CHEILANTHES

VIAGGIO BOTANICO IN VAL SINTRIA

a cura di Sandro Bassi
Gruppo Speleologico Faentino - Pangea - Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza

  

LE IMMAGINI

   
Immagine di pag.4 - Cheilanthes persica, autentica gemma vivente della flora della vena del Gesso. Questa stranissima felce costituisce un relitto della calda età terziaria ed ha attualmente sui gessi fra Senio e Sintria, culminanti con Monte Mauro, le sue uniche stazioni italiane.

Immagine di pag.6 - Alta Val Sintria nei pressi di Fontanamoneta: ambienti aperti (ex coltivi ed ex pascoli) in via di ricoprimento da parte della vegetazione pioniera, soprattutto a ginepro comune.

Immagine di pag.7 - Bassa Val Sintria, nei pressi di Villa Vezzano. Argille plioceniche con i caratteristici calanchi. Per quanto contigua ai gessi e con loro spesso confusa, la fascia dei calanchi è completamente diversa per caratteri geologici, morfologici, floristici e paesaggistici.

Immagine di pag.8 - Bassa Val Sintria, nei pressi di Villa Vezzano Sul calanco vero e proprio la copertura vegetale è quantitativamente molto modesta. Tuttavia compaiono raffinati adattamenti all'aridità e alla presenza di sali nel suolo. Vi si trovano anche specie rare, come in questo caso, dove, poco sotto la cresta nuda, vegetano graminacee di ambiente continentale ed una composita endemica delle argille tosco-emilano-romagnole: Artemisia cretacea.

Immagine di pag.8 - Una panoramica sulla bassa e media val Sintria: tutte le dorsali che si susseguono, come le quinte di un palcoscenico, sono costituite dalle formazioni argillose "tenere" della bassa collina; fa eccezione quella di sfondo con il suo profilo frastagliato che denuncia anche in lontananza la presenza di una roccia più "dura ": è la Vena del Gesso.

Immagine di pag.9 - Monte Mauro visto da est (poco sopra Castelnuovo di Brisighella). Evidenti, in esposizione sud, le caratteristiche «falesie» rocciose con copertura vegetale scarsa e discontinua di tipo mediterraneo. All'opposto, nei versanti nord, si intravvedono boschi di latifoglie.

Immagine di pag.10 - Dalla dorsale sopra Ca' Monti, una veduta della Vena del Gesso verso ovest (l'ultimo rilievo di sfondo è Monte della Volpe, oltre la valle cieca del Rio Stella). In primo piano un leccio, ben riconoscibile in quanto sempreverde. Qualche altro leccio punteggia le falesie, per il resto circondate da boschi di roverella.

Immagine di pag.12 - Monte Mauro: Cespugli di leccio abbarbicati sulla parete gessosa.

Immagine di pag.13 - Gli inconfondibili frutti rosso corallo del terebinto (Pistacia terebinthus).

Immagine di pag.13 - Monte Mauro, versante sud. In primo piano un cespuglio di terebinto (Pistacia terebinthus), in abito primaverile, con le caratteristiche foglie nuove color rossiccio. In Emilia Romagna questa specie è presente solo sulla Vena del Gesso e sui calcari della val Marecchia.

Immagine di pag.14 - La prima figura di Cheilanthes persica, pubblicata da BERTOLONI nel 1857 ed eseguita su esemplari raccolti da Giacomo Tassinari "presso Monte Mauro" in quella che allora, e per lungo tempo, rimase l'unica stazione italiana conosciuta per la specie. Si noti il nome Acrostichum microphillum ("dalle piccole foglie ") che Bertoloni attribuì alla pianta ritenendo fosse una specie nuova per la scienza.

Immagine di pag.15 - Una foto d'epoca, di Pietro Zangheri: è l'ingresso della Tana del Re Tiberio, luogo "mitico ", oltre che per i pionieri romagnoli dell'archeologia e della speleologia, anche per i botanici che, in passato, lo perlustrarono più e più volte per «erborizzare». Ritenuta, quasi certamente per errore, stazione di Cheilanthes persica, ospitava invece altre piante rare, tra cui Scolopendrium hemionitis, oggi estinta e di cui Zangheri fotografò gli ultimi esemplari (da ZANGHERI, 1964 a).

Immagine di pag.16 - L'areale di Cheilanthes persica (da ZANGHERI, 1964 a). In realtà esso si estende molto di più verso est, arrivando fino all'Himalaia e al Kashmir indiano, ma soprattutto, rispetto a questa situazione, è da sottolineare la scomparsa - o comunque la non riconferma, forse perché la segnalazione errata - della stazione citata da Kuhn per l'Algeria, per cui quella di Monte Mauro rappresenta oggi la stazione più occidentale della specie sull'intero areale e molto disgiunta da esso.

Immagine di pag.17 - Scolopendrium hemionitis, oggi Phyllitis sagittata. Campione d'erbario dell'Università di Bologna (da BONAFEDE et al., 2001), raccolto, come recita il cartellino, nel settembre 1879 da Pasquale Baccarini «nella grotta di Tiberio a M. Maggiore». Purtroppo la raccolta da parte dei botanici storici, effettuata a scopo di studio ma anche di mero collezionismo, in un caso estremamente localizzato e fragile come questo (stazione unica per l'Emilia Romagna e per l'intero versante adriatico della penisola) ha contribuito alla scomparsa della stazione stessa, oggi comunque anche alterata nei vuoi parametri ecologici. Tutti i campioni in erbari regionali (tre quelli controllati da BONAFEDE et al., ma ne esistono sicuramente anche in altri) e molti di quelli europei, completi di apparato radicale, provengono da quest'unica località.

Immagine di pag.18 - Vena del Gesso, versante nord. Una dolina profonda e incassata, con numerosi affioramenti rocciosi. In ambienti di questo genere l'ombreggiamento, l'inversione termica e la presenza di grotte tendono a far sì che si crei un microclima fresco e molto umido, che favorisce la presenza di specie microterme.

Immagine di pag.19 - Vena del Gesso, versante nord. Un ingresso di grotta all'interno di un bosco misto di querce e carpini. Come nell'immagine precedente, si tratta di un ambiente particolarissimo per via di condizioni microclimatiche fresco-umide, ben denunciate dalle specie del sottobosco. In particolare questo è l'habitat di Staphilea pinnata, Sanicula europaea, Lamiastrum galeobdolon, Galanthus nivalis, Phyllitis scolopendrium, Mercurialis perennis.

Immagine di pag.20 - Monte Mauro, versante sud. All'ombra leggera di una roverella vegeta una sorta di "giardino roccioso ", composto di «erbe grasse» del genere Sedum; qui si riconosce Sedum album, detto, come tutti i Sedum, «borraccina» (il nome è chiaramente riferito all'aspetto delle foglie, atte ad immagazzinare acqua).

Immagine di pag.21 - Particolare della foto precedente. Al centro del tappeto di Sedum album un esemplare, in fioritura, di viperina elvetica (Onosma helveticum), significativa abitatrice di pendii xerotermici (a microclima caldo e arido).

Immagine di pag.22 - Parco Carné, in una rupe gessosa del versante nord. Acero minore (Acer monspessulanum), specie mediterranea, rara in tutta l''Emilia Romagna.

Immagine di pag.23 - La stranissima stazione di Typha minima sui gessi fra Rontana e Castelnuoro; si tratta di uno stagno creatosi su argille alla base di una pendice franosa.

Immagine di pag.23 - Polysticum Ionchitis. Felce assai rara in tutto il territorio regionale, normalmente reperibile in ambienti montani o alto-montani. Sulla vena del Gesso è localizzata in due soli siti, presso ingressi di grotte.

Immagine di pag.24 - Cheilanthes persica nel suo ambiente, le rocce di Monte Mauro.

Immagine di pag.25 - Vena del Gesso, versante nord. Alcuni ambienti a microclima fresco-umido, soprattutto forre, doline con inversione termica e ingressi di grotta, ospitano importanti colonie di lingua cervina (Phyllitis scolopendrium), felce non comune e protetta dalle legge regionale n.2/1977.

  

Speleo GAM Mezzano (RA)