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La forma di governo è il ceduo, con trattamento a taglio raso, spesso attuato su superfici di circa un ha. Il diametro minimo su cui eseguire il taglio è 10 cm, per le matricine 15 cm, queste ultime sono difficilmente reclutate tra le piante da seme e vengono scelte invece tra i polloni migliori in numero di circa 120 ad ha. In situazioni di maggiore pendenza il numero può aumentare a 140 ad ha; in particolare nelle zone esposte a N dove le pendenze sono spesso del 50, 60%. Qualora le matricine impediscano lo sviluppo dei polloni sono eliminate nel taglio seguente (i diradamenti su ceduo semplice matricinato non vengono eseguiti perché troppo onerosi); spesso sono rilasciate matricine di Roverella anche di più turni (40/50 anni) per creare una situazione di antagonismo nei confronti del Carpino che altrimenti prenderebbe il sopravvento.
Un tempo i turni erano brevi (8/10 anni), dal 1985, con le ultime prescrizioni di massima, il turno è passato a 20 anni. Il profondo ma disomogeneo sfruttamento per esecuzione di tagli, è stato più frequente dove il soprassuolo era maggiormente accessibile; ciò ha delineato una struttura estremamente irregolare anche disetanea ed infatti, in passato, il taglio a sterzo non era infrequente. Sono molto diffuse situazioni di cedui invecchiati (1,5-2 volte il turno), laddove l'abbandono o il non utilizzo è evidente (grande quantità di arbusti e liane), con matricine anche di 30/40 anni. Tali popolamenti manifestano condizioni favorevoli alla conversione all'alto fusto; non si parla di un vero e proprio taglio di avviamento dopo i 30 anni, più che altro è una sorta di diradamento nei confronti dei soggetti stroncati, aduggiati, biforcati o malformati.
A livello fitosanitario non si hanno particolari problemi dovuti all'attacco di agenti patogeni o insetti, possono essere evidenti invece sofferenze legate ad uno squilibrio idrico dovuto alla scarsa ritenzione idrica del gesso e dei substrati ad esso correlati.
Si evita il taglio in pendenze superiori al 100% (salvo interventi a carattere fitosanitario) in presenza di rocce affioranti quali formazioni morfologiche di superficie di tipo carsico (erosioni a candela, bolle di scollamento, karren, campi solcati, valli cieche, doline, inghiottitoi, ingressi di grotte, forre e risorgenti) ai fini di preservare una situazione vegetazionale estremamente singolare.
La rinnovazione è difficile per la Roverella che viene pascolata dagli ungulati, mentre risulta assai più facile per l'Orniello, anche il Carpino ha problemi a rinnovare da seme, mentre ha un alto potere pollonifero. Durante le utilizzazioni vengono rilasciati oltre alla ramaglia anche lo strato arbustivo, in modo tale che gli ungulati non si cibino esclusivamente della rinnovazione.
I primi rimboschimenti risalgono al 1929, a cura del Consorzio di bonifica, su Monte di Rontana, utilizzando conifere, quali Pino nero e Cipresso e su Monte Mauro, nel dopoguerra, con Pino nero e Pino silvestre (quest'ultimo ha avuto notevoli problemi di acclimatamento) infatti anche sul gesso si è reso necessario fermare l'erosione e consolidare i suoli abbandonati mediante rimboschimenti con specie esotiche di elevata rusticità ed adattabilità che però hanno portato ad una maggiore acidificazione del suolo. La tendenza attuale è quella di voler favorire latifoglie autoctone tramite diradamenti selettivi su Pino nero; in alcuni punti, dove la rinnovazione di quest'ultimo era abbondante è stata eliminata.
Su ex seminativo la Comunità Montana consiglia rimboschimenti con piantine di Ornello e Roverella, l'agricoltore percepisce un contributo di impianto, manutenzione e mancato reddito pari a circa € 180/600 ha.
Alcuni hanno eseguito impianti tipici dell'arboricoltura con specie di pregio come ciliegio e noce, quest'ultimo ha grossi problemi legati all'estrema nodosità, inoltre spesso non si adatta a queste condizioni.
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