilea pinnata, Sanicula
europaea, Lamiastrum galeobdolon, Galanthus nivalis, Phyllitis
scolopendrium, Mercurialis perennis. |
|
 |
Immagine di
pag.20 - Monte Mauro, versante sud. All'ombra leggera di una
roverella vegeta una sorta di "giardino roccioso ",
composto di «erbe grasse» del genere Sedum; qui si
riconosce Sedum album, detto, come tutti i Sedum, «borraccina»
(il nome è chiaramente riferito all'aspetto delle foglie, atte ad
immagazzinare acqua).
|
|
 |
Immagine di
pag.21 - Particolare della foto precedente. Al centro del
tappeto di Sedum album un esemplare, in fioritura, di
viperina elvetica (Onosma helveticum), significativa
abitatrice di pendii xerotermici (a microclima caldo e arido).
|
|
 |
Immagine di
pag.22 -
Parco Carné, in una rupe
gessosa del versante nord. Acero minore (Acer
monspessulanum), specie
mediterranea, rara in tutta l''Emilia Romagna. |
|
 |
Immagine di
pag.23 - La stranissima stazione di Typha minima sui
gessi fra Rontana e Castelnuoro; si tratta di uno stagno creatosi
su argille alla base di una pendice franosa.
|
|
 |
Immagine di
pag.23 - Polysticum Ionchitis. Felce assai rara in tutto il
territorio regionale, normalmente reperibile in ambienti montani o
alto-montani. Sulla vena del Gesso è localizzata in due soli
siti, presso ingressi di grotte.
|
|
 |
Immagine di
pag.24 - Cheilanthes persica nel suo ambiente, le rocce di
Monte Mauro.
|
|
 |
Immagine di
pag.25 - Vena del Gesso, versante nord. Alcuni ambienti a
microclima fresco-umido, soprattutto forre, doline con inversione
termica e ingressi di grotta, ospitano importanti colonie di
lingua cervina (Phyllitis scolopendrium), felce non
comune e protetta dalle legge regionale n.2/1977.
|
|